Home » Società

Generazione perduta?

di Marco Patruno – 9 gennaio 2010 – 00:11Un Commento

giovani_futuroSembra che la crisi colpisce soprattutto i più giovani, i soggetti più fragili del mercato del lavoro. Molti giovani non fanno in tempo di uscire dall’università e coltivare sogni e speranze che rischiano di cadere dall’ultimo piano di un grattacielo. Secondo i dati riportati dal sito di Repubblica.it, nel secondo trimestre di quest’anno sono 404 mila i giovani che hanno perduto il lavoro, e il tasso di disoccupazione tra i giovani raggiunge livelli impressionanti, il 24% più del triplo rispetto alla media nazionale. Un dato a dir poco drammatico, inoltre l’età che va dai 24 – 35 anni viene considerata la più produttiva.

I giovani più colpiti sono anche quelli più istruiti. Bloccati nel “tunnel” del precariato e della disoccupazione sono, infatti, soprattutto laureati e diplomati. Coloro che hanno investito anni della loro vita tra i libri e i banchi di scuola per coltivare la più che legittima speranza di una prospettiva di vita migliore e professionalmente appagante. L’unica nota tragicomica, e che l’Italia sotto questo profilo sembra essere unificata. I giovani del nord, centro, sud Italia e delle isole pagano allo stesso modo una crisi che allo stato attuale non sembra a loro offrire una via di uscita, se non quella di una fuga all’estero per chi può. Il sito di Repubblica ha dato al via un’iniziativa per dare voce a questa generazione perduta, e chiede a tutti i giovani precari di inviare i loro racconti. Mi auguro che questa iniziativa non sia soltanto editoriale, ma possa portare ad un progetto più concreto per i giovani.

Sono andato a zonzo per il web raccogliendo i contributi e testimonianze di alcuni giovani precari – stagisti – blogger. Riporto qui di seguito la loro testimonianza. Ovviamente per motivi di spazio non ho potuto includerli tutti quanti. Ma per quei stagisti, precari blogger che vogliono raccontarmi le loro disavventure o dare una loro testimonianza possono contattarmi all’indirizzo marcopatruno1980@libero.it http://generazionep.blog.lastampa.it.

Tra le testimonianza che mi hanno particolarmente colpito riporto  alcuni passi della blogger vita da stagista che dà il benvenuto ai suoi visitatori dicendo: “Ciao a tutti, mi chiamo Luce, ho 25 anni e di professione faccio la stagista. Cosa significa stagista? E’ difficile dirlo… Vivo ai bordi di periferia, stile Eros Ramazzotti, ma il mio sogno non è quello di vincere al Festivalbar cantando una canzone strappalacrime. Nella vita ho sempre voluto scrivere…. Io ancora non faccio nessun mestiere (a parte la stagista), vivo con mamma e papà e sogno sempre di affascinare gli altri con quello che scrivo…”

Ma tra le altre testimonianza, voglio riportare anche quella della blogger maledetta la moda racconti di una stagista a Milano che in un post scrive: “dall’alto della mia esperienza di stagista di professione posso modestamente dire di aver visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Voi umani??? Certo, ho avuto modo di appurare che lo stagista per l’eletta razza degli assunti a tempo indeterminato, non è un essere umano: è una creatura ibrida, una sorta di minotauro: metà collega, meta schiavi”

Queste che ho riportato sono soltanto alcune testimonianze, tra “l’oceano” di storie che possiamo trovare nel web. L’unico rischio è annegare. Tuttavia tutte queste storie e testimonianze vanno rispettate perché esprimono lo straordinario attivismo dei giovani italiani che non vogliono arrendersi all’evidenza di una crisi che le vede scacciati sempre più dagli spazi fisici della società, e sempre più protagonisti ma al contempo rifugiati nello spazio virtuale della websfera, una sorta di esilio. Ma le loro testimonianze, pur velate a volte, da una consapevole o inconsapevole  cinica  ironia  esprimono tutta la loro indignazione verso il precariato e gli stage.  Cinica ironia necessaria per difendersi dalla peggior censura dei nostri tempi, cioè etichettare la critica di un precario come lamentela o come uno sproloquio fine a se stesso.

La mia generazione è perduta ? forse non ancora, ci sono ancora margini ristretti di un cambiamento. Ma bisogna fare in fretta, e soprattutto i nostri predecessori devono capire una volta per tutte che se la mia generazione sarà perduta, perderanno anche loro. Perderà il futuro del mio paese.

Condividi questo articolo:
  • Print this article!
  • Facebook
  • E-mail this story to a friend!
  • TwitThis

Articoli correlati:

  1. Precarietà – La risposta della Repubblica degli Stagisti

Leggi altri articoli nelle categorie: Società

Un Commento »