Galaxy Roulette III – inCoscienza

di - 9 ottobre 2009

NOTA: per chi avesse perso gli episodi precedenti ecco l’episodio uno e l’ episodio due

I tremori svanirono presto ma, ciononostante, lo sporco e il sudore continuarono a perdurare sulla pelle e i vestiti di Sam. Intanto, il fetore della pozzanghera di fluido non identificato lì vicino era quantomeno asfissiante.

Buttato sul fianco destro, steso su una panchina, un clochard lo guardava stupito, come se fosse apparso dal nulla in pieno giorno, sotto i suoi occhi.

Un senso di straniamento totale e un acuto dolore nelle viscere improvvisamente iniziò a dilaniarlo.

Stordito e come calpestato da una mandria inferocita, il ragazzo tornò in piedi con fatica e crampi. Era come se il suo corpo eseguisse una sinfonia di movimenti cacofonici e scoordinati. Ma, nonostante ciò, questo era lo stato delle cose e Sam, appoggiandosi faticosamente ad una seconda panchina a cinque metri da lui, decise di arrendersi giusto per il tempo necessario a riprendere fiato.

Non sapeva com’era arrivato lì, esattamente come non sapeva come prima era tornato nel suo monolocale. Era come se quelle due situazioni separate fossero unite da un inspiegabile, eppure reale nelle sue dolore conseguenze, continuum di causa ed effetto.

D’un tratto, tutto divenne chiaro nella sua mente. Gianni, l’amico ritrovato l’altra sera, pensò, l’uomo che mi aveva chiesto insistentemente un po’ di “Galaxy Roulette”E poi il buioCome se qualcuno mi avesse dato una mazzata sulla nuca. Samuel ricordò di avere qualcosa di strano sul braccio. Alzò la manica per  controllare: il bozzo c’era ancora. Un caso di somatizzazione onirica?

Pensò poi di stare meglio e si mise in piedi per muovere i primi incerti passi verso casa. Barcollava leggermente meno, come se gli effetti di quella strana esperienza stessero iniziando a svanire lentamente, come il sipario della nebbia s’alza su verdi valli ombrose.

Vide che all’uscita del parco c’era una fermata dell’autobus urbano. Passò al tabacchino all’angolo per acquistare un biglietto valido per una corsa e si diresse verso la pensilina per sedersi un altro pochino. Mentre aspettava, si accese una sigaretta. Poco dopo, l’autobus che lo avrebbe portato a due passi da casa apparve da dietro un dosso di Colignano. Una volta a bordo, cominciarono ad avvicendarsi con violente vampate di luce verde e blu le immagini confuse di ciò che gli era successo. E a Samuel non piacquero neanche un po’.

Gianni mi aveva trascinato in un vicolo… Sì, ne sono certo. Lì, nella cieca oscurità, un secondo paio di braccia mi ha bloccato e costretto a stare giù a terra, immobile a mangiare la polvere. Poi, ad un certo punto qualcosa… una punta metallica m ha penetrato le carne. E poco dopo… rinvengo nella mia camera da letto! Ma… qui come ci sono arrivato? pensò il giovane. Le porte del pullman sbuffarono per spalancarsi, il viaggio era terminato.

In preda al panico dovuto alle gravi amnesie ma, tuttavia, consapevole di essere stato drogato con una sostanza potentissima, nel giro di dieci minuti Samuel era sotto il portone di casa. Nell’atrio incontrò Cinzia, la sua vicina di casa.

“Ehi, Sam, come butta la giornata?”

“Bene, Cinzia. Devo dire che non sarebbe potuta iniziare meglio” ironizzò lui.

“Ti va un caffè a casa tua? Sembri uno straccio!”

“Ma come, offri tu e pago io?” rispose scherzoso, nonostante il mal di testa.

“E che non s’era capito?” lei rispose con un ampio sorriso.

Tra i due c’era un’intesa da buoni vicini, sin dai primi giorni in cui Sam si era trasferito nel condominio. Lui le fece strada fino all’appartamento. Era metà mattinata e, per sua fortuna, si accorse che era sabato e non avrebbe dovuto lavorare. Tuttavia, entrando nell’appartamento ebbe come il sentimento che qualcosa fosse cambiato. Magari un effetto della luce, chissà. Intanto, Cinzia si accomodò su uno degli sgabelli intorno alla penisola posta nel tinello. Il giovane iniziò ad armeggiare con caffè, tazzine e moka. Strano, queste tazzine non ricordo di averle comprate. A forza di fare questa doppia vita, può darsi che esca matto per le stress, si giustificò razionalmente lui. Anche il caffè, aggiunse tra sé e sé, non è questa la mia marca preferita…

“Allora che hai combinato?” chiese Cinzia rompendo il silenzio.

“Vedi… ehm… sono stati due giorni molto strani. Ieri sera mentre tornav-” ma il ragazzo non terminò mai la frase e, improvvisamente, il barattolo del caffè cadde per terra preceduto dal fragoroso tintinnio del cucchiaino che stava usando per caricare la moka. Samuel era sparito nel nulla, si era volatilizzato nel suo appartamento.

In quell’istante, Cinzia gridò di spavento e meraviglia mentre fuori, dall’appartamento, una figura di spalle s’apprestava a bussare alla porta.

Maximiliano Sanvitale

Ricordo, per chi avesse perso gli episodi precedenti ecco lepisodio uno e l’ episodio due

Alla prossima ;-)


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