Galaxy Roulette VII – InSolutione

di - 12 gennaio 2010

la-chiave

Episodi precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6

Cinzia guardava sgomenta i movimenti compiuti da Virgil.

Aveva tracciato delle linee sul pavimento. Simboli magici rossi scritti in un linguaggio sconosciuto circondavano la ragazza inerme, immobile.

Un intenso odore d’incenso pervadeva la stanza.

Il silenzio sembrava ovattato, come una specie di ineliminabile rumore di fondo. Virgil era un uomo di poche ma importanti parole, non il tipo di creature che ama sprecare inutilmente fiato.l'ingranaggio-meccanico

“Cosa stai facendo?” chiese la giovane.

Nessuna risposta. La creatura era troppo indaffarata nel preparare il rito.

“Cosa dovrò fare?”

Ancora muto, l’essere continuava a disegnare. Dopo poco si alzò per porgerle un oggetto. Era un ingranaggio metallico, pesante, accompagnato da una chiave di bronzo.

“Questo è ciò che dovrai fare: in questi due simboli c’è la soluzione ai miei problemi e a quelli del tuo amico.”

“Ma la sostanza per stimolare il passaggio che hai utilizzato con Samuel? Come faccio ad eliminarla dal suo corpo?”

“Non preoccuparti, andrà tutto bene. Ora Samuel ha solo bisogno di te e di questi due strumenti. Ora devi tornare indietro da lui e portargli questo messaggio da parte mia… digli che il tempo è giunto. E, dimenticavo, portagli le mie scuse.”

Quegli oggetti vibravano di natura, come se l’esistenza degli universi passasse attraverso di loro. Osservò accuratamente la chiave e l’ingranaggio e notò come fossero perfettamente lavorati, lisci e lucenti. Sembravano forgiati con il fuoco delle stelle, figli di artigiani d’altri mondi.

Un’ingranaggio e una chiave… la chiave… una porta… per dove?

“Samuel sa già tutto, scommetto”

“Esatto”

“Samuel sa anche dove deve andare?”

“No. Ma lo capirà, suppongo.”

Virgil fece un passo verso di lei, minaccioso. I suoi occhi erano diventati due cavità buie, illuminate da un bianco baluginio di fondo. Cinzia era come paralizzata. La creatura fece un altro passo e la sua mano era già poggiata sulla fronte di Cinzia.

Aftang, Aftang, chulua katreu nimazu, pronunciò con un tono di voce di tomba. Un demone era in quell’essere, comprese Cinzia.

“Ora vai, ragazza dai capelli d’argento, vai. E tieni d’occhio il mio giovane Samuel”

Cinzia sentì una fitta sulla fronte, un dolore accecante potente come l’esplosione del sole. Poi in un istante tutta la sua vita precedente le passarono innanzi.

La giovane riaprì gli occhi.

Sbatté ben bene le palpebre e notò un corpo al suo fianco. Era Samuel, in piedi, apparentemente in buone condizioni. Poi Cinzia notò i vestiti, cambiati. Sembravano provenire da un distante futuro. Anche i suoi vestiti erano cambiati e i suoi capelli argentei. Erano entrambi in una stanza polverosa, decrepita. Davant i a loro uno specchio lucente, la cornice in ferro battuto, un fregio in alto.

Samuel guardò la ragazza negli occhi, lei fece lo stesso. Un momento intenso, forte, la chimica del corpo che s’accende. Poi lei gli porse la chiave e l’ingrannaggio.

“Tieni. Sono da parte di Virgil… ma come ti senti?”

“Mai stato meglio, credimi” disse lui osservando i due oggetti che Cinzia le aveva consegnato.

“Ma la Galaxy Ruolette?” incalzò lei.

“Non ne ho idea. Il dolore è svanito all’improvviso.”

Le cose non quadrano, si disse la ragazza. “Allora… ehm… sei mai stato dall’altra parte con Virgil?” riprese lei, andando dritta al sodo.

“Io? Beh… vedì… io provengo dall’altra parte” rispose lui, tra l’imbarazzato e il divertito.

“Allora cosa devi fare? Vuoi tornare indietro?”

“No. Il mondo nel quale ci siamo conosciuti è un… è un tramite.”

“Un tramite per cosa?”

“Forse verso altri universi. O altri tempi, difficile dirlo. Sappiamo solo che è un punto di snodo importante.”

“Aspetta, vorresti farmi credere che sei un esploratore?”

“In un certo senso, sì. Devo mappare i punti di snodo degli accessi ai mondi.”

“Aspetta, ma perché devi farlo?”

“Il perché? Oh mio dio…”

“Che cosa? Non sai perché? Obbedisci agli ordini di una creatura e non sai neanche i motivi?”

“Certo che li so. Ma mancava qualcosa prima di partire per il nostro lungo viaggio.”

“Cosa? Aspetta! Hai detto nostro viaggio?” cominciò a dire lei ma subito Samuel lo stoppò

“Sì, il nostro. Perché adesso, oltre alla chiave e alla ruota dentata ci sei anche tu. Ora prepariamoci.”

Lui le prese la mano con forte gentilezza. Il suo tocco era autorevole, sembrava un’altra persona dallosguardo sicuro, la sua voce più profonda, calda. Cinzia era impaurita e affascinata dalla situazione in cui si trovava.

“Prendi la chiave, io prenderò la ruota dell’ingrannaggio.”

Erano entrambi davanti allo specchio, simmetrici, con abiti di un altro tempo. Lui fissava il riflesso di lei, con una certa soddisfazione. Lei invece aveva gli occhi lucidi d’emozione. Stava per imbarcarsi in un nuove strane avventure, oltre la realtà in cui era nata e che le apparteneva.

Poi, nella mente un lampo. Riattraversò con strabiliante velocità i fatti dei due giorni precedenti e finalmente capì: Non c’era nessuna droga. Nessuna Galaxy Roulette. Era un trucco. Un abile trucco per convincere me ad instaurare un legame con Samuel, provare compassione ed empatia con il viaggiatore. Per unirci, non per caso. E Virgil lo sapeva, lo avevano ideato insieme. Come spiegare il fatto che ora Sam stesse così  bene? Era tutto frutto di un piano perfetto… E io ci sono cascata in pieno come – ma Cinzia non terminò la catena di deduzioni che all’improvviso lo specchio emanò un bagliore fortissimo, pulsante.

Una luce chiarissima con una radiazione di fondo azzurra.

Poi il nero.

Ancora la luce. Di nuovo il battito del cuore dell’esistenza pulsò attraverso lo specchio posto innanzi a loro.

Samuel guardò la ragazza, ancora una volta. La ragazzà non aveva più il volto pensoso. Guardava quella pulsazione luminosa rapita, ipnotizzata dalle infinite possibilità che stava immaginando, tutte insieme in un turbinio di persone e luoghi che  le teneva occupata la mente.

Cinzia alzò lo sguardo su quel ragazzo misterioso, di cui credeva di conoscere vita  e abitutidini. Samuel ricambiò il gesto per poi tornare a fissare la superificie riflettente. Anch’io avevo quello stesso sguardo la prima volta, pensò Samuel. Abbiamo tutti lo stesso sguardo prima di entrare nella terra del sogno e dell’incubo, del fantastico. Degli infiniti mondi. Ma questa volta, non sarò solo. Ora non mi resta che aiutare Virgil ed essere nuovamente libero ma, soprattutto, vivo.

Due fasci di luce li avvolsero, contemporaneamente, alla cinta per poi tirarli dolcemente oltre la soglia del possibile, scavalcando il regno dell’improbabile, laddove possiamo essere semplicemente tutto ciò che riusciamo ad immaginare.

Cinzia sorrise, immersa nel bianco dove gocce d’esistenza si sciolgono nell’oceano dell’incoscienza.

Maximiliano Sanvitale

Pescara, 10 gennaio 2010

Episodi precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6

Pubblicato da

Lascia un Commento