Energeia
luglio 8, 2009 in Ecologia, Società da Geppo
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Sono anni, decenni, almeno dalla prima crisi petrolifera, che da più parti viene posto l’accento sulla produzione d’energia elettrica; indicando – ovviamente – come inevitabile l’esaurimento del petrolio, risulta ai nostri occhi altrettanto inevitabile la ricerca d’una fonte sostitutiva. L’ansia diffusa, pare derivare dal timore-certezza che un’ altra fonte totale, ovvero capace di sostenere la domanda attuale e futura, non esista. Il problema energetico non deriva dalla quantità d’energia presente in natura, essa è praticamente infinita, bensì dal come possa essere ottenuta e gestita. Pensando alle centrali nucleari, quasi si è tentati di credere esse possano produrre energia dalla nuda materia, di fatto la prodotta non viene direttamente utilizzata, se non come mezzo per il funzionamento di turbine. La differenza è sostanziale, molta dell’energia viene persa, la rimanente muove le turbine..
Petrolio ed uranio pongono un vincolo di disponibilità – si esauriranno. Il sole ed il vento, pare ci accompagneranno per sempre, ma non ci sono sempre. L’eventualità d’un mondo ricoperto da pannelli solari non è a costo zero, pur consideranto certa la capacità di modellare schemi di previsione relativamente ad alcuni fenomeni naturali, quali il vento. Pur anche qui considerando la possibilità d’una capacità produttiva tale da sostenere la domanda globale, la nostra rete di distribuzione non è sufficiente. E’ quindi evidente che l’energia, pur essendo potenzialmente infinita, non è di facile gestione. Distribuire l’energia sul pianeta, in funzione delle risorse rinnovabili è un problema di ripartizione tra stati che supera, per importanza, i confini geopolitici attuali. Potrebbe risultare necessaria la condivisione internazionale dell’energia, piuttosto che la vendita d’essa ad un costo maggiore di quello produttivo. E tutto questo perché la produzione rinnovabile, vista la non continuità temporale – al chiaro di luna i pannelli non funzionano.. – costringe una distribuzione, all’interno delle aree di utilizzo, diversa da quella sino ad ora pensata.
Inoltre l’energia, in tutte le sue forme, può essere considerata parametro di misura della velocità del processo da cui essa viene prodotta, sia esso chimico o fisico: un’esplosione nucleare, non è che un processo estremamente veloce. Altrettanto potremmo dire della CO2, come sintomo d’una serie di processi che sono stati.
Ripensare l’energia, è ripensare la velocità d’ogni processo. Parlare di sostenibilità, è comprendere che i problemi fin oggi sorti, derivano dalla mancata conoscenza delle conseguenze legate ad uno sfruttamento d’una risorsa data: un fuoco è produzione d’energia, ma come quantità immanente al processo, al cui termine.. ciò che rimane è polvere. L’energia, mi ripeto, non è un oggetto, è solo il prodotto d’un processo: tanto più esso risulta “rapido” tanta più energia viene prodotta; inoltre essa tende naturalmente a disperdersi, proprio perché è naturale che ogni processo tenda all’ equilibrio, mentre l’energia è tutto tranne che questo.. Bando alla fisica.
Il connubbio tra l’uomo moderno e la produzione d’energia elettrica, è certamente stretto. Pur tuttavia è il caso che vengano valutate, in modo più accurato, le conseguenze dei processi produttivi da noi messi in atto. Nell’ottenimento di energia, sino ad oggi, le variabili considerate erano (sono) il riflesso della disponibilità delle risorse utili alla produzione stessa. Se si cominciasse a tenere conto, in un ipotetica equazione di costo, dell’incidenza di altre variabili, quali il riciclo totale dei rifiuti per esempio, i costi probabilmente supererebbero.. gli utili. E questo è solo uno dei tanti possibili esempi.
Mettendo un po’ i piedi per terra, pur rimanendo tra conti e variabili, ci sia accorge che non esistono processi a somma zero, che il riciclo totale si presenti come la vera, grande utopia.
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Sono assolutamnete d’accordo con le riflessioni che emergono dal tuo articolo Geppo. La questione, lasciando da parte per un attimo la fisica, è che il ciclo produttivo deve essere ripensato alla luce di nuove variabili, diversi parametri e nuovi fattori.
Il costo non è solo quello dell’impianto in sè, nè tanto meno a questo si aggiunge solo il trasporto.
Sono dell’idea che si debba cominciare a considerare in modo più pregnante quei costi nel lungo periodo che si riferiscono allo smaltimento e all’inquinamento dei siti di produzione. La bonifica ha un costo esorbitante (quando è possibile, non credo lo sia per l’effetto serra a causa dell’anidride carbonica) ed influisce moltissimo sulle scelte al livello economico. Se si potesse produrre energia con un impatto minimo sull’ambiente l’energia costerebbe di meno, forse non nell’immediato, ma sicuramente nel lungo periodo perchè depurata di tutti quei costi legati al deterioramento/esaurimento della fonte.
Dettò ciò anche l’aspetto di una nuova visione tra gli stati è di sicuro interessante: gli stati si troveranno presto a dover modificare la propria geopolitica in virtù di nuovi e diversi bisogni che emergeranno sotto il profilo del fabbisogno energetico.
Da parte mia auspico che si vada nella direzione delle energie rinnovabili quanto prima e in modo sistematico da parte di tutta la comunità inernazionale.
Geppo, bell’articolo e benvenuto su Dillinger.it!
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benvenuto geppo, bell’articolo.
che ne pensate nucleare al torio che rubbia crede essere un otimo compromesso?
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Ciao a tutti e grazie per i commenti.
Ho sentito parlare, anche lo stesso Rubbia, a proposito del nucleare al torio. Esso rappresenta una soluzione più sostenibile rispetto all’ attuale produzione nucleare, almeno in teoria.
Quel che qui ho cercato di sottolineare, collegandomi al discorso dei cicli produttivi, è la velocità di questi, la rapidità con la quale viene trasformata energia.
L’espressione tecnologica è relativa al set di conoscenze – know how – disponibili; ciò è indubbio.
Quel che non è così certo, è la capacità del nostro pianeta di sostenere una certa quantità di energia, in seno alla sua trasformazione.
Mi spiego, se prendessi un foglietto di carta bianca, di pura cellulosa, e lo seppellissi esso non risulterebbe inquinante in assoluto, essendo riutilizzabile nel breve a mò di concime.
Vale lo stesso per (tutti) gli altri prodotti, intesi in senso tanto più stretto possibile?
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Ciao Geppo,
Non posso far altro che condividere sostanzialmente il tuo articolo. Proprio stanotte ho terminato di scriverne uno nuovo sul nucleare e in attesa di pubblicazione ti invito a leggerti gli altri. Ciao!
benvenuto
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