Alitalia nell’arena delle low cost

di - 23 gennaio 2010

Vs FlyExpUna news importante le cui evoluzioni sono tutte da seguire.

Cinque A320 targati Air One per il lancio del progetto low cost di Alitalia da Malpensa.

…Doveva accadere prima o poi che il vettore più discusso nel nostro Paese da oltre vent’anni  si schiodasse da una routine disarmante i cui risultati l’hanno vista sempre in prima linea agonizzante salvo puntualmente risorgere con un mare di iniezioni di liquidità dalle tasche dei contribuenti, fino alle ultime della gestione Colaninno & C.

ATTUALITA’ – Dietrologie a parte, l’annuncio è a mio modesto parere importante e come prima cosa viene da chiedersi quali effetti ci saranno in prospettiva sui prezzi finali alla clientela?

Ce la farà AZ ad adeguarsi alla logica delle LCCs (low cost carriers), nate per correre in un regime di estremo “no frills” contesto in cui ad esempo il personale è meno pagato ma ciò non di meno svolge mille mansioni:  è addetto al check in, strappa i biglietti, passa con il carrello in cabina e si occupa finanche delle pulizie?

Si scardinerà la prevalenza delle LCCs straniere sul ns mercato?

Quali saranno le strategie occupazionali di lungo termine della compagnia e/o gli effetti societari?
E’ pensabile un paragone con quanto avvenuto con altre compagnie es. Qantas (in esubero di personale) che dopo aver fondato Jetstar Int., ha visto dapprima riassorbire il proprio personale in esubero e successivamente tagliarlo dato che in quanto LCC non era più soggetta ai vincoli al taglio di personale di quando era “societariamente di bandiera”?

Il sistema aeroportuale Italiano complessivo ora che AZ in quanto compagnia di bandiera è via da Malpensa, salvo rientrarvi in una veste nuova di vettore a basso costo (quindi con altre strategie), si svilupperà davvero secondo la logica del punto su punto e in che maniera verrà gestito questo processo?

Sarà garantita la libera concorrenza tra i vettori secondo una logica di libero mercato, oppure sotto altre vesti assisteremo ancora a scene “déjà vu” cui la tradizione di monopolio ci ha abituati e che comprenderà in questo caso copiosi stanziamenti sotto forma di PSO (public service obbligation programmes, ovvero gli aiuti di Stato per favorire la creazione di determinate nuove rotte al servizio di aree più disagiate, leggasi ad es. Mezzogiorno, favorendo in tal modo anche circoli virtuosi quali l’incoming), che però talvolta tracimano in eccessi (il caso RyanAir a Charleroi è una case history interessante al riguardo), ma che può anche degenerare in violazioni pesanti delle normative Europee in materia, ancora più evidenti (famosa la vicenda Sardegna-Meridiana), senza voler pensare addirittura a cose peggiori che potrebbero accadere soprattutto in determinate aree del territorio Italiano o per effetto di malpractices dovute alla politica del malaffare o alla cattiva imprenditoria senza scrupoli.

Inoltre assisteremo alla creazione di moderni scali basati sulla logica dell’estrema efficienza come sta avvenendo in alcuni Paesi del mondo (Singapore, Kuala Lumpur o Marsiglia qui vicino), che si sono attrezzati ad hoc realizzando terminals appositi per le LCCs dove tecniche moderne di marketing aeroportuale hanno affiancato politiche mirate di valorizzazione del territorio secondo progettualità attente e in cui una moderna infrastruttura di IT fungerà da volano per governare un sistema integrato, efficientemente e senza ripetizione inutile di operazioni l’intero ventaglio dei servizi presenti (biglietteria, controlli di sicurezza, traffico merci e movimento bagagli, informazioni alla clientela dentro e fuori dall’aeroporto, interazione con i fornitori di servizi interni ed esterni, dalle compagnie di taxi e autobus agli enti di promozione turistica territoriale sino agli operatori della filiera turistica nel loro insieme)?

Insomma, secondo me questa potrebbe essere l’avvio di una fase nuova non solo per la compagnia, ma per l’intero sistema e con ricadute importanti sull’intera filiera turistica, occupazionale e di immagine per il Paese; esiste la possibilità reale che un buon governo possa aprire prospettive interessanti, così come una cattiva gestione potrebbe invece fare l’opposto, ovvero favorire i soliti furbetti del quartierino senza uscire da una logica perversa che in tanti anni ha prodotto valori di cui essere davvero per nulla orgogliosi (clientelismo opposto al libero mercato, nepotismo opposto alla meritocrazia ecc.).

Tutti questi sono ovviamente solo possibili scenari ma che forse varrebbe la pena di considerare, specie alla luce degli effetti dirompenti dell’aviation industry e delle LCCs sul leisure travel e specie adesso in cui siamo di fronte anche alla possibilità di un’ulteriore sviluppo dello scenario globale delle LCCs ovvero il long haul (a tutt’ora disertato dalle low cost), sarà una volta completato l’assetto strategico sui principali scali europei preso in considerazione dalle LCCs?
Gli esperti dicono che su un long haul le LCCs saranno in grado di produrre tagli di costi rispetto alle major molto significativi e pari a circa il 30-40% in meno.

L’esperto David Mario Dino Jarach della Unibo di Milano sostiene che, in assenza di radicali cambi strutturali, la prima strategia da adottare per contrastare le LCCs sia quella di adattare il proprio modello di business a quello delle low cost stesse;
a mio parere in questo caso la sfida di AZ è ancora più decisa perché si va a creare un ramo aziendale ad hoc esso stesso LCC; varrà la pena osservare attentamente la governance e il seguito di questo primo e significativo atto…

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