Dopo settimane di pioggia si passa al clima estivo. Chiaramente su facebook gli stati passano da “maledetta pioggia kuando vorrai smettere di rovinarmi il weekend” a “fa troppo caldo XD XD”. Io invece di sfondarmi di seghe davanti al computer decido di andare in villa ad esporre la mia pelle bianca alla luce del sole.
In villa i bambini giocano e le madri controllano, limitandone la felicità. Io appoggio il mio culo enorme sulla panchina gelata ed alzo lo sguardo. Lei è bellissima, seduta sulla panchina di fronte alla mia, e legge. Legge con passione, muovendo gli occhi a tempo con la mente e rendendo il mio cuore pensante e inzuppato d’amore. Il suo fisico e la sua faccia mi ricordano mia madre, e non è infondo quello che cerchiamo tutti? Una donna uguale a nostra madre che però possa anche succhiarci il cazzo? Probabilmente no.
Abbandono i pensieri edipici e cerco il coraggio di alzarmi e andarle a parlare. Faccio viaggiare la fantasia, come in ogni aspetto della mia vita:
la immagino nuda, con gli occhi chiusi e la voce rotta sopra di me.
immagino due figli, la casa e la macchina.
il cane e il gatto, il pesce rosso e la vecchiaia insieme.
Sono pronto per avvicinarmi a lei, mio traguardo e mia sposa. Appoggio un piede dopo l’altro sulle foglie secche, rendendo nulla la distanza tra i nostri corpi e le nostre anime, arrivando ad un metro da lei, un singolo metro. Lei finalmente stacca gli occhi dalle lettere nere su sfondo bianco, dalle migliaia di vite e di mondi e di storie che un libro rende reali. Sposta l’attenzione dal libro a me, guardandomi fisso, aspettando che io dica qualcosa. Prima di parlare, però, leggo l’autore del libro che l’amore della mia vita sta leggendo.
Fabio Volo.
Il lenzuolo azzurro che circonda il mondo, il cielo, mi cade addosso con una violenza inaudita. Mi sento svuotato, distrutto, incapace di reagire, di realizzare ciò che è appena successo. Tutto il futuro che avevo programmato sembra solo una nebbia indistinta, una follia di un quarto d’ora.
I figli, il cane, il gatto, la macchina da sette posti e cinque porte, le mattine e i week-end, gli scarichi intasati e le lampadine da cambiare. Crolla tutto.
Mi rimane solo un’amarezza nel cuore e un senso di rabbia misto a compassione per la ragazza davanti ai miei occhi, diventata ormai inutile.
“Si?”, mi chiede lei, spazientita dal mio mutismo e vogliosa di tornare alle pagine del maestro.
Io sono ancora sconvolto, apro e chiudo la bocca impastata, cercando qualcosa da dire.
“Niente”, sorrido, “volevo solo farti i complimenti per la scelta del libro”.
Lei ricambia il sorriso e dice: “Ti ringrazio. Vieni, siediti qui vicino a me”.
Vabbè, magari riesco a farmi fare un pompino.









