Para bailar la Banda (larga)

novembre 10, 2009 in Economia, LSDP da Lo Spazio della Politica

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wi fiDomanda: a cosa pensiamo quando ci riferiamo alle infrastrutture? Risposta: ai soldi. In ottica generale, questa risposta neppure sarebbe sbagliata: i soldi dovrebbero essere il risultato di una rete di infrastrutture efficiente tale da garantire la base sulla quale costruire l’impianto economico del Paese. In senso più ampio potremmo dire: le infrastrutture corrispondono al ruolo delle istituzioni nella costruzione della ricchezza. Infrastrutture e istituzioni efficienti sono il contesto entro il quale l’economia può non solo crescere ma anche perdurare.

Però, tutto questo non conta. I soldi sono quelli di adesso, non quelli del futuro. Soldi ora: ponti da costruire, strade da asfaltare, fondamenta da scavare. Appalti, commissioni, gare pubbliche. Per carità: qualcuno vuole forse affermare che le strade non servano a questo Paese? No, è ovvio; però viene da pensare a quanto dicevamo poc’anzi: più che a guardare al fine (utilità) si pensa al mezzo (fatture).

Ed è così che si arriva al nostro paradosso: 1,3 miliardi di euro destinati per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina; i finanziamenti per la banda larga azzerati. E voi direte: “sì, va beh, ma il tuo ragionamento non c’entra. Anche le infrastrutture per la banda larga si costruiscono con appalti e gettate di cemento qua e là”. Se ne è accorto persino Scajola. Ma è appunto questo ciò su cui dobbiamo concentrare l’attenzione: la banda larga, in Italia, è qualcosa inteso ancora come un sogno vago. Che sarà mai, ’sta banda larga? Fili? Internet? Hot spot? Boh. E allora, perché investirci?

Il punto è questo: la situazione italiana è così folle da non considerare l’innovazione come una fonte di guadagno reale. Non ci sono competenze politiche per individuare nell’innovazione informatica una delle priorità strategiche da qui a cinque anni, e i numeri si sparano (Quintarelli pone qualche dubbio sui conti del Ministro). Internet stessa diventa il paradigma di un’innovazione sempre invocata, ma poi non spiegata. Insomma: bello internet, tutti a dirci le potenzialità; intanto tenetevi Gentiloni. E Scajola. Di cosa stiamo parlando?

Poi, succede che devi organizzare un seminario presso le aule della Camera. Succede che i passaggi organizzativi principali con gli uffici sono ancora scanditi dal fax e non dalle mail. Sarà il famoso paese reale. Ma poi hai l’impressione che il paese reale delle potenzialità di internet avrebbe davvero bisogno, che qualche start up farebbe comunque bene all’economia. Per finire: rileggetevi le parole di Riccardo Luna, direttore di Wired Italia. L’innovazione del tubo, appunto. (Matteo Scurati)

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