2009 – Anno I dopo la crisi
agosto 24, 2009 in Economia, Politica da Emanuele Licciardi
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L’economia mondiale, nell’ultimo anno, ha ricevuto un colpo che, in passato, avrebbe causato un conflitto armato. Più di 28 mila miliardi di dollari sono andati in fumo negli stock markets solo negli ultimi nove mesi. È come se ogni essere umano sulla faccia della Terra avesse contratto un debito di 4.300 dollari. Milioni di posti di lavoro sono stati persi e milioni sono ancora a rischio. Colossi finanziari e banche mondiali franano inesorabilmente.
Se e quanto il 2009 potrà rivelarsi diverso dall’anno appena passato dipende da una serie di fattori.
EFFETTO OBAMA – Parafrasando David Hale, economista della Global Economics, questa è “una crisi prodotta dall’America e ingigantita dall’incompetenza del Presidente e del Segretario del Tesoro degli Stati Uniti”. Eppure il resto del mondo, che avrebbe tutte le ragioni per prendersela con gli States, è più vicino e caloroso adesso nei confronti della Presidenza americana di quanto non lo sia da molti anni a questa parte. Se questo rappresenta un primo successo del neoeletto presidente Obama, adesso viene il difficile: bisogna portare il Paese fuori dalla recessione. La scelta dei componenti del team economico, dalla scommessa Hillary Clinton come Segretario di Stato alla conferma di Robert Gates alla Difesa, mostra un ben accetto senso dell’urgenza del momento. Dal canto loro, i previsti sgravi fiscali dovrebbero riavviare la liquidità del credito nel corso della seconda metà del 2009 e restaurare la fiducia nel mercato da parte dei consumatori. Ciò non toglie che il recupero dell’economia americana, sommersa dai debiti e con i risparmi decimati, sarà comunque lento.
L’EUROPA – E’qui che l’azione dei governi del resto del mondo, Europa in primis, risulterà decisiva. Per superare la crisi, infatti, la Fed ha deciso di azzerare il tasso d’interesse del costo del denaro. Starà, quindi, alla BCE adeguare il tasso del vecchio continente, evitando così di danneggiare le esportazioni dell’Ue e di rallentarne l’economia. Se l’Europa ha cominciato a reagire, sia a livello comunitario (sono stati stanziati 200 miliardi di Euro a fine Novembre per far fronte alla crisi), sia a livello nazionale, rimane, comunque, un dubbio d’importanza cardinale per la risoluzione degli eventi futuri: riuscirà l’Europa a mantenere una posizione comune rispetto alla crisi o i governi nazionali cederanno, come successo in passato, a istanze particolariste?
POTENZE EMERGENTI – Le carte di credito americane hanno riversato negli ultimi anni qualcosa come 10 mila miliardi di dollari l’anno nel made in China, così come nei prodotti provenienti dall’India, dal Brasile e dagli stati del Golfo. Questi Paesi adesso dovranno dimostrare che il loro senso di responsabilità è cresciuto in pari misura al loro sviluppo economico. Ora che il mondo industrializzato è indebitato e che i vecchi consumatori si trovano a corto di liquidi, queste nuove middle classes detengo la chiave per una crescita economica duratura.
CONFLITTI ARMATI E TERRORISMO – I fatti di Mumbai e quelli ancor più recenti di Gaza riportano alla mente eventi del passato. Eventi tragici ai quali sono susseguite altrettanto tragiche reazioni: dalla politiche della “war on terror” trasformatasi tristemente in “war without end”, a raid aerei costati centinai di vite civili. Ciò che persiste, che continua a risultare vivido ai nostri occhi, è la vittoria degli estremismi, delle minoranze violente e risolute che si pongono come veto e minaccia ad ogni processo di pacificazione. È su questo campo, quello ideologico, che si combatte la vera battaglia. Uno scontro paradossalmente asimmetrico, dove chi si oppone alla democrazia e ai diritti umani mostra passione e sacrificio, mentre i popoli più democratici sono spesso indifferenti o, peggio, strettamente interessati a tornaconti personali.
Il combinarsi di questi fattori, dell’abilità e del senso di responsabilità di ciascuno dei protagonisti, ci dirà se il 2009 sarà ricordato come il secondo anno della crisi globale o come il primo della ripresa mondiale.
ENGLISH VERSION
2009: After the crisis – Year 1
The world economy received, in the last year, a blow that in the past might have produced a war. More than $28 trillion has been burned from stock markets in the last nine months. This is like every man on the face of the Earth had a debt of about $4.300. Millions of people have lost their jobs and millions more are still in danger. Giant financial companies and world banks collapsed relentlessly.
Whether and how much 2009 will be different from the last year it relies on several factors.
OBAMA EFFECT – Paraphrasing David Hale, Global Economics’ economist , this is “an American-made crisis, magnified by U.S. President and Treasury Secretary incompetence”. Yet the rest of the world, even though there would be very good reasons to be angry with the States, it is closer to the American Presidency today than in a long time. If this represents the first success of the president-elect Obama, now it gets tough: he has to take out the country from the recession. The choose of the economic team, the gambling of Hillary Clinton as Secretary of State and the confirmation of Robert Gates to the Defense, show a welcome sense of urgency. On the other hand, the monetary easing should restart the flowing of the credit in the second half of the 2009 and the consumers should exit from their funk. However, American economic recovery, deluged in debt and with savings decimated, will be anyhow slow.
EUROPE – Here it is where the rest of the world governments’ action, principally of the European ones, will be crucial. To face the crisis, the Fed has decided to reset the rate of interest to zero. It will be matter of the ECB to adjust the rate of the old continent avoiding, thus, to damage EU exports and to slow its economy. If Europe started to react, either on a communitarian level (€200 billion has been allocated in the end of November), or a national one, it is still at the stake a doubt of paramount importance for the solution of the future events: does Europe will hold a common position against the crisis or do the national governments will give way , as happened in the past, to individual resorts?
RISING ECONOMIES – American credit cards have recently shelled out something like $10 trillion per year on the made in China, and they have done the same for Indian, Brazilian and Gulf states products. They all will have to show whether their increased economic wealth will now be matched by an increased sense of global responsibility. Their emergent middle classes hold the key to the long term economic growth, now that the industrialized world is indebted and the old consumers have run out of cash.
ARMED CONFLICTS AND TERRORISM – Mumbai’s facts and those, more recently, happened in the Gaza strip remind events of the past. Tragic events that were causes of tragic reactions: the “war on the terror” policy, which is in effect “war without end”; the Israelian air raids that costed many and many civilian lives. What hold over, what is still blinding obvious, it is the victory of the extremism, of violent and determined minorities that act as a veto or a threat to every attempt of reconciliation. This is the real battle field, the ideological one, in which we paradoxically notice an asymmetric clash, where those opposing to democracy and human rights exhibit both passion and sacrifice, while the most democratic people are sat by or, worse, narrow self-interested.
The mix of these factors, of the skills and the sense of responsibility of each main character, will tell us if 2009 will be remembered as the second year of the global crisis or as the first of the world recovery.
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Abbiamo apprezzato molto la traduzione in inglese.
Presto ItakaPress asseconderà la sua vocazione internazionale prevedendo una sezione in altre lingue.
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Grande idea. La comunità di Itakapress si moltiplicherà esponenzialmente…
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Sarebbe formidabile potere avere una sezione in inglese e magari anche in un’altra lingua.
Itakapress sarebbe veramente un portale internazionale!
Il 2009 sarà un anno molto delicato, difficile per l’economia e la politica. Ma sono gli anni così che richiedono agli uomini di coraggio, di intelligenza e di talento sforzi tali da consentire il superamento delle crisi.
La parola chiave, a mio avviso, deve essere SOLIDARIETA’ sociale ed economica.
Solamente un senso di responsabilità solidale può risanare le ferite cagionate da un eccessiva speculazione e da un imperante liberismo egotico.
Vanno trovati dei giusti compromessi, ed essi si ripongono solamente nell’etica, nell’onestà e nella solidarietà.
Molti sistemi possono sopravvivere con questi strumenti.
Ognuno di noi è tenuto cosi a scrivere le pagine del nostro cambiamento e del nostro futuro.
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Solidarietà, è questa la vera chiave di svolta per un sistema economico, sociale, civile oramai in frantumi a causa di una impressionante perdita di valori (come appunto la solidarietà stessa) e una montante dimensione egoistica che chiude gli esseri umani dentro loro stessi, incapaci di comprendere come la salute del pianeta terra e l’economia globale siano responsabilità non più derogabili..
E dei fattori da te descritti, quello su cui mi soffermo è l’Europa: la sfida del domani sarà appunto quella di elevarsi a macroregione figlia di interessi combacianti e prospettive comuni, altrimenti se il particolare prenderà il sopravvento (e si noti bene come per evitare ciò ci sia bisogno di solidarietà totale da parte di tutti i memrbi della UE) il significato stesso dello stare insieme, espressione della dichiarazione Schuman, temo verrà meno.
Per questo, ritengo cruciale il particolare momento in cui ci troviamo ora: capace di rafforzare una comunità ancora imperfetta e dare l’impulso, la spinta, le motivazioni per migliorarla, oppure di segnare la fine di una unità a lungo rincorsa sotto i colpi dei vari particolarismi (e lasciatemi dire egoismi) nazionali.
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Una mossa utile ed un’attenzione tutta particolare ai cittadini per uscire da un periodo di crisi senza precedenti.
Forse qualcuno qui da noi dovrebbe lasciarsi ispirare….
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/zapatero-online/zapatero-online/zapatero-online.html
http://www.plane.gob.es/
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beh che dire, è un bel modo di avvicinarsi alle persone, ma è solo un altro modo di usare gli strumenti di comunicazione di massa…
lo ha fatto la Regina Elisabetta, è stato il cavallo di battaglia di Obama, ovviamente da noi manco a pensarci…
Ma torno a ripetere, è solo un modo di comunicare diverso, se mancano in contenuti, le misure contro la crisi, rimane un mezzo fine a se stesso…
La cosa migliore che si riesce a fare qui è di dire “siamo ottimisti”, e intanto il debito sale…
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Super Emanuele
I really liked the article, even though I was not sure of what the hell was it about and stuff, before I started to read it.
It’s good, it’s good
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Thank you Teresa. Glad that you liked it…And if I’ve understood who you are, I’m sure that the part that you liked most is the Obama’s one.
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