Come vincere le elezioni – Riflessioni per gli elettori

gennaio 17, 2011 in Politica italiana by Francesco Argento

Se il 51% degli elettori non si reca a votare allora le elezioni sono vinte e i soliti eletti, i canditati, hanno, dopo 70 anni di repubblica, finalmente perso: essi sono in minoranza. Ha vinto la gente.

Proprio per questo l’argomento del “non” voto è un tabù. Tutti, quelli che oggi rappresentano la maggioranza, cioè destra sinistra centro, i loro autisti, i loro avvocati, i loro giornalisti (tutti i giornalisti, probabilmente), i media in genere, ti diranno che il voto è un sacro dovere, un tuo diritto, vai a votare, se non ti piace nessuno fai scheda nulla o bianca, ma vai a votare: devi farlo!

E’ un mestiere il loro, si chiama il mestiere delle elezioni, il mestiere più vecchio della democrazia – come la prostituzione lo è del mondo in generale – è da questo che ricavano i soldi, dai rimborsi elettorali, dagli stipendi frutto dei loro seggi, dalla corruzione, dai favori e lo fanno con la testa alta, finché la metà più uno del corpo elettorale si sarà recata a votare. Così loro, i politici, sono rappresentanza della maggioranza del paese.

Non importa come poi si divideranno il potere che da questo sistema avranno conquistato, ma a testa alta, da dietro i finestrini oscurati delle auto blu o sorseggiando un cappuccino al bar del Parlamento, loro diranno: “Ci avete eletto voi! Se non vi andiamo a genio, ci saranno altre elezioni, voi, gente, andate ancora a votare e scegliete un altro candidato. Di un altro schieramento politico se vi aggrada”.

Ma se questi candidati, con quelli che gli stanno sotto, al loro servizio, i media, gli apparati dei partiti, tutta quella zona grigia che dissangua le casse dello stato e quelli che invece stanno sopra, di cui i candidati sono a servizio, i rappresentanti delle lobby del potere economico, non sono più maggioranza, ma al massimo maggioranza di una minoranza – degli elettori che hanno votato, quando essi saranno meno del 50% del totale degli aventi diritto al voto – o minoranza della minoranza, anche loro sono degli “eletti”, anche se sconfitti politicamente, anche loro prendono rimborsi, maxi stipendi, vantaggi, e potere reale. Allora sarà evidente, stabilito, che loro non “lavorano” per noi, per tutti noi, non possono così che rappresentare una minoranza che spende i soldi delle tasse di tutti.

Non possono che essere, è stabilito tramite il fallimento delle elezioni, che sono solamente una fazione perdente (il complesso di sinistra destra centro), degli illegittimi, dei precari dietro una trincea, Berlusconi, Fini, Bossi, Casini, D’Alema, Bersani, Veltroni, Vendola, ecc. ecc.

Dei servitori dello stato che non sono stati più assunti, sono stati licenziati, nessuna conferma alle loro carognate giornaliere, è stata ratificata dalla forma stessa dello stato, dalla repubblica democratica ma di una democrazia che è diventata una merce, quindi davvero poco democratica. All’estero essi non rappresentano più la patria; in patria non saranno più un gradino sopra i cittadini, ma i cittadini saranno un gradino sopra loro. Le loro nuove leggi saranno solo le loro. Le ratifichino e le rispettino. Ma solo loro.

Ogni cittadino potrà andare in giro a testa alta e dissociarsi dalle mostruosità partorite dalle malvagie menti dei politici: “Essi non mi rappresentano!” diranno. “Essi non rappresentano niente. Hanno perso le elezioni perché non esiste maggioranza se essa è minoranza, è matematico”.

Si potrà dire che questo è un discorso estremo, ma il problema, il problema grosso, è evidente a tutti ed è la classe politica di questo paese (e non solo di questo paese) che, è risaputo, è corrotta e inadeguata, e il cittadino ha il diritto di difendersi, di ignorarla, di delegittimarla. Il cittadino, è l’unico che può farlo.

Delegare gente conosciuta solo in tv, sui manifesti elettorali o su internet per curare i nostri interessi è un’arte difficile e pericolosa, che necessita, è chiaro ormai, di nuove regole e di un nuovo inizio. Ma ogni inizio ha bisogno di una fine. E non votare, stabilire che quella che esce dalle urne, per mancanza di numeri, non è nulla, non conta nulla, è la fine. La fine di questo brutto film che è durato troppo.