Galaxy Roulette V – Un uomo nelle tenebre

di - 7 novembre 2009

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Episodi precedenti: 1, 2, 3, 4

Cinzia volava. Le gambe si flettevano come gli agili arti di una gazzella mentre attraversava trafelata gli stretti vicoli del centro storico di Colignano alla ricerca di Gianni, l’uomo che li aveva scaraventati in quella terribile situazione.

Nel frattempo, Samuel, ancora sofferente nel proprio appartamento, era riuscito a stenti a stendersi sul letto. La testa gli girava, pulsando pesantemente, mentre lo stomaco si era trasformato in un tritacibo. Aveva una fame inusuale e aveva come l’impressione che tra non molto il suo apparato digerente, digiuno ormai da qualche ora, si sarebbe ribellato iniziando a mangiare il proprio ospite dall’interno. Gli occhi erano di un colore giallastro, malato, la Galaxy Roulette che gli era stata iniettata aveva mandato il suo organismo nel caos. Cinzia, ti prego. Fai presto, supplicò alla sua anima dopo un violento spasmo.

Cinzia era ormai nei pressi di via XX settembre. Sembrava tutto deserto, silenzioso. Il solo rumore era dato da dei giornali che, mossi dal vento, si alzavano ballando un inquietante tango a mezz’aria.

La ragazza era ancora sconvolta da quello che aveva visto a casa del suo condomino. La sparizione e poco pochi minuti, la riapparizione scioccante. Ma che cazzo gli ha dato questo figlio di… ma, improvvisamente, mentre era in sovrappensiero gli parve innanzi un uomo.

Esile, età indefinibile.

“È già iniziato, vero? ”

Gli occhi di Cinzia fissano, muti.

“Il tuo amico. Ha già iniziato ad oscillare, vero?”

Cinzia non sapeva cosa dire.

“Vieni con me se vuoi che sopravviva”

La ragazza lo seguì mentre s’infilava in un vicolo. Quell’uomo misterioso, alto e smunto, aveva la contraddittoria capacità di spaventarla a morte e attirarla. Era come se quella voce baritonale, bassa, fosse un richiamo antico, un’eco senza nome di oscuri rituali smarriti nelle pieghe del tempo. Camminando attraverso vicoli a lei sconosciuti, la ragazza notò che l’atmosfera era cambiata. Intorno a lei, c’erano strani simboli dipinti sul muro. Non sembravano classiche firme da writer stradaioli, né tantomeno murales. Cinzia poteva sentire l’aria crepitare intorno al suo corpo, come se fosse investita da micro scariche elettriche a ritmo regolare. Poi tutto si fece buio e slavato. Le sue retine, che avevano registrato tutto fino a quell’istante, si disattivarono rendendola come cieca. Vedeva, ma non vedeva. Tutto intorno a lei si faceva di un nero morte, rischiarato da violenti lampi di luce blu.

Dopo la tempesta riaprì gli occhi. Si ritrovò in un appartamento. Gianni era ancora con lei, seduto per terra a gambe incrociate. Non aveva detto nulla nel frattempo ma, nell’assurdità del momento, l’uomo fissava Cinzia con insistenza, come per osservare attraverso di lei, in un punto dello spazio posto oltre la giovane.

“Il mio nome non è Gianni. Questo è il nome con cui mi conoscono i mortali qui, in Italia. Mi chiamo Virgil e altro non ti serve sapere.”

“Dove mi hai portata?” chiese la giovane spaurita.

“In un posto che non è un posto. Un non luogo” rispose lui con l’ironia del saggio.

“Che diamine vai farneticando? Dimmi dove siamo!”

“Lasciami parlare. Abbiamo poco tempo e il tuo amico, Samuel avrà presto bisogno di te. E comunque, per quel che conta, sei in un appartamento a New York. L’anno è il 2023 dopo Cristo”

Cinzia iniziò a ridere di gusto perché, in realtà, ne aveva le palle piene. Non ne poteva più dei trucchetti da due soldi e delle menzogne di uno sconosciuto, tanto misterioso quanto inquietante.

“Non c’è nulla da ridere.” Rispose Virgil alzandosi da terra. La figura imponente si avvicinò alla finestra e scostò la tendina. Simmetricamente Cinzia si avvicinò all’infisso tenendosi comunque a debita distanza da quell’essere misterioso. Diede una sbirciata e non ebbe il coraggio di credere alle proprie percezioni. Con la coda dell’occhio aveva intravisto una macchina fluttuare e muoversi nell’aria. I palazzi del centro erano come torri che si perdevano nelle inarrivabili nuvole del tempo. Giù in strada le persone sembravano spostarsi senza muoversi, come su tappeti magici.

“Questo… questo è uno scherzo, vero?”

“No. È reale. Proprio come me e te.  Ma sta a te accettarlo.”

Cinzia si sedette per terra, disorientata. La testa girava e il tempo per Samuel correva. Alla fine, fece una scelta e disse: “Ok, mi hai convinta: cosa devo fare per salvare il mio amico?”. E tra l’uomo senza tempo e la giovane di Colignano scese un orribile silenzio d’attesa.

In un altro universo, quello di Colignano, Samuel vomitò un lacerante grido di dolore.

Maximiliano Sanvitale

Episodi precedenti: 1, 2, 3, 4


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