Come i politici sud sudanesi governano

di - 23 settembre 2010

La data del referendum per l’indipendenza del Sud del Sudan si sta avvicinando. Mancano meno di quattro mesi al gennaio 2011.

Il referendum incoraggiato dalla Comunità Internazionale e dall’ONU1 è fonte di preoccupazioni. L’incubo della ripresa del conflitto che ha dilaniato la regione per un ventennio è tra gli scenari futuri per questo paese vittima di un regime islamico autoritario e d’innumerevoli conflitti come quello del Darfur.2

Nell’eventualità della nascita di un nuovo stato nella regione un altro interrogativo cruciale si pone:  come sarà gestito il Sud Sudan indipendente.

L’ex movimento guerrigliero sudista, il SPLM, non gode di una buona reputazione. I suoi politici sono corrotti e incapaci di gestire il Paese per avviarlo verso lo sviluppo economico socialmente equilibrato e giusto. Questa incapacità è una seria ipoteca sull’avvenire del sud del Sudan anche se, per qualche miracolo, la ripresa del conflitto sarà evitata.

Il quotidiano ugandese “Daily Monitor” nella sua edizione della domenica “Sunday Monitor” ha pubblicato un breve ma interessante editoriale sui politici del SPLM che traduco per il pubblico italiano.

Fulvio Beltrami

16 settembre 2010

Kampala Uganda

fulviobeltrami@gmail.com


Come i politici sud sudanesi governano.

E’ risaputo che il Sud Sudan si sta avviando alla separazione con il nord e che il referendum alle porte è una pura formalità per validare giuridicamente una decisione già presa.

I Sudanesi del sud sono furiosi di esser stati sempre marginalizzati nei dividendi delle ricchezze provenienti dalle risorse naturali presenti nella regione, in primis il petrolio. I Sudanesi del sud sono consapevoli che i loro compatrioti arabi sono insensibili alla povertà che devasta la regione. La lista delle denuncie e dei rancori è lunga.

Grapewine3 pensa che c’e’ molto di più che il problema di interrompere le relazioni con il Nord del paese.

Sta emergendo una leadership politica del sud concentrata  sui profitti economici personali, in una corsa senza limiti per  l’accumulazione delle ricchezze provenienti dalle risorse naturali.

Le nostre fonti testimoniano che la maggioranza dei Sudanesi del sud vivono nella povera’ assoluta mentre i loro leader sono entrati a pieno titolo nel club dei ricchi Africani.

C’e’ giunta la notizia che Salva Kiir, presidente del Sud Sudan, sta investendo enormi somme di denaro in paesi stranieri.
I suoi ministri sono iper ricchi. A Juba4 interi convogli di camion forniscono il palazzo presidenziale di birra a quantità industriale per le feste  private senza fine che ogni giorno vengono fatte per ogni circostanza mondana o politica.

Questo è il modello di vita preferito dai politici sud sudanesi. Ognuno ruba più soldi pubblici che può.

In questi giorni circola una storia a proposito del Ministro degli Affari Esteri reentemente in visita in Norvegia per sollecitare un aiuto nell’ambito della cooperazione allo sviluppo per il sud del Sudan.

Il Ministro era intento a raccontare al suo omologo Norvegese di inaudite sofferenze che la  popolazione è vittima a causa della povertà,  nella speranza di convincere il paese nord europeo ad impegnarsi in progetto di sviluppo e di ricostruzione delle infrastrutture.

Una serie di documenti e reportage fotografici sono stati forniti a sostegno della causa. Per fatale errore tra i documenti c’era anche lo statement bancario del conto personale del Ministro.

Il Ministro degli Affari Esteri Norvegese è rimasto scioccato nel costatare che il saldo del conto bancario personale superava il totale dell’aiuto umanitario chiesto alla Norvegia.

Come reazione il Governo Norvegese, dimenticandosi le regole base della diplomazia internazionale, ha ufficialmente risposto al Ministro del Sud Sudan che, se veramente la sua priorità era quella del  bene della popolazione e del suo sviluppo economico, prima di chiedere l’aiuto internazionale sarebbe stato moralmente doveroso utilizzare i fondi di questo conto bancario che probabilmente provenivano dalla rapina delle finanze pubbliche visto che prima dell’accordo di pace il Ministro degli Esteri aveva solo un passato di guerriglia.

Come tutta risposta il Ministro del Sud Sudan ha chiarito che tale suggerimento era impraticabile poiché avrebbe rischiato di gettare nella povera’ la sua famiglia e, se la decisone fosse risultata irremovibile, di trovare una scusa affinché il suo governo non capisse che il rifiuto era a causa sua per aver dimenticato  documenti finanziari privati nel dossier da presentare alla Norvegia.

Si questa è un storia del futuro stato africano.

1 L’ONU durante i cinque anni successivi all’accordo di pace firmato da Khartoum e Juba nel 2005 si è concentrato a creare le basi giuridiche per l’indipendenza del sud del Sudan attraverso una serie di aberrazioni elettorali contrarie alla Costituzione del paese ma accettate passivamente dal governo Sudanese, non ultima l’elezione di un Presidente nel sud del Sudan durante le recenti elezioni presidenziali del Sudan, evidenziando il non sense politico di eleggere un Presidente “parallelo” quando il sud è ancora una regione del Sudan.

2 Vedi l’articolo « Sud Sudan: il prossimo stato o conflitto africano ?” pubblicato nel luglio 2010 su DILLINGER giornalismo partecipativo e su FABIONEWS.

3 Grapewine è una rubrica domenicale del Sunday Monitor dove sono pubblicati editoriali e riflessioni sui principali avvenimenti della Regione dei Grandi Laghi.

4 Juba il capo luogo del sud del Sudan e città candidata per divenire la capitale del nuovo stato.

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