Il pugno nello stomaco
Quant’è bello il cupolone!» disse Carlo. «Che meraviglia quando è tutto illuminato.»
«Tutta Roma si sta illuminando. Quante case e quante luci! Sotto ogni luce c’è una situazione sempre diversa, ma in ogni luce c’è sempre un po’ d’ombra.»
«Un giorno dobbiamo venire qui con tavolozza, tele e pennelli. Dobbiamo immortalare questo panorama incantato.»
«Sì, Carlo. Ci torneremo, ma nel frattempo lo immortalo a modo mio.»
Mi alzai in piedi su quel muretto e urinai nello strapiombo.
«Siamo così in alto che il piscio toccherà terra domattina.»
«Sai che ti dico? Scappa anche a me», replicò Carlo.
In piedi, sempre in quella posizione, urlai: «ROMAAA, sei bella ma sei pure tanto stronza!»
Ridevamo e urlavamo come due squilibrati, forse Carlo stava anche piangendo, ricordo solo che mi disse: «È inutile sgrullarlo troppo, tanto l’ultima goccia finisce sempre nelle mutande.»
Il romanzo, anche se a tratti è drammatico, in realtà è pieno di ottimismo e non mancano gli episodi divertenti. È cioè un libro ricco di emozioni narrate come fossero colori: alcuni sono grigi e malinconici, altri hanno tonalità vivaci, altri ancora sono tinte forti. Nel loro complesso formano un’amalgama ben assortita e che in realtà non è presente soltanto sulla tavolozza del protagonista, ma nella vita di tutti noi.
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