Violenza sulle donne – Guai a chi ci tocca
maggio 22, 2009 in Denunce, Società da Arianna O.
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“Io sento che il mio corpo quando attraverso questa città non è al sicuro. Io ho trasformato le mie abitudini, i miei percorsi. Io ho iniziato a camminare con passo veloce quando percorro tragitti non illuminati. Quando ho un uomo alle spalle cambio lato della strada e quando ne incrocio uno mi chiedo se mi potrà fare male.
Questa mi sembra l’unica possibilità di autotutela del mio corpo. Io voglio correre forte restare libera. Io voglio agire muovermi spostarmi aggirarmi. Io voglio godere”
Queste le parole scritte in un fascicoletto del gruppo “guai a chi ci tocca”, parole sante, parole vere. Oramai in centro non posso camminare dopo una certa ora per strada senza che il mio ragazzo o i miei amici mi accompagnino. Non sono più al sicuro. Che mondo è questo, dove (ad esempio) gli ex fidanzati ti perseguitano fino ad arrivare persino a ucciderti. Quante altre storie che non vengono raccontate, e già quelle raccontate sono troppe! ce ne fosse anche solo una di tragedia all’anno così sarebbe uno schifo… ma sentirne ogni mese… è da disgusto. Come si fa a sentirsi tutti uguali .. quando in effetti non lo siamo. Che gli uomini sian più forti e le donne più deboli fisicamente è un dato di fatto, c’è bisogno di più rispetto. Basta alla violenza sulle donne.
“…pensiamo che la violenza sulle donne, in tutte le sue forme e manifestazioni, sia un fenomeno sociale denso di significati politici e sessisti, che parte da un’espressione di ancestrale volontà di categorizzazione, dominio, annientamento e sfruttamento dell’altro in una società dove l’identità del diverso viene sempre più percepita come presenza minacciosa, degradante e trasgredente alle tradizionali forme di espressione e di ri-produzione. Dove la sessualità è costruita su un modello dominante maschile, a prescindere dalla sua provenienza geografica, appartenenza religiosa, collocazione sociale…”
NON SONO FEMMINISTA. SONO UNA PERSONA.
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sono una ragazza di 28 anni e vivo in una cittadina alle porte di vicenza,non è una metropli, più o meno ci si conosce tutti ma io ho paura lo stesso.
Ho paura la sera quando, dopo il lavoro, vado nel parcheggio a prendere la macchina, ho paura quando vado a correre e c’è sempre,e dico sempre, l’uomo di turno che abbassa il finestrino e mi urla qualche commento o il ciclista che mi fischia e mi guarda il sedere, ho paura quando prendo il treno e non c’è nessuno e magari sale un uomo, allora mi sposto e vado nel primo vagone vicino al capotreno.
E’ vivere questo?
Io non sono una femminista e non ce l’ho con gli uomini ma ogni volta che sento che una donna viene stuprata è come se avessero violato anche il mio di corpo.
Faccio un lavoro che mi porta spesso a contatto con donne picchiate dai mariti e lasciate sole senza neanche un centesimo e con i figli da mantenere.
Io mi indigno ogni giorno di fronte a tutto ciò, purtroppo per l’opinione pubblica questi soprusi stanno diventando la normalità.
Queste violenze sono frutto dell’ignoranza, di una cattiveria perversa e sono legittimate dai modelli di comportamento che ci impongono di venerare una donna vista come un oggetto, vedi le veline e tutte quelle ragazze nude che sgambettano per la televisione.
No non sono una bacchettona ma fino a quando la donna sarà considerata un oggetto non si farà nessun passo avanti, quante volte si sente dire di una che è stata violentata ” si ma andava in giro di sera mezza nuda e da sola”… ” si ma se l’è cercata visto come andava in giro vestita”.
Io pretendo di avere il diritto di andare in giro per vie buie di sera tutta scollata senza che mi succeda niente? Perchè uno schifoso qualunque deve sentirsi in diritto di abusare di me?
Io credo che dobbiamo farci sentire, è ora che ci muoviamo secondo me.
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Mi sono anche un pò seccata di tutti quelli che continuano a stumentalizzare gli stupri riconducendoli al vestiario “sbagliato”O “Fuori luogo” di quella o di quell’altra donna. sono pure annoiata da chi riocnduce tutto alla tv e alle veline di turno: ma che c’entra? Il problema è insito nell’uomo(leggi maschio).Animale incontrollato e incontrollabile che spesso prevarica i limiti del lecito e del consentito. la colpa non è di chi veicola le informazioni, ma di crea la cultura, cioè di chi ha voluto la parità dei sessi ma si comporta in modo totalmente opposto, di chi fa della non rispetto la propria legge di vita.
“Il cielo sopra di me, la legge morale dentro di me” ma dove sono finiti?
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Il fatto che percentuali elevatissime di violenze avvengano in casa fa capire quando queste questioni vengano strumentalizzate dai media e dalla politica. Purtroppo i pericoli maggiori per le donne vengono dall’interno delle mura “amiche”, vengono dalla vigliaccheria di uomini che si sentono forti, per questo. Probabilmente perchè non hanno il coraggio di affrontare la vita e le questioni che pone.
Colpa è anche di tutte le donne che non denunciano questi fatti. Che si chiudono nel silenzio. Perchè il loro silenzio può condannare altre donne allo stesso destino. E condannare loro stesse all’inferno in vita.
D’altra parte però bisogna sottolineare che poche donne vengono tutelate, nel momento in cui decidono di esporsi. Quando si sente di donne che hanno denunciato mariti/fidanzati/ex fidanzati, che dopo mesi di minacce vengono violentate, o addirittura uccise, come le si può biasimare, se la paura le spinge a subire in silenzio? Come possiamo dare loro torto? E’ purtroppo un circolo vizioso, difficile da spezzare.
Però io credo che la denuncia sia un primo e fondamentale passo per cercare di fare qualcosa.
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Pienamente d’accordo con Andrea.
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