Diventerai una Co.CCO.Dé (Parte 2)

di - 6 dicembre 2009

E’ incredibile riflettere su quante cose si sono risolte nella tua vita, nell’ultima settimana.Hai fatto la tesina, per esempio, per la chiusura del master. Che la settimana prossima c’è la consegna dei diplomi, dico, vuoi mettere, l’ennesimo inutile spreco di fibre vegetali per propinarvi l’ennesimo inutile attestato di formazione, da incorniciare in cornice d’oro zecchino ed appendere nell’apposita Stanza dell’Ego Infranto, nella quale tutti noi appendiamo diplomi, lauree, master, attestati d’alta formazione, riconoscimenti, premi, reperti archeologici di vacanze studio e soggiorni all’estero.

Poi, hai realizzato il tuo primo progetto di comunicazione e durante la riunione con il tuo boss e l’AD (che è femmina, quindi si dirà amministratore o amministratrice? delegato o delegata? il tempo passa e i tuoi dubbi linguistici non si risolvono, sono nodi sciolti nel grasso di struzzo albino, che al pettine non arrivano mai), hai persino zittito il tuo boss. E NON sei stata linciata per questo. E sei tornata a casa quasi contenta, con la sensazione che stia arrivando un cliente per te, una cosa tutta tua, sulla quale testarti, sulla quale capire se questo gaudente mestiere possa interessarti o meno. Sei brava, o no? Hai scelto la sponda sbagliata del fiume (non nel senso dei costumi sessuali, sia chiaro) o sei su quella giusta? Ci sei portata, o no?
E poi l’evento, ieri. Che, ora, non per dire ma, dear lord, lunedì, novembre, Milano, pioggia, h.18.30, conferenza stampa e cocktail di PIAR, a te, che eri sveglia dalle 05.30 che il tuo amore era partito nel buio e nel gelo dell’alba milanese, e tu non c’eri mica riuscita a ricollassare subito, a te che ieri avevi dovuto scrivere di tutta fretta un comunicato per raccontare che uno dei clienti ha un nuovo sito internet (ma wow! che scoop!), a te sai come ti faceva impazzire l’idea di una serata di PIAR a Milano, a novembre, di lunedì, con la pioggia e sveglia dalle 05.30 del mattino?
Grazie a dio, la serata non va troppo per le lunghe. E tu, per lo meno, devi ammettere che il tuo cappottino nero di Max & Co. era, come di consueto, profondamente compiaciuto dello sfoggio che aveva potuto fare di sé stesso in pubblico. E, in realtà, anche le scarpette e la borsetta nuova, erano piuttosto in estasi. Che tua mamma te l’ha detto, che devi comprartele le cose, per queste occasioni. E devi “tenertele buone”, non sono mica “robe da battaglia” che usi tutti i giorni. Perché, che piaccia o no, la mamma ci tiene che tu vada garbata, o ”aggarbata” come si dice dalle tue parti.
E poi, oggi, il maschietto, il cazzetto, il pisellino over-retribuito dell’agenzia, è stato spostato d’ufficio. Non è più lì con voi. Questo, oltre a lasciare un grosso vuoto d’ispirazione nella tua mente, vuol dire che l’unico soggetto un po’ diverso dagli altri, l’uomo capace di regalare memorabili perle, l’esemplare su cui stavi conducendo uno studio ravvicinato stile SuperQuark (qualcosa tipo “Il quarantenne milanese self-confident e musicalmente ignorante, quando flirta si comporta così…”) mentre lo osservavi fare lo splendido con Belle, la tua compagna di banco d’agenzia, è stato spostato. La fine di un’epoca.Era dopotutto stimolante inciampare, talvolta, in un interlocutore con un pene di troppo e un paio di ovaie in meno rispetto alla media dell’agenzia (che a te, nonostante tutto, viene difficile pensare che la SLIP ce l’abbia, il pene).
Infine, oggi, l’incredibile svolta.
Vieni convocata in una riunione con il tuo boss e l’AD, nell’ufficio dell’AD medesima. Entri in punta di piedi, che lo senti nell’aria che questa è una riunione diversa. Che tu, ogni volta che vai nell’ufficio dell’AD ti scimmi sulla lampada argentata di Kartell che ti sembra troppo figa e inizi ad arrovellarti su dove potresti metterla, in casa tua, che non c’è spazio, né soldi per comprarla, ma quanto ti piacerebbe, quella cazzo di lampada di Kartell, che è quella specie di tamarro-fashion, che inevitabilmente fa tendenza.
L’AD, la bellissima, magrissima, raffinatissima e sorridente AD di 45 anni esordisce dicendo: ”Siamo qui riunite per parlare del tuo stage, che finisce il 31…”Un brivido percorre le tue carni. Un grosso brivido, of course.
Morale dell’anti-favola: da gennaio sarai una CO.CO.PRO.Sarai una COCOPRO. Sarai una COCCODé. Sarai una COCCOBBELLO e personaggi panciuti e baffuti ti trascineranno sulle spiagge terrone della terronia da cui fieramente provieni, vendendoti a spiaggianti e vacanzieri per un euro o poco più.
Sarai una COCOPRO per i prossimi 6 mesi.La tua paga diventerà di 600 euro al mese. Un aumento del 100%. Raddoppierai i tuoi introiti e forse usi la parola “introito” in maniera impropria, del resto hai pur sempre studiato Scienze della Comunicazione, però fa figo dire “introito”.E non dimentichiamo i buoni pasto da 5.20 €.Insomma, grasso che cola.
Chiami tuo padre che, sant’uomo, ti campa a non meno di 800 km da casa da 5 benedetti anni. Gli dici che ti daranno 600 €. E lui ti risponde: “Ah”. Silenzio.”Devo farti gli auguri?”.La domanda è lecita. E la risposta è, santafede, “Sì”.Un gradino in più. Un passo avanti. Sei al primo campo base nella scalata all’indipendenza.
Poi la bellissima, raffinatissima, magrissima, sorridente AD ti chiede se sei soddisfatta.Rispondi di sì. Ci rifletti e pensi che non possiedi il dono dell’ubiquità, quindi non potrai essere contemporaneamente nel girone dei golosi, dei lussuriosi e dei bugiardi, laggiù, all’inferno. Anche perché dichiararsi soddisfatta (tu???) non sarebbe nemmeno una bugia a fin di bene.Quindi, forza e coraggio, parti. E lo dici. Sì, lo dici proprio chiaramente, che ti capita a volte di sentire che proprio non stai crescendo. Ma che sei contenta dei nuovi progetti su cui ti stanno coinvolgendo. E che hai voglia di fare.Ti viene risposto che loro faranno tesoro della tua voglia di fare. E, a te, sembra davvero, ma davvero, una minaccia.
Torni alla tua postazione con uno strano, indecifrabile, stato d’animo.Avresti voluto dirlo. Avresti voluto dirlo che tu lavori, ci metti dopotutto impegno, poni la tua formazione e le tue idee (non del tutto idiote) al loro servizio e, non chiedi tanto, mica di andare 15 giorni alle Seychelles, soltanto, banalmente, di poter sopravvivere. Di poter pagare una bolletta. O andare al cinema senza sensi di colpa. Di permettere ai tuoi genitori, se ne hanno voglia, di rifarsi una vacanza.
Ad ogni modo, hai fatto il tuo secondo passo verso gli agognati 1000 euro al mese e come è di moda dire ultimamente “di questi tempi non è poco”. Di questi tempi. Non è poco.Figurarsi tanto.
Ti siedi ed inizia l’arduo processo di elaborazione del lutto. E’ sempre così, quando finisce una storia. Non sarà facile dimenticare lo stagismo. Grazie a dio non ce l’hai tra i contatti di Facebook. Un pezzo di te. Cambierà tutto! (non cambierà nulla), però ad esempio questo angolo di frustrazione cibernetica, dovrebbe chiamarsi “Being a Co.Co.Pro in Milan” e non è mica la stessa cosa. Stagiaire suona meglio di “Cocoprina” (o “Cocopecorina” a seconda del pudore nell’esprimere la stessa posizione, lavorativa).Maledizione! Uno dei punti fermi della tua più recente vita se ne andrà.Come fare? Come fare? Fortunatamente il comune denominatore della precarietà e della sottopaga, attutirà il colpo!

E tu, come tanti altri, vivi in questo strano limbo in cui non puoi né lamentarti, né gioire.
PS: FilmS del weekend
Videocracy: a te è parso una mezza sola.Cosa c’è di nuovo? Cosa che qualunque persona dotata di buon senso non possa capire da sé?C’è stata una bella pubblicità. La censura ha aiutato.Le polemiche aiutano sempre i film deboli. La gente li guarda per curiosità e li ricorda per i rumors, più che per il contenuto.Qualche spunto carino, ma è un comodo collage di cose trite e ritrite.Di positivo: il senso di inquietudine che alcuni passi riescono a trasmettere. La panoramica sui tetti e sulle antenne. La scena delle aspiranti veline, fa venire voglia di avere un figlio maschio.Il resto, angoscia pura. Suscitata e abbandonata, senza alcun substrato critico.Il fratello politicamente scorretto di Lucignolo di Italia 1.No more. Si poteva fare molto, ma molto di più.
Harry ti presento Sally che, vergognoso a dirsi, non avevi visto mai: delizioso!

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