L’altra faccia della rete

di - 22 marzo 2010

IAD – Internet Addiction Disorder

Il vero limite umano è il corpo. L’ unico a renderci autentici.

Il corpo non mente mai.

REUTERS – Cina

20 Gennaio 2009 – Pechino

“Il paese più popoloso al mondo ha anche la più ampia utenza di Internet del globo. Erano circa 298 milioni gli utenti alla fine del 2008, con un aumento di quasi il 42% rispetto all’anno precedente, secondo il Centro di informazioni per la rete Internet cinese. Molti ragazzi cinesi sono figli unici e su di loro si concentrano tutte le aspettative dei genitori. Gli Internet Café sono una via di fuga e molti, una volta entrati, non riescono più ad andare via. Per chi abusa del mondo on-line, esiste a Pechino il Centro per la cura delle dipendenza da Internet ‘Taoran’, che aiuta a rientrare nel mondo off-line. Ma l’ospedale ha di recente dovuto spostare 60 pazienti in una nuova struttura, perché non riusciva ad ospitare il numero di giovani che continuano ad arrivare da ogni parte della Cina. Le cure consistono in terapie mediche e psicologiche e costano circa 1.500 dollari al mese. Un gran numero di dipendenti da Internet si trova in ospedali psichiatrici per disturbi ossessivo-compulsivi, mentre i nuovi pazienti del Centro Taoran — ha riferito Chen Kehan, uno dei medici della struttura — stanno divenendo sempre meno socievoli e più difficili da curare. Alcuni, ha detto Kehan, sembrano aver perso molte delle capacità sociali necessarie per vivere fuori dal mondo virtuale. Oggi in Cina, vi sono oltre 200 organizzazioni che offrono trattamenti per curare la dipendenza da Internet”.

Le statistiche ufficiali relative al mese di marzo dell’ anno 2010, definiscono la IAD: una malattia che è arrivata ad essere considerata uno dei più temuti rischi per la salute pubblica. Ne è affetto l’ 80 % della gioventù cinese.

Mentre si discute l’ ormai noto decreto Romani, per cui il governo italiano intenderebbe proporre un effettivo controllo sulla Rete (leggi articolo), nascono anche in Italia particolari ambulatori dedicati alla dipendenza di chi di Internet abusa e soltanto nel mondo di Internet sembra potersi identificare. Il 2 novembre dell’ anno 2009, al Policlinico Gemelli di Roma, viene innaugurato il primo centro italiano per la cura dei disturbi circa la dipendenza legata alla Rete. In realtà i centri per il suddetto disturbo esistono ufficialmente dal 2007 e nascono in America. A Fall City, vicino Seattle e non lontano dalla sede centrale della Microsoft, nello stato di Washington. IAD (Internet Addiction Disorder) è un termine coniato nel 1995 da Ivan Goldberg, quando ancora il disturbo non esisteva ma lo studio dello psichiatra su un gruppo di persone che faceva uso di Internet, iniziò a rivelare già due anni prima, sintomi particolari. I “naviganti” mostravano segni di dipendenza nel movimento involontario delle dita durante il sonno e nei sogni stessi in cui manifestavano stati d’ ansia circa l’impossibilità di connessione.

L’ambulatorio romano è stato fondato dallo psichiatra e ricercatore Federico Tonioni. Si divide principalmente in due gruppi relativi all’età dei pazienti: dai tredici ai venticinque e dai venticinque anni in su.

Nell’ adolescenza le dipendenze più frequenti sono relative ai giochi di ruolo ed ai social networks. In età adulta, i sintomi più frequenti sono scatenati dai giochi d’azzardo, dalla ricerca smaniosa di informazioni e dal desiderio compulsivo di visitare siti pornografici.

Dottor Tonioni, che succede? Come mai le persone sembrano non esser più interessate al contatto, all’interazione effettiva tra individui?

Il problema è piuttosto complesso e diviso tra più contesti e sfumture.

L’ adolescenza attuale passa attraverso il computer. Ogni relazione mediata da Internet, avviene per processi onnipotenti, in contesti tendenzialmente autistici. Il corpo non c’ è e nel tempo la mente ha acquisito consapevolezza nel sentirne la mancanza e costruire mondi di percezione fittizia e non tangibile. Con il sistema Internet sono aumentati i contatti ma si sono svuotati di contenuti. Il vero limite umano è il corpo e i limiti non sono deficit, ma gli unici in grado di renderci autentici. Il corpo dice sempre la verità. La comunicazione del corpo non mente.

Cosa avviene nel cervello di un ragazzino? Perchè i giovani di oggi sembrano non esser in grado di sostenere relazioni umane dirette?

Siamo nell’era del controllo. Abbiamo continuamente bisogno di controllare la nostra vita attraverso il controllo delle nostre emozioni e quelle da noi suscitate. I pazienti sono affetti da anedonìa, la difficoltà a provare e ad esprimere piacere. Parallelamente vi è un aumento dei pensieri paranoidei, relativi alle dinamiche del controllo, che si manifestano soprattutto all’interno di social network, vissuti attraverso identità falsate al fine di controllare la persona o l’oggetto che provoca tale ansia. Attraverso la rete, si ha la sensazione di poter dominare un mondo che la mente percepisce e trasforma in contesti allargati ma falsati dalla mancanza di contatto effetivo. In rete non si arrossisce. Le emozioni sono relativamente intense e divise tra numerosi contesti che ne svalutano l’essenza. Questo ci da l’illusione di poter controllare il nostro mondo, ma in realtà, il controllo aumenta la distanza.

Quali sono i sintomi? Che faccia hanno queste persone?

I piccoli, di età compresa tra i dodici ed i venti anni, appaiono meno vitali di chi fa uso di eroina. Lo sguardo totalmente assente. Spesso molto magri, la pelle di un colore spento, quasi trasparente. Arrivano solitamente accompagnati da genitori perplessi e fortemente preoccupati. Nel tempo son ricorsi a vari sistemi, anche forti. Hanno provato a distogliere i figli dal computer, proponendo loro interessi differenti, sport, giochi, feste tra amici. Fino ad arrivare a scontri anche fisici in cui il genitore strappa i fili di collegamento ad Internet. Nulla sembra funzionare. Le reazioni non sono neanche violente. Vi è nell’adolescente attuale un’assenza sempre più grave e reale della percezione del proprio corpo, quindi delle emozioni. Molti genitori sono disperati. Non sanno a chi rivolgersi. Non sanno come stimolare i loro figli alla comunicazione. Il problema delle nuove generazioni è percepito dai genitori come un mistero generato da un mondo che non appartiene alla loro cultura, in cui non sono invitati e quindi incontrollabile. La comunicazione intergenerazionale è interrotta. Gli adolescenti affetti da tale dipendenza, sono alberi senza radici.

Ed i non adolescenti? I grandi. Loro che faccia hanno?

Le dinamiche oggettive cambiano ma l’essenza è la stessa. Gli over venticinque vengono soli. Timidi, si vergognano quasi di dover ricorrere ad aiuti esterni. Ma sono coscienti. E tale consapevolezza è spesso data dall’ansia nel rendersi conto di non saper più intraprendere relazioni fisiche e sociali con il sesso opposto. Sono tutti uomini e l’ 85% si sente dipendente dai siti pornografici. La continua ricerca di nuovi siti li porta generalmente alla graduale scoperta di video in cui i protagonisti sono spesso molto giovani. La masturbazione compulsiva unita alla spasmodica ricerca di ‘esperienze’ sempre più trasgressive, li conduce subdolamente ad un’eccitazione sempre meno appagante e bisognosa di perversione. Non si sentono colpevoli finchè non si rendono conto di godere di scene e visioni fortemente immorali e culturalmente proibite. Si chiedono se i loro desideri siano effettivamente leciti. Sono spaventati dal loro stesso impulso sessuale. Solitamente non hanno una vita di coppia, hanno serie difficoltà nell’approccio fisico con le donne e la masturbazione è l’unico contatto atraverso cui percepiscono il proprio corpo. Il fulcro del problema è lo stesso per tutti. Si stà perdendo la percezione del proprio corpo. La mente diventa una prigione spaventosa se non gestita da limiti reali che solo il corpo è in grado di generare attraverso la percezione dei sensi.

Il bilancio riguardante il vostro ambulatorio, relativo al mese di marzo dell’anno in corso, parla in particolare di trentacinque pazienti. Tutti uomini. Come molti altri che non hanno iniziato la terapia, ma hanno solo telefonato o prenotato una visita. Perchè?

Non lo so. Posso solo dire che ad esempio, finora non abbiamo mai avuto un paziente dipendente da Facebook. Le donne navigano principalmente sui social network. Qui, le patologie riguardano dipendenze più maschili che femminili. Gioco d’ azzardo, sesso e giochi di ruolo. Forse le donne non ne sono coscienti. Forse le ore trascorse in un social network non vengono percepite come dipendenza perchè le relazioni avvengono anche con persone che si conoscono effettivamente nella vita reale. Questo potrebbe dare l’illusione di trascorrere il tempo costruendo rapporti veri.

L’ Italia è sempre stato un paese ricco di tradizioni, storia e cultura. Internet appare essere un chiaro sintomo circa la perdita di interesse nel contatto con le nostre radici. Prima si parlava di comunicazione intergenerazionale interrotta. Perchè? Non può essere solamente Internet la causa di questo. Cosa c’è alla base del cambiamento di pensiero di chi sembra essere alla ricerca non solo di nuovi stimoli, ma di valori in cui credere, probabilmente ormai delusi?

Credo che l’ Italia stia subendo un cambiamento importante dato anche dall’interruzione di dinamiche di insegnamento che stanno creando una profonda frattura tra passato, presente e futuro. La morte di Papa Wojtyla ad esempio, ha bruscamente interrotto un processo di crescita in cui gli adolescenti si specchiavano. E non erano ragazzi appartenenti ad un ambiente particolare o soltanto di chiesa. Wojtila era riuscito ad accogliere e riunire milioni di persone tra cui migliaia di adolescenti provenienti dai contesti più disparati. Al funerale i boyscout piangevano con i punk. Le domeniche, S. Pietro pullulava di dark e papaboys. Tutti insieme. Per vari motivi, legati all’esempio che ai giovani si stà dando, la generazione attuale sembra non fidarsi dei propri simili ed i propri limiti spinge in contesti non reali. Questo processo di unificazione ed implicito insegnamento ai valori, si stà interrompendo.

Come si agisce? Quali le terapie?

Dopo un primo colloquio, necessario per diagnosticare la psicopatologia, inseriamo i pazienti in gruppi di riabilitazione. Il gruppo dal vivo, per sua stessa natura, riattiva la comunicazione non verbale, il senso del limite, la relazione fisica. Si recupera la bellezza dell’emozione nel guardarsi negli occhi. È una vera e propria rieducazione al contatto umano. Il 18 marzo abbiamo iniziato la terapia di gruppo per genitori. Ci si confronta raccontando vicende e reazioni. Si cerca di correggere lo stimolo a vietare la connessione e conseguenti scontri che portano i figli ad ulteriori chiusure. Tentiamo di spronare i genitori stessi all’attività digitale, creando effettivamente interessi condivisibili con i propri figli.

Quindi Internet cos’ è? Libertà o perversione da condannare? Non pensa ci possa essere un modo per tutelarne l’ uso?

Assolutamente, credo che Internet sia uno strumento eccezionale ma andrebbe diversamente gestito. Internet ha bisogno di sane regole. La libertà senza contenimento non è libertà. L’assenza di limiti è dannosa soprattutto per menti non ancora formate. E’ cambiato il livello di realtà, quindi di lealtà. In rete si ha accesso a qualunque tipo di immagine ed informazione, avendo la quasi totale certezza di restare nell’anonimato. I contenuti non dovrebbero sparire ma essere selezionati per fasce di età.

..il vero limite umano è il corpo. Solamente i limiti ci rendono autentici. La comunicazione del corpo non mente mai.

Policlinico Gemelli di Roma
Largo Agostino Gemelli 8 – 00168 Roma
L’ ambulatorio è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 9:30 alle 13:30.
Per prenotazioni colloqui contattare i numeri: 06.30154332 – 06.30154122


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  1. Marco Notari ( 23 marzo 2010 alle 10:34)

    complimenti….davvero bello questo post!

  2. La realtà sta cambiando, è vero. Si sposta su piani immateriali, intangibili. Forse si sottrae alla vitalità.
    Mi lascia pensieroso il tuo articolo Ottavia. Bellissimo.
    Raul

  3. E’ incredibile come le culture contadine del mondo(quindi anche quella cinese),stiano sparendo di fronte alle non-culture.Per non-culture intendo alcuni di quei sistemi di vivere o comunicare(quindi anche internet),che se usati per il loro vero scopo(nel caso di internet,scambio di informazioni),porterebbero le Societa’ del mondo ad un sano sviluppo.Poi c’e’ lo sviluppo economico deteriore che con un termine fin troppo abusato(non rende piu’ l’idea),potremmo definire “americanizzazione”.I grattacieli(e potremmo essere in una qualunque citta’ del mondo)che sostituiscono le case tradizionali.Anche questa e’ una forma di cancellazione della cultura.
    Le culture contadine,pur essendo considerate “minori”,sono importantissime perche’ su di loro si basa,o dovrebbe basarsi,la vita moderna.Per culture contadine intendo il parlare,il mangiare,il lavorare,il vestire ma in una parola il comportamento nel suo insieme secondo le tradizioni locali.L’Italia,che,come ci insegnavano a scuola,e’ un agglomerato di Stati,ha un bagaglio culturale enorme.
    La televisione lo sta uccidendo.
    Internet,usato in questo modo,dara’ il colpo di grazia?Certamente abbiamo esempi di bambini con i pollici slogati per i vari giochini tipo Nintendo e simili,che del computer sono figli degeneri.
    A cosa tutto cio’?La risposta e’ difficile,provero’ a dare la mia.Ad una mancanza di attenzione,e di sacrificio,dei genitori per i figli.Spezzero’ una lancia anche per i genitori,pero’,che spesso lavorano entrambi,di conseguenza immagino i figli per ore di fronte ai computer(non so se avete notato che sia computer che televisori,gia’ da qualche anno,sono dotati di password d’accesso,per impedirne totalmente o parzialmente l’uso).Altro problema e’ invece se parliamo di uomini di venticinque o piu’ anni,affetti da patologie ancora piu’ gravi!Io riconduco,forse semplificando,ad una mancanza di interessi.Quindi ad un problema culturale.
    Il tocco finale lo hanno dato i vari social-network,i piu’ famosi credo siano Facebook e Asmallworld.E’ incredibile come l’uomo sia capace di inventare telefono,computer,
    cellulari/computer,addirittura sistemi per sapere cosa fanno o dove vanno le persone(deleterio)…e poi non sia in grado di comunicare quando ci si incontra!
    Sui social-network i contatti sono chiamati “amici”.
    “Io ho trecento amici,tu quanti ne hai?”C’e’ gente che fa la gara ad avere piu’ “amici”.
    Ma come si fa ad avere trecento “amici”,che c’e’ gente che neppure si saluta quando si incontra?A dir tanto conoscenti,che’ le cose bisogna chiamarle con il loro nome.
    Alfredo

  4. Molto interessante questo articolo.

    Veri anke i commenti letti…mondo virtuale panacea per coloro (tanti e sempre più), incapaci di costruire relazioni affettive autentiche (di famiglia, di amicizia…)

    Credo però, come per altro ho sottolineato in una mia riflessione su Dillinger 14/3, ke governare il mondo web sia cosa tutt’altro ke semplice.

    Ki e cosa?
    I politici? Come se nn sanno governare neppure l’offline…
    I contenuti? Quali.
    I limiti? Come.

    Convivere con un mondo allargato e per alcuni versi puramente virtuale è affare attuale, ma tutt’altro ke semplice ora ke praticamente tutta l’economia gira via web.

    Scuola e famiglie poi dovrebbero avvicinarsi di più a questo strumento contribuendo i giovani ad approcciare al web in maniera più consapevole.

    Quello ke ognuno di noi consapevole utilizzatore (o presunto tale) può fare è cercare di tenere alto il livello dei contenuti e oltre a decantare potenzialità e vantaggi della rete, illustrare (come questo articolo fa) pericoli ed eccessi di uno strumento che per quanto eccezionale, come tale va inteso e interpretato, opera tutt’altro ke facile a farsi e ke perciò rikiede davvero l’impegno di tutta la rete e della sua cultura…

    Grazie per lo spazio.
    Franco

  5. Simona Scelfo ( 24 marzo 2010 alle 19:28)

    Davvero un tema che più attuale non si può. Eppure come spesso accade sono dell’idea che una buona fetta di questi fenomeni potrebbe essere combattutta con l’educazione a valori un po’ più concreti della chat o dello story telling su facebook. Questo almeno dovrebbe poter valere per le generazioni più giovani che si trovano ad utilizzare lo strumento-internet e che, per forza di cose, trovano più divertente facebook che non siti d’informazione/opinione. Chiaro che a volergli spiegare che capire cosa ti succede intorno a 16-18 anni non è che faccia proprio male.

    Detto ciò mai cosa più vera può essere detta se non che tra il “genitore” ed i “filgio” c’è un delta di informatizzazione davvero consistente e che questo probabilmente non altro che uno degli elementi che fa più ricca l’insalata del problema.

    Quanto invece al campo delle dipendenze da gioco d’azzardo o dalla visita compulsiva a siti porno temo che si debba indagare maggiormente nelle falle di questa società o nel caso specifico delle relazioni sociali dell’individuo. La persona che visita in modo compulsivo un sito porno dovrà pur avere qualcosa che non va con la propria sessualità, almeno credo da profana della materia. Esattamente come chi ha il desiderio compulsivo di rischiare con il gioco d’azzardo si trova ad avere un problema di auto-controllo e raggiunge un livello di vera e propria dipendenza comportamentale.

    Ok non posso che fare i miei comlimenti ad Ottavia e grazie per il bellissimo articolo! :)

  6. Lucio Valerio Barbagallo ( 25 marzo 2010 alle 09:57)

    Spesso in mancanza di una prostettiva futura appagante ci si crea(purtroppo) una vera e propria seconda vita virtuale e non stupisce che il problema sia sopratutto presente in Cina dove,negate fondamentali libertà,i giovani cercano disperatamente di crearsene una,o finanche più di una,sulla rete.
    E’ preoccupante che il fenomeno si stia acuendo anche da noi.

  7. Ottavia Massimo ( 25 marzo 2010 alle 15:25)

    Grazie per i commenti. Questo articolo non è stato semplicissimo.
    Lo psichiatra intervistato è stato coraggioso. Particolarmente gli premeva non usassi termini spaventevoli, io ero partita in quarta ovviamente. Senza pensare che molti dei lettori sarebbero stati presenti o futuri pazienti. I bambini e gli adolescenti son meno coscienti, ma chi di propria volontà, al Gemelli è andato perchè resosi conto di aver un problema è nel 90% dei casi, una persona chiusa e ricca di complessi. Il rischio è che si scoraggi e la voglia di curarsi venga meno, aumentando il bisogno di isolamento. Spesso mi ritrovo a “condannare” chi stà ore a giocare a farmville o chi lo sguardo non sostiene per più di un millesimo di secondo. Sbagliando. Perchè il più colpevole è sempre chi vede ed ignora. L’ unico che qualcosa può fare, partendo dalla propria consapevolezza. Il discorso comunque è infinito. Perchè comprende dinamiche sociali differenti e modi di comunicazione in continuo cambiamento. Mi vengono in mente vari viaggi in cui il contatto è avvenuto solo attraverso sguardi e gesti del corpo. Mesi tra famiglie che mai avevano incontrato l’ uomo bianco o un occidentale. Ci capivamo, ve lo assicuro. Il linguaggio del corpo è potentissimo. In Africa, ad esempio, vi son intere popolazioni che vivono in case d’ argilla o per strada. Ma hanno Internet. E non son affatto sicura questo sia un bene. Stà avvenendo un salto di livelli nella comunicazione, deleterio. Ci conoscono perchè Internet informa. Ci disprezzano perchè attraverso i media arriva un’ informazione distorta o comunque di cronaca spesso solo negativa. I paesi che ospitano le ricche lobby, si stanno facendo
    un’ idea di noi conquistatori, ben precisa e non positiva. Saltare il livello di contatto diretto, creerà fratture difficilmente sanabili. L’ essenza dell’ articolo è proprio questa:
    INTERNET E’ UN NUOVO MODO DI PERCEPIRE LA REALTA’. UN’ ALTRA DIMENSIONE COMUNQUE REALE. MA NON DIRETTA. IN CUI SI STA SEMPRE PIU’ ESCLUDENDO IL LINGUAGGIO DEL CORPO E DELLE EMOZIONI. UN ALTRO LIVELLO DI REALTA’ CHE IMPLICITAMENTE GENERA DIVERSI LIVELLI DI LEALTA’. LEALTA’ = SINCERITA’. STIAMO IMPARANDO ED INSEGNANDO A NON USARE LO STRUMENTO CHE PIU’ CI RENDE AUTENTICI. IL CORPO.
    IL CORPO NON MENTE MAI

  8. Marco Notari ( 25 marzo 2010 alle 16:45)

    @ Ottavia: se il post è di per sè molto significativo, il tuo intervento è ammirevole e,sinceramente, molto sobrio…specie in tempi in cui si sta staccando la spina dalla realtà rifugiandosi in qualsiasi forma di vita “parallela”. Occorre risvegliare il fabbisogno di confronto diretto..affinchè “è anche su internet” non vada ad integrare l’altra verità biblica “l’ha detto anche la televisione”. Davvero in gamba e coraggiosa. ciao

  9. stefano feraco ( 25 marzo 2010 alle 17:36)

    Brava Ottavia. Articolo interessante e che stimola riflessioni.

    Potrei sbagliare, ma continuo ad avere difficoltà a pensare che il “problema” sia la rete.

    Lascerò fuori dal mio commento i giovanissimi, per i quali credo che gli unici veri responsabili siano i genitori, così come lo sono per l’educazione, gli stimoli culturali e non ultimo per trasmettere sani valori.
    Anche avendo le pay tv si può accedere a contenuti sessuali non adatti ad un bimbo, sta al genitore l’uso corretto della tecnologia (anche a costo di dover leggere quei mattoni incomprensibili delle istruzioni!!) per fare in modo che non sia possibile accedere senza un chiave segreta – lo stesso vale per internet o i vari giochini elettronici che vanno regolamentati esattamente come non è permesso mangiare sei tavolette di cioccolata…
    E’ ovvio che è più facile lasciare un bimbo davanti ad un computer che portarlo dal maestro di musica – in piscina – al parco – cercare parcheggio – bestemmiare nel traffico, rinunciare al proprio -poco – tempo libero – in favore dei figli…

    Riguardo alle notizie che arrivano dalla Cina sono impaurito per 2 ragioni:
    credo che un regime assolutista nella smania di “controllo della libertà di pensiero” possa arrivare anche ad internare come pazzo un soggetto che ha solo voglia di conoscere altri aspetti della verità; e demonizzare la rete – è perfettamente funzionale al sistema di controllo… non dimentichiamo che se da un paese libero digitiamo piazza Tiananmen vedremo l’immagine dell’uomo con le buste della spesa che fronteggia i carri armati – mentre se digiteremo dalla Cina lo stesso indirizzo, comparirà la piazza come sito turistico… (fonte: Lessig “internet is freedom”).

    Secondo, stiamo parlando di un paese ormai strapieno di contraddizioni – lo sky line di Pechino è simile a quello di New York (c’è una mostra in corso a NY che dimostra questo)- come si integra il Comunismo con il crescente capitalismo? che cosa starà succedendo nella testa dei cinesi “indottrinati e delusi”? Non sarà che questa crescita delle patologie “da internet” sia l’indicatore di un malessere che conduce le persone (che tra l’altro li veramente non si fidano l’uno dell’altro, sempre per merito del regime) a preferire un mondo “virtuale” ad uno schifo di mondo “reale”? (e su questo “reale” avrei molto da discutere).

    Per la smanie compulsive degli adulti, sono portato a credere che la rete sia solo uno dei tanti mezzi per soddisfarle – è chiaro che per un giocatore d’azzardo è più comodo stare a casa propria che andare alla sala corse – o per un erotomane sia molto comodo poter soddisfare le proprie pulsioni davanti ad un monitor…
    Ma prima non è che mancavano i mezzi – non è che mancavano le riviste (già dagli anni 70) dove c’erano immagini di umani cha facevano sesso con animali…

    E’ come dire che se posso fare shopping da casa attraverso la rete, perderò il controllo di me stesso e spenderò tutti i miei soldi… poco realistico – a meno che io non abbia già un problema comportamentale -.

    Concordo con Simona sullo studiare e valutare le cause “primarie” che spingono l’individuo ad “incastrarsi” in una mania.
    Non dimentichiamo inoltre che ogni secolo ha le sue patologie – la vita si è allungata – le malattie sempre più curabili – la follia come sempre legata ai fenomeni ed alle “deviazioni” socioculturali del momento storico.

    INTERNET IS FREEDOM.

  10. Bello ed interessante l’articolo di Ottavia. Ho apprezzato ancora di più il suo commento. lo ammetto, non sono un fanatico di internet, anzi ne sono abbastanza diffidente. Mi preoccupa molto la spersonalizzazione dei rapporti che ne deriva e la mancanza di contatto umano. tutto filtrato, tutto condizionato. soprattutto appunto la comunicazione intesa in senso ampio, realizzata, come dice Ottavia, attraverso sguardi, sorrisi, silenzi, gesti, giochi, contatti. e mi preoccupa ancora di più per gli effetti che internet produce sui bambini, ormai maestri nell’usarlo. Crescono troppo presto, anche grazie ad internet, socializzano in modo distorto attraverso la rete. Li facciamo diventare grandi subito e li contaminiamo dei nostri vizi. Proprio loro dai quali noi grandi abbiamo tanto da imparare

  11. aiutatemi voi: io invece di essere dipendente da Facebook lo odio..
    proprio non riesco a crearmi un account..
    tutti omologati su questa pagina.. in cui appare per forza la tua immagine..e quella prima di tutto..

    come se di una persona la prima cosa che conti sia l’immagine..poco spirituale come concetto.. monaci tibetani, che all’immagine ci rinunciano, pure al taglio di capelli fico.. secondo voi sono fan di Facebook? credete che sapreste distinguere tra 50 persone vestite uguali e rasate?

    io credo che nel rinunciare ad uno stile personale nel vestire e nel portare i capelli rasati ci sia un bisogno spirituale di volersi sentire indifferenziati uno con l’altro.. la rinuncia alla distinzione e’ un dare la precedenza ad una vita comunitaria, di adesione collettiva ad un’ideale, la consapevolezza di essere parte di una comunita’ a dispetto delle differenze individuali..

    io capisco l’importanza di Facebook, ma mi sembra che venga posta troppa importanza nell’aspetto esteriore delle persone..con tutte quelle foto e quindi una valutazione della persona in base all’apparenza..

    a volte mi sembra che sia un gioco ad esclusione piu’ che comunitario..

    il fatto che si possano rifiutare persone che vogliono essere in contatto con te? mi sembra una copia ancora piu’ brutta di quello che succede nella realta’.. non mi sembra certo una modalita’ di rapportarsi che stimoli un sentimento di fratellanza..

    la realta’ e’ che siamo gia’ connessi gli uni con gli altri..
    quando camminiamo per strada possiamo parlare con uno sconosciuto..

    ma per strada nessuno comunica..nessuno parla, nessuno fa amicizia con uno sconosciuto..
    l’altro fa paura..
    io preferirei che fossero amichevoli le persone che vedo per strada, quelle che incontro sulla metro, quello che mi vende ..

    di avere amici su uno schermo e poi essere non interessato ad uno sconosciuto perche’ non e’ amico tuo non ha senso..

    mi sembra una specie di privatizzazione degli affetti in cui le tue relazioni vengono gestite da un agente esterno..

    ma secondo voi..tra 10 anni hai bisogno di una carta di identificazione e se non sei mio amico nella rete non ti parlo..

    in realta’ vorrei che fossimo tutti amici..
    che fossimo tutti in contatto senza mezzi di esclusione..
    perche’ in realta’ e’ cosi’…

    siamo tutti collegati da splendidi flussi di energia,che non si vedono ma ci sono.. e tutti siamo parte di una sola coscienza, di un solo sentire, un solo destino..

    e quindi perche’ sollecitare un tipo di relazionarsi che comprende il principio di esclusione?

    SIAMO TUTTI FIGLI DELLO STESSO… PENSIERO..
    NON ABBIAMO BISOGNO DI UNA PASSWORD PER ENTRARE NEL MONDO DEI NOSTRI AFFETTI, che dovrebbero essere effetti per tutto il genere umano.. in totale, senza che nessuno venga escluso.. perche’ questa e’ anche l’ultima verita’.. che tutti muiono.. e quindi siamo tutti sulla stessa pagina comunque..

    delirio spirituale apparte..

    che ci si possa mettere in contatto e’ una cosa meravigliosa.. pero’ non dovrebbe essere sfruttata la naturale aspirazione dell’essere umano che e’ quella di appartenere ad un gruppo, e quindi manipolare e frustrare questi desideri creando network che sollecitino comportamenti tendenti alla selezione e all’esclusione..

    credo che il naturale processo evolutivo portera’ al riconoscimento e alla presa di coscienza della fondamentale identita’ di tutti gli uomini..

    non mi troverete mai su Facebook ad esibire le foto delle mie vacanze..

    per fare amicia credo che basti uscire di casa e parlare col primo che ti capita.. pensa che bel mondo sarebbe. gli amici sarebbero tutti..

    xox

  12. Concordo pienamente con Stefano: ho difficoltà a pensare che il “problema” sia la rete.

    Del resto, Internet ha una caratteristica particolare: prende la forma di chi lo usa. Sia in senso individuale (ognuno “vede” l’internet che vuole vedere), sia in senso globale (internet diventa ciò che la massa “chiede”).

    Insomma, per capirci, se i siti porno sono così tanti e così facilmente accessibili è semplicemente perchè è enorme la richiesta.

    Stesso discorso per i social network: la spersonalizzazione dei rapporti e la perdita del proprio corpo sono fenomeni iniziati e cresciuti ben prima della nascita di questa tipologia di siti, che hanno successo proprio per questo.

    I malati sono molti di più di quelli che andranno in cura al Gemelli o altrove, sono malati cronici che convivono con la propria malattia, spesso contagiando il prossimo. Quelli di cui si parla nell’intervista, i cosiddetti dipendenti, sono forse i più fortunati: si cureranno, prenderanno coscienza, recuperando il proprio corpo e la propria esistenza.

  13. stefano feraco ( 27 marzo 2010 alle 17:13)

    @marzia:
    condivido pienamente tutto quello che scrivi riguarda alla connessione tra individui (e aggiungerei alla Natura ed all’Universo) ed anche il fatto che questa connessione – oimè – diventa ogni giorno più flebile.
    Ma resta – a quelle persone che hanno questo genere di sensibilità – o meglio che coltivano questa sensibilità – la responsabilità di portarne la bandiera anche a costo di essere i primi ad essere sottoposti al fuoco di quelli che hanno scelto di sopprimerla.

    Per quanto mi riguarda faccio proprio quello che tu auspichi, ossia parlo e comunico con tutti quelli che desidero, e se qualcuno non gradisce sono abbastanza scaltro per capirlo al volo e cambiare rotta.
    Non siamo tutti uguali e non tutti desiderano avere rapporti con il prossimo – anche questo va rispettato.

    Non capisco in tutto questo bel discorso che centra FB…
    io lo uso nel modo più opportuno – e gli do il valore che merita: uno strumento tecnologico per mantenere vivi contatti con persone che comunque mi interessano e con le quali condivido in ogni caso la mia vita – FB è semplicemente uno strumento come altri per organizzare la propria vita sociale.
    Leggi l’articolo “Perchè ho 20 ed amo facebook” su dillinger per sentire una campana (tra l’altro di un giovanissimo) di chi a mio avviso fa un uso “corretto” dello strumento.

    FB non sostituisce affatto la vita sociale ma la implementa.

    Perchè l’uso di FB dovrebbe escludere tutte le belle cose che hai scritto?

    A me sembra che molti dei delatori di questi sistemi non abbiamo la minima idea di quello che succede veramente su questi SN – proprio perchè non li utilizzano.

    La Apple già da 10 anni mette a disposizione .MAC uno strumento per facilitare la vita digitale; tra i tanti strumenti c’è la possibilità di creare delle home page sulle quali puoi caricare le tue fotografie e poi inviare una cartolina elettronica a tutte quelle persone che desideri vedano le foto (o altri contenuti) che desideri.

    Immagina che nasca un pargolo a Roma e che i nonni siano a Savona e a Copenhagen – …il fatto che i parenti lontani vedano più frequentemente le fotografie della crescita del bimbo non esclude certo il fatto che loro vengano di persona a trovarlo tutte le volte che possono – ed addirittura, forse il rapporto tra nipote e nonni può essere addirittura rafforzato da questa frequentazione seppur attraverso la rete…
    FB ha reso superato uno strumento come questo perchè è di gran lunga più immediato.
    Una volta avremmo inviato delle foto via posta oggi le pubblichiamo su FB – dove tra l’altro le opzioni di condivisione sono più che varie a tutela della privacy delle persone. (non per “escludere” delle persone!).

    Fa piacere sentire persone come te che danno profondo valore all’umanità – io questo lo faccio tutti i giorni anche attraverso FB o quando posso attraverso Dillinger.

    Auguro una meravigliosa e serena domenica di sole a tutti.
    :-)

  14. stefano feraco ( 27 marzo 2010 alle 17:17)

    @marzia – scusami l’articolo é intitolato “perchè ho 21 anni e sono a favore di Facobook”.
    ciao

  15. credo che gli esempi riportati siano errati e nn giustifichino l’allarmismo.
    Ricordo che in China Google è filtrato e i giovani vivono in uno stato di censura elevato.
    Credo che lo scopo di questi studi sia subdolamente giustificare scientificamente una futura censura della rete.
    Credo nell’avanguardia, nell’evoluzione e internet secondo me è la più grande rivoluzione del nostro secolo; ha abbattutto ogni tipo di retaggio di informazioni da aprte dei metodi di comunicazione tradizionale!
    Sta facendo tremare il sistema, e questi sono i primi sintomi

  16. mi aiuti

    a chiudere gli occhi

    ritrovando un sorriso,

    l’ ombra di una carezza

    un piccolo lago imprigionato da ciglia

    le foto della memoria

    indelebili

    come nessuno schermo può garantire

    GRAZIE

  17. ..trattenendo lacrime di pura emozione che sento incastrate tra sentimenti – felici.
    Son stati due giorni duri. Davvero. Gli ennesimi. Quelli che ti fanno addirittura sorridere e dire: naaa, non è possibile, pure questa. Aspetta che se la benza mi basta, torno a “casa” e faccio arakiri in giardino. Poi all’ improvviso, lo senti arrivare. Un flusso di energie nuove. Spaventose ed elletrizzanti. Squilla il telefono e gli amici che dovevi raggiungere, ma che raggiunger non hai potuto perchè il bancomat ti ha detto che il pagamento tanto atteso non c’ è stato e la spia nel cruscotto è accesa, vengono da te. Noo Rigà, dai, perdete un sacco di tempo! Venir qua e tornare indietro, almeno dù ore, non vi preoccupate, davvero, quando non è aria, aria non è e va bene così, tranquilli, divertitevi un bacio. No no no, veniamo da te, senza tornare qui.. Arrivano e con loro un’ onda di sole pareva avvolgere le vallli ed ogni sospiro sentivo sciogliere in luce. [.....] Ora son qui, sola con i miei pensieri difficili e felici. Ho appena letto il commento di una persona incredibile che spero di non deludere mai. Abbiamo una vita in comune e stiamo cercando di capirci per capire quella vita che tanto abbiamo amato in maniera così diversa. E che attraverso noi mai smetterà di vivere. W gli Orsetti per sempresempresempre

  18. Ottavia Massimo ( 28 marzo 2010 alle 20:20)

    ..ero io. Il caso ha voluto che mi dimenticassi di mettere il nome. Chi lo sa…

  19. Stefano..

    ma le foto dei nipoti le puoi mandare anche dalla tua mail privata.. Facebook non e’ essenziale per questo..

    io non condanno l’uso della rete.. solo non mi piace che Facebook, uno dei principali social network, abbia questo sistema che sollecita comportamenti esibizionisti e voyeristici nel mostrare foto private e intime..

    io parlo di uguglianza degli uomini in senso generale..
    di umanita’..

    ci sono cose che tutti gli uomini hanno in comune.. a dispetto delle differenze razziali e di nazionalita’..
    e la tendenza dell’uomo e’ quella di creare una fratellanza, di riunirsi tra uomini e vivere in pace..

    questo credo che sia lo sforzo evolutivo della razza umana.. di creare una fratellanza..

    comportamenti che favoriscono l’esclusione non mi sembrano evolutivi tutto qua..utopico come discorso..

    forse mi sbaglio.. proprio ieri ho incontrato un ragazzo che ha conosciuto la sua fidanzata su Facebook, e per lei si e’ trasferito a New York e ora vive li..

    comunque.. tutti i miei amici usano Facebook, forse sono fuori dal mondo.. non so..

  20. Ottavia Massimo ( 29 marzo 2010 alle 00:55)

    @Marzia. Scusate se mi intrometto ma è un discorso che va avanti da mesi. Ed è iniziato davanti ad un camino. Ti ricordi Marz? E ricordi quante ricerche ci siamo fatte, informazioni, studi ed articoli che grazie a te ho scoperto e di cui abbiamo parlato notti intere? Mi risponderai: infatti. Ma mica stavamo su fb! D’ accordo e non sai quante volte ho pensato di uscirne (mi conosci, figurati quanto ho potuto sentirmi ingabbiata da fb). Poi però, dato il boom mondiale e la poco discutibile genialità del mezzo in questione, mi son fatta delle ricerche analizzando e mettendo a confronto i networks nel mondo, con quello italiano. Lo spirito con cui ho passato ore a studiarmi le reti era: possibile che tutto il mondo riempia fb delle stesse minchiate che vedo io tra i miei contatti e amici italiani? Come mai le cose più interessanti mi arrivano sempre da amici stranieri? Son loro in particolare o forse anche il loro network è più interessante del nostro? Ebbene si. Da un’ analisi approfondita (citazioni ed articoli in cui ufficialmente si diceva proprio questo anche in ambito politico), risultiamo essere quelli che meno bene usano Internet e quelli che fb lo usano principalmente per giocare a farmville e compagnia bella. Internet è un’ estensione della percezione della realtà di ognuno. Fb è un luogo dentro Internet che dipende totalmente da quello che di noi stessi vogliamo far vedere e condividere. Fb è fatto da chi ci naviga dentro. I posti li fanno le persone. Appunto, mi dirai. La cosa incredibile però è che fb è il più grande social network esistente. Lo è perchè è il più frequentato al mondo. E’ il più frequentato perchè al momento, tra i suoi simili, è il più efficiente in assoluto. Probabilmente tra pochi mesi ce ne sarà un altro, non si chiamerà fb, ma sarà identico, solo con qualche furberia in più.
    Quest’ alimentazione crescente e continua di realtà parallele è agghiacciante e spaventosa, non sai quanto son d’ accordo. Ma non si può fermare. Siamo gia oltre. Possiamo però riempirla e attraverso i contenuti, muovere il pensiero e la coscienza.
    Inutile dire che l’ unione fa la forza

  21. Gli ultimi commenti letti sono Poesia.Poesia pura.Puo’ venire solo dalla sofferenza.Solo il dolore acuto e’ in grado di tirar fuori la Poesia dalle persone.Gli esseri umani,noi esseri umani,non ci rendiamo conto,e di conseguenza non usiamo se non in minima parte,le enormi potenzialita’ a nostra disposizione.Quanto tempo perdiamo,in inutili sciocchezze!Sono cattolico:e’ veramente un insulto al mio Dio(al nostro Dio:cambia il nome e il modo di pregarlo,ma non la sostanza)perdere tempo,sprecare energia.
    Come vedete,e mi scuso per questo,sono volutamente uscito dal tema,
    ma pensandoci bene,fino ad un certo punto.
    Non sono riuscito a frenarmi di fronte a quelle parole.Anche la mia firma e’ ovviamente falsa.Mi scuserete anche per questo.
    Sono abituato a firmare quello che scrivo,ma ora ho una botta di timidezza.
    Coraggio,ragazzi.Coraggio e determinazione nel superare i momenti tristi.Orso.

  22. Alessandra Magnaghi ( 29 marzo 2010 alle 11:12)

    Internet da’ dipendenza (e’ un dato di fatto) ma ogni dark side ha il proprio dark side. Anch’io, come Pledo, ho letto della strategia del governo cinese contro la rete. Pare che questa campagna allarmistica serva a giustificare l’ingiustificabile (la censura).

    Che ne dici, Ottavia?

  23. Ottavia Massimo ( 29 marzo 2010 alle 11:52)

    Mmm. Ben difficile. Come la gestione degli strumenti più potenti. Come l’ amore no?
    Lo strumento in assoluto più forte, nel bene e nel male. La dark side di Internet, ci stà insegnando ad escludere il mezzo più efficace per comunicare: il corpo. Contemporaneamente ci dà la possibilità di elargire sentimenti in modo trasversale. Il trucco credo stia come al solito, nell’ equilibrio. Noi, in Italia, siamo all’ inizio di una fase precorsa dalla Cina. Quello che Pledo chiama allarmismo ingiustificato è in realtà certificato dalla presenza di innumerevoli centri che in Cina nascono e si riempiono ad una velocità disarmante. Quest’ ondata di nuovo malessere stà per investire anche noi. A novembre è nato il reparto del Gemelli. A metà marzo, due settimane fa, ne è stato innaugurato un altro a Torino. Chissà se un giorno, controllati all’ estremo, verrà indetto uno sciopero mondiale della rete. Mi vien da dire che noi non lo vivremo. Data la velocità con cui tutto verte alla rincorsa del pensiero e non più delle emozioni, forse invece lo vedremo eccome. E sarà da ridere quando lo sguardo si incontrerà e le sensazioni talmente forti saranno da generare attacchi di panico sistematici e continui. Fantascienza? Facciamo attenzione. Far
    l’ amore con le parole non si può se al corpo le emozioni vietiamo..

  24. stefano feraco ( 29 marzo 2010 alle 14:24)

    @MARZIA
    Scusate se uso il mezzo per un fine diverso!

    Marzia ma sei tu? Quella che vive a NY?
    L’ho capito dal commento di Otta…
    Ti ho postato senza avere la minima idea che eri te!!!
    Ciao A presto!!!
    baci

  25. la forza delle domande che sempre ti poni

    il modo che hai di porle a noi

    catturandoci dalla quotidianeità dei gesti e delle parole

    il tuo spenderti sapendo che molti non capiranno

    la generosità che hai nell’inseguirci

    la caparbietà di non darti per vinta

    mai

    nel viola che si accende sopra gli ulivi

    nelle strade polverose del tuo andare

    testimone cocciuta

    di realtà scomode

    di Vite non Vite

    da sembrare inventate

    di ingiustizie così evidenti da essere vere

    mi scopro così strattonata

    costretta a pensare

    così riscopro

    perchè ti Amava

  26. Splendido quanto preoccupante articolo, crongrad

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