Etica e economia: noi da che parte stiamo?

di - 18 luglio 2009

michel-martone1Freccette, la video-rubrica settimanale di Dillinger a cura di Michel Martone per una mobilitazione oltre le ideologie, è arrivata alla settima puntata.

Etica e economia, se ne parla molto in questo periodo e sono tutti d’accordo: bisogna andare verso un’economia più etica. Ma alla prova dei fatti? Noi stessi, chi stimiamo di più tra un onesto lavoratore e un manager troppo pagato? La responsabilità sociale nella crisi finanziaria.

Freccette, per una mobilitazione oltre le ideologie.

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  1. Leggero ,esatto e rapido,vedo che ha letto attentamente Calvino,ih….

  2. nonsonotestaocroce ( 17 luglio 2009 alle 11:56)

    il punto è proprio quello sottolineato dal professore: dove stavano i discorsi sull’etica quando i top manager e chi speculava in borsa guadagnava cifre folli anche 500 volte superiori a chi andava in fabbrica?

    il punto, poi, è sempre lo stesso anche quando si guarda al mercato in se: chi invocava più libertà di manovra è lo stesso che 6 mesi fa è andato a bussare alla porta del governo americano per chiedere i finanziamenti necessari a non far fallire le banche, e dove stava tutta l’autonomia tanto paventata? dove stava il libero mercato capace di autoregolarsi senza bisogno di ingerenze statali?

  3. Antonio De Gregoris ( 17 luglio 2009 alle 12:36)

    Riguardo l’eticità dell’economia mi trovo sempre in difficoltà perchè non è facile riempire il contenitore dell’etica con vera sostanza ma, in un modo o in un altro, so che va fatto. ciò che metto in discussione non è il proposito ma la pretesa da parte di una certa dottrina, di una certa corrente di pensiero, di risolvere una volta per tutte la questione etica-economica e soprattutto pensando di farlo con nuove regole.

    Allora mi chiedo quali possano essere i rimedi, le soluzioni o comunque la tendenza verso la quale convergere. Banca etica, statuti etici, regolamenti etici, codici etici. tutto etico ma che significano, la sostanza dov’è? mi sembrano, per lo più, trovate pubblicitarie e ritocchi all’immagine aziendale che veri momenti di svolta.
    il problema non si risolve, certo, con qualche mese di lavoro per redigere un documento interno che è più o meno vincolante e del quale piu o meno tutti si disinteressano.

    L’etica in economia non può che essere la diretta discendenza concettuale dell’etica individuale ed è questa che primariamente va restaurata. E’ vero la statuizione di regole è assolutamente necessaria per evitare prolificazione patologiche di tendenze malevole del sistema ma non risolvono un bel niente, non possono esaurire il problema.

    La questione degli stipendi d’oro è un esempio classico: potrebbe essere risolta modificando le norme che si riferiscono alla governance della società; si potrebbe pensare ad un vaglio più profondo da parte dell’assemblea degli azionisti e magari per un controllo maggiore rendere necessario il consenso degli obbligazionisti.
    Abbiamo tappato un buco ma non abbiamo risolto il peccato originale. Intorno, l’ambiente è per la maggior parte corrotto internamente al punto che la relazione tra regola ed eccezione risulta ribaltata come il confine tra giusto e sbagliato continua ad essere sempre più confuso.

    A questo punto, siamo in grando di rintracciare i bug originali modificati i quali possiamo auspicare ad un’economia che garantisca una vita migliore?

    i comincerei dalla definizione dell’obiettivo: che tipo di economia vogliamo? Attenzione!!! non basta dire semplicemente giusta se non lo si definisce! iniziamo il gioco!

    a voi

  4. Giovanni Graziano Manca ( 17 luglio 2009 alle 14:05)

    Grandissima FRECCETTA, che ha il merito di evidenziare senza tanti giri di parole uno dei problemi più seri del nostro tempo che però tanto nuovo non è. L’accumulo di ricchezza è ciò che caratterizza il nostro tempo mentre l’uomo con le sue attività e il suo lavoro vengono retrocessi (quando non dileggiati), nella scala dei valori che quotidianamente devono essere osservati. Non esistono vie d’uscita alternative: occorre tornare, tanto semplice da dire quanto difficile da realizzare, ai valori dell’Umanismo…
    Ciao!

  5. Paolo Martone ( 17 luglio 2009 alle 14:25)

    Chi ha veramente fallito nel suo compito sono tutti quegli organi di controllo nazionali e sovranazionali.
    Le aziende, se utilizzano soldi loro, sono libere di decidere la retribuzione dei loro manager come meglio credono.
    Il problema vero è : chi doveva vigilare sulla trasparenza delle operazioni finanziarie che ha fatto (o meglio cosa non ha fatto)?
    Il vero fallimento è stato il loro, sia degli enti pubblici tipo la SEC americana, sia di prestigiose società private di revisione come la Deloitte o la Ernst & Young che hanno coperto aziende che truffavano.

  6. Paolo Martone ( 17 luglio 2009 alle 14:43)

    Dimenticavo…che ne pensi Michel? ;)

  7. 1:11 una freccetta veramente rapida,non posso dire indolore,ma rapida si.:)bravo prof!!

  8. Caro prof. martone,

    come vedo il qualunquismo è un suo punto di forza.

    Cosa ne sa lei delle responsabilità di dover gestire e sostenere un conto economico che a fine mese paga gli stipendi delle persone?

    Che responsabilità in termini di risorse economiche ed umane ha mai gestito lei?

    quali pressioni ha mai dovuto sostenere per difendere la propria squadra dagli attacchi interni tipici dei meccanismi perversi delle aziende?

    hai mai avuto l’onore di lottare per far crescere professionalmente qualcuno nel districato mondo della burocrazia aziendale?

    ha mai avuto un’idea che sviluppata nel tempo è diventata una fonte di ricchezza per la sua azienda e per l’indotto della stessa?
    che soddisfazione averlo fatto, quando questo successo lo si è poi condiviso con impiegati, quadri e dirigenti e li stessi sono stati premiati per questo.

    quante sono le volte che lei torna a casa prima delle 9 di sera dal lavoro? vuole sapere quante sono le mie?

    cosa ne sa lei di quanto “sudore sulla fronte”, per dirlo alla sua maniera, devo io tutti i giorni asciugarmi.

    mi rendo conto che è più facile sparare da una posizione comodo e sicura come la sua, ma quello che non capisco e come fa a parlare dell’etica di un top manager senza esserlo mai stato.

  9. Antonio De Gregoris ( 18 luglio 2009 alle 02:39)

    Stefano non capisco per quale ragione fare un obiezione di questo tipo. interrogativi supponenti e e valutazioni offensive sono davvero antipatiche.
    il proposito della rubrica è quella di proporrre un tema di riflessione non è un’analisi, il qualunquismo lascialo a casa, rifletti e fai le tue considerazioni sul merito. troppo spesso si cade nel facile alibi mentale di non interrogarsi sulla questione da risolvere per fare accuse, nel tuo caso, insensate e demolitive creando una cortina fumogena che non porta da nessuna parte.
    E’ una tendenza purtroppo generalizzata nell’opinione pubblica che non può essere consentita.

    il problema dell’etica economica esiste. tu da dove partiresti per migliorare?

  10. claudia confortini ( 18 luglio 2009 alle 11:26)

    Ha proprio ragione il professore, è andata così: l’avidità smisurata di pochi ha mandato in fumo il lavoro di molti…pura follia-umana.

  11. Ma quale avidità?Quella di Gordon Gekko in “Wall Street?C’è sempre stata e sempre ci sarà,è quello il capitalismo.E’ speculazione,ovvero spingere sempre più verso l’alto il profitto.E vi meravigliate?Dove avete vissuto?Il Presidente del Consiglio ha costruito il suo impero finanziario con il suo sudore della fronte e mancando di avidità?
    Allora ha ragione chi parla di qualunquismo.
    Saluti.

  12. Chiara Lo Cascio ( 18 luglio 2009 alle 12:27)

    stefano,
    la questione dell’”etica” manageriale c’è.
    Che poi lei appartenga a quella parte di dirigenti che possono definirsi responsabili non lo metto in dubbio.
    Immagino però che la sua coscienza possa ammettere che non sia giusto che una persona, seppur molto più impegnata delle altre, possa arrivare a guadagnare CINQUECENTO volte più di un suo dipendente.

    Per quanto riguarda gli attacchi credo che sarebbe riuscito a farci arrivare meglio il suo messaggio se ne avesse fatto a meno:
    attaccare solamente una persona senza, immagino, davvero conoscerla e non attaccare invece la sua opinione con argomenti concreti dimostra che molto probabilmente non si hanno questi argomenti concreti.

    E per dirla tutta posso davvero assicurarla che M.Martone non è molto diverso da lei: saprebbe infatti risponderle più o meno a tutti e 7 i quesiti che gli ha posto (ed ha solamente 35 anni..)

  13. Chiara Lo Cascio ( 18 luglio 2009 alle 12:39)

    Aiace, benvenuto.

    Hai ragione, anche secondo me il problema è il capitalismo, lo dice la parola stessa.
    Una cosa è il libero mercato, nel quale non esistono barriere e che in teoria dovrebbe aumentare la concorrenza abbassando i prezzi e migliorando la qualità dei prodotti.
    Altra cosa è il capitalismo secondo il quale il potere spetta al capitale e non al lavoro. Il capitale è diventato il fattore produttivo più importante, ma sappiamo tutti che se non ci fossero anche gli altri fattori non riusciremmo a produrre un bel niente.
    Il problema è quindi che nella cultura predominante basta avere il fattore capitale e tutti gli altri fattori si rendono disponibili.

    Detto questo delle alternative ci sono.
    Ti consiglio The Take di Naomi Klein.

  14. Chiara accetto il suo invito a visionare il documentario di Klein.Non ritengo il capitalismo un male assoluto altrimenti ero a protestare a Seattle o a Genova insieme a chi crede che il capitalismo “uccide” e altre teorie prese purtroppo in modo sbagliato da Marx.
    Io le consiglio,se permette,di visionare “Wall Street” grande capolavoro cinematografico di Oliver Stone e la sentenza Madoff.Poi faccia un paragone con il Dott.Tanzi.Che differenze trova?Madoff è in carcere a scontare una condanna di 150 anni.Tanzi è stato nominato Cavaliere del Lavoro,massima onoreficenza per un lavoratore in Italia,adesso continua a fare l’imprenditore dopo aver distrutto una grande azienda italiana e mandato all’aria l’indotto industriale che era intorno.
    Mi dispiace per il Prof. che ha ottime idee ma dopo aver letto il dl anticrisi comprensivo di tassazione al 5% per i capitali che rientrano in Patria credo che nulla venga fatto per gli outsider.Gli unici benefici sono per chi è insider.

  15. Daniela Di Pancrazio ( 19 luglio 2009 alle 21:31)

    Con l’avvento dell’era globale cambiano gli obiettivi primari delle imprese: all’aumento della produzione si sostituisce la massimizzazione del valore delle azioni, obiettivo quest’ultimo la cui realizzazione viene affidata ai manager.Si punta a far salire il valore delle azioni sacrificando gli investimenti a lungo termine e l’occupazione. Le azioni irresponsabili delle imprese provocano conseguenze devastanti per l’economia, l’occupazione e l’ambiente.Le grandi imprese esercitano una fortissima influenza sulla politica attraverso diverse forme di lobbying. Di fatto agiscono indisturbate attraverso l’azione dei loro manager. Si parla spesso di responsabilità sociale delle imprese e di valori etici cui esse dovrebbero (giustamente) conformare le loro azioni ma di fatto le loro adesioni ad essi è solo volotaria.

  16. michel martone ( 24 luglio 2009 alle 12:18)

    solo per la cronaca, e per rispondere ai fan di gordon gekko,
    nonostante la crisi economica, l’aumento della disoccupazione, il dramma di tanti piccoli azionisti che hanno perso gran parte dei loro risparmi,

    ieri goldman sachs ha messo a bilancio 20 miliardi di dollari per riconoscere ai propri manager i bonus per il 2009,
    è proprio vero il lupo perde il pelo ma non il vizio, anzi è pure sfacciato ed arrogante,

    si tratta della stessa cifra stanziata dal g20 per sconfiggere la fame nel mondo……..

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