Amianto, storia di un serial killer

novembre 10, 2009 in Cultura, Dossier Ambiente, Ecologia, Libri da Marco Patruno

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1Il 14 ottobre è uscito in libreria. “Amianto. Storia di un serial killer” di Stefania Divertito per conto delle Edizioni Ambiente.

Lo straordinario viaggio inchiesta di una giovane giornalista tra le fabbriche della morte, sulle navi che ancora intossicano i porti, alla scoperta di un “serial killer” invisibile e presente ovunque intorno a noi, e che si chiama Amianto. Ma è anche un viaggio tra l’umanità e il coraggio di chi deve combattere la sua piccola – grande battaglia contro l’ottusità della burocrazia e l’indifferenza della classe politica per ottenere anche una semplice richiesta di pensione. Nel libro trovate anche una interessante e dettagliata introduzione di Alessandro Sortino. Non mi rimane che ringraziare Stefania Divertito per l’intervista che mi ha gentilmente concesso, e vi lascio al suo viaggio…

Marco Patruno – Nel tuo libro inchiesta sui morti causati dall’amianto, ti occupi di due casi che coinvolgono rispettivamente i signori dell’Eternit e la Marina militare. Qual è la situazione attuale?

Stefania Divertito – Il 10 dicembre infatti entrerà nel vivo il processo ai “signori dell’Eternit”, a Torino. Il gup Cristina Palmesino ha rinviato a giudizio per disastro doloso e rimozione volontaria di cautele il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Loui De Cartier De Marchienne. E adesso inizia la fase dibattimentale. C’è tanta attesa per questa vicenda giudiziaria dalla quale ci si aspetta anche una condanna esemplare in quanto quello che è andato scena a Casale Monferrato è stata la devastazione ambientale e la contaminazione di un’intera città (e di una generazione di abitanti). Oramai le parti lese sono quasi tremila. Un’enormità

Il 12 gennaio poi finalmente inizierà il processo a Padova contro 8 ex alti ufficiali della Marina Militare: anche in questo caso stiamo parlando di una vicenda lunga e complicata. Gli otto imputati, che negli anni al centro delle indagini hanno ricoperto ruoli di rilievo, sono chiamati a rispondere, tra l’altro, di omicidio colposo. L’inchiesta della procura di Padova è durata molti anni e solo recentemente ha avuto un’accelerazione anche perché l’atteggiamento della Marina è mutato: da negazionista ha iniziato a collaborare tanto che all’inizio di settembre ha offerto alle famiglie delle due vittime per le quali il procedimento è iniziato, un maxi risarcimento di 850 mila euro ciascuno. È un fronte questo che ha aperto la strada alla speranza di molte famiglie: sono circa 400 infatti i militari che si sono ammalati o sono morti per l’amianto respirato a bordo delle navi.

Marco Patruno - In Italia muoiono 4000 persone a causa dell’amianto. Una ogni cinque minuti. E alcune di queste persone non hanno mai messo piede sui luoghi di lavoro dove c’era l’amianto. Puoi spiegarci meglio questo punto? Hai qualche dato numerico, per cosi dire, di queste “morti indirette”?

Stefania Divertito – Consideriamo che, secondo i recenti dati dell’Ispesl, esistono in Italia più di 27 mila siti contaminati da amianto. Non è un problema che riguarda solo i lavoratori ma tutti noi. Basti pensare che, come ci hanno raccontato gli esperti nel recente convegno mondiale che si è tenuto a Taormina, il 15% dei mesotelioma (che è il classico “tumore da amianto”) non ha ancora una fonte di esposizione certa. Questo vuol dire che potrebbe essere insorto ovunque. Senza considerare poi le famiglie dei lavoratori a rischio: le mogli che lavano le tute di lavoro in lavatrice, i figli che abbracciano i papà al rientro a casa. A Casale Monferrato oramai questi casi non si contano neanche più. Eppure basterebbe così poco attuare una corretta prevenzione! Il problema sta nella miopia delle aziende. Anche se bisogna dire che in tempi recenti c’è una maggiore consapevolezza proprio causata dai costi dei risarcimenti e degli indennizzi.

Marco Patruno – Costa meno risarcire un operaio malato o morto a causa dell’amianto, che salvarli i polmoni. Insomma, la prevenzione e la sicurezza in Italia vengono ancora percepite come costi, e non come una forma di investimento?

Stefania Divertito – Mi colpiscono molto i racconti dei lavoratori delle ferrovie: per anni hanno manipolato pannelli di asbesto, respirando le fibre senza neanche una mascherina, eppure l’azienda tutt’oggi è reticente nel consegnare i curricula esatti per ottenere i benefici previdenziali previsti dalla legge. In moltissimi casi i vertici di Ferrovie negano che ci sia stata contaminazione ambientale anche se esistono decine di testimonianze e relazioni dei responsabili per la sicurezza sui posti del lavoro che dicono l’esatto contrario.

Marco Patruno – Hai intervistato molti famigliari di malati e vittime dell’amianto, quali aspetti delle loro testimonianze ti sono rimasti, a te come persona, più impressi?

Stefania Divertito – La caparbietà. La rassegnata caparbietà, mi viene da dire. Sono persone molto forti che in questa lotta per ottenere una forma di giustizia (spesso i risarcimenti sono talmente irrisori…!) vedono una battaglia ben più grande, quella per riscattare la memoria dei loro cari e inchiodare alla Giustizia, con la g maiuscola, i responsabili di queste morti assurde.

Marco Patruno – Secondo te, nel prossimo futuro cosa si dovrebbe fare in Italia sul fronte della sicurezza sui luoghi di lavoro?

Stefania Divertito – Soprattutto mappare i luoghi a rischio. È un compito affidato alle aziende nel caso di lavorazioni a rischio ma soprattutto agli enti locali e alle Regioni per quegli edifici pubblici costruiti con l’amianto. Sono la maggior parte. Le regioni devono assolutamente attivare il servizio di mappatura e individuare le aree a rischio. Solo così si potrà fare prevenzione. Oltre al fatto che occorrerà affrontare in maniera seria e programmatica il problema dello smaltimento: ha costi a volte esorbitanti e laddove no c’è una forma di sussidio esso compete interamente ai cittadini e questo è assurdo. Inoltre ma non da ultimo per importanza il problema delle discariche. Sono quasi ovunque esaurite: basti pensare che in Lombardia ci sono 3 milioni di metri cubi da smaltire e le discariche sono piene. Ne stanno costruendo una nuova a Cappella Cantone nel cremonese ma avrà una capienza di soli 261 mila metri cubi.

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