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Fabrizio De Andrè: la mostra. Il Faber in esposizione all’Ara Pacis

di - 26 maggio 2010

E’ il caso di affrettarsi, il 30 maggio sarà l’ultimo giorno di una mostra unica nel suo genere, non solo per il protagonista di quest’esposizione, ma anche per la struttura con cui la mostra è organizzata. Interattività, tecnologia e una gran varietà di materiali audio e video immergono i visitatori nel mondo del Faber.

Chi è De Andrè non serve spiegarlo, né in poche righe si può riassumere la grandezza di un simile protagonista del nostro tempo. Eppure non si può non dire, cogliendo l’occasione per parlare della mostra a lui dedicata, che il Faber è stato il più grande cantautore che la nostra Italia abbia mai avuto.

Si deve ricordare che le sue canzoni sono poesia, che sono capaci di guardare ad un’umanità che non è quella patinata delle copertine, dove l’umanità è bel lungi dall’apparire, ma quella degli “ultimi”. Drogati, soldati, poveri, prostitute, immigrati, bambini ma non solo loro, gli ultimi sono anche, in senso chiaramente metaforico, gli ipocriti, quelli che “si credono assolti ma sono coinvolti”. E ancora giudici, matti, fannulloni, umoni innamorati, come tutti i personaggi dell’antologia di Spoon River e tanti altri. Sì perché i personaggi di De Andrè sono moltissimi e ognuno vivo e ricco, vero e definito come solo un grande conoscitore dell’animo umano può concepire.

De Andrè regala emozioni a chiunque lo ascolti, a chiunque abbia voglia di cogliere i suoi versi da Via del Campo ad Un chimico, da Il bombarolo a Le passanti, da Princesa a Nina.

De Andrè è tutto questo e molto più e la mostra a lui dedicata rende molto del suo spessore.

Mi rendo conto della difficoltà di realizzare una mostra su un simile personaggio, poeta, cantautore forse si potrebbe dire semplicemente uomo, perché tanto c’è da dire e ancora tanto c’è da capire della sua poetica, della sua musica, del suo modo di essere al mondo.

La mostra all’Ara Pacis regala bei momenti, è ricca di materiali audio e video e permette di avere una panoramica completa sull’artista ligure. La prima sala, introduttiva e forse troppo criptica per chi non conosca la produzione del Faber, si rivela un po’ deludente. Il bello della mostra è dopo dove ci si tuffa nel De Andrè vivo e vegeto attraverso interviste e video che lo ritraggono e che lo vedono descritto con le parole dei suoi collaboratori, amici e, in generale, compagni di viaggio.

Nella seconda sala infatti la tecnologia aiuta ad immergersi nel mondo deandreiano, potendo scegliere ognuno degli album della sua produzione e accedendo così a tantissime informazioni. Qaundo dico poter scelgiere intendo fisicamente, posizionando l’album scelto nella struttura preposta a “riconoscerlo” e a far partire tutto il materiale a lui associato. La tecnologia la fa da padrona e l’intereattività regna sovrana.

Consiglio sicuramente di andare a visitare questa mostra tendendo in conto di dedicargli parecchie ore. Perlomeno questo è quello che è successo a me, non si riesce a passare distrattamente davanti ai collaboratoti o al periodo di ogni album. Questa non è un’esposizione di quadri dove poter dire con superficialità che un dipinto sia bello o brutto o liquidandolo con un “mi piace” o magari il contrario.

Tra le altre sale manoscritti originali, una pagella (non credereste mai ai voti della seconda liceo di Fabrizio se non li vedeste scritti), lettere e testi di canzoni oltre a varie foto. Meravigliosa la gigantografia di una foto in particolare, varie persone e la Magnani. Eccoli insieme, due giganti del nostro tempo, della nostra Italia. Lo sguardo rapito e concentrato dell’attrice mentre ascolta De Andrè suonare la dice lunga e non fa che accrescere il valore di entrambi gli artisti.

La mostra prosegue con un piccolo cinema dove vengono proiettate le registrazioni delle trasmissioni tv cui De Andrè ha partecipato e i live dei suoi concerti. Un tuffo nel passato per ripercorrere con le sue parole tutti gli avvenimenti che hanno segnato la sua vita, dal rapimento in Sardegna alla difficoltà di arrivare sulla Rai. Sì perché se La storia di Marinella non l’avesse cantata Mina per prima in Rai quella canzone non avrebbe ottenuto il successo che ha avuto e non avrebbe mai visto la prima serata della tv nazionale. Ipocrisie nostrane.

Prima di uscire si dà anche la possibilità ai visitatori di creare il proprio personaggio deandreiano da ricevere poi via mail a ricordo della mostra. Una carta del Faber costruita su alcuni dei personaggi della vasta produzione del cantautore genovese.

La cosa davvero ammirevole che questa mostra riesce a fare è dare la sensazione di avere, per un breve momento, le poche ore che si passano tra le pareti nere dell’allestimento, il Faber ancora in vita. Lo si vede fumare le sue mille sigarette, tra una strofa ed un’altra, come facesse è tutt’ora un mistero, e lo si sente cantare con la sua voce calda e suadente.

Assolutamente da visitare, sia per chi ama De Andrè che per chi non lo conosce, potrebbe scoprire che c’è un intero mondo in cui perdersi.

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  1. La foto di De Andrè che hai scelto è ormai appesa nella mia camera da anni e penso che mai più la staccherò!De Andrè mi ha insegnato tantissimo con le sue parole dall’essere più umile al guardare gli “ultimi” sempre dritto negli occhi e mai dall’alto in basso. Ovviamente questa settimana è l’ultima che mi resta per vedere la mostra e non la perderò!

  2. Già, De Andrè insegna quello che altri neppure immaginano, le sue parole sono taglienti, arrivano dove gli altri non hanno il coraggio di guardare e dicono quello che gli altri temono. Quando dico “gli altri” non parlo solo di cantautori ma di tutti, parlo delle persone che si girano dall’altra parte, che chiudono gli occhi o che si sentono migliori.

    Detto ciò la mostra è da visitare assolutamente, la consiglio vivamente a tutti e chi conosce e apprezza De Andrè non può perderla.

  3. Una mostra bellissima che coinvolge e restituisce agli appassionati di De Andrè molti aspetti di questo grandissimo poeta. La sua capacità unica di saper guardare il mondo e la gente del mondo, primi fra tutti gli ultimi, gli emarginati. La sua dissacrante ironia, il suo cammino quotidiano in direzione ostinata e contraria. Uno di quei casi in cui la tecnologia e l’interattività si sposano con la poesia e ne esaltano le sfumature. Assolutamente da non perdere!

  4. Sono contenta sia piaciuta anche a te Davide! Dopotutto chi ama De Andrè non può che apprezzare una mostra allestita in modo così interattivo.
    Spero sia piaciuta anche chi non conosceva a fondo De Andrè, soprattutto spero sia stata un’occasione per conoscerlo!

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