Figli ribelli e genitori protettivi. Il valore della scuola.

di - 11 settembre 2010

Chi era Franti? Chi non ricorda il romanzo epico “Cuore” di De Amicis che ci ha fatto emozionare a 11 anni. I meno giovani lo avranno anche visto in una edizione televisiva (quando le fiction si chiamavano sceneggiato) con Johnny Dorelli nei panni del maestro. Oggi i Franti italiani sono più di 60mila: quelli che hanno ottenuto il 5 in condotta. Così dice il Ministero della Pubblica Istruzione. La cosa curiosa di queste rilevazioni è che capita sempre di leggere che in un anno sono aumentati di 11 mila o un altro numero impressionante. E tutti a dire “ma dai, così tanti in un anno? Ma com’è possibile…non ce n’eravamo accorti”. Amiamo la sindrome del vicino di casa tutto casa e chiesa, del “era un bravo ragazzo, non ce n’eravamo accorti”. Ma da cosa dipende questo crollo in condotta? Troppi bulli? Intanto guai a cadere nel gioco della contrapposizione ideologica tra rigore e lassismo, punizione e laissez-passer, che poi è lo stesso del braccio di ferro tra destra muscolare e sinistra comprensiva. Sugli schiaffi e punizioni dei genitori, già si è discusso ampiamente QUI

Il responsabile d’istituto di una scuola americana, a fronte dell’altissimo numero di bocciati ha deciso di licenziare in tronco tutto il corpo docente. Si sa, negli Stati Uniti uno studente può mandare a casa un professore se non è capace. In alcuni paesi orientali, il contrario: lo studente si genuflette al professore. Questioni culturali.

Ma lo sport che si sta vivendo in quest’ultimo decennio italiano è quello di andare contro il professore in ogni senso, e non lo dico io ma molti giovani professori precari che mi raccontanto spesso di sentirsi frustrati nel voler punire uno studente ribelle e scapestrato, il Lucignolo pinocchiesco che rovina l’ambiente della classe. (Qui un video che vi spiegherà chi erano i cattivi, dietro lo schermo: LA VERA STORIA DI UN ALTRO LUCIGNOLO )Perché dunque? Perché il giorno dopo arriverà il genitore che di sicuro, dopo aver visto 300 volte la stessa puntata di Uomini e donne su Canale5, rimbambito così com’è, se la prenderà col docile ma severo docente. E qui scatta la frase che odiamo pronunciare quando si va più in là con l’età: “ai miei tempi” era il contrario, se solo il mio professore chiamava o minacciava di chiamare mio padre significava che a casa ero fritto. Ora invece c’è troppo Paternalismo? Protezione? Cos’è?

Riportiamo un passo di un libro di cui non vi dirò l’autore manco sotto tortura: “una volta non sarebbe mai accaduto che un padre aggredisse il preside, per aver sospeso dalla scuola il figlio autore di atti di bullismo e teppismo, o che gli insegnanti subissero intimidazioni da genitori iperprotettivi pronti a soccorrere il figliolo per l’ingiusta punizione a seguito di un grave atto di indisciplina o per la bocciatura a causa di uno scadente rendimento scolastico. Oggi invece ci sono molti ventenni e trentenni mantenuti da stipendi del padre o della madre”.

Emanuele Capoano

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  1. Giancarlo Polenghi ( 12 settembre 2010 alle 17:01)

    Con il rischio di andare fuori tema, faccio il copia incolla (più sotto), di un articolo pubblicato su diverse testate (Il Giorno, La Nazione e il Il Resto del Carlino) dall’amico Alessandro d’Avenia, oltre che naturalmente sul suo blog.

    A me pare, che tra insegnanti e allievi, tra adulti e giovani, siano i primi che hanno più possibilità di incidere, per questione di età, di esperienza, di posizione. Può essere che non sia così, comunque io sono adulto e più insegnante che allievo, e quindi mi piace pensare che è con il mio atteggiamento che posso far qualcosa per i giovani/allievi. E D’Avenia, giovanissimo professore, ci spiega come.

    tratto da http://blog.librimondadori.it/blogs/profduepuntozero/

    Cari colleghi professori,

    mancano 24 ore alla prima campana. I vostri alunni sono trepidanti, perché il primo giorno di scuola attraversa il cuore di un ragazzo come uno stormo di promesse. Sperano che quel primo giorno sia un giorno nuovo, sintomo di un anno nuovo, una vita nuova, direbbe Dante. Rendete quel giorno la loro Beatrice.

    Non li deludete. Date loro un giorno indimenticabile. Non chiedete delle loro vacanze, non raccontate le vostre. Fate lezione: con un amore con cui non l’avete mai fatta. Preparate oggi quella lezione. È domenica e avete ancora qualche ora. Stupiteli con un argomento che desti la loro meraviglia. Uccideteli di meraviglia! È dallo stupore che inizia la conoscenza, diceva Aristotele e nulla è cambiato. Annichilite i grandifratelli, gli uominiedonne. Superateli in share con le vostre lezioni. Rinnovate in voi lo stupore. Spiegate loro l’infinito di Leopardi anche se non è nel programma, fateglielo toccare questo infinito di là dalla siepe dei banchi. Raccontate loro la vita e la morte di una stella. Descrivete loro la sezione aurea dei petali di una rosa e il segreto per cui la si regala al proprio amore. Stupitevi. Stupiteli. Fatevi brillare gli occhi, fate vedere loro che sapete perchè insegnate quella materia, che siete fieri di aver speso una vita intera a imparare quelle cose, perchè quelle cose contengono il mondo intero.

    Stupiteli con la vita, quella che c’è dentro secoli di scoperte, conoscenze, fatti, libri. Fategliela toccare questa vita. Non torneranno più indietro. Sapranno di avere davanti un professore. Parola meravigliosa che vuol dire “professare”, quasi come una fede, la vostra materia. Se professate questa fede toccheranno attraverso di voi le cose di cui hanno fame: verità, bene, bellezza. Le uniche cose per cui viviamo, che lo vogliamo o no. Tutti vogliamo un piatto buono, un amico sincero, una bella vacanza. È scritto nel dna che vogliamo quelle tre cose, anche se costano fatica. Diamogliele.

    Immaginate domani di entrare in classe. Durante la vostra lezione il mondo viene devastato da un’apocalisse. Per una serie di fortunate (!) congiunture siete rimasti vivi solo voi, con la vostra classe. Adesso dipende tutto da voi. Rimboccatevi le maniche, prendetevi cura di quei 20-30 come fosse il mondo intero. Che mondo sarà quello di domani? Dipende da te caro collega. Non ti lamentare dei politici, delle strutture, del riscaldamento, dell’orario, adesso ci sei solo tu e loro. Non ci sono ministri, riforme, strutture. C’è la scuola nella sua essenza. Tu e loro e quel che ci sta in mezzo: le parole. Gli animali si addestrano, gli uomini si educano: con le parole. Non c’è lo stipendio, perchè non c’è lo Stato e non c’è il privato: sono loro il tuo stipendio. Ti è rimasto solo un libro: quello della tua materia. Da lì devi partire per costruire il mondo intero. Quello è il punto di appoggio con cui sollevarlo, il mondo intero.

    Se loro vedranno in te il fuoco ti ripagheranno con uno stipendio che nessun altro mestiere dà: saranno degli innamorati del bene, della verità, della bellezza (cioè della vita). Non saranno dei furbi, ma degli innamorati. Forse ti manderanno ugualmente all’inferno come Dante ha fatto – anche se per altri motivi – col suo maestro Brunetto, ma sapranno riconoscerti (come Dante) di avere insegnato loro “come l’uom s’etterna”: come l’uomo si è reso immortale nella storia e come l’uomo si rende immortale al presente.

    Caro collega hai 24 ore. A te la scelta: un nuovo giorno, il primo, di una vita nuova.

    Stupisciti. Stupiscili.

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