Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Aldo e Peppino: li ricordiamo così

di - 10 maggio 2012

“Mia Carissima Noretta, vorrei dirti tante cose, ma mi fermerò alle essenziali. Io sono qui in discreta salute, beneficiando di un’assistenza umana ed anche molto premurosa. Il cibo è abbondante e sano (mangio ora un po’ più di farinacei); non mancano mucchietti di appropriate medicine. Puoi comprendere come mi manchiate tutti e come passi ore ed ore ad immaginarvi, a ritrovarvi, ad accarezzarvi. Spero che anche voi mi ricordiate, ma senza farne un dramma. E’ la prima volta dopo trentatré anni che passiamo Pasqua disuniti e giorni dopo il trentatreesimo di matrimonio sarà senza incontro tra noi. Ricordo la chiesetta di Montemarciano ed il semplice ricevimento con gli amici contadini. Ma quando si rompe così il ritmo delle cose, esse, nella loro semplicità, risplendono come oro nel mondo. Per quanto mi riguarda, non ho previsioni né progetti, ma fido in Dio che, in vicende sempre tanto difficili, non mi ha mai abbandonato. Intuisco che altri siano nel dolore. Intuisco, ma non voglio spingermi oltre sulla via della disperazione. Riconoscenza e affetto sono per tutti coloro che mi hanno amato e mi amano, al di là di ogni mio merito, che al più consiste nella mia capacità di riamare. Non so in che forma possa avvenire ma ricordami alla Nonna. Cosa capirà della mia assenza? Cose tenerissime a tutti i figli, a Fida col marito, ad Anna col marito ed il piccolino in seno, ad Agnese, a Giovanni, ad Emma. Ad Agnese vorrei chiedere di farti compagnia la sera, stando al mio posto nel letto e controllando sempre che il gas sia spento. A Giovanni, che carezzo tanto, vorrei chiedessi dolcemente che provi a fare un esame per amor mio. Ogni tenerezza al piccolo di cui vorrei raccogliessi le voci e qualche foto. Per l’Università prega Saverio Fortuna di portare il mio saluto affettuoso agli studenti ed il mio rammarico di non poter andare oltre nel corso.
Ricordami tanto a fratelli e cognati ed a tutti gli amati collaboratori. A Rana in particolare vorrei chiedere di mantenere qualche contatto col Collegio e di ricordarmi a tutti.
Mi dispiace di non poter dire di tutti, ma li ho tutti nel cuore. Se puoi, nella mia rubrichetta verde, c’è il numero di M.L. Familiari, mia allieva. Ti prego di telefonarle di sera per un saluto a lei e agli amici Mimmo, Matteo, Manfredi e Giovanna, che mi accompagnano a Messa.
Ed ora alcune cose pratiche. Ho lasciato lo stipendio al solito posto. C’è da ritirare una camicia in lavanderia. Data la gravidanza ed il misero stipendio del marito, aiuta un po’ Anna. Puoi prelevare per questa necessità da qualche assegno firmato e non riscosso che Rana potrà aiutarti a realizzare. Spero che, mancando io, Anna ti porti i fiori di giunchiglie per il giorno delle nozze. Sempre tramite Rana, bisognerebbe cercare di raccogliere 5 borse che erano in macchina. Niente di politico, ma tutte le attività correnti, rimaste a giacere nel corso della crisi. C’erano anche vari indumenti da viaggio.
Ora credo di averti stancato e ti chiedo scusa. Non so se e come riuscirò a sapere di voi. Il meglio è che per risponderne brevemente usi giornali. Spero che l’ottimo Giacovazzo si sia inteso con Giunchi.
Ricordatemi nella vostra preghiera così come io faccio.
Vi abbraccio tutti con tanto tanto affetto ed i migliori auguri.
vostro
Aldo”

Esattamente 34 anni fa moriva Aldo Moro, storico segretario politico della Democrazia Cristiana, ucciso dopo circa due mesi dal suo rapimento da parte delle brigate rosse, ritrovato in un porta bagagli di un R5 in via Caetani, Roma. Tutti conosciamo la sua storia, tutti, chi più chi meno, chi più interessato chi solo per “sentito dire”, chi perché si informa e partecipa al ricordo, chi non può fare altrimenti. Chi fosse Aldo Moro, come visse l’Italia democratica di quegli anni di terrore, di quegli anni di terrorismo, corruzione, tensione sociali, come stesse cercando di coinvolgere tutte le forze politiche per la creazione di un governo di “Salvezza Nazionale”, mettendo da parte le diverse ideologie politiche, richiamando tutti a un vero senso di responsabilità verso l’intero Paese, è storia risaputa. Ma abbiamo scelto una lettera che scrisse alla moglie dalla prigionia in cui non è Aldo figura politica che parla, ma Aldo marito devoto, padre presente, amico fedele, Aldo uomo.

“Un uomo sobrio, mai una parolaccia, mai uno scatto d’ira, attento, non scordava mai una faccia, nè un nome, nè una storia”. Un uomo così. (Agnese Moro, Rizzoli, 2008).

Perché dedicare questa giornata di commemorazione a fare inutile e banalissima retorica? Perché riaprire le solite parentesi, le solite critiche retoriche allo stato, alla chiesa, ai partiti che non c’erano, che lo hanno ucciso prima ancora delle brigate rosse, perché continuare una ricerca ossessiva e spasmodica di dubbi, quesiti, punti interrogativi che non fanno altro che rendere ancora più oscura una pagina di storia italiana che già di per se lo è abbastanza? Ossi di seppia non guardo a quello che non c’è, che sicuramente dovrebbe esserci, ma che inevitabilmente non verrà mai fuori, preferisce dedicare il suo pensiero all’insegnamento vero, puro, costruttivo che Moro ci ha lasciato. Continuiamo a chiederci che fine abbiano fatto tutti i suoi documenti, quelle 5 “borse” che portava sempre con se e che “misteriosamente” sono scomparse, continuiamo a chiederci perché lo Stato non sia intervenuto seriamente e perché i messaggi criptici contenuti nelle sue lettere non siano mai stati codificati, ma a cosa servirebbe oggi? E’ troppo facile oggi che ricorre l’anniversario della sua morte celebrarlo, attivarsi, realizzare fiaccolate, dibattiti, scendere in piazza per mostrare lo sdegno e la rabbia, mettendo in scena una patetica recitina che, come ogni anno, riceverà i suoi applausi dopodiché provvederà bene a far calare il sipario; e domani? Domani torneremo ai nostri rituali, alle nostre vite e tutto l’impegno di oggi sarà messo nello scatolone dei ricordi, pronto per essere riaperto e rispolverato precisamente tra un anno. Ossi di Seppia invece vuole proprio fare l’opposto: ricordare Aldo nella sua semplicità, commemorarlo certo, celebrarlo ovviamente ma senza polemica perché per la lotta ci sono altri 364 giorni. Ossi di Seppia vuole cogliere la sua immensa capacità, quella che ce lo fa prendere come modello ed esempio, di guardare non solo al domani ma anche al dopodomani e a tutti i giorni che verranno. La battagli, la protesta, se vogliono ottenere risultati, devono costruirsi giorno dopo giorno, gomito a gomito, con la stessa costanza e la stessa devozione. Le parole le porta via il vento, i fiori sulle bare appassiscono, le targhe si logorano. Le vittorie sociali, personali, culturali, pubbliche o private, quelle no, quelle restano!

“E, nel rischio che corriamo, nel carico che assumiamo, c’è la nostra responsabilità morale e politica…”.

 Vogliamo ispirarci ad Aldo Moro, riscoprirne quotidianamente la grandezza umana, abbracciare il suo mondo, approfondire la sua vicenda politica prima, personale poi, nonostante le intimidazioni, i potenziali attacchi eversivi alle istituzioni, la corruzione dilagante che vorrebbe minare i più sani valori laici di comprensione, responsabilità, impegno, rispetto, ascolto reciproco ma soprattutto VERITA’ , quella che a noi di Ossi di Seppia tanto sta a cuore.

“Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi”

Senza verità non siamo niente. Senza verità non c’è giustizia. Senza verità non c’è libertà. E’ in nome della verità che dobbiamo agire, dobbiamo muoverci. Si tratta di quel valore assoluto in un mondo dove tutto è relativo. Il fine, il nostro punto massimo d’arrivo per una società migliore in cui vengano garantiti diritti, libertà e soprattutto dignità. Ma la verità è scomoda e chi la dice altrettanto, un rompiscatole da reprimere e far tacere. Con le buone. O con le cattive. Ma la paura e l’omertà non hanno fermato chi ha dedicato una vita alla difesa della verità. Non ha fermato Aldo Moro. Non ha fermato Peppino Impastato che per quella verità ci è morto. Anche lui il 9 maggio del 1978. Anche lui assassinato, nella sua Cinisi, dalla Mafia, quella con cui era “imparentato”, quella che ha combattuto per 30 anni, tutta una vita, “urlando forte, senza aver paura”, in strada, nella sua radio. Faceva nomi e cognomi. Da palchi improvvisati, dalle colonne di piccoli giornali, dai microfoni di Radio Aut denunciava quotidianamente gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini e le complicità dei politici “amici”. La storia di Peppino è stata per troppo tempo appannata da quella parallela del segretario della DC ( ci sono voluti 23 anni perché Peppino diventasse un “morto di mafia”) , eppure nonostante i due personaggi siano così politicamente distanti sono così tragicamente vicini, uniti dal coraggio e dal grande impegno civile, dalla fantasia e dal dolore. Dalla loro allegra disobbedienza. L’Italia ha tante piaghe e non è con una messa di compianto che queste spariranno. Serve ben altro. Servono eroi come loro. Servono Uomini che parlino alla coscienza di altri uomini, che credano che sia possibile cambiare partendo dal basso, che si sacrifichino e servono tanti altri uomini che li ricordino,che ne parlino, che stiano loro accanto, che li sostengano. Costantemente.

Scegliamo la coscienza, la bellezza, la rivoluzione. LA VERITA’. Sempre.

“ La mafia uccide. Il silenzio pure” (Peppino Impastato

Pubblicato da

Lascia un Commento