Il tuo piede destro ha freddo

di - 5 dicembre 2009

Sergente Hartman: “Io sono il Sergente Hartman. Legalmente posso sfruttarvi in quanto mi vendo come vostro istruttore, da questo momento potete parlare solo quando vi sarà chiesto e la prima e ultima parola che dovrà uscire dalle vostre fogne sarà ‘Signore’, tutto chiaro luridissimi vermi stagisti?”

Stagisti: “Signorsì, Signore!”
Sergente Hartman: “Ma che cazzo, non vi sento! Rispondete come se aveste davvero voglia di farvi sfruttare!”

Stagisti: “Signorsì, Signore!!!”
Sergente Hartman: “Se voi signorine finirete il vostro stage, e sopravvivrete all’addestramento, sarete un’arma, sarete dispensatori di mano d’opera a basso costo, pagherete per lavorare gratis, ma siete e sarete sempre uno sputo, la più bassa forma di vita lavorativa che ci sia nel globo, non siete neanche fottuti esseri umani, sarete solo pezzi informi di materia organico-schiavizzata comunemente detta feccia stagista! Dato che sono un duro non mi aspetto di piacervi e più mi odierete, più vi sfrutterò! Io sono un duro ma sono un giusto: qui non si fanno distinzioni né razziali né di formazione, qui si rispetta gentaglia come i terroni, i provinciali, i grassi, i laureati, i masterizzati, i capaci e gli incapaci, senza distinzione alcuna, qui vige l’uguaglianza, non conta un cazzo nessuno! I miei ordini sono quelli di scremare tutti quelli che non hanno le palle necessarie per sgobbare gratuitamente, capito bene, luridissimi vermi stagisti?”
Stagisti: ” Signorsì, Signore!”

E’ esattamente questa la scena che hai immaginato durante la tua ultima pausa sigaretta. Hai immaginato il Sergente Hartman che ti strillava in faccia. E hai immaginato di rispondergli, urlando, altrimenti non ti sente e sia mai volesse farti fare delle flessioni (peggio ancora gli addominali che quando tu andavi a fare GAG in palestra - per la precisione, l’unica volta in vita tua in cui sei andata a fare GAG in palestra – tu protestavi e facevi solo GG - per i profani, che ti auguri siano molti, GAG sta per Gambe Addominali Glutei). Dicevi, che rispondevi urlando al Sergente Hartman, ”Stagista Scelta Marlene Barrett, Signore! Militante delle precarietà, meridionale e donna, Signore! Taglia 46, Signore, ma non mi dia della Palla di Lardo, Signore!”

Poi ti sei ripresa da questo svarione e hai pensato che sentivi freddo al piede destro. Allora un sospetto ha iniziato a muoversi negli oscuri cunicoli della tua personalità e ti sei chiesta: “Entrerà mica l’acqua nelle scarpe?” (a Milano piove da 2 giorni, forse 3, ormai non ci fai più caso), solo che te lo sei urlata in testa perché eri ancora nel mood Full Metal Jacket.
Entrerà mica l’acqua nelle scarpe? Ti si bagneranno mica i piedi quando cammini? Eccoti lì, a fumare, versione post-moderna de “La piccola fiammiferaia”. Hai il piede destro infreddolito. Quello sinistro è a posto. Allora pensi che esista una sorta di provvidenziale giustizia anatomica, per cui sia il piede pidiellino a soffrire. E’ la rivendicazione della metà sinistra del cielo. La frangia mancina della realtà. La sinistra è sempre stata, storicamente, maltrattata. La femminile, demoniaca, rivoluzionaria sinistra. Allora ricordi che durante l’università, su qualche libro di qualche sociologia, che tu in sociologia spaccavi sempre e se si parlava di costumi sessuali e di transgender arrivava il 30 cum laude di default, avevi letto che nei secoli passati taluni personaggi nemmeno la lavavano la mano sinistra, per mortificarla, per farle capire che lei al confronto della destra non valeva proprio un cazzo di niente. Pazzesco. E allora tu difendi i diritti della sinistra, apoliticamente parlando. La tendenza si inverte e adesso, è giusto che a soffrire sia il piede destro.Concludi che speri vivamente che non entri l’acqua nelle scarpe. Questo mese sei già incasinata, il tempo per mettere all’asta la tua virtù e comprarti degli stivali nuovi, difficilmente lo troverai.
Rientri in ufficio. Ed oggi l’ufficio è stranamente tranquillo, si respira l’aria del weekend lungo. Lunedì e martedì di vacanza, che il 7 è Sant’Ambrogio e l’8 è l’Immacolata Concezione. E allora pensi che a te la religione simpatia non ne fa, i crocifissi nei luoghi pubblici li toglieresti ma se, del resto, tutto ciò è una contropartita per avere qualche festa in più, ben venga. Proporrai il venerdì di ferie per chi s’appende al collo il rosario (che, se non vai errata errando, è una collana oltre ad essere la recitazione in loop dell’Ave Maria).
Negli ultimi giorni, nonostante il poco tempo a disposizione, hai cercato di mantenere un po’ di contatti con le altre cellule della SA (Stagisti Anonimi) anche in vista dell’imminente cerimonia di consegna dei diplomi di fine master, che avrà luogo la settimana prossima e sarà la celebrazione della mestizia professionale, il summit annuale delle BS che, sorseggiando qualche raffinatissimo prosecco a base di acetone, faranno un bilancio del loro primo anno fuori dal rassicurante recinto della vita universitaria.
Negli ultimi giorni hai fatto un aperitivo con Raf, che è della tua città e vive a Milano da prima che ci arrivassi tu. Perché mentre tu eri a Bologna a far balotta, lei frequentava l’università qui. E poi, Raf, è una che ha sempre lavorato. Ma fin dai tempi della scuola. Tu la mattina dormivi, il pomeriggio volevi andare al mare e lei, invece, lavorava. E anche a Milano, oltre a studiare, lavorava. E’ una in gamba la Raf. E guadagnava 1.100 € al mese che per noi, anonimo popolo dei precari, è un fracasso. Poi l’hanno segata, sai del resto, si capisce, la crisi. Adesso è una STAGIAIRE, anche lei. E di euro, al mese, ne prende 500 €. Ed io mi arrampico in malo modo sugli specchi, quando le dico che dobbiamo imparare a considerarci fortunate. Che poi, la Raf, non ha mica studiato comunicazione, formazione, filosofia, cazzi e palazzi. Economia, ha studiato. Cioè, insomma, numeri. E chi ha studiato numeri, secondo te ha più diritto di fare mestieri veri. E anche se ha studiato numeri, scriveva bene la Raf. Era le penna migliore del tuo giornale, al liceo, del giornale che, anzi, creaste insieme, in quarto superiore.Però, adesso, prende 500€ al mese. Di tre mesi, in tre mesi. Possibilità di inserimento approssimativamente pari allo zero.Però è serena. Con il suo uomo litiga. Litiga sempre perché la verità è che non vanno d’accordo. Ma si sopportano. E quindi, va bene così. A Natale scendi, sì? Quanto resti?
Poi Amnesia, ha saputo che le possono prolungare lo stage di un mese. Quasi si metteva a piangere dall’emozione: “Grazie di questa fantastica opportunità che mi concedete, grazie davvero” e Nap è a spasso. E, forse, se sei a spasso, puoi inventare come impiegare il tuo tempo libero.
E la Sam, l’altra amica della tua città, che dopo 2 anni in cui ha cercato di trasferirsi a Milano, e dopo 6 mesi dall’avvenuto trasferimento, se ne va. Trasloca di nuovo, fugge a Roma. E tu un pochino quasi la invidi, che Roma ti sembra bella, più bella di Milano, più normale, con gente più umana e più vicina a casa, la casa vera, quella della terronia da cui fieramente provenite. Non ce la fa a mantenersi, la Sam, che novità. I suoi non l’aiutano perché non è mica che tutti abbiamo una famiglia che può camparci nella City, e il periodo non è esattamente il massimo per trovare lavoro, che forse qualche sempliciotto non se n’è accortoma c’è un interessante boom nella disoccupazione. Si trasferisce a Roma, dal suo ragazzo. “L’anno prossimo abbiamo intenzione di andare a convivere”.Ma cosa c’è nell’aria in questo periodo? Tutti che hanno manie di convivenza. Sarà anche questo un effetto collaterale della crisi?Dice che vuole fare un Master allora tu le risponderesti di lasciar perdere, ma non è bello essere dei demotivatori. Quindi le dici che fa bene. E che c’è la borsa di studio della regione, per cui. E poi dice che troverà un lavoretto, per non fare la mantenuta. Mantenuta lo sarà, però cercherà un lavoretto per non sentircisi, mantenuta. Anche questo eviti di dirlo. Che, dopotutto, che male c’è a fare la mantenuta? Emancipazione e parità un paio di palle, a te, campare a spese d’un uomo (che non sia tuo padre) piacerebbe un casino! (si scherza, siamo ragazze).
In conclusione, tra un’oretta parte il tuo treno e tu, si spera, a bordo di esso. Svaligerai l’agenzia di svariati magazines, scipperai XL, un giornale di settore e Sette che ha sostituito il Magazine del Corriere. Così in treno, per lo meno, avrai il tempo di leggere e, magari, di dormire un po’, con la testa che penzola e dondola e tu sei lì nel dormiveglia che lo sai, lo sai benissimo che devi essere uno spettacolo piuttosto inquietante. Ma non te ne frega una sega. E tu continui a dormivegliare con la testa che penzola e dondola.Non hai ancora deciso se raggiungere la centrale in taxi o metro. I due mezzi rispondono ad istanze antitetiche: la tua pigrizia e le tue finanze.
Nell’arrovellarti per cercare una risposta, chiudi questa piccola parentesi in questo piccolo angolo di cibernetica frustrazione, chiudi la finestra, spegni il pc, infili i giornali in valigia, vai a fare la pipì, saluti tutti e baldanzosa fuggi verso un lungo viaggio in un treno propriamente detto dirty-vintage che è una tendenza scrupolosamente abbracciata dalle Ferrovie Italiane.
That’s it.E il tuo piede destro, per il momento, ha smesso di patire il freddo.

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