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“Afriche” – 10 minuti con Padre Giulio Albanese

di Dillinger – 4 luglio 2009 – 09:2532 Commenti

padre-albanese-dillingerOltre ad essere uno dei massimi esperti d’Africa, Padre Giulio Albanese ha passato una vita in quel continente e non ha mai smesso di lottare per cambiare le cose.

Nell’intervista per Dillinger ci ha parlato di Afriche, al plurale, della cancellazione del debito pubblico, di ogm, della questione demografica e della nostra sensazione (falsa) di essere i benefattori di quei popoli.

Quando gli abbiamo chiesto cosa possiamo fare nel nostro piccolo per aiutare le Afriche, ci ha risposto che il nostro primo dovere è di informarci. E’ anche per questo che Dillinger suggerisce appassionatamente questo video: per non stare a guardare. Ma anche perchè dopo si sta molto meglio, come ogni volta che si incontra una persona speciale.

Un grazie di cuore a Padre Giulio Albanese per averci regalato un po’ del suo preziosissimo tempo.

Padre Giulio Albanese è nato a Roma il 12 marzo del 1959 e appartiene alla Congregazione dei Missionari Comboniani. Ha diretto il “New People Media Centre” di Nairobi e fondato la “Missionary Service News Agency” (Misna), la storica agenzia “per dar voce a chi non ne ha”.

Attualmente cura un blog, “Africana“, su cui tenersi informati sulle vicende che solitamente vengono ignorate dai media, e collabora con diverse testate giornalistiche per i temi legati all’Africa e al Sud del mondo.

intervista di Michel Martone
video di Alessandra Magnaghi

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32 Commenti »

  • Yari Davoglio van Dort

    Proprio pochi giorni fa vedevo una puntata di “Report” sulla barbarie del capitalismo europeo in Nigeria…

  • Yari Davoglio van Dort

    Parole interessanti e tutte corrispondenti alla realtà dei fatti. Vorrei cogliere l’occasione per “togliermi il cappello” di fronte a tutti quei missionari (di qualsiasi religione) che dedicano la propria vita aiutando i bisognosi di tutto il mondo, nel silenzio della dignità umana, ma anche nel silenzio delle varie istituzioni religiose che, ovviamente, poco appoggiano (non solo economicamente)il loro operato. Complimenti Padre Giulio, da parte di un ateo.

  • Simona Scelfo Simona Scelfo

    Curiosità e voglia di vedere questa pellicola, grazie per il prezioso suggerimento.
    Forse una delle più grandi mancanze che caratterizza l’Europa, come tutto il cd primo mondo, è proprio la mancanza di prospettive nuove o, meglio, la mancanza di immedesimazione con una realtà diversa (solo così mi posso spiegare le dichiarazioni di certi politici, primi fra tutti i leghisti, ma come loro tante altre persone). Non conoscere, non sapere, o sapere solo ciò che conviene, porta a comportamenti distorti, alterati che purtroppo producono una legislazione da bruti, altro che società civile (mi riferisco al caso in cui almeno esista la buona fede, perchè se questa viene a mancare non c’è scusa che tenga, razzismo è la parola adeguata).

    Non posso che rinnovare i miei ringraziamenti per una testimonianza tanto preziosa e unica.
    Un profondo grazie.

  • Silvia fratini Silvia Fratini

    Sa, Padre Giulio, proprio alcuni giorni fa parlavo con due miei carissimi amici di ritorno da un viaggio in Africa: beh, ne sono rimasti affascinati, tanto affascinati da pensare di trovare lì una realtà migliore di quella in cui viviamo.

    Anche dai loro racconti emerge questo mondo capovolto decritto dal lungometraggio,ma pur sempre tratteggiato come un paradiso. I miei amici fanno parte di qeui bianchi che pagherebbero oro per potervi accedere…forse ad oggi sono ancora persone che si muovono in direzione ostinata e contraria, ma credo che in un futuro non troppo lontano l’umanità sarà davvero meticcia ed il villaggio globale la nuova dimensione del mondo.

    Grazie ancora, Don Giulio.

  • Antonio De Gregoris Antonio De Gregoris

    la sua testimonianza è stata davvero preziosa. la sua passione trasmette speranza e credo che ognuno di noi possa fare nel suo piccolo qualcosa di utile alla causa. diventari uomini migliori, onesti non è qualcosa che gratifica solo sè stessi è il modo per lasciare ai nostri figli un mondo migliore.

    Grazie ancora

  • Michel Martone Michel Martone

    rovesciare il mondo e magari i compensi premiando il lavoro di chi si impegna ogni giorno e penalizzando una volta tanto le rendite finanziarie, magari questo potrebbe essere un nuovo inizio, si sa che spesso la realtà supera anche la fiction, speriamo bene per questo g8, grazie don giulio per tutti i tuoi spunti

  • P. Giulio

    Cari amici sono commosso per i commenti… Leggendoli, sapete, mi è venuta in mente una pellicola che in Italia è rimasta confinata nel circolo del cosiddetto Cinema Africano. A dire il vero ne ho già parlato con alcuni di voi, ma credo che ogni tanto valga la pena ripetersi. Si tratta di “Africa Paradis” (“Paradiso Africa”) del beninese Sylvestre Amoussou presentato nel febbraio del 2007 al Fespaco (Festival Panafricain du Cinéma et de la télévision de Ouagadougou), la biennale del cinema africano svoltasi nella capitale burkinabé. Una visione sicuramente fantapolitica, all’eccesso, ma che comunque ha colto il favore della critica. L’Europa è diventata un continente invivibile, lacerato da guerre, disoccupazione e povertà. Un nuovo Medio Evo in cui i bianchi fanno la coda per ottenere il visto per l’Africa, continente ricco e rigoglioso, nel quale le famiglie vivono immerse nel lusso sfrenato, i figli studiano nelle migliori università e fanno carriera. Ma convincere i funzionari afro non è semplice. C’è chi, tra i bianchi, è disposto a pagare per essere traghettato di nascosto nel nuovo paradiso, dove l’immigrazione è rigidamente controllata. Il lungometraggio, presenta un mondo capovolto in un’esilarante parodia-satira dell’oggi che per certi versi ha il sapore della soap e del fotoromanzo. Sta di fatto che questo mondo alla rovescia di Amoussou lancia a modo suo un messaggio positivo, prefigurando nel “meticciato” il futuro dell’umanità. Una concezione del “villaggio globale”, incentrata sulla fraternità universale, dove dritto e rovescio possano avere pari dignità. Per questo occorre vigilare affinché ognuno, in Africa e nel cosiddetto Primo Mondo, si assuma la propria parte di responsabilità. credetemi amici, chi scrive non ha la pretesa di considerarsi un africanista, ma posso però dire di amare le Afriche col cuore e con la mente!

  • Daniela Di Pancrazio Daniela Di Pancrazio

    E’ un’ intervista davvero interessante che riesce a far aprire gli occhi a chi fino ad oggi li ha tenuti chiusi! Credo che il problema dell’Africa sia si economico ma soprattutto politico. C’è una reponsabiltà politica dei governi dei paesi industrializzati e c’è una responsabilità politica dei governi dei paesi africani.Per consentire ad un paese di crescere è necessario che sia posto nelle condizioni di farlo.E’necessario ma non sufficiente cancellare il debito pubblico; un paese per crescere ha bisogno di tecnologie, infrastrutture e istruzione. La maggior parte degli aiuti che provengono dai paesi industrializzati vengono mal spesi dai governi africani e sono usati per l’acquisto di armi e per finanziare le guerre civili.
    Dobbiamo permettere ai paesi africani di concorrere con noi, dobbiamo far si che in Africa sorgano scuole e imprese e che siano poste nelle condizioni di competere con le nostre, compito questo che incombe sui nostri governi che non stanno aiutando ma stanno soffocando e opprimendo l’Africa.

  • Francesco Nicotri

    Per non correre il rischio di cedere in felicitazioni, per quanto sinceramente sentite, già manifestate per l’ottima intervista, vorrei, partendo da quest’ultima, condividere un personale esercizio di pensiero laterale.
    Una premessa: erede della lezione di S. Vincenzo Lirinese, sono un cattolico, un “cattolico infantile” (definizione cossighiana) che ha come suo vescovo il Vescovo di Roma.
    Desidero sottolineare la fascinazione per le parole di Padre Albanese, che però consentitemi richiamano contesti ed istituzioni che non si possono sottacere, o meglio parlarne solo per evidenziaree contraddizioni degli uomini che in esse vi operano o denunciare presunte derive oscurantiste di un papato rispetto ad uno precedente (in tal senso davvero foriero di insegnamenti è la lezione di S.Vincenzo Lirinese).
    Così mi piace rivendicare come Padre Albanese sia l’espressione più autentica dell’impegno che la Chiesa Cattolica in questi decenni ha profuso in Africa. Lo testimoniano le migliaia e migliaia di missionari che hanno portato sollievo e carità al popolo africano, talune volte perdendo la vita ed operando sempre in condizioni di assoluta precaria.
    Troppe volte – soprattutto tra i giovani della mia generazione – sento diffondersi generiche accuse (per quanto naturalmente legittime) nei confronti della Chiesa Cattolica, senza però mai un accenno a questa Chiesa dei poveri che è, come ben definito da Mons. Luigi Bettazzi (nel bel libro “In dialogo con i lontani. Memorie e riflessioni di un vescovo po’ laico”), “la Chiesa che rinuncia a sicurezze e privilegi per preoccuparsi dell’uomo, di ogni essere umano, fatto a immagine e somiglianza di Dio e di cui Gesù Cristo è radice e modello “.
    Come ricordò Paolo VI, nell’agosto del 1969 in Uganda durante la prima visita di un Sommo Pontefice in Africa, “i Martiri dell’Uganda erano laici, che non esitarono a spargere il loro sangue per la fede.
    Papa Montini, autentico testimone del coraggio della modernità, già qualche anno prima (nel 1967) nella famosa enciclica “Popolorum progressio”, scriveva: “ogni uomo è membro della società: appartiene all’umanità intera. Non questo o quell’uomo soltanto, ma tutti gli uomini sono chiamati a tale sviluppo plenario. Le civiltà nascono, crescono e muoiono. Ma come le ondate dell’alta marea penetrano ciascuna un po’ più a fondo nell’arenile, così l’umanità avanza sul cammino della storia. Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi a ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, che è un fatto, per noi è non solo un beneficio, ma altresì un dovere.
    È allora giunto il momento di capire che in fondo, l’Occidente e l’Africa, atei e credenti hanno un destino comune. Questo il messaggio forte delle parole di Padre Albanese, parafrasando il primo Presidente del Senegal, Leopold Senghor: “Sebbene il passato ci ha divisi, il futuro ci deve unire”.

  • Valerio  Aiuti Valerio

    Come ragazzo, come scout, come missionario, non mi sono mai sentito tanto vicino ad una persona.
    Don Giulio mi ricorda un padre che è stato una guida spirituale per me in terra africana e me lo ricorda in tutto e per tutto.
    Una testimonianza immancabile. Un vento di cambiamento.
    Un grazie così grande.

  • Lorenzo Baccin Lorenzo Baccin

    Penso che sia un onore immenso per questo sito diffondere una testimonianza di tale portata. Una radiografia del nostro mondo, profonda e sintetica come non l’avevo mai vista prima.
    In fondo alla nostra anima la verità la conosciamo, ma siamo come un malato che non si cura e lentamenta degenera sempre di più verso il baratro.
    Spogliamoci delle sciocchezze e facciamo tesoro delle parole di quest’uomo, saggio ed illuminato.

  • Alessandra M.

    Anch’io continuo a guardarla… e sto pensando molto seriamente di girare qualcosa in Africa quest’estate…

  • Elica Elica

    continuo a guardarla..

  • mattia masini

    Che dire!Un uomo sconvolgentemente emozionante,veritiero e per questo pauroso!Pauroso perchè sottolinea l’egoismo del mondo nei confronti di quel paese.
    Se fossi Africano avrei paura del popolo “Moderno”.

  • Chiara Lo Cascio Chiara Lo Cascio

    intervista riccaricca
    colma di messaggi e spiegazioni di possibili soluzioni

    colgo un piccolo spunto a proposito di elezioni che non c’entra con l’africa, ma che mi è venuto in mente grazie alle parole di padre giulio albanese.
    vi riporto la proposta di un mio amico maltese. sarebbe a mio parere un provvedimento utile, ma impossibile da inserire nella nostra nuova legge elettorale:

    oltre alle schede elettorali si potrebbe inserire un ulteriore “scheda” con 5-8 domande sui partiti e i loro programmi: una specie di quiz a crocette molto semplice nel quale si richiedono delle conoscenze base del quadro politico, dei partiti e dei programmi che andiamo a votare.
    Nel caso in cui non si risponda esattamente a un numero minimo di domande il voto non varrebbe.

    E’ una proposta un po’ forte, ma non la trovo sbagliata. Potrebbe essere costituzionale?

  • Simona Scelfo Simona Scelfo

    Assolutamente da diffondere. La guardo e la riguardo, trovo quest’intervista di una ricchezza assoluta: tantissimi spunti, tantissime le riflessioni innescate e ancor di più le domande che avrei per quest’uomo che con una semplicità tutta apparente ha messo il nord del mondo davanti alle sue colpe.
    Inutile far finta che non sia vero, le Afriche sono così perchè noi le vogliamo così; per favore la si smetta di dire che ci invaderanno, la migrazione dei popoli africani è dovuta alla povertà ed allo sfruttamento, oltre che dalle stesse guerre civili che noi fomentiamo. Questo è un dato di fatto e sfido chiunque a dimostrare il contrario.

    Caso forse tra i più conosciuti, ecco perchè lo cito, è quello della guerra civile in Ruanda. La colonizzazione, prima tedesca poi belga, ha arbitrariamente diviso la popolazione ruandese in etnie. Divisione che prima non esisteva, l’unica distinzione era legata alla sola discendenza. Questa popolazione parla la stessa lingua, ha la stessa religione, gli stessi usi, eppure nel 1994 si sono massacrati per una distinzione del tutto fittizia inventata dai colonizzatori europei e che hanno ereditato nel 1962 quando il Ruanda ha ottenuto l’indipendenza.
    Solo un esempio di come i paesi ricchi abbiano agito e continuino ad influire sull’equilibrio delle Afriche, peraltro largamente documentato dagli atti del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (ICTR). E come questa ci sono molte guerra dimenticate nelle Afriche, compresa la tragedia del Darfur che Valeria ha giustamente citato e che è delle più nere. Quanti di voi ne sentono parlare nei nostrim ezzi d’informazione?

    Quanto a quello che dici Antonio, mi trovi in disaccordo. Il palliativo, come lo chiami tu, è l’unico strumento che allo stato attuale è utilizzabile. Vuoi dire tu ad una di quelle persone che chiami povera gente che ci sono dei farmaci salvavita dei quali una sola scatola costa l’equivalente di tre o cinque anni del loro stipendio?
    Non discuto sui dogmi della chiesa, non è compito mio e non mi addentro nella questione.
    Il papa ha fatto delle dichiarazioni antipragmatiche, antirealiste, ha, a mio avviso, mancato di altruismo e lo dico da un punto di vista che non vuole scontrarsi con la chiesa come istituzione. Piuttosto la mia angolazione è di chi vede il papa come leader e punto di riferimento per una collettività, quella dei credenti in tutto il mondo. Lo dico non solo per la questione del preservativo ma anche, forse soprattutto, per la questione dell’aborto.
    L’educazione sessuale non vuol dire andare solo con una persona e solo dopo il matrimonio oppure non masturbarsi perchè si diviene ciechi (roba della tradizione da sagrestia), bensì spiegare i rischi, le malattie e come si possono prevenire. Se nelle mani di queste persone è possibile mettere un preservativo piuttosto che niente ben venga. Se per arginare la diffusione di una malatia, sottolineo alla quale non c’è cura, l’unica soluzione è proteggersi evitando il contatto, c’è poco da fare, quella è la risposta.

    Il problema dell’Africa, o meglio delle Afriche, chiaramente non è il preservativo in sè. A mio avviso, il problema casomai è lo stato di mancanza e dipendenza croniche che viene imposto a questo continente. Perchè l’Africa è un intero continente tenuto in scacco da giochi di potere che sono cominciati con le colonizzazioni secoli fa e dei quali ogni europeo dovrebbe vergognarsi di avere una pagina scritta nella storia.

  • nonsonotestaocroce nonsonotestaocroce

    intervista magnifica, impossibile descrivere la saggezza di quest’uomo; parla in modo semplice, ma non è mai banale, e dalle sue parole si percepisce quanto conosca l’Africa e i suoi problemi..

    Veramente un video stupendo, di quelli che aprono la mente e ti fanno rendere conto di quanto ci sia ancora da fare in questo mondo oramai proiettato verso l’egocentrismo esasperato..

    E la cosa deprimente è che basterebbe davvero poco…

    Il commento finale sul perché gli economisti non riescano a capire come un continente che versa in quelle condizioni politico-economiche non sia ancora “imploso” mi rende ancora più convinto della totale imperfezione dei nostri modelli economici, e della totale inutilità del PIL…

  • Antonio De Gregoris Antonio De Gregoris

    scusami valeria ma secondo te in africa il problema è il preservativo?? ma dove li trovano i preservativi?? in farmacia..ma ci sono? con una scolarizzazione pari a zero secondo te, secondo voi..l’africano medio capisce che può contrarre un malattia irreversibile.. perchè dobbiamo far finta di non vedere che questa povera gente anche se riesce ad avere un preservativo lo usa e lo riusa fino alla rottura? voglio dire capiamo che è solo un palliativo?

    all’inizio non mi ero ben informato sulle dichiarazioni del papa. ma devo dire che sono condivisibili..ciò che ha detto è che il preservativo è appunto un palliativo e per questo non serve a niente. la soluzione sta nell’educazione di quei popoli ad una sessualità diversa. il moltiplicarsi dei rapporti con l stessa e con persone diverse allarga il contagio e non c’è preservativo che tenga!

    per il resto condivido pienamente sul rapporto demografia/sviluppo

  • elica

    quando si dice “bene comune”..

  • valeria manieri valeria manieri

    però si dovrebbe parlare dei trend demografici e anche delle responsabilità della chiesa rispetto alla diffusione dei contraccettivi…

    dire ad esempio che non è necessario usare preservativi è grave, come ha fatto il Papa. D’accordo con Padre Albanese allo sviluppo economico come “miglior preservativo” possibile. Teorie economiche sostengono questa tesi, condivisa e condivisibile.
    Tuttavia nel frattempo per fermare diffusione hiv e per evitare che la popolazione continui a crescere in mancanza di risorse dignitose per tutte, sarebbe responsabile riuscire a portare avanti anche una politica di informazione sessuale.

  • valeria manieri valeria manieri

    bellissima intervista. davvero. peraltro si potrebbe parlare di quanti soldi abbiamo dato ai dittatori in africa. di quanta cooperazione e sviluppo data come carità pelosa e non con investimenti produttivi per permettere a quei paesi di risollevare la loro economia.

    per non parlare di quanti soldi dati a trafficanti d’armi e del silenzio nuovamente assordante su darfur e sudan, dove sono state espulse ong e organizzazioni umanitarie. nessuno ha idea di quante saranno le vittime.

  • Federica Morrone Federica Morrone

    E’ un’intervista stupenda,toccante,una lezione di vita come non ne sentivo da tempo! Grazie davvero!
    “Non bisogna avere paura delle parole dei malvagi, ma del silienzio degli onesti”. M.L.King

  • Federica Maria Mauro Federica Maria Mauro

    quest’uomo è un grande,mi ha commosso e l’intensità e la verità delle sue parole mi hanno scosso.è una di quelle persone che ti fa dire di essere fiero di essere italiano.grande padre albanese!solidarietà al 100% all’Africa.

  • antonella panetta antonella panetta

    ringrazio dillinger e padre albanese per questa intervista.
    mi colpisce la condanna a quella forma di volontariato e di beneficienza nei confronti di un paese utilizzato come metafora di tutte le disgrazie, ma che è stato impoverito dalle materie prime vendute a basso costo e dalle classi dirigenti locali.
    SONO PIù I SOLDI CHE LE AFRICHE DANNO A NOI CHE QUELLO CHE NOI DIAMO A LORO.
    grazie per il suo messaggio di solidarietà

  • Ciro Cafiero

    Sono impressioanto dall’eccezionale forza d’animo di uno e un solo Padre che si batte per un continente intero.

    Mi colpiscono il realismo e il “superbo” pragmatismo di quest’uomo che crede nella forza dei fatti e poco in quella delle parole.

    Padre Albanese rappresenta per tutti un modello, Dillinger è il più originale veicolo comunicativo attaverso cui questi modelli possiamo conoscerli.

  • Federica cilli Federica cilli

    Prima forma di solidarietà l’informazione, informarsi è un dovere essere informati un diritto… Straordinario!!!
    Una testimonianza da ascoltare per apprendere.

  • Silvia fratini Silvia Fratini

    se la prima forma di solidarietà è l’informazione, credo che dillinger è davvero in grado di poter favorire la sensibilizzazione dei problemi delle “Afriche”, perchè molto spesso dimentichiamo che “essere informati è un diritto, ma informarsi è un dovere”.

    dieci minuti con Padre Giulio Albanese sono stati molto più di una piacevole intervista, sono state una lezione di vita.

    grazie

  • Michel Martone Michel Martone

    una straordinaria testimonianza per chi realmente vuole il cambiamento…. un esempio per tutti noi…

  • Nicolo Giaccaglia Nicolo Giaccaglia

    Si vede quanto sia una brava e buona persona dagli occhi, ti danno serenità. Ma sopratutto ti danno speranza, te la infondono dentro.

  • Alessandra Magnaghi Alessandra Magnaghi

    Montare questa intervista è stato difficilissimo, perchè ogni parola di Padre Albanese trasuda intelligenza, conoscenza e umanità, ed era proibitivo tagliare.
    E’ uno di quegli uomini animati da un sacro fuoco e penso che nemmeno quando dorme smetta di agire per le Afriche.

    Tantissime cose dell’intervista mi hanno colpito: la nostra carità pelosa, le stime della fao secondo cui nel mondo c’è cibo abbastanza per sfamare due volte la popolazione mondiale e, soprattutto, l’invito perentorio a informarsi.

    In definitiva, consigliate a tutti questa intervista: è per il vostro bene (oltre che per quello degli africani)!

    Grazie Padre Albanese!

  • Francesco Saitto

    Una intervista piena di suggestioni e di spunti di riflessione…apre importanti scenari e offre una visione di futuro precisa: bene comune, destino comune, giustizia, res pubblica comune, divisione equa della torta, lotta alle posizioni di privilegio indebitamente acquisite e cambiamento dello status quo, ho persino preso appunti…eheh…sono d’accordo poi con il fatto che il nostro primo dovere è informarci ed informare e dillinger anche su questo si sta impegnando già da alcune settimane…

    grazie per la prospettiva di respiro che ci offre questa intervista

  • Antonio De Gregoris Antonio De Gregoris

    ho la pelle d’oca. a sentire queste parole mi sento davvero impotente ma dobbiamo agire e sensibilizzare

    “la prima forma di solidarietà è l’informazione” quanta verità.

    questo video va mandato a tutti quelli che conosciamo.

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