India, odore di cambiamento nell’aria

di - 15 novembre 2008

Image Hosted by ImageShack.usChi fa da se…
Bundelkhand, da sempre considerata una delle regioni più povere e violente dell’ India centro-settentrionale, oggi è anche una delle regioni più chiacchierate. Il motivo? La presenza di una delle gang più agguerrite e temute dell’ India, si muove rapida e feroce tra i villaggi, brandendo coltellacci e bastoni toglie il sonno a ufficiali di polizia e proprietari terrieri. Disordine, subbugli, violenza. Apparentemente nulla di nuovo in una delle terre dove la lotta alla sopravvivenza è l’obiettivo primario di ognuno.


Eppure qualcosa di diverso c’è. Niente banditi e fuorilegge nel gruppo. La Gulabi gang, lett. la “banda in rosa”, consiste in un gruppo di guerriere, un vero e proprio esercito in rosa che, armato di lunghi bastoni di bambù, accorre in aiuto delle donne indiane maltrattate, sfruttate, sottopagate, vittime di violenza e abusi. Ad accomunarle un’esistenza difficile. Sono donne sottomesse ad antiche usanze hindù che non lasciano spazio a molti diritti.
Creata nel gennaio di due anni fa da una ex venditrice di tè analfabeta, Sampat Devi Pal, la banda ha cominciato a radunare donne e ragazze abbandonate o cacciate di casa dai mariti. Nessuno le difendeva o le aiutava. Per quanto positive e utili, le organizzazioni non governative locali spesso sono troppo piccole o deboli. Mentre la polizia, lontano dalle grandi città, è ancora più brutale e corrotta. Tanto vale farsi giustizia da se. Così le compagne di Sampat Devi sono ora le vigilantes della zona. Se qualcuno picchia la moglie e la caccia di casa, nel giro di poche ore si ritrova circondato da sari rosa, sguardi inquisitori e dita puntate contro. Lo stesso accade ai latifondisti o agli impresari sospettati di sfruttamento, o agli ufficiali corrotti o violenti.
Nel Paese delle caste millenarie e dei fondamentalismi religiosi questo fenomeno rappresenta uno dei più importanti segni di cambiamento nell’ immobilismo sociale che affonda le sue radici in tradizioni secolari.

Lorenza

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  1. Avevo sentito di questa faccenda. In paesi in cui la donna è ancora fortemente sottomessa al potere maschile,ogni cambiamento è decisivo e d’impatto.Le femministe di oggi dovrebbero prendere a modello queste donne piuttosto che battersi i pugni sul petto e comportarsi da isteriche per ogni cosa! Mi piacerebbe sapere cosa avrebbe da commentare su questo gruppo di “guerrieri” Mahatma Gandhi..Immagino le sosterrebbe e le spronerebbe a lottare sempre più strenuamente per i loro diritti fondamentali e penserebbe a loro come ad un modello da emulare.voi che ne pensate?

  2. Francesco Saitto ( 16 novembre 2008 alle 11:32)

    Purtroppo queste cose servono, i soprusi sulle donne sono all’ordine del giorno ed è un fatto che deve finire, anche nell’India della rivoluzione industriale, dell’elfante che mette le ali, per usare la felice espressione di qualcuno. Solo stamattina ho letto di una ragazza afghana di 18 anni anni sfigurata parchè vuole studiare e va a scuola. Questi avvenimenti sono una vergogna, due fanatici con pistole ad acqua piene di acido solforico…ma come si fa. Sembra inevitabile che questi gruppi di solidarietà, sono, se questo è il nostro mondo, necessari.

  3. Io non direi purtroppo, queste cose servono ed è giustissimo che queste donne si rifiutino di accettare queste atrocità.Questa banda di donne mi è nuova ma è una bella idea chissà se si possa usare anche in Italia per le morti sul lavoro??!!! Di solito io odio la giustizia popolare e sommaria ma quando è lo stato che non reagisce e tutela la propria popolazione mi sembra un ottima risposta alle violenze e ingiustizie femminili.

  4. Giovanni Saracino ( 16 novembre 2008 alle 12:37)

    …..quando, ancora nel 2008, l’oppressione del bisogno ribalta anche le regole più ancestrali..!

  5. Sai Federica anche io mi sono chiesta cosa penserebbe Gandhi a proposito di queste donne…ma non ho saputo darmi una risposta,in fondo lui era il predicatore della “non violenza”…magari in una intervista impossibile potremmo chiederglielo!che dici si può fare?

  6. Francesco Saitto ( 16 novembre 2008 alle 13:07)

    forse non mi sono spiegato, “purtroppo” voleva significare una cosa ovvia, ma forse solo a me, ovvero: se queste violenze non ci fossero, non ci sarebbe bisogno di questi gruppi di autodifesa, irrealtà/utopia, ergo sono più che necessari. Spero di aver risolto definitivamente possibili incomprensioni

  7. certo che si può fare!sarebbe bellissimo!molto complicato ma bellissimo…sai Ghandi non è mica un QUAQQUARAQQUà! ;)

  8. claudia confortini ( 17 novembre 2008 alle 14:12)

    In effetti è alquanto inquitante pensare che ci siano eserciti privati che si battono in difesa dei diritti delle donne…e tuttavia questo fenomeno ci da la misura del disagio e della insofferenza delle donne donne che vivono in quelle regioni,donne che non sono più disposte a sopportare ne’ a chiudere gli occhi.

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