Intervista a Gilda Policastro: autrice del romanzo “Il farmaco”

settembre 22, 2010 in Cultura, Libri by Marco Patruno

SAM_0146Il farmacoGilda Policastro è autrice del romanzo “Il farmaco” edito dalla casa editrice Fandango Gilda Policastro oltre ad essere una delle principali scrittrici emergenti nell’attuale panorama letterario italiano è anche ricercatrice precaria presso l’università di Perugia. In questa intervista gentilmente concessa dall’autrice ci confrontiamo su uno dei temi caldi del momento Il precariato, e in particolare il precariato nel mondo della ricerca.

Marco Patruno – Ciao, il tuo romanzo d’esordio si chiama “Il farmaco”. Sei una scrittrice e una ricercatrice precaria. Secondo te, c’è una cura alla “malattia” del precariato?

Gilda Policastro – Non credo vi sia, nell’ambito della “medicina tradizionale” per restare in metafora. Ovvero, il posto fisso come lavoro unico e definitivo per la vita, mi pare si possa dare per tramontato. Il che non è necessariamente un male, purché però vi siano delle possibilità effettive di integrarsi in un contesto  lavorativo: come, allo stato dei fatti, non è: soprattutto in ambito intellettuale.

Marco Patruno – Secondo te, qual è la peggiore patologia che affligge le generazioni che detengono attualmente il potere politico, economico e informativo in Italia e la nostra generazione ? (anni settanta e ottanta)

Gilda Policastro – Il principale problema italiano è la gerontocrazia: l’Italia è un paese per vecchi, rovesciando il titolo di McCarthy.  Ne consegue che le menti migliori che conosco non sono sempre riconosciute e riconoscibili, in un quadro molto vario e frammentato in cui continua a emergere chi guarda al passato, reincarnando di volta in volta le figure tradizionali del potere.
Marco Patruno - Come vedi il tuo futuro di ricercatrice in Italia?

Gilda Policastro- In Italia non lo vedo affatto, adesso come adesso. Il mio assegno di ricerca è finito, e la situazione delle università con cui ho collaborato finora è economicamente depressa. Ma è mia intenzione resistere, almeno un altro po’, prima di decidermi a emigrare.

Marco Patruno - Cosa vorresti che in Italia cambiasse?

Gilda Policastro – La marginalizzazione della cultura, e l’idea che le esperienze culturali siano  una forma di diletto per perdigiorno o di evasione per chi di norma si dedica ad altro. Magari mi piacerebbe che si recuperasse anche il senso della fatica (e della bellezza della fatica) nell’apprendimento, nello studio “sudato”, alla Leopardi (figurarsi, nell’era del dominio di Google…).
Marco Patruno – Ci sono dei maestri, uomini contemporanei che ti hanno ispirata durante la stesura del tuo romanzo?

Gilda Policastro- Edoardo Sanguineti non amava essere definito un maestro, ma è un grandissimo modello di intellettuale, un uomo straordinariamente colto, e profondamente ideologico, come oggi sembra improponibile definirsi. Con la sua morte si può dire definitivamente chiuso il Novecento, il secolo, per citarlo, “del montaggio, della psicoanalisi e delle avanguardie”.