Intervista ad Alessandro Fusacchia, Presidente di RENA – Rete per l’Eccellenza Nazionale
Cos’è la Rena? Quando e perché è nata?
Siamo un’associazione indipendente di giovani italiani che lavorano in diversi settori, in Italia e all’estero. Due anni fa ci siamo messi insieme perché non riusciavamo a rassegnarci di fronte a un’Italia sempre più chiusa e opaca, dove la gente è costretta a rinunciare ai sogni, a gettare la spugna. RENA è una piattaforma dove giovani desiderosi di cambiare l’Italia si incontrano per mettere insieme le loro idee, passioni, e competenze per promuovere le buone prassi e le innovazioni necessarie ad ancorare l’Italia alla modernità.
Ci spieghi cosa intendi quando dici che l’Italia è un Paese “malato di reattività”?
In Italia non succede (quasi) mai niente di nuovo o originale. Quando va bene, reagiamo a stimoli esterni. Quando va male, continuiamo come se niente fosse, alimentando uno splendido isolamento. Non siamo in grado di esprimere una visione di quello che vorremmo per noi e per i nostri figli. Non siamo in grado di dire che Italia vorremmo tra dieci o quindici anni. Ci accontentiamo solo di tirare a campare, di galleggiare. Come se non bastasse, riusciamo a ridurre in cenere anche i pochi fuochi ancora accessi. Stiamo diventando maestri nel cacciare dall’Italia gli italiani bravi. Non è più nemmeno una questione di “fuga dei cervelli”, perché ormai dall’Italia fugge chiunque. O per lo meno chiunque può. Viviamo in un paese che non offre opportunità di espressione e realizzazione a chi abbia un minimo di intraprendenza, idee e voglia di fare. Sono premiati non quelli che fanno e rischiano, ma quelli che aspettano e si mettono in coda. Che futuro può avere un’Italia così?
Leggendo il tuo intervento alla vostra prima assemblea generale del 20 Settembre 2008, ho notato quanto hai posto l’accento su come i soci di RENA – gli Arenauti – si riconoscano in valori maltrattati dalla nostra classe dirigente, quali il merito, l’apertura agli altri e l’apertura al mondo. In che modo la vostra associazione si propone di valorizzarli?
La parola più importante di Rete per l’Eccellenza nazionale è “per”. RENA vuole aggregare amministrazioni pubbliche, enti, imprese, fondazioni e altre associazioni attorno a progetti concreti che contribuiscano alla costruzione e alla valorizzazione dell’eccellenza. Vogliamo fare in modo che diventino di moda messaggi e valori “nuovi” – come l’apertura, la responsabilità, la trasparenza e l’equilibrio – e che cominci a diffondersi una nuova mentalità collettiva. Servirà tempo, e serviranno persone capaci di diventare “agenti del cambiamento” nei loro rispettivi ambiti professionali.
La vostra associazione si propone di instillare il germe del cambiamento nella società italiana. Ci spieghi cos’è per Rena il cambiamento e cosa intendete fare per realizzarlo?
Il cambiamento è qualcosa che non avviene una volta soltanto. L’Italia che RENA ha in mente è una comunità dove le regole del gioco premiano chi scommette sul futuro, chi rischia in prima persona, chi si affida alle proprie capacità invece che alle proprie conoscenze personali, chi ha un’ambizione legata a un progetto e una visione, non un’ambizione e basta. Un’Italia in cui non necessariamente vinci sempre oppure sei sempre un perdente, ma in cui ogni volta ti rimetti in gioco e accetti che “premiare il merito” significhi che alle volte è giusto che a perdere sia tu. Un’Italia attenta alle migliori prassi ed evoluzioni che accadono ogni giorno, tanto nella sua più remota periferia quanto dall’altra parte del mondo. Un’Italia – soprattutto – che non costringa più ogni generazione a parlare di ricambio generazionale.
In passato hai affermato che Rena intende sperimentare un sistema di intelligenza collettiva. In cosa consiste un sistema di tale genere?
RENA è un laboratorio a disposizione di giovani professionisti che hanno voglia di sviluppare progetti e portare avanti idee capaci di rendere l’Italia un paese all’avanguardia. Se un arenauta ha un’idea, o se vuole replicare un’esperienza di cui è stato protagonista o spettatore, scrive a RENA e chiede aiuto per trasformare quell’idea o quella storia in un articolo, in uno studio, e – laddove possibile – in un progetto concreto. A fronte della richiesta, RENA si attiva per mettere a disposizione di quell’arenauta la rete degli associati, per costruire partenariati ad hoc con aziende, associazioni e istituzioni, per recuperare risorse finanziare adeguate, per offrire strumenti di comunicazione e promozione appropriati. In ogni caso, l’attività resta interamente nelle mani di chi l’ha avviata e la squadra che si raccoglie attorno all’iniziativa gestisce il suo sviluppo e assicura che venga portata a conclusione. Le persone che stanno in RENA hanno realizzato alcune cose importanti, da sole, a beneficio proprio e degli ambienti in cui hanno operato. Adesso hanno deciso di mettersi insieme per realizzare molte cose importanti a beneficio del paese. Abbiamo intenzione di fare di RENA un’arma di costruzione di massa.
L’ultima domanda è di rito: obiettivi e progetti per il prossimo futuro?
Mi vengono in mente alcune iniziative su cui stiamo lavorando. La prima è un premio per scovare i migliori giovani funzionari e dirigenti che lavorano nelle province italiane, e che realizzeremo nell’ambito della nostra collaborazione con l’Unione delle province d’Italia (UPI), insieme agli ideatori del Premio Cavalierato giovanile. Sempre con l’UPI, stiamo ideando un seminario di due giorni nel corso del quale far confrontare le province italiane – tra di loro, così come con altre amministrazioni europee – su buone prassi e politiche pubbliche territoriali. Stiamo lavorando poi con i giovani imprenditori del Piemonte per realizzare un evento di risonanza mondiale, dedicato all’innovazione, che si terrà a Stresa il prossimo 2-3 luglio, e a cui parteciperanno giovani imprenditori e young leader dei paesi del G8 e delle grandi economie emergenti. Poi c’è NEXT, l’iniziativa con cui vogliamo mettere in piedi progetti pilota per offrire opportunità di crescita personale e professionale ai giovani che non si sono ancora affacciati al mondo del lavoro. Per quanto riguarda la crescita vera e propria di RENA e del nostro progetto per l’Italia, stiamo cominciando inoltre a investire energie per allargare la nostra associazione non solo a persone fisiche ma anche ad imprese, banche, fondazioni ed enti disposti a diventare soci di RENA e a condividere insieme a noi un percorso per promuovere l’eccellenza in Italia e dell’Italia. A tutto questo aggiungi che vorremmo far partire diversi gruppi di riflessione su alcuni temi che ci stanno particolarmente a cuore e che presto dovremo cominciare ad organizzare la nostra terza assemblea generale, che si svolgerà il prossimo 3-4 ottobre. E che magari – chissà – un nuovo bel progetto di RENA sarà partito nel frattempo perché qualcuno, che ancora non sa di essere un’arenauta, ci avrà scritto incuriosito da questa intervista a Dillinger per raccontarci la sua storia e proporci le sue idee…
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Speriamo che sia l’inizio di un cambiamento culturale.
Le migliori iniziative sono quasi sempre quelle che partono dal basso e se contemporaneamente è possibile che ne benefici sia il singolo che la collettività, ben vengano queste associazioni
in bocca al lupo