Outsider Comic – Cosa NON fare a un colloquio…

di - 7 giugno 2010

La crisi dei giovani precari in ItaliaIeri sei andata a fare un colloquio.

Sei uscita dall’ufficio mezz’ora prima, senza se e senza ma. La sede dell’agenzia era a 1 km o poco più, per cui hai osato scegliere l’opzione “on foot” e, armata della tua cartina stampata in bianco e nero da viamisclenpuntoit, ti sei incamminata.

Lungo il tragitto hai iniziato ad accusare caldo, a tirarti su le maniche della camicia, a percepire la tua fronte diventare madida di sudore, mentre trascinavi la borsa più misogina che sia stata inventata (8 kg di peso specifico, niente tracolla, 5 scompartimenti, ognuno con tre tasche munite di zip, ciascuna delle quali contenente tunnel sotterranei che conducono ad un mondo parallelo, popolato di folletti dispettosi che, a seconda del loro umore, decidono se farti ritrovare ora il cellulare, ora le chiavi, ora l’accendino).

C’è da premettere che ogni volta che ti imbarchi in questo genere di imprese, è sempre la solita storia. Ti approssimi alla destinazione e poi, a circa 150 metri dal traguardo, impazzisci. Diventi una specie di TomTom degenerato, prendi vicoli e vicoletti, completamente smarrita, chiedendo agli sparuti passanti: “Ma dov’è via cheminchianesoio?”. E su, e giù, per la A1, svolta sulla A14 e ritrovati sulla Salerno-Reggio Calabria, a piedi, col sole, come una disperata testimone di geova, un colletto bianco alla deriva in una città estranea.

Quando, ormai in ritardo, trovi la via, ovviamente, ti perdi il civico che a Milano è letteralmente un optional. Piuttosto c’hai il doppio air bag, il servosterzo e l’aria condizionata in mezzo alla strada, ma il civico scordatelo!

Chiami la persona con cui avevi appuntamento, ti scusi, avverti del ritardo.

“Dove si trova?”

“Beh sono in prossimità di via vattelappesca”

“Ah allora l’aspetto…guardi, noi siamo in un palazzo direzionale”.

Tu, oggi, dopo 24 ore, continui a non capire che cazzo sia un palazzo direzionale. Deduci, tuttavia, che non sia un palazzo normale per cui ti dirigi verso la costruzione più “creativa” che vedi all’orizzonte e, infine, arrivi.

Prima di entrare ti accovacci in posizione “defecazione d’avventura” e ti allacci i lacci delle ballerine. Sei l’unica donna al mondo a cui si slaccino le ballerine: scarpe i cui lacci dovrebbero avere una funzione meramente decorativa e non rompere le palle ogni 3 passi.  Bon. Varchi la soglia del tempio della disoccupazione. Insieme a te entra una tipa tiratissima: bionda mesciata male, tacchi alti, pantalone bianco mostraculo e giacchetta di qualche microscopica taglia che tu devi aver indossato l’ultima volta nel 1996.

Pensi che sia una che vuole fare la figa, alla disperata ricerca di lavoro. Certo che anche tu, un po’ di tacco te lo potevi dare. “No, meglio il pragmatismo. Io vengo dal lavoro baby, mi sbatto, corro, trafelo, mica sono stata in un beauty center per prepararmi”, ti ripeti nella mente, per non sentirti un cesso sciatto.

Self confidence, questo ci vuole. Senza eccedere. Creativa, ma il giusto.

Una improbabile segretaria che quando parla sembra che canti una canzone di Carla Bruni, ti raccatta e ti porta in una stanzetta grande quanto un box doccia con una finestra gigantesca, ti lascia sul tavolo una ventina di fogli da leggere, compilare, firmare e ti chiude dentro, nell’attesa che arrivi il tuo cosiddetto esaminatore.

Tu leggi e compili, ti tocchi convulsamente i capelli perché sai di avere un bulbo imbarazzante, per un attimo immagini che ci siano delle telecamere nascoste che ti riprendono e ti studiano. Mai fidarsi dei cacciatori di teste.

Ovviamente ti sei candidata per una posizione a caso, in un momento di rabbia e odio puro per il tuo capo, hai inviato il CV per fare la segretaria a 24.000 euro lorde all’anno. Non avresti mai immaginato ti chiamassero e a fare la segretaria non c’hai pensato mai nella vita solo che, tra farla gratis per il tuo capo, e farla per più del doppio di ciò che guadagni ora per Charles Manson, Charles Manson tutta la vita (sai che agenda fitta avrà…“Lunedì: massacrare Tom Cruise e Joey Potter. Martedì: aperitivo con le bestie di Satana. Mercoledì: massacrare Spielberg ed ET. Giovedì: profanare la tomba di Michael Jackson. Venerdì: massacrare i fratelli Vanzina. Sabato: cena con Giulio Andreotti. Domenica: riposo”).

Toc toc. La porta si apre.

“Buongiorno”, afferma lo smagliante esaminatore.

“Buongiorno!”, rispondi. Stretta di mano decisa, ma non stritolante, come si raccomanda nel manuale “Come sopravvivere alle Risorse Umane: questi strani esseri metà uomini metà Raffaele Morelli che decidono del tuo futuro”.

Classici convenevoli da colloquio.

E poi, “Premetto che non presenterò la sua candidatura per questa posizione”, dice lui, “Mi piace essere sincero con chi ho di fronte”.

“Ah, si figuri!”.

E così iniziò il colloquio psichedelico in cui Marlene Barrett si è impossessata di te, la vera te, la te ufficiale, quella all’anagrafe. Non parlavi più tu, era lei che si esprimeva in tua vece.

“E’ contenta di lavorare nella comunicazione?”

“Ni”

“Finalmente trovo una persona che mi risponde così!”

“E certo!”

“No sul serio, io ho una cugina di 21 anni che sta facendo scienze della comunicazione e vuole organizzare eventi, povera, pensano tutti che sia bello!”, ti dice lo smagliante esaminatore.

“Se vuole le do l’indirizzo del mio blog e lo inoltra a sua cugina, così la giovina legge e si redime”

“Ma perché siamo qui a fare questo colloquio?”, ti domanda.

“Perché ho voglia di crescere”

“E tra 5 anni dove si vede?”

“Mah, a Milano direi, probabilmente a fare lo stesso lavoro che faccio adesso ma a livello più alto, oppure in una redazione, magari sarò in proprio. Ovviamente avrò anche pubblicato un libro e sarò dimagrita!”

“Beh sono buoni propositi”

“Sto esagerando per nascondere la mia indole pessimista e decadente”

Risata.

“Devo sembrarle un profilo problematico”, gli dici.

Sorride. E tu continui.

“Le dico in totale sincerità, amo scrivere e amerei vivere di questo. Ma mi appassiona anche la rete e sicuramente sarebbe stimolante lavorare come web content o web editor…”

Lo smagliante esaminatore prende nota.

“E poi”, continui, “ho questa strana utopia nel cervello, questa strana idea di poter guadagnare poco per fare un lavoro che mi appassioni, oppure di poter fare un lavoro che non mi appassioni, ma che paghi bene…che vuole, sono giovane, ho ancora di queste illusioni…”

“Beh sì, è dell’85…è legittimo avere ancora queste illusioni”, sorride.

“E word, excel, office?”, ti chiede.

“Si si, so usare tutto. Quello che non so fare lo imparo in fretta, sono nata col piccì in mano, praticamente”.

“Lingue?”

“Inglese”

“Buono?”

“Sì”

“Facciamo una prova?”

Ridi. “Ok, facciamo una prova”

“What did you do during your last weekend?” detto in flashforward.

Attacchi con una contenuta logorrea anglosassone sul tuo ultimo weekend, usando le smorfie e la cantilena che a Londra ti erano valsi il prestigioso titolo di Miss Pomodoro.

Lo smagliante esaminatore sorride.

“E lo spagnolo?”, leggendo il curriculum.

“No, sullo spagnolo niente prova, è proprio a livello elementare, stile People from Ibiza”, rispondi.

Lo smagliante esaminatore sorride ancora e conclude: “Allora, Marlene, lei per me non va bene (come darti torto) perché non mi sembra che nelle sue ambizioni ci sia quella di fare la segretaria o l’assistente (infatti, piuttosto ne vorrei uno, di assistente), noi veniamo pagati molto bene dalle aziende, detto in sincerità, (il colloquio più sincero di tutti i tempi, questo) e dobbiamo presentare profili…”

“Altamente motivati?”, lo incalzi.

“Esattamente…e nelle sue parole non è mai emerso il desiderio di svolgere questa professione, io so che per lei sarebbe la seconda scelta”

“Anche la terza”, rispondi.

“Appunto. Vediamo quindi se è libero il mio collega che seleziona web editor”

Il collega che seleziona web editor era impegnato, sicché hai cordialmente salutato, appuntamento rinviato a seguito di una candidatura non strettamente uterina, per un lavoro che ti interessi davvero.

Esci e in un incipit di afa milanese, ti incammini verso la metro, direzione Duomo, appuntamento con gli altri per festeggiare un evento di importanza talmente straordinaria da condurti all’aperitivo infrasettimanale: Amnesia ha un nuovo lavoro!

Anzi, Amnesia ha un lavoro! Un lavoro vero, che quando uno è stagista nell’anima se ne dimentica che a volte succede, che è possibile, in qualche misterioso modo, essere pagati per le prestazioni offerte. E Amnesia l’ha trovato il lavoro, uno di quei lavori che quasi puoi campare con ciò che guadagni! Un lavoro vero sul serio, che se ti fai l’operazione con il laser e ti cancelli la S di “schiavo/stagista” tatuata sul polso, puoi quasi sentirti una persona normale.

C’è da precisare che, nel caso di Amnesia, non si tratta di fortuna, bensì di puro merito. Dopo mesi di costante ricerca, di perseverante caccia alla posizione professionale ambita, di ininterrotto CV-Spamming, di estenuante desiderio di migliorare la propria esistenza, dopo l’altalena tra dedizione e lacrime, Amnesia ce l’ha fatta. La vedi e vi abbracciate. E’ felice, ride, le ridono gli occhi, gli zigomi e pure i capelli. Le dici che sei felicissima per lei, che se lo merita, delle menate di circostanza che si dicono in questi casi ma che, certe volte, sono assolutamente vere.

“Scriverai del mio orgoglio stragista?” (rif. Luce Stragista), ti ha chiesto Amnesia.

“Certo tesoro! Il tuo orgoglio stragista è l’orgoglio di noi tutti.”, rispondi guardandola come se non fosse più soltanto la tua amica Amnesia ma una superstite, un simbolo di riscatto stagista, la leggenda della giovane donna in carriera che riuscì a migliorare la sua posizione, l’highlander della precarietà, uno su mille ce la faaaaaa.

Giro di shopping tra Mondadori e Tezenis e poi aperitivo in Brera. 10 siciliani, 1 pugliese, 1 milanese e 2 oggetti parlanti non identificati, beatamente seduti a brindare a base di spritz e negroni. L’aria calda. I sorrisi. E poi, tra qualche giorno, parti. E per te, un assaggio d’estate.

Lontano da stage, lavoro, sub-lavoro, pseudo-lavoro, lavoro prossimo venturo, lavoro non pervenuto, lavoro mitologico, lavoro non retribuito.

Perché le ferie son ferie, sono sacre e come dice il terzo comandamento: “Ricordati di santificare le ferie”.

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  1. Marco Notari ( 7 giugno 2010 alle 09:44)

    bello e troppo “vero” Marlene … non ci crederai ma per me + vecchietto veniva fuori che “ero troppo qualificato” per certi ruoli meglio retrubuiti e che mi avrebbero candidato per mansioni + consoni!

  2. Inutile dire che è molto facile immedesimarsi nelle situazioni che descrivi, sostituendo i dettagli prettamente femminili con analoghe sfighe maschili. La beffa poi è leggere gli articoli dei giornalisti(tu quoque) che cianciano di Bamboccioni…

  3. ma Charles Manson non avrà paura a cenare solo con Andreotti?

    ps. Marlen un sincero (e non di circostanza) in bocca al lupo per tutti i tuoi colloqui passati, presenti e futuri….e poi magari ieri hanno fatto il colloquio al 999° candidato!

    good luck!

  4. Dobvrebbero fare a botte per accaparrarsi la tua penna, o la tua tastiera insomma, e poi ci credo che non vuoi fare l’assistente o la segretaria, ma guarda che strano!
    La cena con andreotti è una delle cose più lugubri e grottesche che posso immaginare, ma come avrà fatto a venirti in mente poi…!

    Sempre e comunque per qualsiasi colloquio DAJE! (espressione romana immancabile in queste occasioni) e IN BOCCA AL LUPO!

  5. @Notari: ti credo tantissimo caro! anche a una mia amica hanno detto lo stesso…comunque ieri ne ho fatto un altro…staremo a vedere!

    @Simone: sentir parlare di bamboccioni mi fa girare le palle (e ultimamente non è una cosa impegnativa, farmele girare)

    @Mr. S: crepi il lupo! per il resto: ahahhaha geniale charles manson spaventato da Andreotti!

    @Simo: tesoooooroooo ma nessuno mi pijaaaaa (mi sto romanizzando anche io, all’occorrenza). crepi il lupo! Il cambiamento è nell’aria e c’è solo da non demordere!
    Un bacio
    M.

  6. Quali sono il primo e il secondo comandamento?
    Non ho capito se hai ottenuto il colloquio col collega del tuo esaminatore!?
    Speriamo di trovarlo tutti, prima o poi, un VERO lavoro!

  7. NOn avevo letto niente fino all’altro giorno..poi, la luce. Li ho letti tutti di fila, e sei davvero fortissima.
    Il problema serio di tutta questa odissea, è il dubbio che alla fine il lavoro, i sacrifici, e le rotture di coglioni non paghino.
    Perchè si potrebbe anche essere disposti a subire le angherie di qualche povero/a frustrato/a per un paio di anni,ma non può assolutamente diventare la regola..comunque, in questi tempi bui, i nostri problemi non fanno troppo notizia! Raccontava Zucconi, circa un mesetto fa, un servizio del tg1 di minzo: corsa di pecore, cavalcate da manichini di pezza..questo fa notizia, ritratto pedissequo del nostro stivale di cartone.
    La domanda è determinante:meglio pecora, o cavaliere di pezza?
    Comunque vada,hai un gran talento..e chi non lo riconosce non sa leggere.

  8. @Laura: no, non l’ho avuto. Nel frattempo ne ho fatto un altro, di colloquio, altrove. Vedremo…incrocio le dita anche per te, in questo periodo cambiano tutti lavoro…

    @francesco dp: grazie mille delle tue parole! veramente! hai ovviamente centrato benissimo la questione, il punto è che a capo non se ne viene e tutto ciò che si fa è continuare, tentando di tenere insieme i pezzi (lavoro, affetti, vita sociale, passioni), impegnandosi a migliorare con la rapidità di una testuggine…
    Grazie ancora, cmq…passa dal blog (http://marlenebarrett.blogspot.com) e segnalami eventualmente i tuoi scritti!
    Baci
    M.

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