Il gioco d’azzardo in Italia, tra monopolio e ipocrisia

febbraio 8, 2010 in Dossier Palude Italia da Dillinger

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Gioco d’azzardo = scommenttere denaro o beni sul futuro svolgimento di un evento. Corse di cavalli, roulette, qualsasi attività includa un margine di incertezza. Naturalmente sul web il gioco d’azzardo è di casa.

In Italia il gioco d’azzardo è monopolio dello Stato, che lo appalta a ditte private in cambio di cospicue tasse. Il Codice Penale autorizza 5 casinò: Campione d’Italia, Sanremo, Venezia, Bagni di Lucca e Saint-Vincent. Qui, secondo la legge dei grandi numeri, il banco vince sempre.

Le agenzie di scommesse tipo Bingo, Lotto, Enalotto e Totocalcio, hanno invece maggiore libertà di proliferare sul territorio nazionale. Gli introiti che scivolano via dalle tasche degli italiani per arrivare dritti dritti nelle mani dello Stato sono da capogiro. Un’industria che, secondo l’ultimo rapporto del Censis (luglio 2009), genera una filiera, tra costruzione di apparecchi per l’intrattenimento e produzione di gratta-e-vinci, di 1.600 aziende. 80.000 posti di lavoro. Lottomatica è così il cuore pulsante di un settore che offre sogni di ricchezza a molti italiani, e posti di lavoro a tanti altri.

Probabilità di vincere? Praticamente insistenti: 1 su 56.035.316.700 per ogni combinazione giocata.

Dunque in Italia il gioco è “tollerato” con sottile ipocrisia: lo Stato gioca e vince sempre, ma la legge, per esempio, non protegge i creditori dei debiti di gioco. Lo Stato tiene il banco, ma secondo il Codice Penale chiunque tenga gioco d’azzardo o lo agevoli è punibile con l’arresto da 3 mesi a 1 anno, più una pena monetaria. Tranne che nei Casinò autorizzati o nelle navi da crociera. Ma la cosa più interessante è la definizione di ‘gioco d’azzardo’ del Codice Penale: sono giochi d’azzardo quelli in cui ricorre il fine di lucro e in cui la vincita e la perdita sono aleatorie, cioè legate alla fortuna. Ma nel poker, per esempio, si tratta di fortuna o di abilità? Dario Minieri, giovanissimo fenomeno della scena pokeristica mondiale, propende decisamente per la seconda opzione (guarda il video). Secondo lui il poker di aleatorio ha ben poco. Aleatori sono invece tutte le schedine prodotte dalla Sisal (la società statale che si occupa del lucroso comparto del gioco d’azzardo).

Insomma, come si chiedeva il giocatore di Dostoevskij: “e perché il gioco sarebbe peggiore di un qualsiasi altro mezzo di far denaro, per esempio, magari del commercio?”.

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