Galaxy Roulette – II – Risvegli

di - 1 luglio 2009

Dolore.

Un cerchio alla testa come una specie di esplosione stellare.

Le palpebre affaticate e la luce che vi entrava tagliente come una lama.

Samuel tornò in sé, arrancando tra le tenebre dell’anima cercando il pannello per controllare il suo corpo.

Si risvegliò nel suo letto, sudato fradicio, dopo aver passato una notte piuttosto

(ti ricordi di me?)

strana.

Cercò di ricordare cosa avesse fatto, chi avesse incontrato dopo il lavoro.

Tuttavia, inizialmente, si dovette accontentare della strana eco di una voce malata, disturbante. Poco dopo iniziò a ricordare il percorso fatto dopo aver lasciato la mensa del volontariato: via Roma, poi via Impastato passando anche per via Somalia.

Poi i ricordi si facevano vaporosi

(ciao Sam, come stai?)

liquidi e protetti da un solido muro di sbornia.

Si mise a sedere sul letto con la testa tra le mani, che notò essere sporche di qualche sostanza nera e il dolore al braccio destro. Alzò la manica della maglia di cotone e vide un curioso arrossamento al centro dell’avambraccio. Sembrava una gigantesca puntura di zanzara. La pelle intorno al punto di penetrazione era gonfia, anormale. Questa roba non può avermela fatta una zanzara. E non credo di essere stato assediato da uno stramaledetto esercito di zanzare, pensò il giovane. Samuel si guardò attentamente  per un secondo e vide come in realtà fosse ancora vestito, anche se sudicio di immemori avventure.

(ti prego, sto male male male aiutami…)

Cazzo, ora ricordo… Gianni!

Era stato tramortito. Ma a quale scopo? Subito il ragazzo s’alzo in piedi per frugarsi nelle tasche per estrarne il contenuto: le carte c’erano; i documenti sembravano essere al loro posto; mancavano solo quindici euro ma ce n’erano altrettanti. Derubato a metà? Ma che diavolo… è pazzesco.

Andò in bagno e si sciacquò la faccia per riprendersi. La botta in testa per tramortirlo era stata molto forte, un miracolo essere ancora interi.

Tornò poi nella cameretta del suo monolocale a Colignano e si cambiò d’abito, aveva notato dalla forza dei raggi solari che penetravano dalla finestra che quella doveva essere proprio una bella giornata, perciò optò per una tenuta leggera: polo scura, pantaloni lunghi neri e scarpe sportive, comode ed eleganti al contempo.

Si diresse verso la l’entrata di casa per uscire e farsi una bella camminata, per ossigenare un cervello ancora straniato dagli avvenimenti della sera prima, poi

(hai della Galaxy Roulette?)

mise la mano sul pomello ma si accorse di non stringere alcunché.

Osservò la porta ma il pomello era ancora lì, immobile. D’un tratto notò che nel tinello una sedia era scomparsa, mentre la penisola al centro della sala iniziò a sciogliersi, come per un folle incanto. In quel mentre, il pavimento cominciò lentamente ad inghiottire Samuel, incapace di divincolarsi dalla stretta collosa del pavimento industriale. La luce del sole iniziò stranamente a lampeggiare, in un malato andirivieni delle percezioni. Impotente, Sam iniziò ad urlare forte, disperato.

Fuori dalla finestra della camera, giungevano le urla felici di bambini che giocavano a nascondino per i vicoli del quartiere e il vivace strombazzare dei clacson.

(aiutami)

Ora Gianni, l’ex-amico che lo aveva tramortito, gli apparve innanzi, sovrastandolo. Era muto e non sembrava affondare nel pavimento, né diede una mano a Sam per risalire, con la mente diceva solo

(aiutami aiutami).

Subito dopo l’uomo allungò una mano aperta verso il ragazzo e gliela poggiò sulla fronte per spingerlo ancora più giù, verso l’abisso del nulla.

Dopo che trascorse un minuto, durante il quale l’universo sembrava mescolarsi e ricomporsi in strane e orribili forme, Samuel si risvegliò in un prato, tutto sudato e tremolante. L’unica cosa a fargli compagnia era una pozzanghera di liquido rosso e giallo, dagli inspiegabili contorni bluastri.

Maximiliano Sanvitale

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