Cuno Tarfusser, il procuratore-manager di Bolzano

dicembre 13, 2009 in Economia, Politica da Paul Seppi

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Cuno Tarfusser“Perché tutta questa meraviglia?” si domanda Cuno Tarfusser quando gli si chiede come abbia fatto a ridurre le spese per il funzionamento della procura di Bolzano del 65% in soli tre anni. All’ex procuratore capo di Bolzano, ora giudice alla Corte Penale Internazionale dell’Aja, sembra la cosa più normale al mondo.

Era il 2004 quando, una volta sottoposto il suo “Progetto pilota di riorganizzazione e ottimizzazione della Procura della Repubblica di Bolzano” al Fondo Sociale Europeo, quest’ultimo lo approvò e decise di finanziarlo con poco più di 200 mila euro. Soldi in mano, Tarfusser si rivolse a una società di consulenza padovana che aveva già assistito altre amministrazioni pubbliche in precedenza. Insieme svilupparono una strategia per rendere la giustizia bolzanina più snella, a misura d’uomo e – soprattutto – meno costosa. Tre esempi:

Una giustizia più snella

Nella maggior parte delle procure italiane, i processi lavorativi sono ancora gli stessi di 30 anni fa – quando non si usavano computer (e con essi l’elaborazione elettronica dei dati, la comunicazione via e-mail, le ricerche su internet), cellulari et cetera. La rivisitazione e la razionalizzazione di questi processi di lavoro era quindi fondamentale per restituire maggiore efficacia ed efficienza amministrativa ed investigativa all’azione della procura.

Una giustizia a misura d’uomo

Si è deciso di allegare all’atto di citazione dei testimoni una piantina della città con tanto di indicazioni su come raggiungere il tribunale e dove trovare parcheggio. Può sembrare una banalità, ma è molto utile e risparmia tempo e stress a chi viene da fuori.

Una giustizia meno costosa

Il terzo esempio riguarda le intercettazioni, un capitolo di spesa consistente per tutte le procure. Nel 2003, a Bolzano si spendevano oltre 1,1 milioni di euro per intercettazioni telefoniche ed ambientali (più il noleggio dell’attrezzatura tecnica). Nel 2007, queste spese sono state portate a meno di 300 mila euro. Come? Semplice: se dopo i primi 10-15 giorni di intercettazioni era ragionevole supporre che da quella linea non sarebbero venute indicazioni utili per le indagini, normalmente si andava avanti con le intercettazioni fino alla scadenza dei termini per i quali le misure erano state richieste (in media un mese). Tarfusser invece ha iniziato a revocare le intercettazioni inutili: “Se non serve tenere sotto controllo una linea si revoca tutto, subito”, spiega. Così, Bolzano si è conquistata la palma come procura più parsimoniosa d’Italia. Infatti, spende un terzo di qualsiasi altro distretto di piccole dimensioni – e addirittura meno di un quattordicesimo della vicina Trento.

La “dieta Tarfusser” ha portato ad un abbattimento dei costi da oltre 2 milioni di euro nel 2003 a circa 620,000 euro nel 2006 – un risparmio del 65%. Se il risultato economico già di per se è molto significativo, lo è ancora di più se si considera che non solo la mole di lavoro è rimasta sostanzialmente invariata, ma che parallelamente all’abbattimento dei costi la qualità del servizio è addirittura migliorata. Ad esempio, la procura ha deciso di pubblicare una Carta dei servizi che presenta, in un linguaggio a misura del cittadino, i compiti e la mission istituzionale della procura. A questo scopo di informazione e orientamento del cittadino si aggiunge poi l’ulteriore valore costituito dall’impegno dell’ufficio a garantire certi standard di qualità del servizio. Se un utente (che sia un avvocato o un semplice cittadino) trova che il servizio erogato non sia all’altezza delle promesse contenute nella Carta dei servizi, può lamentarsi compilando un questionario online sul sito web della procura (sito che, tra l’altro, è basato su un software open source, quindi gratuito). Tutto il feedback ricevuto viene elaborato periodicamente per individuare margini di miglioramento del servizio.

Inoltre, la procura di Bolzano ha pubblicato – come prima ed unica procura in Italia – un Bilancio sociale annuale, dando così la massima trasparenza alla propria azione. Questo strumento di rendicontazione sociale non solo rende l’istituzione più trasparente verso l’esterno, ma serve anche alla dirigenza per conoscere nel dettaglio la propria organizzazione, potendo così prendere decisioni strategiche volte a migliorare e rendere meno costosi i servizi erogati agli utenti.

Essendo a Bolzano la lingua tedesca parificata a quella italiana, l’articolo 100 dello Statuto di Autonomia garantisce il diritto all’uso della propria lingua materna nei rapporti con tutti gli organi e gli uffici della pubblica amministrazione, inclusi gli uffici giudiziari. Nonostante il fatto che molti documenti debbano quindi essere tradotti per adeguarsi alla lingua materna dell’imputato, la procura di Bolzano è oggi tra le più efficienti d’Italia. Ha ottenuto come unico ufficio giudiziario italiano l’ambita certificazione ISO 9001:2000 come riconoscimento per la qualità del servizio offerto ai cittadini. Attualmente il progetto pilota bolzanino viene studiato come caso di best practice per essere implementato in altre procure a livello sia italiano (L’Aquila, Pescara) che internazionale.

I risultati ottenuti in termini di efficienza, trasparenza e customer satisfaction portano a riflettere. Che la pubblica amministrazione nella Provincia Autonoma di Bolzano funzioni meglio rispetto a quella di molte altre realtà italiane non è esattamente una novità. Sono tanti i tentativi di dare una risposta al perché di questa situazione, della serie “Ma ci credo, a Bolzano è facile!”. La disponibilità di maggiori risorse economiche viene addotta abbastanza spesso. Lo statuto speciale darebbe una mano, così come le dimensioni ridotte del distretto. Ma non è così semplice – basta considerare che uno statuto speciale ce l’hanno anche Trento, la Sicilia e altre realtà locali. Inoltre, tutte le modifiche sono state fatte rebus sic stantibus, cioè senza spendere soldi (anzi, sono stati risparmiati), né impiegando più personale, né facendo ricorso a qualche modifica dell’impianto legislativo-regolamentare che tanto, in materia, è lo stesso su tutto il territorio nazionale.
La conclusione da trarre da questo caso di best practice è che la pubblica amministrazione può rendere un servizio migliore diminuendo al contempo le spese. Non solo – il tutto è possibile adottando delle misure “semplici ma efficaci”, come dice Tarfusser. Gli sprechi sono sotto gli occhi di tutti, e ogni singolo dirigente della pubblica amministrazione può contribuire a ridurli. Basta la volontà di cambiare lo status quo. Si può fare. E, per metterla con Tarfusser, “se si può, si deve”.

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