Se il 51% degli elettori non si reca a votare allora le elezioni sono vinte e i soliti eletti, i canditati, hanno, dopo 70 anni di repubblica, finalmente perso: essi sono in minoranza. Ha vinto la gente.
Proprio per questo l’argomento del “non” voto è un tabù. Tutti, quelli che oggi rappresentano la maggioranza, cioè destra sinistra centro, i loro autisti, i loro avvocati, i loro giornalisti (tutti i giornalisti, probabilmente), i media in genere, ti diranno che il voto è un sacro dovere, un tuo diritto, vai a votare, se non ti piace nessuno fai scheda nulla o bianca, ma vai a votare: devi farlo!
E’ un mestiere il loro, si chiama il mestiere delle elezioni, il mestiere più vecchio della democrazia – come la prostituzione lo è del mondo in generale – è da questo che ricavano i soldi, dai rimborsi elettorali, dagli stipendi frutto dei loro seggi, dalla corruzione, dai favori e lo fanno con la testa alta, finché la metà più uno del corpo elettorale si sarà recata a votare. Così loro, i politici, sono rappresentanza della maggioranza del paese.
Non importa come poi si divideranno il potere che da questo sistema avranno conquistato, ma a testa alta, da dietro i finestrini oscurati delle auto blu o sorseggiando un cappuccino al bar del Parlamento, loro diranno: “Ci avete eletto voi! Se non vi andiamo a genio, ci saranno altre elezioni, voi, gente, andate ancora a votare e scegliete un altro candidato. Di un altro schieramento politico se vi aggrada”.
Ma se questi candidati, con quelli che gli stanno sotto, al loro servizio, i media, gli apparati dei partiti, tutta quella zona grigia che dissangua le casse dello stato e quelli che invece stanno sopra, di cui i candidati sono a servizio, i rappresentanti delle lobby del potere economico, non sono più maggioranza, ma al massimo maggioranza di una minoranza – degli elettori che hanno votato, quando essi saranno meno del 50% del totale degli aventi diritto al voto – o minoranza della minoranza, anche loro sono degli “eletti”, anche se sconfitti politicamente, anche loro prendono rimborsi, maxi stipendi, vantaggi, e potere reale. Allora sarà evidente, stabilito, che loro non “lavorano” per noi, per tutti noi, non possono così che rappresentare una minoranza che spende i soldi delle tasse di tutti.
Non possono che essere, è stabilito tramite il fallimento delle elezioni, che sono solamente una fazione perdente (il complesso di sinistra destra centro), degli illegittimi, dei precari dietro una trincea, Berlusconi, Fini, Bossi, Casini, D’Alema, Bersani, Veltroni, Vendola, ecc. ecc.
Dei servitori dello stato che non sono stati più assunti, sono stati licenziati, nessuna conferma alle loro carognate giornaliere, è stata ratificata dalla forma stessa dello stato, dalla repubblica democratica ma di una democrazia che è diventata una merce, quindi davvero poco democratica. All’estero essi non rappresentano più la patria; in patria non saranno più un gradino sopra i cittadini, ma i cittadini saranno un gradino sopra loro. Le loro nuove leggi saranno solo le loro. Le ratifichino e le rispettino. Ma solo loro.
Ogni cittadino potrà andare in giro a testa alta e dissociarsi dalle mostruosità partorite dalle malvagie menti dei politici: “Essi non mi rappresentano!” diranno. “Essi non rappresentano niente. Hanno perso le elezioni perché non esiste maggioranza se essa è minoranza, è matematico”.
Si potrà dire che questo è un discorso estremo, ma il problema, il problema grosso, è evidente a tutti ed è la classe politica di questo paese (e non solo di questo paese) che, è risaputo, è corrotta e inadeguata, e il cittadino ha il diritto di difendersi, di ignorarla, di delegittimarla. Il cittadino, è l’unico che può farlo.
Delegare gente conosciuta solo in tv, sui manifesti elettorali o su internet per curare i nostri interessi è un’arte difficile e pericolosa, che necessita, è chiaro ormai, di nuove regole e di un nuovo inizio. Ma ogni inizio ha bisogno di una fine. E non votare, stabilire che quella che esce dalle urne, per mancanza di numeri, non è nulla, non conta nulla, è la fine. La fine di questo brutto film che è durato troppo.












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Punto d vista interessante che, se teoricamente corretto, soffre della scarsa possibilità di applicazione pratica a livello fattivo.
Ok, se un politico viene eletto dalla minoranza della popolazione la restante parte può dire che quel politico non la rappresenta. Lo può dire, ma non è la verita. La maggioranza che non vota non si è espressa, non ha scelto, e in base alle leggi della rappresentatività (perchè questo serve per organizzare 58 milioni di popolazione, la rappresentatività) è inchiodata alla preferenza espressa da altri. Se così non fosse le leggi promosse in parlamento varrebbero solo per una parte e non per tutti. E questo non può e non deve avvenire.
Il problema allora è di come eliminare questa classe politca corrotta, incapace, bugiarda e lontana anche dal minimo standard di “servizio al cittadino” quale che sia il livello. Il problema è che a fare politica non vanno i migliori ma anzi i peggiori, che il nostro parlamento è pieno di pregiudicati, che nessuno pensa al Paese ma solo ed esclusivamente al proprio tornaconto.
E`anche vero che l’unica arma nelle mani del cittaidno è il voto, ad oggi, ma che per bilanciare questa scelta, estrema se si arriva a non votare, dovrebbero esserci altri meccanismi di altro tipo che nulla hanno a che vedere con le elezioni e che sono invece continui, quotidiani e di monitoraggio. Esempio: che accadrebbe se si rendessero responsabili politici ed amministratori delle proprie scelte? Se per un appalto dato all’amico, invece che alla compagnia che lo avrebbe meritato e che vede lievitare l’importo per quel surplus non giustifcato pagasse in solido l’assessore corrotto? Agendo sul particolare, sull’individuo, questi penserebbe due volte a fare come si deve il suo lavoro. Voglio vedere se, per un’opera pubblica fatta su tua concessione che crolla, la finanza viene a confiscarti casa per risarcire le vittime. Non starai più attento al progetto mio caro sindaco?
Su questo aspetto sono d’accordo con te, questo è un brutto film che sta durando da troppo e che avrà un finale ancor peggiore continuando in questa direzione.
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sono d’accordo con te sul rendere responsabili i politici dei propri misfatti, se poi si facesse una tale legge retroattiva avremmo in un solo colpo raggiunto lo scopo di eliminare questa classe politica corrotta.;-)
so anche che se andasse a votare solo il 10 per cento dell’elettorato le elezioni sarebbero comunque valide, come accade in paesi lontani dal nostro. Il mio non voleva essere un’escamotage da avvocato.
so anche che i politici eletti e i loro messali non avrebbero da una scarsa affluenza al voto nessuno stimolo a riflettere sul loro operato ma andrebbero avanti a testa bassa per la loro lucrosa strada.
ma so anche che in una cultura come la nostra (differente dalle culture dei paesi dove vanno a votare appena il 10 per cento dell’elettorato) il concetto di maggioranza è radicato non solo nella politica con i suoi regolamenti ma nel vivere comune. faccio un esempio, quando tra amici si deve prendere una decisione, si fa quello che decide la “maggioranza”…
mettere la “politica” in minoranza, avrebbe, secondo me ,nella nostra società, un valore dirompente, soprattutto sulle coscienze degli uomini e le donne di questo paese.. e io sono dell’opinione che sono le coscienze delle persone che fanno la storia, nel senso che creano desideri e volontà collettivi di una forza bruta ed immediata, a differenza del lento paziente e metodico lavorio della propaganda…
secondo me la gente ha bisogno di emanciparsi rispetto al mondo che lo circonda…
e sarò un ingenuo, ma credo che il segnale giusto è quello di astenersi dal voto, più di quello difficile e forse impossibile, per vari motivi, di organizzarsi (certo un giorno lo dovrà pure fare) in una nuova corrente politica, di usare la violenza per rivoltarsi ecc…
ciao e grazie
Sì, sarebbe bello poter introdurre una legge così, però sappiamo entrambi che nessun parlamento formato dai brutti ceffi che ci sono oggi la voterebbe mai.
Detto ciò, è che non sono d’accordo con te sul fatto di considerare la mancata espressione di voto come un “mettere la politica in minoranza”. È che dal disinteresse, la mancanza di espressione e l’assenza di schieramento non si mette la politica in minoranza si rinuncia a parteciparvi. E quei pochi che continueranno a farlo mettendo con il loro voto la sigla ai propri interessi di parte continueranno a vincere. Vinceranno sempre più, anzi. Ora non so bene come risolvere la faccenda, mi piacerebbe sapere quale strada imboccare ma temo che la rinuncia all’unico strumento che è nelle mani di un cittadino non sia necessariamente la via più efficace. La gente dovrebbe cominciare a partecipare, uscire dall’apatia, invece di decidere di non fare quell’unico sforzo che le consente di avere una voce in questa democrazia di plastica.
io sono per votare più spesso di quanto si vota adesso, i politici dicono che la gente si stanca e non vuole votare spesso, ma lo dicono perché non vogliono sottoporsi al giudizio dei votanti…
…votare per ratificare le leggi, per chiedere nuove leggi, per proporle…questa sarebbe democrazia..
ma prima bisogna non votare, secondo me… per i motivi che ho esposto nel post..
certo c’è il pericolo che il non voto venga interpretato -come dice Alessandra nel commento sotto- come disinteresse e “fate quello che volete”..
per questo motivo voglio -vorrei- “incitare” le persone al non voto e comunicare tramite internet il significato che questa “idea del non voto” vuole assumere, cioè non un disinteresse per la cosa pubblica, ma una bocciatura del vecchio andazzo e un nuovo inizio…
dove sì.. bisogna votare ed esercitare i propri diritti su ogni questione e non solo su quella della rappresentanza politica..
Ciao Francesco, benvenuto!
E’ vero, forse il diritto al non voto è l’ultimo diritto politico che possiamo ritagliarci, mentre la nostra politica si trasforma in una farsa inquietante.
Ma non è anche un modo di dire: “a noi non interessa, fate quello che vi pare”? Insomma, le secessioni dell’Aventino non ci sono mai andate granchè bene…
certo, sono d’accordo con te, c’è il pericolo che questo non voto venga interpretato come:
“a noi non interessa, fate quello che vi pare”; ma il significato dirompente che vorrei dargli è:
“voi non ci interessate [i politici] non dovete più fare quello che vi pare”
non sono per “non votare mai più” anzi, secondo me bisognerebbe votare di più, e non solo per eleggere i “rappresentanti”… non mi ricordo bene quali siano i termini giusti, ma ho sentito parlare, forse troppo poco, di democrazia partecipativa o qualcosa del genere dove i cittadini partecipano con il loro voto alla ratifica delle leggi, o addirittura al loro indirizzo..
grazie per il benvenuto..