Enrico Mattei, un corsaro al servizio del suo paese

maggio 18, 2009 in Dossier Palude Italia, Società by Elica

mattei-enrico-324« Chi era Enrico Mattei? Un avventuriero? Un grande patriota? Uno di quegli italiani imprendibili, indefinibili, che sanno entrare in tutte le parti, capaci di grandissimo charme come di grandissimo furore, generosi ma con una memoria di elefante per le offese subite, abili nell’usare il denaro ma quasi senza toccarlo, sopra le parti ma capaci di usarle, cinici ma per un grande disegno. » (Giorgio Bocca)

Enrico Mattei (Acqualagna, 29 aprile 1906 – Bascapè, 27 ottobre 1962) è stato imprenditore, partigiano, politico e uomo di affari italiano. Si potrebbe dire che la vita di Mattei è un pezzo di storia di questo Paese. Ma è anche vero che in questi giorni di scenari economici incerti, di nuove povertà e futuro di energia nucleare negata, l’avventura dell’Agip e la nascita dell’Eni, per il modo in cui sono avvenuti, ci offrono un’ opportunità preziosa di ricordare la storia di un uomo, che non ha avuto paura di uscire dalla rassegnazione, sfatare immobilismi secolari e credere che in Italia la sfida della modernità potesse essere accettata e vinta, esattamente come avveniva nel resto d’Europa. Mattei nell’immediato dopoguerra fu incaricato dallo Stato di smantellare l’Agip, creata nel 1926 dal regime fascista. Mattei, invece di seguire le istruzioni del governo, non liquidò la società, ma la riorganizzò fondando nel 1953 l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) di cui l’Agip divenne la struttura portante. Mattei diede, quindi, nuovo impulso alle perforazioni petrolifere nella Pianura Padana, avviò la costruzione di una rete di gasdotti per lo sfruttamento del metano, e aprì all’energia nucleare. Sotto la sua presidenza l’ENI negoziò rilevanti concessioni petrolifere in Medio Oriente e un importante accordo commerciale con l’Unione Sovietica, iniziative che contribuirono a rompere l’oligopolio delle ‘Sette sorelle’, che allora dominavano l’industria petrolifera mondiale. Mattei introdusse inoltre il principio per il quale i Paesi proprietari delle riserve dovevano ricevere il 75% dei profitti derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti. Enrico Mattei morì in un misterioso incidente aereo, che nel 1997, in seguito a nuove evidenze, fu stabilito essere di natura dolosa. Rendere l’Italia indipendente dai grandi monopoli energetici è stato l’obbiettivo della sua vita. Enrico Mattei è un uomo che crede nei giovani, nella formazione e nel futuro. È un uomo che non ha paura di rompere gli equilibri su cui si regge il mondo. Aggira i veti delle sette sorelle, salvo servirsi di loro quando può tornargli utile. In anni di bipolarismo esasperato, fa affari con i paesi comunisti.

E, naturalmente, Enrico Mattei non è un santo. È un uomo abile negli affari, che usa i soldi, anche con spregiudicatezza. Ma è un uomo che non li trattiene per sé. È un imprenditore pubblico che nel riscatto personale identifica il riscatto di un paese, perché non gli interessa “essere un uomo ricco in un paese povero”.
Forse è per questo che amava definirsi un corsaro, un corsaro al servizio del suo paese.
E se nella sua vita si dispiegano la fantasia, l’anticonformismo e l’irrequietezza di uno dei tanti italiani eretici che hanno fatto la storia di questo paese, nella sua morte affiora il volto ambiguo di un’Italia che non riesce mai a fare i suoi conti a viso aperto, ma che nasconde nel mistero e purtroppo in questo caso anche nel sangue, il lato oscuro del suo potere.

«Chissà, forse l’abbattimento dell’aereo di Mattei, più di vent’anni fa, è stato il primo gesto terroristico nel nostro Paese, il primo atto della piaga che ci perseguita.» (Amintore Fanfani)

PER APPROFONDIRE

  • Giuseppe Accorinti ‘Quando Mattei era l’impresa energetica. Io c’ero’
  • Barbara Maresca ‘Enrico Mattei. L’erede di Giulio Cesare’