Massimo Fini, “Il vizio oscuro dell’occidente” – Un sistema folle che realizza eternamente il Male

febbraio 25, 2009 in Cultura, Libri, Politica da Alessandro Santini

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ImageShack“Dio è stato sostituito dalla ruspa. Oggi siamo tutti battezzati in un mare di cherosene”: la frase è una battuta del libro scritto da Massimo Fini, “Il vizio osuro dell’Occidente”, che con grande acume ha tratteggiato provocatoriamente le principali imbellicità del mondo moderno, di un sistema che affonda le sue radici nella rivoluzione industriale razionalizzata dall’Illuminismo nelle sue due varianti, liberale e marxista.

L’ attentato dell’11 settembre non è altro che l’unica risposta possibile dell’Islam ad un blocco di potere che non può essere contrastato frontalmente con le armi come nelle guerre tradizionali fra Stati. Il terrorismo incalzante è un naturale effetto di un movimento di globalizzazione e mondializzazione che non tollera “l’altro da sé” e ha la presunzione di credersi, per dirla come il Candide di Voltaire, “il migliore dei mondi possibili”.

Osama Bin Laden come il Mullah Omar non sono altro che gli “ideologicamente intollerabili”, coloro i quali, con la loro visione pauperistica della vita, professano una sorta di “Medioevo sostenibile” in un’era di modernità trionfante e conquistante la cui tendenza di fondo è, in realtà, quella di arrivare ad un unico Stato e mercato mondiale, ad un unico governo, ad un unico tipo di individuo: il Grande Consumatore.

Al modello della reductio ad unum, dell’omologazione a sé, dell’assolutizzazione della Dea ragione e della concezione dell’uomo come “cittadino del mondo” sta riuscendo quello che il cristianesimo, il colonialismo classico, il marxismo-leninismo aveva solo tentato: l’occupazione dell’intero pianeta. Il paradosso dell’Occidente è di essere condannato a capovolgere, in una sorta di eterogenesi dei fini, la battuta di Mefistofele nel “Faust” di Goethe: “io sono lo spirito che vuole eternamente il male e opera eternamente il bene”.

Legittimati dal principio che “deve essere realizzato tutto ciò che la tecnologia può realizzare”, non produciamo più per consumare ma consumiamo per produrre, siamo i “water” attraverso cui deve passare il più possibile rapidamente tutto ciò che creiamo: non abbiamo ruolo, posto, senso, siamo spettatori, numeri, consumatori, sostanza grigia, omogenea, indistinta che non si accontenta di ciò che ha e cerca ossessivamente il Meglio, ma poiché non ci sono limiti, la corsa non ha fine. Una follia.

Divorati dall’angoscia, dalla depressione, dalla nevrosi del rutilante e fantasmagorico Paese dei Balocchi, corriamo, né felici né sereni, verso il futuro senza rendersi conto che nel futuro c’è solo la morte, spesso scomunicata, proibita e sostituita dalla malattia da cui la medicina tecnologica ci guarirà.

In assenza di una filosofia che ci dia un orientamento, avanziamo senza incertezze e resipiscenze in “una battaglia di idee e valori”, omologando alla nostra way of life, ai nostri costumi e consumi, gli abitanti del Terzo mondo che scontano però una paurosa perdita d’identità e si aggrappano all’unico valore rimasto, quello religioso, che tendono per reazione a declinare in senso integralista, fondamentalista, fanatico, estremista ed eventualmente terrorista. Il terrorismo alla Bin Laden sarà una parentesi che aiuterà l’Occidente a rafforzare la propria egemonia, a completare il delirio unico dell’unico modello mondiale.

Il libro vuole evidenziare gli errori di un sistema che, secondo l’autore, nonostante si definisca liberale e democratico, è anch’esso integralista, totalitario e nel quale domina incontrastato lo spirito di Mefistofele che opera eternamente il Bene ma realizza eternamente il Male. Nonostante concetti eversivi e toni a volte dissacranti, “Il vizio oscuro dell’Occidente” è un saggio che fa riflettere molto, consigliato a chi abbia voglia di sentire una voce fuori dal coro.

Alessandro Santini

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