Il ghetto della civiltà e la perdita di capacità d’interazione
febbraio 1, 2010 in Dossier, Dossier Ghetti, Società da ottavia massimo
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Il 27 gennaio scorso, scrivendo del Casilino 900, lo definii un campo nomadi. Fui giustamente accusata di aver usato il termine nomade in maniera non esatta. Effettivamente la parola nomade non definisce il gruppo citato, perchè composto da individui stanziati nella suddetta zona da varie generazioni. Senza aver mai effettuato spostamenti di massa. Casilino 900 era una comunità. Di etnie. Famiglie. Sistemi e culture non integrate alla nostra perchè considerati incivili. Casilino 900 era uno dei campi meno integrati d’ Europa. Forse anche perchè l’ unione forzata tra etnie storicamente in lotta tra loro, ha necessariamente rallentato quel fenomeno sviluppatosi invece silenziosamente, all’interno della comunità stessa.
L’ integrazione da noi pretesa, non è avvenuta nei tempi stabiliti perchè le quattro razze presenti dagli anni sessanta al Casilino 900, si sono impegnate ad integrarsi tra loro, ignorando implicitamente l’ unione con la popolazione del paese ospitante. I fenomeni interni ai campi rom presenti in Italia, non sono mai stati sociologicamente affrontati. Lo stato italiano pretende una fusione civile tra popoli, senza studiarne le dinamiche fondamentali assolutamente chiare nello svelare problematiche interne a popolazioni definite “gruppo” – in realtà formato da ceppi diversi e spesso in profondo contrasto tra loro.
Lo sgombero dello spazio tra la via Casilina e la Palmiro Togliatti è stato principalmente coordinato dai portavoce del campo stesso ed i gestori delle nuove aree ospitanti. Preoccupazione principale degli ospitanti: l’integrazione tra i nuovi arrivati ed i rom gia’ precedentemente sistemati. Preoccupazione principale degli organi governativi in ambito sociale: igiene, scolarizzazione, abbassamento effettivo del livello statistico di micro e macro criminalità. Preoccupazione principale dei capi-campo: sistemazione adeguata circa l’ origine di appartenenza delle famiglie in transito. Finalmente.
D. Bajram Rasimi, hai una lista di persone che ora e nei prossimi giorni verranno spostate in altre zone di Roma. Quali sono secondo te, le condizioni essenziali per cui questo ulteriore tentativo di integrazione funzioni realmente?
“La lista che ho qui stamattina è un elenco di famiglie prevalentemente kossovare e macedoni, con una minoranza di montenegrini unitisi nel tempo ai suddetti citati, attraverso la creazione di nuovi nuclei familiari.”
D. Casilino 900 ospita un elevato numero di famiglie bosniache. Perchè sembra si tenda a dividere queste ultime da kossovari e macedoni.
“Perchè da cinquanta anni i disordini interni al Casilino 900, avvengono principalmente tra Bosnia e Montenegro da una parte, Kossovo e Macedonia dall’altra”.
Le famiglie sono state sommariamente scelte in base al grado di civiltà proprio dei gruppi ospitanti. Le nuove sistemazioni offriranno l’opportunità di integrazione effettiva con noi popolo italiano, perchè il confronto sarà diretto e non più distratto dall’impegno nella risoluzione di dinamiche interne a sistemi contrastanti tra culture a noi sconosciute. La comunità del Casilino 900 vivrà un aspetto epocale circa un cambiamento di vita che forse porterà all’adozione di un concetto di civiltà europea, diviso in nuclei familiari sempre meno numerosi e racchiusi in dinamiche strettamente personali.
In un periodo storico in cui sembra evidente la profonda indifferenza circa le problematiche mondiali, unita ad un forte bisogno di risoluzione di dinamiche esistenziali individuali, abbiamo perso l’occasione di cogliere forse l’ unico aspetto positivo di una delle comunità multiraziali più grandi d’ Europa. Il concetto di collettività. Ripensando ad un periodo particolare di due anni fa, mi chiedo una cosa cui solo da poco son riuscita a dare una risposta soddisfacente. Perchè i bambini rom, i ragazzini che vivono nei campi abusivi, sporchi, emarginati, in condizioni di vita in cui uno dei nostri riuscirebbe forse a sopravvivere pochi giorni, sembrano così sicuri di sé? Ridono. Corrono. Piangono. Sono spesso maleducati. Urlano e sbraitano scappando da donne ancora più urlanti che li inseguono brandendo scope infangate. Per poi ricoprirli di carezze, attenzioni, amore.
Il fatto è che realmente lo sono, sicuri del proprio essere. Gli zingari vivono in comunità condivise da decine di famiglie che si amano e si odiano ad una distanza irrisoria. La convivenza è regolata da un senso comune all’ osservazione di leggi implicite e taciti accordi. Tra questi, quello forse più essenziale è una sorta di obbligo moralmente dovuto, al rispetto del bambino. Anche se figlio di famiglie rivali. La vicinanza delle abitazioni fa sì che si vengano a creare nuclei più o meno uniformi che generano sistemi nei quali il bambino ha la possibilità di sorbire informazioni apprendendo da più fonti. I bambini rom sembrano avere una velocità di pensiero nella percezione dell’ individuo, superiore ai nostri. Saranno obiettivamente poco educati. Molti non sanno leggere né scrivere ad un’ età in cui i nostri si occupano di radici quadrate. La maggior parte crescerà imparando che nella vita le scorciatoie sono utili. Le furbate che verranno loro insegnate faranno parte di un sistema rivolto alla salvaguardia del gruppo di appartenenza. Tra zingari ci si protegge vicendevolmente. Non si nega cibo né ospitalità e l’ onore proprio a coloro che vengono gradualmente riconosciuti capi-famiglia è innalzato e difeso dalla comunità intera anche a costo della vita stessa. Non esiste un modo di essere e di vivere che sia il migliore di tutti. Esistono le circostanze. E le occasioni per imparare soprattutto da chi è abituato a sopravvivere.
Ottavia Massimo
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Stessa impressione: forse era meglio cercare di rendere vivibile quel ghetto, il più antico in Europa, che buttarlo giù.
Non penso che gli abitanti del Casilino 900 riusciranno a integrarsi in quelle casette pulite e ordinate e corredate di coprifuoco, dove sono stati spostati. Scapperanno sicuro.
E per quanto riguarda i bambini, sì, sono davvero svegli. A volte troppo. Conosco poco la cultura rom, ma mi sembra un intreccio di luci e ombre. Da una parte una “comunità” (cosa che noi atomizzati non siamo più, in effetti), dall’altra ho una serie di domande da profana:
1. Il furto fa parte della “cultura” rom o è solo una necessità?
2. I bambini, oltre ad essere il centro delle tenere attenzioni delle donne (come vediamo nelle foto) sono anche maltrattati? (lo dicono spesso quelli spediti a fare l’elemosina: sarà vero?)
3. A che tipo di “giustizia” si rifanno i rom? Cosa pensano dell’essere umano? Come rispondono a domande del tipo “da dove veniamo” e “dove andiamo”? Insomma, in che universo di senso vivono?
4. Se venisse dato loro un lavoro, lo farebbero?
5. Cosa pensano di noi italiani?
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Le dinamiche che descrivi sono emblematiche di qualcosa che, nonostante tutte le differenze esistenti, è possibile: la convivenza.
Prima tra popolazioni tra loro diverse e poi in un contesto più ampio come potrebbe essere quello del paese “ospitante”.
Di per sè il concetto stesso di integrazione non ha alcuna accezione negativa, anche se possiamo non essere d’accordo su un metodo coatto come quello esposto. Altrettanto vero è che la voglia di inserirsi in una società che non è quella (più piccola) di appartenenza dovrebbe andare di pari passo con aperture, ufficiali e non, da parte di chi rappresenta la più grande e civilizzata “democrazia”.
Se non c’è questo, non c’è la voglia di sentirsi parte e gli espedienti rimangono l’unico modo per sopravvivere.
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Interessantissimo, bacino per infinite riflessioni il tuo articolo Ottavia.
Il fenomeno e la fenomenologia della cultura rom mi è, lo riconosco, piuttosto sconosciuto, ma non per questo privo di fascino.
L’idea di integrazione che probabilmente proponiamo loro è piuttosto un abuso di quelli che sono i loro valori e i loro usi. Ma dove questo limite viene travalicato? Come riconoscere che quello che viene loro offerto si concretizzi in un’imposizione piuttosto che in un aiuto o magari un’assistenza? Forse questo dubbio si sciglierebbe se ne sapessi di più ma non posso fare a meno di credere che, così come per tutte le culture, sia necessaria anche un’apertura da chi risiede in territorio che segue principi e usi differenti rispetto ai propri.
Forse abbiamo perso un’occasione sì, non sono in grado di valutare i come e i perchè.
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Allora. Forse questo è il settore in cui meno, nel corso del tempo, mi son sentita di esprimere giudizi generalizzati.
Senza dubbio i rom, sono una popolazione eticamente attaccabile.
Per questioni radicate nella loro cultura? Non credo di saperlo profondamente.
Posso solo dire che vi sono rom e rom. Mi spiego meglio. In Belgio, Francia, Spagna, Germania, per esempio, la cultura rom sembra essersi fusa quasi perfettamente a quella dei paesi ospitanti. Sono stati sistemati a livello lavorativo e sono state date loro case ed alloggi più che decenti. Perchè? Perchè noi non siamo riusciti in questo intento? Perchè in Italia mai si affrontano i problemi alla radice. Tutto sempre si compie in funzione dell’ emergenza. Quando nel 2002 (della data non son certissima), alcuni paesi dell’ UE firmatari del trattato di Shengen, tra cui i sopra citati, colsero l’ opportunità di riservarsi il sacrosanto diritto di chiudere le frontiere ed effettuare controlli effettivi circa l’ origine di provenienza, soprattutto perchè
dell’ UE stavano entrando a far parte noti e preoccupanti paesi dell’ est, noi Italia, cosa rispondemmo?
“Quando arriverà il momento ci preoccuperemo di questo”. L’ invasione mi pare chiara e ovvia. I rom non stanno tutti in Italia. Di zingari integratisi l’ Europa ne è piena. Dovremmo chiederci perchè il Belgio ha ad esempio un’ affluenza graduale di entrate controllate e persone via via sempre più integrate. Perchè loro hanno quei rom. Perchè noi abbiamo questa tipologia di rom? La risposta è disarmante e
l’ abbiamo sentita centinaia di volte dai rom stessi: “Perchè in Italia facciamo come ci pare”. E chi dà loro questa possibilità? N O I. Non solo gli organi governativi che non si sono preoccupati di tutelar le entrate, ma noi cittadini stessi. Un’ historiella
corta-corta: tempo fa, gli abitanti del Casilino son stati giustamente denunciati per il forte inquinamento provocato dai fumi provenienti dal campo. Vengono bruciati materiali di vario genere. Tra cui come sempre si è detto, fili di rame rivestiti, etc etc. Una delle verità è che da anni gli abitanti del VII municipio PAGANO giornalmente i rom perchè venga portata via la loro immondizia, quotidianamente depositata sui pianerottoli dei palazzi di zona. La quale viene portata direttamente nel campo. Non sanno dove viene trasferita e smaltita? Lo sanno lo sanno, ve lo posso assicurare. Pagano. Se ne fregano. Respirano. Denunciano.
II historiella: Febbraio 2008. Casilino 900. Controllo e parziale sgombro.
Un poliziotto con cui avevo fatto amicizia perchè sembrava avere un adatto ed inusuale approccio ai rom, viene da me e mi dice:
“A Ottà, guardampò l’ amico tuo lassù che s’ è fatto?”
Mi da un foglio intestato in cui il VII Municipio confermava a … la residenza di
un’ attività commerciale, interna al campo. Cominciai a ridere perchè tale attività evocava immagini di roboanti e coloratissimi mezzi di trasporto..
“Ma te pare possibile che questo s’ è riuscito a fà ’sta cosa?”
Ma te pare possibile che lo stato abbia permesso di fà ’sta cosa?
Scusa ma chi gliel’ ha data a questo la concessione? Che c’ è scritto qua sopra?
IL VII MUNICIPIO CONCEDE.. Andiamo a parlare con loro!
All’ ufficio di competenza del VII municipio, pur riconoscendone l’ autenticità, nessuno ha saputo chiarire la provenienza della firma posta sul timbro del documento.
E vi prego, rispondete. Se vi trovaste costretti a scappare dal vostro paese, si trattava di apolidia, arrivaste in uno stato sconosciuto, soli e senza nessuna prospettiva di vita e vi venisse offerta un’ opportunità illecita, appoggiata dallo stato stesso. Cosa fareste, non la cogliereste?
L’ insegnamento all’ educazione dovrebbe partire dal popolo più civile..
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L’articolo e’ bello e se possiamo sapere qualcosa di piu’ del popolo dei Sinti.
Li chiamerei anche Rom o Zingari, perche’ non e’ con il nome piu’ bello che si nobilita’ un’etnia. Il cieco rimane cieco anche se lo chiami non vedente..
Detto questo, che offendera’ i piu’ ben pensanti, trovo che gli Zingari siano un popolo affascinante quando gira per il mondo con i carozzoni e senza stanziarsi in nessun luogo per lungo tempo. Da questo viene il nome Zingari, appunto. Non vuole essere un offesa ma una descrizione del loro essere in continuo spostamento.
Zingarare.
Quelli del casilino 900, lo so perche’ li ho visti e vi ho parlato, sono nati da almeno due generazioni nel campo. Per cui hanno perso la loro identita’ prima di viaggiatori per conservare quella di furfanti al margine della societa’, degradando un quartiere popolare in cui gli abitanti italiani, quelli che pagano le tasse si vergognano a vivere!!
detto questo, cominciassero a pagare le tasse a fare dei lavori onesti, a mandare i figli a scuola puliti, a parlare la nostra lingua e a PAGARE l affitto delle case dove vogliono andare a vivere, cosi potranno integrarsi e farsi benvolere dagli altri.
La moglie ubriaca e la botte piena non si puo avere.
Io non sono razzista ma quelli non sono piu’ gli zingari che tanto mi affascinano nel quadro della buona ventura al capidoglio, dipinto da Michelangelo Merisi.
Se i tempi cambiano, cambiassero pure loro, oppure facessero il loro fagotto e andassero pure da un altra parte. Prima di dare le case a Loro, poverini un cazzo, io la mercedes l ho dovuta vendere e le mie fidanzate non hanno al collo tutto quell Oro, dessero le case hai ragazzi come me che a 30 anni non guadagnano abbastanza per andare a vivere da soli. Mi sembra che non hanno tanto da lamentarsi. e se si lamentano mi stanno pure sui nervi. Passi lunghi e ben distesi.
capisco che queste non siano parole buone ma le parole buone tocca meritarsele, il buonismo e’ morto da tempo. A roma si dice che chi e’ buono, buono, buono, e’ fesso. noi siamo troppo buoni con gente che ne approfita.
cosa ne pensate di quello che dico?
baci
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Non ho esperienza di nomadi.Anche se forse non devo chiamarli cosi’,in quanto,in questo caso,”nomadi”lo erano ben poco.Pero’ ho frequentato spesso la zona del Casilino ‘900,dove avevo una casa,che poi ho venduto.Tutte quelle persone che leggevano i miei annunci per la vendita della casa,mi chiedevano se era vicina al Campo.Non lo era,per fortuna.Non cosi’ tanto,perlomeno.Questo per dire,senza che cio’ possa sembrare polemica,che chi quotidianamente riceve la loro visita a scopo di furto,ha ragione di lamentarsi.Sulla frequenza delle visite,posso testimoniare.Avevamo le persiane di ferro,essendo la casa al piano terra.La prima volta ne ruppero una,per entrare.Anche il vetro era chiuso,ma quello non lo ruppero,che’ videro la casa(piccolissima)totalmente vuota.Allora avemmo l’accortezza di lasciare quella persiana mai chiusa con la serratura.Le visite erano tanto quotidiane quanto infruttuose,che’ la casa era sempre vuota.Devo dire che non hanno mai rotto il vetro ne’ fatto vandalismo in giardino.Invece ho grande esperienza del VII Municipio…avro’ fatto 30-40 viaggi da casa mia(25 km.)per il VII.La Vespa conosceva la strada a memoria.Purtroppo non posso descrivervi i fatti come vorrei,pena una querela per diffamazione.Penso che il nostro Paese,la nostra Italia,sia da ricostruire,totalmente,civicamente.Penso che la responsabilita’ maggiore di chi non fa il proprio dovere non sia nei sottoposti,ma a livello dirigenziale.Li’ si e’ instaurata una sorta di connivenza-convenienza con chi sta sotto,con la manovalanza.In tutti i settori.Poi ci sono le piccole e grandi ipocrisie,le furbate,i ladri beccati con le mani nella marmellata che si arrabbiano pure(e non parlo certo di Rom).Ma torniamo a loro.Certo,quando si va all’estero e si vedono persone non indigene,ricoprire ruoli di importanza sociale rilevante,viene da pensare quanto siamo indietro dal punto dell’integrazione.Alfredo
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Alfredo, quando e se vorrai sarà un onore farti da paladina. Controllerò e verificherò fonti e veridicità delle stesse. Ci rimetterò io se sarà necessario. Parliamone presto.. Coraggio!
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