Internet è Libertà: perchè dobbiamo difendere la rete
marzo 31, 2010 in Denunce, Digital, Dossier, Dossier Web da ottavia massimo
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Roma – 11 Marzo 2010
Camera dei Deputati – Palazzo Montecitorio
Il 13 dicembre dell’ anno 2009, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato colpito con una miniatura di gesso del Duomo di Milano. Ne son scaturite polemiche di ogni genere. La rete ne è stato il bacino di utenza maggiore. Vecchi siti e nuovi blog sono nati in difesa o all’ attacco del politico e quelli a cui Berlusconi proprio non piace, hanno con evidenza raggiunto percentuali di elevazione inaspettata e così reale da condurre il Cavaliere a sguinzagliare una serie di “hackers” (esperti nei sistemi di retroscena della rete), al fine di manipolare e controllare i gruppi anti-berlusconiani. In poco tempo si rese conto che il mondo di internet è meno arginabile di quanto pensasse e cominciò a parlare ufficialmente dell’ idea di proporre ai prossimi G8 e G20, una regolamentazione comune mondiale, circa il web. Il suo impero mediatico e vari organi del governo attuale, possiedono la maggior parte degli strumenti di informazione in Italia.
Nel mese di dicembre del 2009, il TIMESONLINE scriveva:
“I leader politici italiani, comprendono a malapena i programmi di videoscrittura, figuriamoci il Web. Ora se la prendono con i blogger del paese. Secondo gli standard del G8, l’ Italia è uno strano paese. Una nazione di legislatori ottuagenari eletti da pensionati di settanta anni. Tutti gli altri non contano. Questa prospettiva poco rassicurante è un’ introduzione necessaria in ogni discussione sulla politica italiana, con chi già non ne abbia familiarità. Che il governo italiano sembri incapace di adattarsi al mondo moderno, si spiega facilmente. Qualunque governo agirebbe nello stesso modo se al potere non ci fossero che i nonni.
Recentemente il legislatore italiano, ancora una volta, ha preso di mira la vita moderna, nel tentativo di introdurre una legge incredibile che imporrebbe di fatto a tutti i blogger e persino agli utenti dei social network (facebook, myspace, etc.), di iscriversi in registri pubblici statali. Anche i blog più innocui dovrebbero esser soggetti alla vigilanza del governo, nonché a tassazione, pur non trattandosi di siti commerciali. Al di fuori dell’Italia, la normativa ha generato sarcastica commiserazione da parte di attenti osservatori di tutt’altra opinione.
BoingBoing, sito web molto conosciuto tra gli hackers, ha ammiccato dichiarando che l’Italia propone la creazione di un “Ministro dei Blog”. Out-law.com, sito specializzato negli aspetti legali del web, parla schiettamennte, etichettando il provvedimento come legge “anti-blogger”. E’ comprensibile la mancanza di preoccupazione nei loro toni. Ci siamo trovati molto spesso di fronte a situazioni del genere. Ogni volta che funzionari del governo in preda al panico, che si tratti di Harare (capitale dello Zimbabwe), di Pechino o di Roma (questa è la seconda volta che viene proposto qui), decretano una nuova museruola per internet, gli smaliziati cittadini della rete subito trovano un modo per aggirare l’ostacolo. Perfino l’irrequieto adolescente é probabile che conosca un modo infallibile di mascherare il suo indirizzo IP. Inoltre si potrebbe facilmente sostenere che un Blogger o Typepad blog è ospitato su un server anche ben al di fuori del Bel Paese, rendendo una legge ottusa praticamente inapplicabile.
L’effetto di questa trasformerebbe tutti i blogger in Italia in potenziali fuorilegge. Ciò sarebbe ideale per i loschi traffici dei politici, bisogna ammetterlo, ma disastroso per le aspirazioni economiche sulla crescita del web italiano, senza parlare di una qualsiasi azienda del settore tecnologico che volesse vendere in Italia il suo software di elaborazione per blog, o aprirvi un social network. Oltre a fare scomparire potenziali posti di lavoro nel settore tecnologico ed a soffocare la libertà di parola, (la legge in discussione), può anche avere un effetto drammaticamente agghiacciante su tutte le forme di libera espressione, arte e cultura.
Mr Berlusconi crede di poter regolamentare uno strumento di comunicazione mondiale per mettere a tacere le numerose voci contrarie al suo regime. Andatosene Bush, forse il legislatore dimentica che nel G20 vi sono Nazioni che di Internet hanno bisogno come il pane e proprio finanziariamente, non è il caso di impedirne lo sviluppo. A nessuno quindi, passa per la testa di toccare Internet perchè, sig. presidente, se ancora non l’avesse capito, tra le altre cose, la libertà di espressione ha il vantaggio della conoscenza. Scambio tra culture. E’ questo forse, cavaliere Berlusconi, che teme per il suo potere?”
Ieri, a Montecitorio, c’ è stata la prima conferenza ufficiale circa la complessa questione: Internet è Libertà. Perchè dobbiamo difendere la rete. Finalmente, l’ emergenza è stata colta da membri politici e parlamentari che conferiranno alla questione un’ importanza non più vaga e marginale, ma effettiva nella difesa del forse unico strumento d’ espressione ancora relativamente libero: Internet.
Al convegno erano presenti: Riccardo Luna, direttore di Wired; il Presidente della Camera dei deputati (PDL) Gianfranco Fini; l’ assessore alla cultura del Comune di Roma Umberto Croppi; Franco Bernabè, amministratore delegato Telecom Italia; Stefano Quintarelli, presidente di Replay; Juan Carlos De Martin, responsabile Creative Commons per l’ Italia; Fiorello Cortiana, Senatore Responsabile Innovazione della Provincia di Milano; il deputato del Pd, Paolo Gentiloni Silveri; Paolo Romani, vice ministro dello sviluppo economico (PDL) e Lawrence Lessig, professore dell’ università di Harvard. Ed è proprio intorno a Lessig che è sembrata delinearsi l’ intera conferenza. Perchè? Perchè è americano. Molto si può dire dell’ America, ma una cosa è certa: gli Stati Uniti non ostacolano lo sviluppo ed il progresso. Andranno forse troppo veloci e saranno probabilmente costretti a dover risolvere questioni generazionali cavillose, circa lo stato mentale e lo sviluppo cognitivo dei cosiddetti “nativi digitali”.
In Italia vi è il problema opposto. Essendo tra i paesi con meno densità demografica e nascite al mondo, gran parte della popolazione “appare prigioniera di un retaggio culturale che ci tiene aggrappati a sistemi superati e non più ottimali” (Gianfranco Fini). Si ignora o condanna drasticamente l’ universo Internet. “L’Italia stà proponendo un avvenire remoto o inesistente, precludendo le attuali e prossime generazioni a concorrere per il futuro” (Senatore Fiorello Contiana). La politica sembra adottare un atteggiamento ostile alla rete. Gli organi istituzionali stanno seminando attraverso i media, un’ idea sbagliata di un mondo definito erroneamente virtuale. Internet è realtà. Non un’ amplificazione, ma un’ estensione ed un cambiamento nelle relazioni sociali.
Il 9 marzo, durante il primo incontro del Norwegian Nobel Committee è stata accettata la candidatura di Internet al premio Nobel per la pace. La rete può essere uno strumento per la pace. Chiunque lo usi può piantare il seme della non violenza. Il merito di un Nobel per tutti e ciascuno di noi, dipenderà dal “valore della reputazione che alla rete attribuiremo. Dalla qualità dell’ informazione data in un sito. Per questo la rete ha l’ effettiva capacità di auto-regolazione ed auto-apprendimento. La libertà in Internet è la libertà di ciascuno. Specchio della società. Strumento di organizzazione sociale. Su venticinque milioni di utilizzatori di Internet in Italia, diciannove appartengono ai social networks, di cui sedici utilizzano come spazio principale, Facebook. Internet è un organismo sociale simile solo al mercato concorrenziale economico, in cui l’ informazione fluisce con costanza e trasparenza. Internet come il mercato, ha un vero grande limite, per quanto riguarda la regolazione dal punto di vista della libertà. La libertà in Internet è la libertà di ciascun individuo e il limite della libertà di ognuno sta nel rispetto dei confini della libertà altrui. La crescita della rilevanza sociale di internet è vertiginosa. In Italia le adesioni ai social networks, crescono più velocemente che in Francia e Germania. La responsabilità stà nella diffusione della rete perchè si torni ad un meccanismo fondato sul concetto di meritocrazia” (Franco Bernabè).
Internet è un’ opportunità che nel nostro Paese viene ancora percepita come una minaccia o un problema da risolvere. Siamo ancora ad un livello in cui bisogna spiegare ed insegnare cos’ è il Web e come usarlo. La classe dirigente dovrebbe mettere a disposizione strumenti che insegnino l’ uso di Internet educando la mente alla formulazione di pensieri costruttivi. L’inarrestabile progresso digitale non và ostacolato ma appoggiato dalle istituzioni al fine di preparare le nuove generazioni ad un confronto socioeconomico internazionale dal quale altrimenti rimarrebbero escluse.
Il vice ministro dello sviluppo economico Paolo Romani, fautore del decreto legge 169, in cui i siti web vengono equiparati alle tv, che tra le altre, come afferma il dirigente di Google Marco Pancini, ha una conseguenza importante: disapplica di fatto le norme sul commercio elettronico in base alla quale l’attività dell’ hosting service provider, cioè del sito che ospita contenuti generati da terzi, va distinta da quella di un canale tv, il quale sceglie cosa trasmettere. Significherebbe distruggere il sistema Internet. Sostanzialmente il suddetto decreto prevede l’ autorizzazione ministeriale preventiva per trasmettere via web, legge che limiterebbe enormemente il funzionamento della rete. I provider sarebbero responsabili dei contenuti pubblicati sul web e dovrebbero rimuovere quelli che violano il diritto d’ autore, pena una sanzione che potrebbe arrivare a centocinquantamila euro per ogni richiamo. Con il Decreto Legislativo Romani tra l’ altro, chi ha un collegamento Internet, rischia di dover pagare anche il Canone Rai. Ma la cosa scioccante è che a sentirlo parlare, il vice ministro non sembra esser molto esperto di Internet. Ha citato più volte come esempio Youtube, sostenendo questo ultimo non sembri avere bisogno di un controllo ferrato, non essendovi sul sito pubblicazioni di impronta pornografica. Il vice ministro Romani non sa neanche dell’esistenza di Youporn!
Ministro, gli ottocento milioni versati dai cittadini allo stato in forma di tasse, al fine di promuovere la cosiddetta “banda larga”, considerata fattore esponenziale di crescita economica e occupazionale di un paese, dove sono?
“Gli ottocento milioni di euro, non sono spariti ma congelati perchè il ministro del tesoro Tremonti, stà aspettando il momento opportuno per investirli”.
E secondo lei, tra la costruzione del ponte a Messina e l’ investimento nella diffusione della banda larga, cosa si potrà sostenere?
“Assolutamente entrambi gli investimenti. Abbiamo soldi per tutto, ve lo garantisco”.
La mia sensazione e’ la stessa di molti, nell’ osservare i volti di tutti neanche più stupiti, ma dall’espressione sarcastica mista a crescente delusione.
Professor Lessig, cos’ è Internet?
“Internet permette delle cose. E’ uno strumento di innovazione non progettata e non prevista. E’ bene e male. Entità positiva e negativa. Bisogna accettare l’ esistenza di Internet. Favorirla limitandone i danni. Essere umili per non cadere in giudizi estremi e deleteri. E’ necessaria una compensazione tra vantaggi e svantaggi della rete, perchè dichiarare guerra ad Internet significherebbe fare la guerra ai nostri figli. Il ventesimo secolo è stato caratterizzato da una mentalità dittatoriale. Limitare ora gli strumenti di conoscenza ed interrelazione, significherebbe trasformare le nuove generazioni in un popolo di clandestini e pirati. Abbiamo bisogno di governi maturi e sani di mente perchè la libertà stà nell’ insegnamento al rispetto dei confini della libertà altrui”.
Professore, quali sono le differenze tra USA e Italia nelle reazioni al fenomeno Internet?
“In Italia, Internet spaventa e di conseguenza vi è un’ ostile chiusura circa la velocissima evoluzione della rete ed il conseguente cambiamento nelle dinamiche dei rapporti sociali. In America vi è il problema opposto. Il popolo americano ne elogia il bene dimenticandosi del male. Negli Stati Uniti, ancora non si sono ufficialmente affrontate le problematiche che qui oggi stiamo considerando”.
Qual’ è il rischio che stiamo correndo?
“Il pericolo è che l’ attuale frustazione in crescita esponenziale tra i sistemi democratici, generi una rabbia cieca e vendicativa per la quale le generazioni virtuali non perdoneranno le mancate promesse fatte dall’ alto”.
Internet non è altro che un’immensa comunità. Uno spazio in cui poter esprimere la propria natura, considerando e valutando quella degli altri. Un bacino di idee in continuo movimento. Espressione reale di un progresso inarrestabile, in poco più di dieci anni ha sconvolto la politica e le relazioni sociali. Nel bene e nel male. Internet è uno spazio. E come tutti i luoghi, la reputazione di un dato sito dipende da chi lo frequenta. La crescita del singolo individuo è relativa alla scelta di informazioni che si decidono di adottare. Il futuro non è restrizione o divieto ma educazione alla valutazione di ciò che è bene e male. La rete non è un’ amplificazione della nostra vita, ma un’ estensione di ciò che viviamo. Il problema non è che sul network italiano di Facebook vi sia ad esempio, un gruppo di stampo mafioso, ma che nel paese esistano effettivamente sistemi e gruppi mafiosi. Internet siamo noi. Sono le nostre idee ad identificarci e sempre i nostri pensieri a fornirci un potentissimo strumento di relazione e confronto sociale. Statisticamente in Europa, l’ Italia è il paese che usa la rete nel modo più futile e superficiale. Coraggio italiani! Come in tutti i sistemi, il mezzo più potente è sempre il più difficile da gestire. Soprattutto quando il suo funzionamento dipende totalmente da ciò e da chi decidiamo di essere. Sono le nostre scelte di vita a determinarne i contenuti, il valore ed il riflesso di ciò che siamo. La libertà sta nell’ accettazione dei cambiamenti e nel coraggio di capire che nulla è per sempre.
Per approfondimenti:
Google: “Convegno Internet è libertà. Perchè dobbimo difendere la rete”
Per chi volesse scrivere all’ideatore del Decreto Legislativo 169, Paolo Romani:
- paolo.romani@sviluppoeconomico.gov.it
- segreteria.romani@sviluppoeconomico.gov.it
Ottavia Massimo
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Grazie Ottavia per l’articolo, su una questione davvero urgente. Questo sito, per esempio, non potrebbe nemmeno esistere con una normativa del genere.
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Grazie a te Ale e grazie a Dillinger!
Il discorso potrebbe protrarsi per pagine e pagine perchè non solo di libertà circa Internet si tratta, ma di conseguenziale libertà
dell’ individuo e manipolazioni di pensiero che ne devierebbero la mente. Peccato Fini se ne sia andato prima che il dibattito prendesse forma. Peccato Riccardo Luna non abbia mantenuto la promessa fatta, circa la lettura dei messaggi dalla rete indirizzati a Romani..
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bel post su una questione davvero urgente ma bistrattata dai media.
ma internet farà la fine delle piazze, dei circoli culturali, dei centri sociali e di tutti i luoghi di incontro/confronto annientati da questo continuo terrorismo mediatico ?
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Il fatto che qualcuno abbia candidato Internet (credo un pò provocatoriamente, in verità…)a Nobel per la pace mi pare indicativo di quanto ormai la rete sia diventata un patrimonio di informazione libera a cui giustamente nessuno vuole rinunciare. Naturalmente il problema è complesso e non può essere valutato solo a livello emozionale. Piuttosto va affrontato in un’ottica giuridica che miri al contemperamento di diritti ugualmente importanti, anche se di natura diversa.
Certezza di regole però non significa, come qualcuno vorrebbe, mettere il bavaglio a chi ha qualcosa di scomodo da raccontare, creare l’ennesimo GRANDE FRATELLO oppure appropriarsi di una importantissima fonte di informazione comune per poter fare i propri comodi magari in campagna elettorale.
L’argomento mi pare di vitale rilevanza: su queste cose occorrerebbe battere e ribattere, perciò i miei complimenti a Ottavia e a Dillinger.
Ciao a tutti!
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Questo e’ un argomento estremamente importante da trattare perche’ se riuscissero a portare avanti la loro proposta annullerebbero tutte le forme di espressione riportando gli Italiani indietro di 50 anni ed a livelli di paesi del terzo mondo dove l’informazione e’ mirata al mantenimento dell’ignoranza in modo da dare al potere il modo di fare i loro comodi. Bisognera’ fare in tutti i modi possibili per evitare che cio’ avvenga facendo in modo che le informazioni circolino. La rete deve assolutamente rimanere libera.
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Bello l’articolo,come sempre.Pero’ ho bisogno di dire alcune cose delle quali sono convinto.Non vedo,prima di tutto,un reale pericolo per la liberta’,neppure d’informazione.Non so se da parte di questo Governo ci sia una teorica volonta’ in tal senso,ma mi sembra,a maggior ragione nell’Europa unita,tecnicamente del tutto irrealizzabile.Pericolo per la liberta’,dal dopoguerra ad oggi,in Italia non c’e’ mai stato.
I problemi,a mio avviso,sono altri e non di poco conto:sono d’accordo se parliamo di diffidenza per internet.Dipende dall’ignoranza e dall’eta’ media,avanzata,degli italiani.Possiamo poi parlare della famosa “banda larga”,della distrazione dei fondi ad altri scopi,magari d’immagine(il ponte sullo stretto),del pressappochismo(ad essere ottimisti) con il quale siamo governati,di tutto cio’ che andrebbe fatto e non si fa,ma l’elenco sarebbe lunghissimo.Per riassumere,in Italia il problema maggiore e’ la mancanza di morale!Non manca la liberta’,intesa in senso stretto,manca la moralita’,da parte delle Istituzioni ma da parte degli Italiani stessi,di rispettare le regole.
Qui ognuno fa quel che vuole.Ma questo sistema fa comodo a moltissime persone,la maggior parte delle quali NON ricopre cariche istituzionali.
Questo Governo,e’ una mia idea,non e’ meglio ne’ peggio dei numerosi predecessori.
Questo e’ l’aspetto estremamente negativo:non facciamo un passo avanti!
Ma tutto cio’,inutile dirlo,non ci esime dal tenere alta la guardia da quel che succede,ma questa deve essere la nostra forma mentale,in tutte le cose,di non farci prendere in giro.Alfredo
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@ Alfredo: giustissimo ciò che dici e il pressapochismo è un vero allarme sociale. Ma nel momento in cui ogni comportamento delinquenziale viene additato da chi copre cariche istituzionali come conseguenza del mezzo (internet) e non del comportamento fuorilegge del singolo occorre davvero tenere alta l’attenzione e insorgere! Chiaro che sotto c’è un disegno di canonizzazione e omologazione (ma la rete, per fortuna, non è la tv, bene che lo sappiano!).
ciao e piacere
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Un bell’articolo su un tema che ci riguarda incredibilmente da vicino…
La rete non si tocca, il solo pensiero mi opprime e se davvero la toccassero, io espatrierei. Sul serio.
Prima, però, opponiamoci pure.
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La rete è lo strumento più potente di cui disponiamo e la sua potenza deriva da fatto che è libero. In rete si possono trovare una serie molto ampia di stupidaggini, chiaramente, ma altrettanto vero è che è un pozzo inesauribile di informazione, opinione, una finestra sul mondo. Non c’è altro mezzo mai esistito che gli sia anche solo equiparabile.
Bene, detto ciò, credo che ci sia un aspetto che vada sottolineato e che, se proprio devo dirla tutta, è quello che mi terrorizza più di tutti. Se vogliono fare una legge per imbavagliare la rete, mutilarla, censurarla possono lanciare le proposte che preferiscono, è pur sempre un fronte che si può combattere. Almeno in teoria è un provvedimento ben identificato che è opponibile in Parlamento, che può essere dichiarato incostituzionale e via dicendo. Ma una simile normativa si rivela addirittura superflua se l’unico utilizzo che gli italiani fanno della rete è sciocco e banale, superficiale e di mero intrattenimento. Se l’unica cosa, o almeno l’assoluta prevalenza, delle attività che un italiano compie online sono vedere le foto dell’ultima serata in discoteca dei suoi amici e degli amici degli amici su facebook, cercare le notizie gossip su Virgilio, controllare cosa succede nella casa del grande fratello dal sito, digitare su youtube “ultima puntata uomini e donne” oppure “la caccola più grossa mai uscita dal naso di un bambino” c’è poco da fare. Non è una legge che serve, la gabbia è già costruita nella testa delle persone e il bavaglio è già davanti alle loro bocche.
Io non credo che la realtà sia questa e Dillinger ne è la prova, lui come altri siti, che chiaramente è il più bello di tutti ma sono di parte.
L’importanza di dedicare attenzione a questo tema è fondamentale per lo stesso sviluppo del nostro modo di vivere futuro, così come lo è provvedere in modo effettivo a fornire gli strumenti giusti come banda larga, fibre ottiche, wimax così via. Nella rete ci credo e credo che a qualunque tentativo di censurarla bisognerà opporsi strenuamente.
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internet è libertà e per questo tutto dipende dall’uso che ne facciamo, ottimo articolo..
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ci viene chiesto di rinunciare a uno degli elementi costitutivi della democrazia..
stiamo andando verso la dittatura.. aiuto.. padre della patria ci vuole tutti sotto una campana di vetro!
non vedo perche’ l’Italia dovrebbe sottostare a questi limiti..
il contollo dell’informazione porta all’arretramento culturale del paese..
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questa non m’è piaciuta un granché, di solito ne sforniamo di migliori di barzellette…
hoLa, Ottavia
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Un bellissimo articolo. Il vero problema dell’Italia è l’ignoranza degli italiani… che serve a chi di dovere per il mantenimento dello status quo… e quanto ci racconti in un certo senso lo conferma ancora di più.. Grazie per il servizio, l’informazione è vitale!
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Buongiorno a tutti. Son viola dalla rabbia e chissà quanti ne godranno. I retroscena di questo articolo davvero raccontano
l’ Italia di oggi: Vile e menefreghista. Menefreghista, perchè degli amici più cari, hanno commentato in tre, non so quanti l’ hanno letto, forse è troppo lungo. Gli occhi è meglio rovinarseli giocando a farm ville. Molti mi hanno chiamata e li ringrazio per carità, ma a cosa serve chiamarmi? Per farmi i complimenti? Per aggredirmi attribuendomi una presunta appartenenza all’ opposizione? I complimenti mi danno forza ma a dirvi il vero, mi interessano poco. Le critiche le voglio tutte. Ma vorrei fossero esplicite e costruttive. Vorrei che tutti avessero il coraggio di scriverle, la voglia di mettersi in discussione, le Palle (pardon) di sbagliare nascondendosi magari dietro ad un falso nome. Il problema in Italia è che evidentemente a molti piace così. Poi però, gli stessi si lamentano delle fughe di persone che la loro intraprendenza regalano all’ estero. Quelli che al bar blaterano critiche e lamentele ridendo spesso di chi si mette in gioco, son quelli che meno si rendono conto di quanto poco potere decisionale hanno sulle loro vite. O forse a loro il sistema piace. E’ questione di ambizione. E qui l’ asino sprofonda. Bah. Che fatica.
Bom dia todo mundo, mi faccio una tisana
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Mi viene un po’ da ridere leggendo il commento finale dell’autrice,ma in realta’ c’e’ poco da ridere.L’articolo e’ effettivamente un po’ lungo,di non facile lettura,ma basta un minimo di concetrazione.Farmville!
Aggredire per attribuire una presunta appartenenza all’opposizione???E qui non rido affatto.Io ho votato per l’allora Forza Italia nel 2001.Da allora non ho piu’ votato,anche se mi guardo bene dal consigliarvelo,perche’ scrivendolo qui commetterei un reato e non sarebbe,senza un contraddittorio verbale,neppure giusto.Pero’ mi ritengo,spero di esserlo,una persona libera.Qui e’ il mio essere liberale.Ognuno di noi e’ sacrosantemente libero di votare per chi vuole,di pensare quel che vuole,di fare quel che vuole!A due condizioni:la propria liberta’ finisce un po’ prima di dove comincia quella altrui e avere coscienza che i propri gesti,da esseri umani adulti quali siamo,hanno delle conseguenze.Solo l’innocenza d’un bambino non ha conseguenze.
E comunque molti non si accorgono,nella pigrizia mentale dalla quale per primo sono colpito,di come ci si arricchisca di piu’ con una persona che la pensa diversamente da noi.Siamo abituati a guardare le medaglie sempre dalla stessa faccia!Qui veramente possiamo parlare di liberta’.Ma anche di cervelli intorpiditi.Forse per alcuni e’ ancora troppo freddo.Farmville!
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grazie mille Ottavia
per il bell’ articolo e dacci informazioni fino a che
CENSURA e OLIO DI RICINO
CHIUDERANNO I NOSTRI OCCHI APRENDO ALTRE autostrade.
la cosa assurda e’ che sembra che ci piaccia.
l Italia e in
Tranx-Virtuale-Formazione.
f
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Trovo l’argomento molto complicato e di consequenza contradittoria l’argomentazione,non credo che”il regime” di Berlusconi come viene chiamato sull’articolo stia creando un atmosfera di terrore e che un altro governo possa cambiare qualcosa,ed è questo in realtà più preoccupante.
La mia immensa fiducia nell’essre umano mi porta a pensare che le persone intelligenti esistono e fanno la differenza (come la storia ci insegna) internet con la sua velocità rende più pratica la diffusione di notizie ma non è l’unico mezzo esistente, la parola, anche se non scritta, ma con un semplice confronto verbale tra persone può sempre fare la differenza.
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Brava Ottavia, appoggio pienamente il tuo articolo. Purtroppo ancora molte persone (e molte giovani)in Italia sottovalutano il sistema della rete e lo considerano solo uno svago e non un grande e importante sistema relazionale che raggruppa valori importanti che cambiano la visione della politica. Basta vedere come in altri paesi (vedi in Iran) abbia contribuito a unire sempre più persone che hanno voglia di cambiamenti, di indipendenza, di rispetto, di libertà, di speranza, di vita migliore. Dobbiamo tutti pensare ai vantaggi che la rete può portare a tutti e difenderla come l’informazione corretta e non i tg lottizzati e oscuranti la realtà.
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L’articolo mi è piaciuto molto. Alcuni commenti un po’ meno. Non mi piace soprattutto questo clima precostituito di terrore per la minaccia di attentato alla libertà che sarebbe in atto. Serve soltanto ad alimentare gli odi fornendo un bersaglio a chi intende sfogare il proprio disagio la cui causa non trova origine nell’attuale governo. Il nostro è ancora un paese libero eccome, forse il problema vero è la mancanza di regole morali.
Libertà non è anarchia.Ben vengano regole,giuridiche, anche circa l’uso non distorto di internet, purchè giuste e non mirate a woddisfare interessi non pubblici. quanto al luogo eletto per il confronto e l’espressione delle opinioni ben vengano bar, ristoranti o giardinetti. Ma va bene anche il silenzio del pensiero, purchè frutto di una scelta. Non sarebbe libertà anche il non poter non manifestare all’esterno le proprie opinioni.
Saluti a tutti
Complimenti ad Ottavia
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Una piccola osservazione contro l’ottimismo di chi, incluso l’articolo di Timesonline, si appella alla natura stessa di Internet per sostenere l’impossibilità “tecnica” di una sua censura:
“…si potrebbe facilmente sostenere che un Blogger o Typepad blog è ospitato su un server anche ben al di fuori del Bel Paese, rendendo una legge ottusa praticamente inapplicabile.”
Faccio notare che le leggi contro la libertà di stampa del Ventennio Fascista non potevano certo vaporizzare tutte le tipografie italiane, e infatti la stampa libera esisteva, solo che era illegale e clandestina: i giornali liberi giravano, ma chi veniva beccato finiva in galera…e quindi erano pochi e poco visibili. Risultato comunque ottenuto.
Insomma, nessuna legge potrà mai impedirci di aprire un blog su un server all’estero, ma potrebbe rendere la cosa illegale, con tutte le conseguenze del caso.
Bell’articolo cuginetta!
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