Tokyo, 15 agosto, central station, 35 gradi all’ombra.
In ritardo di un quarto d’ora, due valige sulle spalle, 30 chili da trasportare, invece di raggiungere i binari, cerco la stanza dei fumatori. Perdo altri 5 minuti a gesticolare con i giapponesi per capire dov’e’. Altri 10 per raggiungerla. La trovo.
E’ al quarto piano, accanto al negozio dei Pokemon, trasparente come la casa del Grande Fratello e piena come un vagone metro all’ora di punta. Infatti ci sono 12 tra ferrovieri e passeggeri, e in piu’ c’e’ la solita cappa di fumo. Guardo l’orologio, ci penso un attimo, ma il vizio e’ piu’ forte. Entro e mi ritrovo a fumare, sudato, di corsa, con 30 chili sulle spalle. E da fuori i passanti mi guardano come un malato terminale.
E’ il mio ghetto. Mi sono autorecluso per un’ultima sigaretta, che mi fa perdere il treno e “provoca il cancro”.
Harakiri postmoderno.




















Racconto breve quanto divertente! Mi sono trovato anch’io diverse volte in questo genere di situazioni fantozziane..Aggiungendo la goffagine delle sigarettine girate a mano..
devo proprio smettere
Niente di più vero.
Tra l’altro Tokyo il 15 agosto è una fornace infernale. Se poi il loculo-fumatori è all’esterno c’è il serio rischio di morire liquefatto (fumare, in quel momento, è la cosa più salutare che stia accadendo al tuo corpo).
Per chi ne volesse un assaggio: http://img694.imageshack.us/img694/4861/p1020348c.jpg