Il Caravaggio Scomparso – Il mistero irrisolto del quadro rubato e la sua unica copia, è un libro di Alvise Spadaro pubblicato da Bonanno Editore (2010). L’autore, architetto, ispettore onorario ai beni culturali e storico dell’arte, nelle 92 pagine dell’opera da conto delle vicende che ruotano attorno al furto della “Natività con i santi Lorenzo e Francesco” del Caravaggio. Questo eclatante crimine contro l’arte è stato consumato il 17 ottobre 1969 nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo, nel quartiere ove ricade il mandamento che fu di Pippo Calò, “uomo destinato a diventare il potente cassiere di cosa nostra” ( L’ombra del Carvaggio, pag. 65, Nutrimenti).
La tela non è mai stata trovata. Ci sono varie ipotesi sul suo destino, e qualche speranza che non sia andata distrutta. Di certo l’opera del Caravaggio rientra a buon diritto nei 10 capolavori più ricercati al mondo tra quelli sottratti e mai più rinvenuti. Il reato è stato consumato senza che i suoi autori (probabilmente 2 picciotti) trovassero la minima difficoltà nell’azione: un calcio ad una vecchia porta secondaria dell’oratorio che si reggeva a malapena all’impiedi, la pala d’altare che viene staccata dalla parete e poggiata per terra e la lama di un taglierino che grossolanamente incide la tela lungo i bordi della cornice (sembra che sia stata danneggiata in un angolo da questa operazione); e via a passi svelti facendo il percorso inverso con il prezioso dipinto sotto il giubbotto per le viuzze del quartiere di Porta Nuova sotto una fitta pioggia. Nessun allarme, nessun custode, nessuna misura di sicurezza attiva e passiva, niente di niente. Un vero gioco da ragazzi, chiunque avrebbe potuto sottrarre la tela.
La ricostruzione dei fatti avviene principalmente sfruttando le fonti giornalistiche. Conseguenza evidente di questa scelta è una perdita di prospettiva, che l’utilizzo di una pluralità di fonti avrebbe invece mantenuto. Quantomeno sarebbe stato interessante analizzare qualche atto d’indagine e darne conto. A titolo esemplificativo: nel libro il punto sulle investigazioni viene fatto solo riportando la posizione ufficiale degli inquirenti che man mano forniscono le dichiarazioni alla stampa; ma non è esposto che tipo di investigazioni abbiano svolto, quindi non si possono fare considerazioni che un’analisi e qualche puntuale citazione degli atti d’indagine avrebbe consentito.
Alla trama principale relativa alle vicende del furto, è intrecciata quella niente affatto secondaria della scoperta dell’unica copia del dipinto trafugato, realizzata per mano del pittore Paolo Geraci nel 1627 (a pochi anni dall’opera del Caravaggio); scoperta fatta dallo stesso architetto Spataro nel 1984 a Catania.
Le pagine del libro che vanno dalla 46 alla 50, coincidono con il punto più alto del dramma: si da conto di quello che definirei un vero e proprio “stupro di gruppo continuato” ai danni dell’Oratorio di San Lorenzo che per il suo valore culturale ed artistico è stato oggetto di studio da parte di storici dell’arte di fama internazionale come Donald Garstang (che pubblico prima a Londra e poi a Palermo un volume intitolato “Giacomo Serpotta and the stuccatori of Palermo 1560-1790)”; si scopre così che dopo la Natività, la stessa sorte è toccata alle “meravigliose panche intarsiate di madreperla e di avorio”, a tutti i vasi dell’altare, ai due sportelli che davano ingresso alla sacrestia e ad un’altra stanzetta, a una dozzina di statuette dei teatrini del Serpotta, a due famose figure a cavallo, alla donna tentatrice nel teatrino della “tentazione di San Francesco”, due figure della “Predica di San Francesco al Santuario”. Ed ancora si scopre che l’oratorio è stato scoperchiato durante alcuni lavori di restauro ed abbandonato in quelle condizioni per molto tempo, costretto a subire l’ennesima violenza dai fattori climatici. Insomma come disse lo stesso Garstang l’unità stilistica dell’oratorio era stata compromessa per sempre.
Il testo è impreziosito da citazioni di autorevoli personaggi, uno tra tutti un polemico e provocatorio Leonardo Schiascia: “Se il baraccato [lo scrittore si riferisce a quanti, rimasti senza casa per il terremoto del Belice del '68, sono costretti a vivere nelle baracche] costituisse effettiva preoccupazione, uguale preoccupazione costituirebbe il Caravaggio di San Lorenzo […] C’è una interdipendenza, un legame d’ordine: del solo e vero ordine che un paese civile deve tenere”.
L’attività di ricerca e la quantità di informazioni raccolte in questo volumetto (anche se provenienti da una sola fonte) è il vero pregio del lavoro di Alvise Spadaro. La qualità delle stesse deteriora per una scarsa organizzazione del testo. Gli argomenti, seppur presentati in ordine cronologico, per scelta editoriale non sono stati sistemati in capitoli e paragrafi. Molto utile risulta invece l’indice dei nomi di persona, unica mappa per districarsi nel labirinto dei fatti in mancanza di un indice generale.












