Manovalanza per enti assetati di personale

dicembre 20, 2009 in Diritti, Politica da Antonio De Gregoris

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Superstage del Consiglio regionale della Calabria, la lettera aperta di una superstagista al presidente Bova: «Non siamo altro che manovalanza per enti assetati di personale». Ichino: «Iniziativa sconsiderata della regione Calabria, e Bova non risponde»

Una lettera aperta al presidente del Consiglio regionale della Calabria Giuseppe Bova, pubblicata sulla testata online Repubblica degli Stagisti, riapre il caso dei “superstage” attivati a gennaio di quest’anno dal consiglio regionale calabrese.

«Alla fine quello che era uno stage fatto ad hoc per noi giovani eccellenze inoccupate e disoccupate calabresi con l’appellativo di “alta formazione” si è rivelato essere una manovalanza per comuni ed enti assetati di personale che sappia almeno usare word e inviare e-mail» denuncia alla Repubblica degli Stagisti Maria Grazia Bisurgi, una delle brillanti laureate che stanno partecipando al progetto. «Questa lettera aperta è di indignazione e denuncia di questa situazione nella quale sono coinvolta, dopo tanti anni di studi e di passione, specializzazioni e speranze» scrive la superstagista al presidente del consiglio regionale: «Lo scontro con la realtà della pubblica amministrazione in Calabria è veramente devastante, anche perché il progetto avvalora più la tutela dei rapporti interni tra gli enti amministrativi coinvolti che noi ragazzi». E chiude affermando: «Anche questo è spreco di denaro pubblico e prima o poi occorrerà fermare questa emorragia, che ci vede protagonisti nelle classifiche italiane ed europee sempre e solo delle ultime posizioni»

La polemica su questi “superstage” era arrivata sulle pagine del Corriere della Sera e di altri quotidiani grazie a un’inchiesta della Repubblica degli Stagisti, che ne aveva evidenziato gli aspetti problematici: il programma, finanziato con 6 milioni di euro, aveva una durata abnorme (stage di 24 mesi, quando la normativa nazionale di riferimento prevede un massimo di 12 mesi), era aperto a persone fino a 37 anni di età anche già professionisti – come avvocati, commercialisti, ingegneri, docenti universitari che diventavano “stagisti” – e soprattutto non aveva alcuno sbocco lavorativo, dato che i partecipanti, tutti laureati, sarebbero stati destinati a enti pubblici calabresi con nessuna possibilità di essere assunti al termine dello stage.

«La lettera coraggiosa della stagista conferma l’inutilità dei “super-stage” calabresi e la fondatezza delle critiche mosse fin dall’inizio all’iniziativa sconsiderata della regione Calabria» commenta Pietro Ichino sul suo sito: su questo caso il senatore aveva presentato quasi un anno fa un’interrogazione parlamentare al ministro Sacconi. «La dottoressa Bisurgi non fa che confermare quanto era facilmente prevedibile fin dall’inizio di questa sciagurata vicenda. L’interrogazione presentata il 15 gennaio scorso è rimasta a tutt’oggi senza alcuna risposta da parte del ministro del Lavoro; ma la risposta che manca è soprattutto quella del presidente del Consiglio regionale Bova: la buona politica richiede anche la capacità di riconoscere gli errori commessi, perché essi non si ripetano».

«Ma il presidente Bova non sembra affatto intenzionato ad ammettere le criticità del progetto, anzi» rileva Eleonora Voltolina, direttore della Repubblica degli Stagisti: «in vista delle elezioni regionali ha già dichiarato che prevede di estenderlo anche al mondo delle imprese. Continuando da una parte ad utilizzare denaro pubblico per “regalare personale gratuito”, come scrive la nostra lettrice superstagista, per ora solo ad enti pubblici ma domani forse anche ad aziende private. E dall’altro a non garantire un livello accettabile di qualità formativa e a usare la parola “stage” per un progetto che in realtà ha ben poco a che fare con lo stage, essendo diretto a persone già adulte e altamente qualificate».

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