Guardiamo al futuro ma siamo nel passato

agosto 24, 2009 in Dossier Ambiente, Ecologia, Politica da Simona Scelfo

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ImageShackImmaginate: siamo alla Camera, Stati Uniti, un neo-eletto presidente chiamato Obama sostiene di prendere ad esempio Giappone, Germania ed Italia per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Non solo, rincara la dose sostenendo che, tali Paesi, devono essere presi a modello, e gli Usa non saranno da meno! Un sogno, e tale rimane. Per trasformarlo in realtà dobbiamo sostituire all’Italia la Spagna. Infatti se nel discorso di Obama includiamo la Spagna, non dobbiamo immaginare un bel niente poiché, quello che otteniamo, è proprio il testo del discorso del presidente Usa. Sì, questo nuovo, abbronzato (come direbbe qualcuno), presidente che, per risollevare l’economia a stelle e strisce, vuole spingere sull’energia pulita.

Per capire perché la Spagna venga presa come punto di riferimento,  è il caso di soffermarci sulle politiche energetiche di questo paese, soprattutto, confrontiamole con il nostro. Vedremo perché, il Bel Paese, non è neanche alla lontana tra i possibili candidati ad aspirare al ruolo di modello.

Questo confronto nasce da un articolo de El Paìs che, attirata da subito la mia attenzione, così titola: “Las renovables baten sus marcas y generan ya del 30% de la electricidad”. Se non fosse abbastanza chiara la portata di una percentuale così alta, il giornalista, nel sottotitolo, fa presente che “España supera en lo que va de año el objetivo fijado por la UE para 2010”. Tradotto in parole povere vuol dire che la Spagna utilizza quel patrimonio di sole e vento che la sua collocazione geografica le fornisce, e,  ci tengo a sottolineare, a cui noi non avremmo nulla da invidiare. Invece invidiamoli, perché noi questo potenziale non lo utilizziamo, anzi lo snobbiamo decisamente, e, non contenti, siamo ai primi posti delle classifiche mondiali per importazioni di energia elettrica. Complimenti.

ImageShackPer comprendere nel dettaglio quello di cui si sta parlando, ecco, numeri alla mano, il quadro della situazione. Dal titolo dell’articolo de El Paìs sappiamo che la percentuale spagnola di approvvigionamento da rinnovabili ha raggiunto il 30%; siete curiosi di sapere a quanto ammonta in Italia? Presto detto, siamo al 15,7%. Non crediate però che si possa semplicisticamente dire che loro hanno raggiunto il doppio. No: noi bariamo. Trucchiamo questo dato includendo nel conto delle rinnovabili (alla voce termoelettriche), anche l’energia generata dalla termovalorizzazione ovvero la combustione della spazzatura.

A questo punto bisogna aprire una parentesi. Non è che la combustione di rifiuti non sia fonte rinnovabile in sé. La questione è che in Europa (direttiva CE 2001/77) è considerata rinnovabile solo la porzione che deriva dalla combustione del materiale organico, quello non riciclabile, mentre il resto è smaltito diversamente, reimpiegato, riciclato, quello che si vuole, ma non bruciato. Risultato? Nei nostri conti i valori sono gonfiati. La combustione di rifiuti raggiunge il 2% del fabbisogno energetico, però bruciamo quello che non si dovrebbe; non solo, negli anni passati, poiché tale pratica è stata assimilata a fonti rinnovabili, sono stati elargiti anche contributi statali,  i CIP6 (ovvero un 6% sulle bollette pagate dai cittadini che sarebbero dovuti essere investiti in energie pulite). Morale della faccenda? Bariamo. Se fossimo ad una partita di poker dalla nostra manica cadrebbe un asso, o forse una regina, dipende dalla mano.

La termovalorizzazione non è che una delle potenziali fonti rinnovabili, peraltro una delle meno pulite. Il panorama delle fonti è in realtà vasto e si divide tra: fonti che vengono definite “classiche”, ovvero centrali idroelettriche e centrali geotermoelettriche (per approfondire sull’argomento suggerisco la lettura di un articolo con una proposta molto interessante la nuova frontiera viaggio al centro della terra), e fonti che vengono dette “nuove” come eolico e solare. Per completezza di esposizione, ritengo doveroso citare le energie ancora in fase di sviluppo quali: le biomasse, l’energia geotermica da rocce calde e lo sfruttamento dell’energia oceanica (solo per dirne alcune), sulle quali però non mi soffermerò vista la loro peculiare applicazione (anche se ci tengo a sottolineare velocemente il fatto che le biomasse, combinate con lo sfruttamento di combustibili fossili, hanno reso il Brasile completamente autosufficiente sul piano energetico).

A conti fatti queste fonti (classiche  e nuove) sostengono il nostro fabbisogno energetico in modo spaventosamente limitato: le classiche idroelettriche e geotermoelettriche raggiungono rispettivamente il 10,7% e l’1,5%, e sono già a livelli di sfruttamento massimo. Tra le nuove, e questo è il momento in cui dovrebbero cadere le braccia, non prima però di averci consentito di strapparci i capelli, siamo messi decisamente male: eolico 1,1% e solare 0,01%.

Nel 2008 eolica ed idraulica in Spagna hanno realizzato il 18% del fabbisogno, senza il solare, e, soprattutto ImageShacksenza la spazzatura. A questo punto mi diletto nel raccontarvi un episodio che ho trovato particolarmente indicativo: il 2 novembre 2008 la Red Electrica ha dovuto disconnettere il 37% degli impianti eolici perché, a causa delle condizioni atmosferiche particolarmente favorevoli, stavano generando troppa energia creando un sovraccarico nelle rete. Tale possibile eccesso di approvvigionamento, permetterà ai nostri vicini iberici di realizzare un piano di scambio con la Francia a sostegno di una più efficiente politica energetica. Peraltro, aggiungo, il disconnettere un impianto eolico per evitare il sovraccarico non genera altro effetto se non il girare a vuoto delle pale. Provate a gettare un fusto di petrolio in mare, o occultare una barra di Uranio-235 sottoterra, e ditemi se non si rischiano conseguenze semi-catastrofiche.

Il fatto incontestabile è che le energie rinnovabili sono un vantaggio, e non solo per quegli “esaltati” del WWF o di Greenpeace; sono, piuttosto, un redditizio settore di investimenti e creazione di posti di lavoro, tanto che Obama punta a renderle un settore trainante della malmessa economia statunitense per uscire dalla crisi. Tali fonti di approvvigionamento energetico rendono indipendenti, non solo da un punto di vista economico, ma anche politico. Economicamente parlando, la Spagna nel 2008, grazie ai soli impianti eolici, ha evitato l’importazione di combustibili fossili per ben 1.200 milioni, generando 40.000 posti di lavoro ed evitando l’emissione di 20 milioni di tonnellate di CO2 (l’equivalente di un quinto delle emissioni totali di tutto il paese).

E noi? Noi siamo il secondo paese al mondo per importazione di energia elettrica, il primo se si conta il saldo con l’estero. Il 90% dell’energia elettrica che importiamo viene da Francia e Svizzera che la producono con centrali nucleari e, contando anche i combustibili importati (perché non disponiamo di risorse fossili di alcun tipo), l’Italia dipende dall’estero per l’84% del suo fabbisogno energetico.  A conti fatti basterebbero una crisi, una guerra, l’interruzione di un qualsivoglia preziosissimo rapporto diplomatico, o peggio, un albero che cade su un traliccio, e rimaniamo al buio. L’unico modo per renderci indipendenti e autosufficienti è fare affidamento sulle rinnovabili; come siamo messi? Tanto per riprendere uno dei valori già citati, solare 0,01%, tombola! Siamo schiavi: sudditi delle fluttuazioni del mercato, succubi delle instabilità politiche del Medio Oriente, ruffiani di Est e Nord Europa per il gas naturale e, ahimè, dobbiamo avere paura dei temporali, perché se un albero sulle Alpi cade e finisce su un traliccio siamo nei guai. Eppure basterebbe investire… Non si utilizzi la crisi come scusa, perché c’è chi fa delle energie rinnovabili il proprio cavallo di battaglia proprio per superare questo periodo nero per le economie di tutto il mondo: Germania, Giappone e Spagna in primis, con un futuro discepolo quale gli Usa di Obama.

Concludo con una stima della Red Electrica: la sola energia fotovoltaica di cui dispongono oggi in Spagna, rende l’equivalente energetico di tre centrali nucleari. In Italia invece di puntare su tali pulite, rinnovabili e sostenibili  energie vogliamo rientrare nel nucleare. Credo ci sia una stonatura, non vi pare?

Fonti:

  • Terna, “Dati statistici sull’energia elettrica in Italia” (2007)
  • Dati IEA World Energy statistics 2007
  • BP Statistical Review of World Energy 2008
  • Direttiva CE 77/2001

  • El Paìs 9 Marzo 2009  “Las renovables baten sus marcas y generan ya del 30% de la electricidad” di Rafael Méndez

Simona Scelfo

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