Bunker Roma – Come la capitale sta perdendo lo spazio pubblico
Roma, una città che sta perdendo il suo spazio pubblico. I suoi luoghi di condivisione, i sagrati delle chiese, che un tempo erano aperti a tutti, le aree dove per stare non c’è bisogno di spendere, stanno scomparendo. Dalla stazione Termini, dove per bere alla fontanella bisogna pagare, al ghetto del Laurentino 38, i cui ponti sono stati buttati giù lasciando senza casa la comunità di nord africani che li aveva occupati.
Roma ha sempre meno spazi d’incontro. E la gente, se non si incontra, diventa sospettosa. La percezione del pericolo metropolitano continua a crescere, mentre i dati sulle violenze diminuiscono. Ed è così che i muri delle nostre città si riempiono di scritte xenofobe contro l’immigrazione. Perchè Roma ha perso il suo foro, dove un tempo tutti potevano discorrere e interagire.
A spiegarci cosa sta succedendo alla capitale, Giambattista Reale, collaboratore presso l’Università di Roma Ludovico Quaroni.
Giambattista Reale
Modificazioni spaziali indotte dall’insicurezza urbana. Indagine nel Municipio Roma X.
Tutor: prof. Roberto Secchi, prof. Piero Ostilio Rossi
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strepitoso, senza dubbio uno dei nostri più bei video, peccato che non sia stato commentato quanto meritava… il solito problema, in questo paese la qualità non paga
Ragazzi, lo spazio pubblico a Roma non c’è mai stato
Triste. La prima cosa che mi viene in mente è questa, un senso di tristezza.
L’idea di annullare gli spazi di incontro è già di per sè una sconfitta della società moderna. Se a questo si aggiunge che si considera che l’incontro non ha un valore di per sè (e invece lo ha per la stessa sopravvivenza della città in quanto tale), ma piuttoso si ritiene che vada fomentato solo dove comporta consumo, dalla tristezza si passa alla depressione.
Non si è cittadini, individui, persone, ma prima di tutto e sempre più esclusivamente consumatori. Orrore. Eppure la direzione è questa.
Il tutto ben condito con una viscida e subdola propaganda dell’istigazione al razzismo e al rifiuto del diverso. Qui forse dirò una cosa impopolare ma solo una popolazione ignorante e scarsamente dotata di senso critico può non rendersi conto della realtà delle cose. La società evolve e diventa multiculturale, lo è già. Le realtà difficili ci sono e l’integrazione è la chiave prima e unica per non ghettizzare, allontanare e rifiutare.
Il prof. Reale rende con chiarezza e precisione un mondo che viene spesso ignorato o del quale non si crede di essere parte. Errore, la società è composta da tutti i suoi elementi e per non aumentare il divario è fondamentale prendere in considerazione tutte le sue componenti. Sari curiosa di chiedere al Prof. Reale cosa ne pansa della zona di Magliana e del Corviale, simbolo dell’emarginazione al pari di alcune parti di Tor de’ cenci e Spinaceto.
Interessantissima l’intervista, bello in video e c’è molto da pensare per non ritrovarsi in un futuro dal sapore di orwelliana memoria.
beh…chiusi in casa, si esce per chiudersi nei locali, si conoscono persone chiusi in qualche privè, si paga per rinchiudersi con qualche piacevole conoscenza…..e gli spazi pubblici, luoghi di incontro fino a qualche anno fa, disertati dai residenti e dunque non più sicuri. Il tutto condito da una criminalizzazione del “diverso” e da una diffusione “istituzionalizzata” del terrore come mezzo di controllo del territorio. Bisogna ammettere che in questo l’intera nazione si sta uniformando….anche se confidavo di più nei “fermenti” della capitale…mi auspicavo fosse meno influenzabile da questa “tendenza”. Ma mi sa che a stento i centri storici siano ancora vissuti..tutto il resto è “tabula rasa elettrificata”!