Fatima Bhutto: il governo del Pakistan esiste solo sul sangue della mia famiglia
aprile 4, 2011 in Dillinger Video, Dreamers, Politica estera by Dillinger
La storia del Pakistan è la storia della dinastia Bhutto. Alcuni li considerano i Kennedy del Pakistan, altri i Borgia: una dinastia politica che conta molti morti assassinati.
Zulfikar Ali Bhutto, il fondatore del moderno Pakistan (il nonno di Fatima), è stato impiccato nel 1979 dalla Corte Suprema pakistana, sotto falsa accusa; Shahnawaz Bhutto (suo zio) è stato avvelenato in Francia, dove era in esilio; Mir Murtaza Bhutto (il padre di Fatima) è stato ucciso della polizia pakistana nel 1996; e Benazir Bhutto (zia di Fatima) ha trovato la morte in un attacco suicida nel 2007.
Quando il padre di Fatima, Mir Murtaza Bhutto, politico in vista, è stato brutalmente assassinato dalla polizia pakistana, al governo c’era Benazir, sorella di Murtaza e zia di Fatima. Il tribunale che ha indagato sul crimine ha sottolineato che un assassinio di tale portata doveva aver ricevuto il via libera “dalle più alte sfere”. Cioè dal governo di Benazir Bhutto.
Fatima, probabilmente la vera erede della dinastia, oggi ha 28 anni. Quel giorno era a casa, mentre fuori la polizia faceva carneficina di sette uomini, tra cui suo padre. Poteva sentire i colpi di pistola. Dopo più di dieci anni di ricerche, ha scritto un libro, “Canzoni di sangue”, edito da Garzanti, per raccontare la vera storia, di sangue e spada, del Pakistan e dell’assassinio di suo padre.
“Canzoni di sangue” è la storia di un fratricidio. Se in occidente Benazir Bhutto è considerata una democratica, in Pakistan le cose stanno diversamente. Secondo Fatima, non solo Benazir non ha fatto nulla per portare la democrazia nel suo paese, ma l’ha spinto in una situazione di “violenza quasi orgiastica”. È lei che porta, insieme a suo marito, l’attuale Presidente del Pakistan Zardari, la “responsabilità morale” del crimine.
Murtaza Bhutto era infatti una voce estremamente critica nei confronti di sua sorella Benazir. Una voce scomoda almeno quanto quella di Fatima, che oggi accusa il governo in carica di corruzione, violenza ed incapacità. Un governo che esiste solo sul sangue della sua famiglia.
In questa straordinaria intervista, Fatima Bhutto ci parla di un fratricidio, di un governo corrotto che affama la sua gente, e delle potenze occidentali che alimentano la catena di sangue annaffiando di soldi e armi i militari.
Quando abbiamo chiesto a Fatima se un giorno entrerà in politica, seguendo la tradizione di famiglia, ci ha risposto di no. Ci ha spiegato che per il Pakistan è arrivato il momento di scegliere tra democrazia e dinastia. E la sua scelta, lei, l’ha fatta.
Chi è Fatima Bhutto
Fatima Bhutto è nata nel 1982 a Kabul, Afghanistan, dove suo padre Murtaza era in esilio durante il regime militare del Generale Muhammad Zia-ul-Haq. È una poetessa e scrittrice. Oltre a “Canzoni di sangue”, ha scritto “8.50 a.m. 8 October 2005″, per raccontare il terremoto del 2005 in Kashmir, e la raccolta di poesie “Whispers in the Desert”. Scrive per diverse testate internazionali ed ha studiato alla Columbia University, Manhattan, e alla London University. Vive in Pakistan, a Karachi, nella famosa casa di famiglia al 70 di Clifton Road.
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Intervista di Ortensia Visconti, progetto video di Alessandra Magnaghi












Michel Martone ha detto 4 aprile 2011
intensa, cruda, vera, bellissima intervista…
certe volte dimentichiamo quanto siamo fortunati a vivere in questo sgangherato paese
Roberto Pierri ha detto 5 aprile 2011
Complimenti per l’intervista!! Davvero interessante!!
Fulvio Beltrami ha detto 8 aprile 2011
L’intervista e’ veramente di alto livello. Complimenti!
Pero’ occorre riflettere su un dettaglio non trascurabile. Il Pakistan da quasi quarant’anni e’ legato nel bene o nel male alle sorti della famiglia Bhutto, che gestisce il potere a livello generazionale.
Il concetto della famiglia Bhutto non e’ diverso da quello delle altre dieci famiglie che decidono il destino di milioni di pakistanesi, controllando la vita economica, sociale e religiosa.
Partendo dal controllo dell’economia (gestita ancoara con mentalita’ feudale) le famiglie scelgono il campo politico o con la famiglia Bhutto o con il generale di turno che instaura un governo di emergenza interminabile.
La famiglia Bhutto in Occidente e’ dipinta come democratica e progressista. In realta’, quando e’ stata al governo questa famiglia ha gestito il potere con livelli di corruzione inauditi riproducendo fedelmente la logica feudale e reazionaria che incatena la popolazione pakistana a vivere nel 2011 come si viveva nell’anno mille in Europa.
Nonostante la simpatia e l’onesta culturale di Fatima Bhutto e’ ora che la sua famiglia esca definitivamente dalla scena politica ed econonomica del paese.
Il rischio attuale in Pakistan e’ che il fondamentalismo islamico prenda il soppravvento. Per evitare tutto cio’ (il Pakistan e’ una potenza nucleare) e’ vitale una rivoluzione come nel Mondo Arabo.
Per concludere non e’ sul sangue della famiglia Bhutto che il governo esiste ma sul sangue di miglia di attivisti politici, sindacali, e religiosi che quotidianamente vengono uccisi in modo discreto ma efficace.
Fulvio Beltrami
08 Aprile 2011
N’Djamena Ciad
Lorenzo Mannella ha detto 8 aprile 2011
Complimenti per l’intervista, uno spaccato molto attuale sul conflitto tra dinastie e democrazie.
Alessandra Magnaghi ha detto 11 aprile 2011
Clamorosa Fatima: intelligente, coraggiosa e pure bella. E’ vero che sostiene un partito politico, ma è un partito che chiede democrazia. Qualcuno dovrà pur farlo in Pakistan…
Simona Scelfo ha detto 12 aprile 2011
Intervista che lascia senza parole e che ci dovrebbe far riflettere un po’ di più su quei paesi che banalmente definiamo “poco civili”, “retrogradi” ecc ecc, molto di quello che avviene lì (il Pakistan che era colonia britannica, come la Costa D’Avorio era francese) dipende da noi, e non nel senso moralista e sciocco di dover esportare un sistema politico quanto nel godere dell’instabilità per trarne profitto…
Un in bocca al lupo da tutti noi nella lotta per la democrazia!
carla ha detto 13 aprile 2011
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