Decreto Romani: no alla legge ammazza-internet

febbraio 22, 2010 in Denunce, Digital, Dossier Web, Politica da Dav91

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Chi di voi sa cos’è il Decreto Romani? Si tratta di un decreto legislativo con cui il governo italiano darà attuazione alla Direttiva UE 2007/65/CE, che stabilisce che la televisione deve essere soggetta alla medesima disciplina indipendentemente dalla piattaforma tecnologica che si utilizza. “Cosa c’è di strano?”, vi state chiedendo. Ebbene il governo ha deciso di sfruttare questo provvedimento per sferrare un altro colpo alla libertà informatica e contemporaneamente per evitare la diffusione di fonti di informazione alternative alla tv (che Berlusconi controlla per il 50% perché di sua proprietà e per l’altro 50% perché premier). Come? Stabilendo che i contenuti video di internet vanno considerati, in sostanza, come una grossa televisione.

La normativa europea prevede che il “servizio di media audiovisivo” (la tv) “non dovrebbe comprendere le attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse”.

Per il decreto proposto dal governo, invece, ritiene che “non rientrano nella nozione di servizio media audiovisivo i servizi prestati nell’esercizio di attività principalmente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva”, omettendo in maniera preoccupante la voce internet. E se fin qui vi è un dubbio, alla lettera a) comma 1 dell’art. 4: “fermo restando che rientrano nella predetta definizione  i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale”. Ricapitoliamo: un videoblog esercita attività non economiche, ma il contenuto audiovisivo non è incidentale. Dunque è o non è un servizio di media audiovisivo? E una piattaforma UGC come YouTube può considerarsi una televisione? Certamente no!

Stiamo assistendo all’ennesimo tentativo di imbavagliare il web, che stavolta porta il nome del viceministro per le Attività Produttive che l’ha ideato: Paolo Romani. Non possiamo permettere che l’intero web venga messo in pericolo da un decreto legge in cui vi è senz’altro un eccesso di delega: 40 pagine di legislazione italiana per applicare 11 righe di una direttiva UE!

Per non parlare poi del diritto d’autore: i provider saranno tenuti a vigilare e tenere sotto stretta sorveglianza ogni possibile infrazione del copyright, rischiando una multa in caso di omissione. Non è nemmeno impensabile che chi abbia un accesso a internet si veda costretto a pagare il canone Rai! Naturalmente tutto ciò gioverà a chi, come Berlusconi, ha interessi politici ed economici nel controllo dei mezzi di comunicazione: al di là del regime mediatico, non dimentichiamo che Mediaset ha fatto causa a Google per i contenuti di sua proprietà presenti su YouTube e che con questa legge il sito dovrebbe rimuovere.

Non permettiamo al governo, per controllare i suoi affari e quelli del suo padrone, di stroncare una delle ultime libertà che ci sono rimaste! Crediamo che il decreto Romani debba essere subito ritirato o pesantemente modificato. Unisciti anche tu all’allarme che sta lanciando tutto il mondo del web. Puoi:

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