Intervista all’autore Giuseppe Bonaccorso.

di - 3 aprile 2012

Giuseppe Bonaccorso, autore del libro “Gocce di Mercurio“, si racconta in questa intervista “a tu per tu”.
Autore di lungo corso, esperto ed appassionato di arti letterarie, che si districa tra i suoi impegni nel ruolo di manager di una multinazionale farmaceutica e l’approfondimento di interessi verso le scienze umane e cognitive, ha già pubblicato diversi libri, che ricordiamo:  “Frammenti dal Profondo”, “Storia di Pietro”, “Ballando con gli Specchi” e “Il doppio cosciente”.

Ciao Giuseppe,
grazie per aver accettato questa intervista. Comincio col chiederti come hai iniziato ad appassionarti alla letteratura, malgrado i tuoi studi ti abbiano portato ad interessi alquanto distanti come addirittura l’Ingegneria Elettronica.
RISPOSTA:
In realtà sono studi distanti solo in apparenza: io sono sempre stato convinto che le attività creative, indipendentemente dalla forma con cui si esplicano, abbiano una radice comune e tale “embrione” non può che manifestarsi in qualsiasi espressione della volontà creativa dell’uomo. Di conseguenza, non ho mai considerato i miei studi ingegneristici o la letteratura come “aspetti” antiteci del mio carattere che si sarebbero potuti manifestare sempre in modo alternato. Al contrario, l’intersezione costante del mondo creativo “strutturato” dell’ingegneria con l’espressione libera (ma sempre legata a canoni razionali) della letteratura, mi ha portato a maturare una visione molto allargata dell’arte e del suo costante rapporto con la vita dell’uomo. La letteratura, in particolare, ha sempre rivestito un ruolo di primo piano: sia come lettore che, ovviamente, come scrittore ho sempre trovato nella prosa e nella poesia uno dei veicoli di espressione più congeniali al mio modo di affrontare la realtà. Gli aspetti più scientifici e razionali, attraverso la composizione letteraria, possono essere trasformati in vettori di significato che, grazie alla potenza espressiva del linguaggio e della retorica, riescono a congiungere in modo quasi perfetto il simbolo-strumento con il senso ultimo dei concetti. Questo è ciò che mi ha colpito maggiormente e mi ha spinto, sin dal periodo adolescenziale, a “vivere” la letteratura in modo sempre “esaustivo” e consapevole.

Quando hai scoperto la tua passione e dedizione per la poesia in particolar modo?
RISPOSTA:
Il mio “maestro spirituale” è stato certamente Eugenio Montale: ho scoperto molto presto le sue poesie (che generalmente vengono relegate agli ultimi mesi della scuola superiore e pertanto difficilmente possono essere lette e apprezzate nel modo giusto) e ho immediatamente capito che l’essenza di quei versi trascendeva del tutto l’apparenza e raggiungeva un universo di discorso dalle innumerevoli sfaccettature di significato. La musicalità – elemento imprescinbile della poesia -, unitamente alla ricchezza dei rimandi semantici che i testi riescono a suscitare, ha reso Montale una guida per i miei studi letterari e, nel contempo, mi ha permesso di avvicinarmi (seppur in modo impercettibile) alla natura profonda, celata dietro la straordinaria “coltre di versi” resa in modo così pregnante dalla sua intera opera poetica.

Raccontaci qualcosa delle tue opere passate, so che sei particolarmente portato e amante anche della saggistica, oltre che della narrativa e della lirica.
RISPOSTA:
Sì, mi sono interessato e mi interesso tutt’ora di saggistica e di prosa. La mia ricerca personale è molto orientata alla psicologia del profondo, alla simbologia e alle forme di espressione del pensiero e, in tal senso, i miei studi ingegneristici (in particolar modo le materie incentrate sull’intelligenza artificiale) si sono subito rivelati un “luogo culturale” foriero di grandi quanti di spunti. Ho pertanto scritto diversi saggi legati alle riflessioni di natura filosofica-psicologica e, seppur ormai ho “virato” verso una produzione maggiormente artistica, credo fermamente che quegli studi e quel tipo di attività letteraria ha contribuito in modo decisivo all’evoluzione del mio stile e dei miei stessi interessi.

E ora arriviamo a parlare dell’opera “Gocce di Mercurio”. Su cosa è incentrata principalmente questa raccolta e cosa trasmette al pubblico?
RISPOSTA:
Cercherò di rispondere alla prima parte della domanda, lasciando al pubblico l’onere (o il piacere) di comunicare le emozioni suscitate. “Gocce di mercurio” è una raccolta di poesie scritte durante gli ultimi mesi del 2011 e, partendo da forme liriche molto ermetiche, si sposta verso alcuni “esperimenti letterari” che sono divenuti l’essenza strutturale delle mie attuali composizioni. I temi che sono lentamente emersi durante la stesura sono centrati sull’elaborazione di svariate emozioni (piacere, dolore, illusione, meraviglia, etc.) attraverso l’imprescindibile fattore temporale. Non per nulla, adesso, rileggendo molte delle liriche contenute nella raccolta, percepisco in modo tangibile la presenza del “ricordare”: ovvero la presa di coscienza di un passato come base costitutiva del presente ove le emozioni prendono forma. Tuttavia, non si tratta sempre di ricordi nostalgici che non possono che dar vita ad un malessere contingente, ma piuttosto ad un continuo prendere atto che l’esistenza umana solo raramente può essere vissuta “hic et nunc” (così come suggerito da molte pratiche ascetiche orientali) e che l’effetto del passato “intossica” continuamente il presente e difficilmente si lascia filtrare dal lavoro quotidiano. In questo senso “Gocce di mercurio” è una testimonianza dell’evoluzione di tale consapevolezza e il mio obiettivo nel dare la raccolta alle stampe è stato quello di trasmettere al pubblico (con tutta la “gentilezza” intellettuale di cui la poesia può essere capace)  questo enorme e inarrestabile flusso di emozioni e di ragionamenti.

Grazie e complimenti per le tue numerose attività letterarie oltre che per i tuoi impegni professionali.

Tiziana Iaccarino.

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