Galaxy Roulette I – “Where the story begins”

di - 13 settembre 2009

solo una cittàAVVISO

La storia è interamente opera della fantasia, quindi non si vuole offendere nessuno e ogni possibile nesso con la realtà è frutto di pura casualità e d’immaginazione altrui.

Buon divertimento e, con un po’ di fortuna, ci leggeremo ancora nella prossima puntata.

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La città di Colignano era illuminata dalle luci abbacinanti dei fastidiosi fari delle auto. Intanto, sulla, riviera il solito via vai di uomini in cerca di avventure a pagamento rendeva il traffico della notte imprevedibile, caotico.

Era l’una di notte, in via XX settembre. Una sirena urlava  a squarciagola in lontananza, mentre Samuel, un giovane biondino dagli occhi verdi, percorreva da solo i vicoli bui del centro storico. A sinistra e a destra s’udivano lamenti di persone senza più speranza, mentre mendicanti vestiti di stracci e scarpe fatte con buste di plastica chiedevano rudemente l’elemosina agli angoli delle strade. Era un periodo di recessione economica senza precedenti e la strada accoglieva tra la sue ampie braccia, giorno dopo giorno, un numero via via crescente di vagabondi, spesso ex-juppies e operai, ma c’erano anche ex-studenti esclusi da un processo produttivo schizofrenico e dirigenti decapitati dopo l’ultimo spoil-system.

Samuel guardava il marciapiede, cosparso a intervalli regolare di merda, cartacce, siringhe. D’un tratto un odore particolare, come una zaffata acida al sapore di pompelmo, gli rimembrò la calda monotonia della banca, presso la quale faceva l’impiegato, fresco d’assunzione con contratto da tre mesi. E dopo? si chiese. E dopo niente, si rispose. Nel frattempo, pensò, continuiamo la doppia vita di impiegato e volontario notturno.

Infatti, era solito incamminarsi dopo cena, nei quartieri più grigi di Colignano, per entrare nelle sue nicchie oscure, avvolte dalla corruzione e dal dolore. Conosceva molti ragazzi suoi coetanei che avevano scelto la strada, che non erano stati fortunati come lui. Magari un lavoro noioso non è il massimo, ma almeno fa sopravvivere, continuò a pensare calciando una lattina di cola. Con regolarità, passava nelle zone malfamate a salutare e, nel caso, ad aiutare vecchi compagni rimasti indietro nella stronza maratona della vita. Alle volte li ritrovava in crisi d’astinenza da eroina, altre volte chiacchierava con loro, tranquillamente. In altri casi, invece, era costretto a chiamare l’ambulanza per segnalare un decesso.

Quanto dolore, quanta sofferenza nelle strade buie e vaporose.

Samuel, rimuginando sul vuoto culturale della città, sulla completa assenza di prospettiva per intere generazioni e sul fatto che del posto in banca in realtà non gliene fregasse alcunché, egli decise di passare al “District”, un locale per chi ha gusti variegati. In questo posto i dj underground mettono pezzi sconosciuti da intenditore o roba fatta in casa. Lì alla consolle suonavano tutti alternando grunge, progressive-ska, hard-core, tecno, elettronica, industrial, drum & bass, rock indipendente. A rotazione, sera dopo sera tranne il lunedì, si esibivano i più talentuosi ragazzi di Colignano. In tutto questo, naturalmente, Samuel non aveva alcun ruolo e, mentre s’avviava verso casa, da un vicolo apparve per sbarrargli il passo un’ombra alta, scura.

“Ciao, Sam…” disse la persona dal volto nero in controluce.

“Ciao” rispose l’altro coprendosi gli occhi dai fasci luminosi.

“Come stai?” chiese lo sconosciuto.

“Starei meglio se sapessi chi diavolo sei” disse Samuel.

“Sono Gianni. Mi hai completamente dimenticato, Sam?

La sua voce… pensò il giovane. Tra tutte le persone possibili da incontrare in questo remoto angolo del mondo, Sam trovò un suo ex compagno delle scuole medie che non incontrava da qualche anno. Riprese subito le redini del discorso e rispose:

“Ehi, Gianni! Che fine hai fatto? Mi-mi ricordo di te… Lavoravi nel negozio di armi di tuo padre… Come butta, eh? Raccontami!”

“Mah, si vivacchia. Ehm… Si sta un po’ qui… un po’ lì… ” rispose, mentre le labbra rivelavano un sorriso freddo, anonimo. La luce ora illuminava parte del suo volto mostrando il naso ammaccato, gli incavi degli occhi come caverne buie in cui erano insite due luci dai riflessi color rubino. La bocca tremava d’ansia. Il sudore inzuppava la maglietta verdone e la fronte. Samuel comprese che c’era qualcosa di fortemente sbagliato in lui e chiese: “Ehi, va tutto bene?”

“Ehm… Sì, cioè… No. Senti, tagliamo corto” rispose pulendosi la bocca e tirando su con il naso “dai, forza, dammi un po’ di Galaxy Roulette. Mi serve. Ora… e subito.”

“Di cosa?” chiese l’altro.

Gianni proseguì come un carrarmato, incurante dei dubbi altrui: “Ce l’hai? Non ce l’hai? Conosci chi ce l’ha? Sei del giro? Conosci qualcuno del giro? Ne ho bisogno sto male male… male male tanto male…” la serie di domande faceva pensare a molto più di una semplice tossicodipendenza. Samuel si preoccupò vedendo il ragazzo in quello stato di bisogno incessante, patologico. Decise di avvicinarsi per aiutarlo. Tuttavia, fu un errore fatale, perché improvvisamente gli occhi di Samuel si voltarono all’indietro e si chiusero. L’ultima cosa ch’egli sentì furono le gambe cedere e le braccia distendersi, irrigidite da un dolore nella zona destra del collo.

Era l’una e venticinque in un vicolo di via XX settembre mentre un uomo di nome Gianni trascinava per le gambe il suo ex compagno di scuola  verso un vicolo oscuro.

A presto, ;-)

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