Londra – Il Lab: Italia vs England

di - 13 aprile 2009

ImageShackIl Lab è uno di quei posti per “intenditori”. Il classico luogo dove ti ci deve portare uno del posto. Il Lab( diminuitivo di Laboratorio!) è uno dei migliori cocktail bars di Londra. Se ci passi davanti per caso, però, non ha nulla di trascendentale, sembra un bar come tanti con una vetrata e delle pareti verdognole. Una volta dentro le cose cambiano. Il menu’ dei cocktails è infinito: si va dai mojito alla cannella e mela verde fino ai cocktails all’uovo. Di sicuro è il posto più adatto che ci sia per portare avanti la ricerca in nome della scienza: come fanno gli inglesi a non avere freddo!? Alcool = entropia corporea!? Sono confuso da tutti quei nomi sul menù, e mi incanto a guardare i giochi di prestigio del barman. Mi presento a lui, capisco che è italiano, gli chiedo da dove venga. Con un accento tutt’altro che altoatesino mi risponde:” So’ de Borzano!Che’ nun se sente!?”. Il barman è diventato mio amico…mi fido abbastanza per dirgli: “Fai tu!”. Non è stata una cattiva idea, quella di lasciar fare tutto a lui…i cocktails erano fantastici: Solero, Mojito porno, Vodka Martini e un altro intruglio che, visto che era il quarto, non ricordo come si chiamasse…e tutt’ora ricordo vagamente il sapore! Devo andare in bagno. Scendo molto adagio le scale e mi trovo di fronte due porte: su una c’è scritto “BITCHES”…sull’altra “BASTARDS”, deduco che il primo è il bagno delle donne che, da ladyes che erano son diventate mignotte, il secondo è di noi uomini che da gentlemen siamo discesi nel girone degli stronzi! Penso tra me e me che alla fine gli è andata peggio alle signore, e vado in bagno. Risalgo sopra a pagare e penso: gli italiani all’estero hanno sempre una marcia in più. Se avessimo l’intraprendenza, la costanza e l’arguzia che cacciamo quando andiamo a lavorare all’estero, l’Italia sarebbe il paese migliore del mondo. Saremmo un misto tra la Svizzera, il Giappone e l’America. E’ il paradosso dell’Italiano. Conosco decine di persone che son diventate importanti e ricche all’estero partendo da zero col loro lavoro e col loro sudore. Conosco migliaia di persone, in Italia, che dicono due cose a mo’ di nastro registrato:” aspetto che lo stato mi da’ il lavoro!” e “Massì, in qualche modo ci arrangiamo!”. Il compaesano de’ Borzano mi da il conto. Mi fa pagare la metà di quello che ho bevuto:solidarietà italiana. Lo saluto con un bolzanissimo:”Bella!” ed esco. E’ quasi mezzanotte l’aria fuori e’ fredda. A tratti il freddo punge e si infila subdolamente nei buchi dei miei jeans strappati. La legge dell’entropia corporea su di me, per ora, non funziona. Ho freddo, abbottono il giubbotto e lego bene la sciarpa. Ho fame. Avere fame in Italia e soprattutto a Roma è un problema. A Londra aver fame è un piacere. In Italia i ristoranti chiudono le cucine massimo alle undici e i locali aperti dalla mezzanotte in poi sono principalmente cornettai o, a Roma, sorchettari. A Londra, invece, l’unico problema è l’imbarazzo della scelta. A qualunque ora si trova aperto il ristorante, il sushi bar, il fast food col suo junk food, la pizzeria, il kebabaro normale e quello che serve solo carne halal. Se a Roma hai fame dopo le undici e a casa il frigo è vuoto, hai solo due soluzioni, l’una dolce, l’altra salata: o ti mangi un cornetto o una sorchetta oppure, ti rechi da uno di quei chioschetti sulla strada, detti “zozzoni”( e il nome è tutto un programma!)a mangiar un panino con carne di un animale non ben identificato!

Il mio imbarazzo nello scegliere finisce ben presto. Ho voglia di uno spaghetto con le vongole. Spaghetti con le vongole a mezzanotte!? A Londra si può. Andiamo col mio amico ad un ristorante che si chiama il Piccolo Diavolo, una classica trattoria italiana,nel cuore di Soho. Jonhatan, il manager, è un amico di Modena, il classico amico fuori di testa che ognuno di noi ha. Ci sediamo e ordiniamo gli spaghetti con le vongole e del vino bianco italiano. Dopo un po’ mi si materializza un mega piatto di carbonara. Jonhatan viene da me ridendo. Mi dice che si è confuso e ha sbagliato l’ordine. Per scusarsi, visto che il vino era finito,fa portare un’altra bottiglia. Offre la casa. Dopo un’infinità di chiacchiere e dopo esserci fatti le foto con la sconosciuta festeggiata del tavolo di fianco…paghiamo,salutiamo e usciamo. Ho le orecchie rosse, son calde, quasi esce il fumo. Mi rendo conto che la temperatura è la stessa di prima, lo capisco dal fatto che il vento ancora si insinua nei miei jeans. Ammetto però di sentire quasi uno strano tepore. Inizio a capire gli inglesi, forse. La serata non è ancora finita, l’esperimento continua…

Michele Laurino

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  1. Simona Scelfo ( 14 aprile 2009 alle 17:14)

    Ecco che l’esperimento prende piede!
    Lascio il link per comprendere da dove l’esperimento sia nato:
    http://www.itakapress.org/one-wild-night-part-one-the-credit-crunch-9540.html

  2. Alessandra Magnaghi ( 16 aprile 2009 alle 22:05)

    Una sola domanda: cos’è il Mojito porno? Suona bene!
    :)

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