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Pier Luigi Celli, Direttore Generale della LUISS: “Fossi in voi me ne andrei”

di - 13 dicembre 2009


pierluigi-celliPier Luigi Celli, Direttore Generale dell’Università LUISS, già direttore generale della RAI, nonché manager di lungo corso, ci parla dell’Italia di oggi.

Trova che l’attuale classe dirigente manchi di onore ed è profondamente perplesso sul futuro socio-economico del nostro paese. Attualmente non vede nulla all’orizzonte. Dopo anni di battaglie per il cambiamento, quando gli abbiamo chiesto cosa farebbe se fosse un ventenne, ci ha risposto: me ne andrei all’estero.

E poi si è parlato della differenza tra gruppi e squadre, di nativi digitali, università e del prossimo libro in uscita del Dottor Celli: “Coraggio, Don Abbondio”.

Il titolo la dice lunga.

o mio, lascia questo Paese

Pubblicato da

  1. Antonio De Gregoris ( 2 novembre 2009 alle 01:57)

    semplicemente fantastico, una chiacchierata bellissima che mi ha arricchito enormemente.
    Celli è uno di quelli che sa dipingere precisamente con poche parole una situazione dando l’immediata dimensione del problema. spero fortemente in una seconda puntata.

    sarebbe da calendarizzare un appuntamento per arricchirci ogni volta un pò di più.

  2. Waaa!!! Mi garba alla grande! Penso che Celli sia una delle poche persone “rispettabili” che ci siano… Grazie anche di questo Dillinger!

  3. Luisa Sarchioto ( 2 novembre 2009 alle 10:15)

    Bello bello bello. Non è la prima volta che lo ascolto parlare e ogni volta riesce a darti un insegnamento!é carismatico e con esperienze forti che gli permettono di spiegarti con parole “comuni” i problemi che ci circondano.

    è come se creasse stimoli e voglia di fare bene le cose!

    Spero anche io in un bis!

  4. bella e significativa l’intervista.
    complimenti.

  5. Margherita Mazzoncini ( 2 novembre 2009 alle 12:03)

    “Fossi in te me ne andrei”… Me lo dice sempre anche mio padre.
    Grazie dell’intervista Direttore. E’ sempre un piacere ascoltarla.

  6. Io me ne vado l’11 novembre… ormai è partito il conto alla rovescia, lasciate ogni speranza voi che restate :)

  7. Federica cilli ( 2 novembre 2009 alle 14:34)

    Un’altra intervista spettacolare! Grazie a Dillinger!
    Cultura, onore, merito, coraggio :) …. Abbiamo tanto da imparare!!!

  8. straordinaria intervista, certo non allegra, ma sicuramente sincera, ci mette di fronte ai nostri limiti e ci fa capire che se non facciamo qualcosa, non rimarranno altro che piccole isole di infelicità o, al massimo, rattrappite squadrette incapaci di cambiare alcunchè,

    grazie direttore, per la sincerità ….

  9. Il vero problema è che in Italia la mediocrità basta e avanza. Questo porta i mediocri ( soprattutto raccomandati) a sedimentarsi nei tessuti della società ed a mettere in essi le proprie radici. Ciò provoca un circolo vizioso per cui più mediocri -> meno bisogno di gente non mediocre -> ancora più mediocri.
    In un Paese serio e che ha voglia di fare il raccomandato mediocre uscirebbe dalla porta sul retro con la stessa velocità con cui è entrato dalla porta principale.

  10. grande Celli..ha ragione!bello lo zoom su lui che giocherella con i nostri adesivi!!mi è sipiaciuto non esserci

  11. Bell’intervista.
    Grazie direttore.
    A volte le sue risposte sembrano telegrafiche.
    Il Direttore Non è telegrafico. E’ sincero.
    Che è diverso.
    Bella soprattutto per l’ultimo intervento sui buoni maestri.

  12. Dillinger ringrazia Alberto per il suo commento vero e puntuale; che abbiamo subito utilizzato per intitolare la cover della settimana. Grazie e aspettiamo un articolo!

  13. E’ interessante che Celli dica apertamente quello che molti politici non hanno il coraggio di dire, cioè che stiamo diventando un paese del terzo mondo.
    Unico paese a far prte dell’ Europa e contemporaneamente del terzo mondo. Traiettoria giusta: una parte del paese si vuole staccare dall’ altra; una o più organizzazioni criminali controllano un terzo o più della nazione; la gente scavalca con indifferenza morti ammazzati; ci sono garanzie ridicole per i milioni di cittadini con contratti atipici; il presidente del consiglio è in aperto conflitto con gli organi costituzionali; un cittadino arrestato muore in carcere ma non si capisce bene perchè; raccogliamo scorie tossiche da seppellire sul fondo del mare; abbiamo le ronde, le politiche contro gli immigrati e infine una libertà di stampa, quella si da terzo mondo. Bene, l’ unica cosa che incerti periodi può e dovrebbe funzionare meglio è l’ arte. Il disagio degli individui causato delle contraddizioni della realtà dovrebbe far emergere tendenze artistiche manifeste. Il problema è la (auto)censura. Altro “che via dall’ Italia”… non capita tutti i giorni di ammirare la decadenza.

  14. Alessandra Magnaghi ( 2 novembre 2009 alle 22:10)

    Intervista dura e bellissima. Bellissima perche’ dura. Grazie del tempo dedicato, che era di vita e non di lezione.

  15. CORRAGGIO DON ABBONDIO!!!
    quanti spunti di riflessione..
    saper perdere , sentirti appartenente ad un gruppo per partecipare ad un progetto comune , imparare dagli errori..
    Dovrebbero fare rileggere Manzoni all’università con i nostri Maestri

  16. Federica Morrone ( 2 novembre 2009 alle 23:51)

    Una persona che stimo enormemente!
    E’un grande privilegio ascoltarlo…Grazie!

  17. Julia.. Egoista Eccessiva Esibizionista e Viziata ( 3 novembre 2009 alle 11:24)

    Quante Verità.. ma anche una grande bugia, secondo me la soluzione giusta non è andarsene, perchè non trovo giusto dover abbandonare il mio paese solo perche non mi garantisce gli stessi standard di altri, io sn un essere umano libero, libero di stare dove voglio. Quello che propongo è cercare di mediare questa soluzione.

    Non tutte le cose funzionano a prima vista, e non è detto che in un altro paese la situazione sia migliore, o che la mia soddisfazione sia più grande, anche perche se facessi una scelta di questo tipo, la farei solo per guadagnare di più, e quindi mi trasformerei nella solita massa di persone che governa questo paese.

    Io penso che il punto di partenza per cambiare, si anche quello di cambiare il modo di istruzione, perche è attraverso l’istruzione che le persone diventano quello che sono.

    Un piano concreto sarebbe anche rivoluzionare i libri di testo che sono basati solo sullo sviluppo delle facoltà razionali dell’uomo. Non sottolineano l’importanza delle emozioni nel prendere le decisioni. E promuoverei sempre di più quel criterio che Popper sottolineava già tempo addietro; il criterio falsificazionista. Stimolerei gli studenti a non credere in tutto quello che gli si dice perche alla fine nessuno di noi può dirci cosa è giusto o cosa non lo è, ma solo quello che è stato.

    Io penso che l’Italia soffra di questo eccessivo conservatorismo, ma la spinta deve partire da noi, dal proporre piani concreti, e se vuol dire vivere una vita in eterna lotta, bisogna essere pronti a farlo, è vero che non tutti non sono in grado, ma bisogna almeno tentare. Abbandonare, quindi è solo la scelta più facile e scontata, per farci trasformare in quello che tanto disprezziamo.

    Penso inoltre, che il dott. Pier Luigi Celli, in cuor suo sappia, che anche se non è riuscito a cambiare tutto, i cambiamenti che lui ha apportato gli garantiscano una soddisfazione maggiore a paragone di quello che avrebbe potuto anche ottenere se ne fosse andato senza nemmeno provarci.

  18. Intenso. La sua esperienza di anni condensata (ahimè) in poche parole. Ne deve aver affrontato di marcio per parlare così..mi piace molto la parola onore, e coraggio, ma ha ragione, oggi sono concetti resi troppo poco credibili. c’è un vuoto di riferimenti.

  19. Gianluca Lucchetti ( 3 novembre 2009 alle 16:24)

    “Il maestro non è un professore, è uno che ti alleva. Molto spesso non ti dice come fare le cose. Te le fa fare”.
    Grazie e complimenti per la splendida intervista, dagli infiniti stimoli.

  20. Alessandro Valenti ( 4 novembre 2009 alle 17:43)

    Persona che sta iniziando a far maturare la Luiss… e di grande saggezza.

    Molto bella la tecnica di ripresa del video.

  21. Simona Scelfo ( 5 novembre 2009 alle 11:31)

    Davvero un’intervista preziosa, per il contenuto e per il messaggio che porta con sè. Soprattutto un’intervista che fa riflettere e forse fa anche un pò male dicendo quello che in fondo sappiamo ma che spesso ci illudiamo possa non succedere davvero.
    Saremo il terzo mondo?
    Noi giovani andremo tutti via dal nostro paese?
    Si arriverà mai ad avere un sistema meritocratico in questa Italia?

  22. claudia confortini ( 17 novembre 2009 alle 14:26)

    SOS CERCASI MAESTRI. Credo che i “giovani” ne abbiano (abbiamo) enormemente bisogno. Condivido totalmente le ultime parole del prof. Celli: “Il maestro, al contrario del professore, è uno che ti dedica molto tempo, non il tempo della lezione, ma il tempo della vita, che è una cosa molto diversa”.

  23. Andrea Marchini ( 21 novembre 2009 alle 19:27)

    …eeeh! ma le cose vanno cambiate dall’interno.. ci dobbiamo credere!!!

  24. Julia sono d’accordo con te! :-) Ma la bugia è una finta bugia.

    E di certo lui è soddisfatto di averci provato altrimenti non direbbe che “Non è necessario sempre vincere, molto spesso è necessario saper perdere.”

    Non sempre per indicare la strada migliore conviene dare le indicazioni giuste, talvolta si può ottenere un risultato migliore indicando la soluzione sbagliata e non ottima in modo da spronare il discepolo a trovarla da solo e farla sua.

    Un maestro opera così, una soluzione dall’alto è inutile, le soluzioni vanno cercate e comprese da soli, altrimenti non saranno mai perseguite con l’Azione :-)

    Tanti fanno e non agiscono, fare la pecora è tanto facile :-)

    Ciao,
    Mario

    p.s. hai davvero tutti questi difetti/pregi? :-)

  25. Grande, grande Celli: un maestro che sa e può dare una definizione di ‘maestro’, distinta da quella di professore. GRAZIE!

  26. HO LETTO OGGI LA LETTERA DEL PROFESSOR CELLI AL FIGLIO SU REPUBBLICA…E’ STUPENDA ED E’ VERISSIMO CIO’ CHE HA DETTO..SONO PAROLE CHE HO SENTITO SEMPRE ANCHE DAI MIEI FAMILIARI…SE DOVESSI PRENDERE LA DECISIONE IN QUESTO MOMENTO IO NON MOLLEREI..PENSO CHE LA MAGGIOR PARTE DEI MIEI COETANEI AVRA’ VOGLIA DI CAMBIARE QUESTO PAESE..INIZIAMO A PRENDERCI LO SPAZIO CHE CI SPETTA..SE FALLIAMO ANDIAMOCENE..VUOL DIRE CHE QUESTA TERRA NON CI MERITA!

  27. Ammiro il Dr. Celli per la sua carriera: Eni, Rai, Omnitel, Olivetti ed Enel. Non capisco la sua amarezza per quanto riguarda il futuro dei giovani! Io sono del 1947 e lui del 1942. Ho lavorato in Italia e all’estero in Gruppi privati e Ministeri pubblici. Dalle alte posizioni agli impieghi piu’ semplici nei gruppi in cui il Dr. Celli ha prestato la sua opera, se non eri super raccomandato non riuscivi ad entrare … per cui a me sembra che non sia cambiato nulla per i nostri giovani.

  28. Attraverso quest’intevista e la lettera pubblicata su Repubblica appare tutta l’amarezza di chi conosce e si augura un futuro diverso per chi verrà dopo.
    L’Italia non è un paese per giovani? Sembrerebbe proprio di no, sembrerebbe che in questo paese l’essere giovani giustifichi chi ha a che fare con te ad abusare delle tue energie, delle tue idee mutilando le tue speranze e frustrando le tue aspirazioni, eppure non è sempre così, eppure lo è per la maggiorparte e per certe questioni la maggioranza vince sempre ed in ogni caso prchè specchio della stragrande parte della popolazione.

    Non si può andar avanti così, lo ripete lo stesso Galimberti, un paese che non tiene conto delle persone che sono la sua forza biologica, sessuale e creativa non va da nessuna parte, è destinato a sparire. Quest’Italia sparirà per far posto ad un’Italia migliore o semplicemente cadrà nell’oblio da se stessa creato?

  29. Chiara Lo Cascio ( 1 dicembre 2009 alle 12:38)

    Celli è in onda su RepubblicaTV per spiegare la sua lettera a Repubblica

  30. futuro dei giovani e meritocrazia sono i più grandi punti interrogativi per tutti coloro che sono miei coetanei o quasi (da 18 a 25 anni). i ragazzi italiani di oggi vivono o convivono con tanti obiettivi, tanti programmi, tanti sogni e questi sono accompagnati da più numerose preoccupazioni, incertezza e speranza per quel che sarà il nostro domani. sappiamo perfettamente chi siamo oggi, dove viviamo, dove e cosa studiamo, ma per la maggior parte non sappiamo dove andremo, cosa faremo, cosa saremo e non sappiamo neanche se ciò che oggi stiamo studiando potrà realmente essere utilizzato nel campo lavorativo. il leader dell’Unione Di Centro, Pierferdinando Casini ha perfettamente ragione a sentirsi, come tutti gli altri genitori, a disagio per le scarse certezze che noi ventenni abbiamo. la situazione economica, l’arretratezza del processo di modernizzazione, i sistemi pensionistici e la scarsità di lavoro, costringono noi giovani a pensare solo all’oggi in modo abbastanza dettagliato, ma ci fanno solo sperare per un domani che tutti noi vorremo trascorrere vicino alle nostre famiglie, nella nostra terra, con le nostre usanze, ma che probabilmente sarà lontano da tutto ciò che sentiamo caro e confortevole. io posso solo continuare a studiare per cercare di guadagnare un domani felice e per garantire felicità e stabilità anche ai miei figli. in ogni caso invio un ringraziamento al Presidente Casini e l’UDC, il quale è l’unico esponente politico che non ha interesse a litigare e battibeccare, ma, al contrario si interessa sempre delle politiche e delle tematiche che toccano il profondo della società. Grazie Presidente Casini, Grazie UDC

  31. Anche se con qualche giorno di ritardo rispetto all’intervista a Dillinger e alla pubblicazione su Repubblica della recente lettera scritta dal dott.Celli concernente il futuro delle nuove generazioni lavorative italiane, vorrei dire la mia.

    Innanzitutto è doveroso chiarire da quale posizione mi muova.

    Ebbene, ritengo che quanto espresso dall’ex direttore generale della RAI nelle occasioni sopra-citate sia più che corretto, riguardo al contenuto,semmai, troppo catastrofista, nei toni.

    Sono dell’idea che i pensieri e le riflessioni esternate dal dott.Celli descrivano senza ipocrisie, inutili giri di parole e non senza tristezza, la società italiana propria dei tempi che corrono e che, al massimo ,si possa semplicemente non condividere il livello di rassegnazione che traspare dalle parole dell’autore.

    Non mentiamoci, la realtà è quella che è. Corruzione dilagante e nepotismi,scarse possibilità offerte alle giovani e fresche menti che magari potrebbero risollevare le sorti di un paese come il nostro, ahimè, purtroppo, in declino da anni, e raccomandazioni, che potrebbero persino essere giustificate se solo fossero operate per favorire giovani brillanti e preparati, quei ,per intenderci, per i quali è addirittura la nostra Costituzione (art.34) ad avere, diciamo così, “un occhio di riguardo”.

    Tuttavia la verità è quella così pragmaticamente, passatemi il termine, “radiografata” dal nostro Direttore Generale.

    Vorrei sottolineare che non uso questo termine a caso (radiografata).
    Credo,infatti, che sia il più adatto a descrivere tali cancerogeni aspetti della nostra società che tendono a essere insabbiati e nascosti al pubblico.

    Questi deprimenti dati-di-fatto non possono essere, evidentemente, annoverati tra i c.d. “fenomeni”, ma si configurano più che altro come la loro ontologica antitesi : sono, più correttamente, dei “non-fenomeni”, rilevabili solo dopo aver, non strappato,ma quantomeno sollevato il velo di maya dal quale sono ricoperti.

    Come anche l’etimologia greca suggerisce (da fainomai = manifestarsi, rendersi manifesto) fenomeno è infatti, quella circostanza, avvenimento o fatto in generale, che si renda chiaro,evidente alla luce del sole (per l’appunto, manifesto).
    La corruzione, l’ingiusta raccomandazione ecc. esistono e lo sappiamo tutti, ma è nel loro porle in essere che taluni cercano la non-evidenza.

    Davvero non ci resta altro da fare che prendere atto di questa sconfitta?
    Possiamo sul serio deprimentemente rassegnarci, come fa l’autore della lettera, al triste destino di una vita senza alternative prospettive future qui, nel nostro paese, e prendere come unica soluzione rimastaci la via dell’estero?

    “Qualcuno”(Massimo d’Azeglio nel 1867, lo specifico per chi magari non lo ricordi) all’indomani dell’Unità sosteneva che “l’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani”(cit.), quello che mi viene da dire, allora, è che gli italiani, evidentemente, ancora non si sono fatti, se così arrendevolmente si preferisce la resa e persino la vile fuga, alla battaglia per la crescita della penisola.

  32. Dott. Celli,
    lei fà parte del sistema, è stato direttore RAI in quota ovviamente centro sinistra, direttore Luiss, e scrive che Italia fa schifo??

    Se ne vada lei con tutti i suoi raccomandati e lasci il suo posto di lavoro.

    grazie.

  33. ognuno di noi giovani è un mattone fondamentale per la ricostruzione sociale dell’Italia,ma è con un gran numero di mattoni che si tirano su i muri e prende forma qualcosa di stabile, bisognerebbe solo disfarsi delle fatiscenti e pericolanti costruzioni che ci privano della vista del panorama del nostro futuro,detronizzare quella classe dirigente che evidentemente ci “dirige” per sentieri sbagliati.

    sarebbe necessario solo trovare un modo per liberarcene, per far capire loro che la sabbia della loro clessidra è precipitata ormai tutta da un pezzo e che adesso è giunto il nostro momento,ma questa è tutta un’altra storia.

  34. Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo “Non siamo bamboccioni, ma bit generation”

    http://www.uniroma.tv/?id_video=14937

    Ufficio Stampa di Uniroma.TV
    info@uniroma.tv
    http://www.uniroma.tv

  35. Sembra un brav’uomo. Grazie della sincerità ma non sono d’accordo

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