Home » Diritti, Società

Come fronteggiare il futuro della Previdenza Complementare?

di Daniele Urciuolo – 17 dicembre 2009 – 00:04Nessun Commento

previdenza complementareQualche giorno fa, presso l’Università che frequento, la LUISS Guido Carli, ho avuto la fortuna di assistere ad una bella “Lezione Speciale” grazie ai miei professori di Diritto del Lavoro, titolari della cattedra di Previdenza complementare: il Prof. Pasquale Sandulli e il Prof. Mattia Perisiani.

Oltre ai miei professori, sono intervenuti il Prof. Maurizio Cinelli, di Macerata, e il Preside della facoltà di Giurisprudenza della LUISS, il Prof. Roberto Pessi. I più giovani del gruppo (under sessanta).

Si discuteva circa la sorte della Previdenza complementare in relazione alle nuove direzioni prese dal legislatore italiano.

-”Quando si istituisce una forma di Previdenza complementare, accanto a quella di base, si presuppone che i singoli lavoratori abbiano un “Surplus” da poter destinare alla Previdenza complementare. Disgraziatamente le vicende del nostro Paese hanno dimezzato il numero di chi usufruiva dell’Istituto della Previdenza complementare. Ci sono molti lavoratori che sono stati licenziati, ora sono disoccupati, non hanno più un lavoro e devono pagare ancora il mutuo della casa e non hanno quei trenta euro in più per la Previdenza complementare.

Ci sono pochi incentivi, poca redditività e poca disponibilità da parte dei lavoratori. Come si fa a riscattare la Previdenza complementare?”

Alla domanda introduttiva del Prof. Persiani hanno cercato di rispondere gli altri relatori.

Prof. Cinelli:

- “La carenza di effettività della Previdenza complementare è pacifica. I vizi sono all’origine perchè agli inizi degli anni novanta, questo tipo di previdenza non è nata per promuovere l’economia, ma come secondo pilastro: per rendere più efficace il Sistema di previdenza di base.

Non può essere alla portata di tutti, ma solo per chi ha possibilità di investire in risorse aggiuntive. Il “Deficit di Solidarietà” significa che alcuni potranno godere solo del primo pilastro e non del secondo, ma così non c’è stabilità di protezione.

Il secondo pilastro è legato alle Leggi di Mercato.

Quale potrebbe essere la nuova disciplina della Previdenza complementare come forma di rafforzamento della Tutela sociale?

Intanto la crisi economico-finanziaria del 2008 ci ha offerto un doloroso disvelamento della realtà: ci ha indotto a concentrarci sulla Competitività e abbiamo tralasciato importanti argomenti come la Tutela del Corpo Sociale e la Tutela del Welfare.

Si può pensare ad una diversa strutturazione della Previdenza complementare attraverso la Obbligatorietà di essa. Qualcuno è scettico e crede che si tratti di un’ipotesi futuribile ma esistono degli elementi nel nostro attuale ordinamento che ci possono indirizzare verso questa strada.

Prendiamo il Sistema di Gestione di Risorse.

Un sistema binario con:

- una quota a Capitalizzazione (che sfugge ai rischi ai quali è soggetta quella a ripartizione)

- una quota a Ripartizione  (che subisce il rischio demografico tra lavotaori attivi e non attivi)

L’obbligatorietà realizzerebbe l’uniformità della Tutela e si supererebbero i vizi di origine.

Sistema utopistico oppure no?

Certamente c’è il problema, anzi il limite del reperimento delle quote aggiuntive ma io sono un temerario.

- Problema della Immobilizzazione:

Il Fondo di Tesoreria: il Sistema di autofinanziamento delle imprese attraverso il TFR per recuperare l’interesse collettivo nazionale ha fallito. Allora è intervenuta la mano pubblica dello Stato a gestire quelle risorse per lo sviluppo di iniziative a favore della collettività e non per lo sviluppo individuale.

- Problema delle anticipazioni del TFR:

Le anticipazioni del TFR non sono altro che una forma di prelievo da un Peculio destinato alla pensione, ma che si possono utilizzare anche per altre urgenti necessità del lavoratore durante il rapporto di lavoro.

Prof. Sandulli:

- “Premessa: Il Corpo della materia denota profili di incostituzionalità per eccesso di delega e per incompetenza.

Un tema delicatissimo è quello della Omissione contributiva nella Previdenza complementare.

Nel sistema di Prev. di base sono previste sanzioni in caso di mancata contribuzione, nella Prev. complementare no.

Occorre comprendere il momento storico in cui nasce l’idea della Prev. complementare.

Anni 90. Legge Amato 421/92: Riprende la spinta della grande Privatizzazione dei servizi e delle attività degli anni 80. Copiando l’idea del Sistema Sanitario, di una componente privatistica su base primariamente ma non esclusivamente collettiva. Per chi aveva quelle famose trenta euro in più è stata inserita la possibilità di trasferire parti di TFR alla Prev. complementare. Da 93 al 2005 si è poi accellerato il sistem

a portando all’estensione dell’efficacia del contratto collettivo. Il TFR ha subito una modificazione dal punto di vista della tecnica della accumulazione che non avviene più dal datore di lavoro ma dal Fondo di Tesoreria.

Ipotesi di soluzione?

Sopprimere il TFR, perchè non offre più prospettive di lunga durata, vista la natura di rapporti di lavoro a termine, caratterizzati dalla precarietà da lavoro dipendente.

Conclusione:

Riflettere su come rifondare la disciplina del TFR perchè da lì potrebbero aprirsi nuovi scenari per l’evoluzione della Prev. complementare”.

Prof. Pessi:

- “La mia sensazione è che stiamo affrontando una fase in cui c’è carenza di affidamento dei cittadini verso i politici. C’è una crisi di rappresentanza generale. Cresce il numero dei disoccupati. Cresce il numero degli invalidi civili (veri o presunti).

Il Paese va avanti con due elementi:

- Ammortizzatori sociali

- Assistenza sociale

Un grande tema da affrontare è quello del Diritto di Sussistenza. Un tema affrontato in Europa dal Trattato di Lisbona.

Un altro macro-tema è quello del rilancio del Welfare MIX: richiedere anche ai privati risorse.

Garantire cuscinetti di finanziamento per la sopravvivenza.

Riporto un esempio:

- Riguarda la concorrenza all’estero:

Una grande multinazionale italiana, la Luxottica ha 1000 dipendenti in Italia, 63000 in Europa con 68 stabilimenti all’estero. Fallisce la Safilo, sua concorrente, e contemporaneamente fallisce anche un’altra azienda leader cinese. Che fa la Luxottica? Ingloba la Safilo e con essa i suoi migliaia di dipendenti italiani o compra cash l’azienda made in China?

Ovviamente la seconda opzione.

Si rischia di tornare al disordine normativo, del cittadino alla perenne ricerca della prestazione, che si sveglia una mattina e non sa a quale prestazione avrà diritto.

Basta vedere la tutela per gli anziani disabili della Legge 104 per capire che si sta andando verso una frantumazione del sistema perchè il cittadino vede perdere occasioni di lavoro, non trova occupazione e ricorre a forme sostitutive di reddito”.

Prof. Persiani:

- “Il primo pilastro deve garantire il minimo essenziale.

Nel 1968 le organizzazioni sindacali vollero applicare ai dipendenti privati la stessa tutela dei dipendenti pubblici: la pensione ragguagliata all’ultima retribuzione. Ma c’è un’anomalia: Nel Pubblico impiego non c’è il pensionamento ma il “Collocamento a riposo” e il rapporto di lavoro non si estingue ma continua nel tempo, con una retribuzione più bassa perchè il lavoratore è vecchio e non lavora più.  La Legge 389/1989: Il lavoratore può, con le giuste cautele, rinunciare alla retribuzione, ma non può rinunciare alla contribuzione previdenziale perchè è un interesse pubblico.

La Previdenza complementare obbligatoria è un “Non sense”, perchè è una forma di previdenza di natura privata. Per garantire mezzi adeguati alla sopravvivenza ci sono gli ammortizzatori sociali. C’è il Welfare. C’è lo Stato.

I vecchi giuristi dicevano: “Il legislatore può fare tutto, l’unica cosa che non può fare è trasformare l’uomo in donna”, ma oggi non si può dire neanche più questo (ahahahah).

Il legislatore ci può fornire indicazioni, norme, strumenti per costruire un Sistema più affidabile per arricchire la tutela previdenziale.

Se la Prev. complementare non è riuscita nel suo obiettivo, dobbiamo avere il coraggio di dire che tutti i contributi vanno versati all’INPS e la contribuzione si integrerà con il TFR e con i contributi che il lavoratore può scegliere di versare in più perchè può, e poi se li ritroverà.

Penso che il Sistema a Capitalizzazione della Prev. complementare prevede un conto individuale che dovrebbe essere preciso e garantire stabilità ma invece si è rivelato una forma di Egoismo”.

Condividi questo articolo:
  • Print this article!
  • Facebook
  • E-mail this story to a friend!
  • TwitThis

Articoli correlati:

  1. Flexsecurity… Mah!

Leggi altri articoli nelle categorie: Diritti, Società

Scrivi un commento!

Puoi anche sottoscriverti a questi commenti tramite RSS.

Potete usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Lascia questi due campi così come sono: