Inverno

agosto 6, 2009 in Narrativa, Racconti da Lorenzo Barolo

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ImageShackCari voi tutti,
se fossero stati 50 anni fa questa lettera sarebbe stata scritta sulla carta con inchiostro. Non ha molto senso come inizio, ma mi piaceva.
Sicuramente vedere una madre o un padre prendere la lettera in mano, stringerla… piangerci sopra; fa molto effetto. Ora invece lascerò il computer acceso.
Non è lo stesso, sicuramente.
Il mio nome è Lorenzo Barolo e sto per uccidermi. Lascio questa lettera per la scena strappalacrime di cui sopra, ma anche ovviamente per spiegare il mio ‘insano’ gesto.
Vi sembrerà strano tornare a casa e trovarmi morto. Magari farete la solita scena che fate quando entrate in casa: mi chiamate, venite da me per ricevere il solito bacio finto, così finto che vi rassomiglia. Il vostro figlio perfetto vi saluta, genitori perfetti; con un bacio perfetto. Una scena PERFETTA.
Il vostro figlio ovviamente senza macchia, perfetto a scuola, perfetto con le donne, perfetto in eleganza, perfetto in qualunque strafottutissima cosa voi vogliate.
Rapporti perfetti. Futuro già scritto.
Voi pensate che io mi sia ucciso per evitare ciò che voi avete in serbo per me, giusto?
I genitori cattivi mi hanno psicologicamente ucciso. Non posso vivere così.
E invece no, cazzo. So che voi pensate questo. Ma non è così
Io amo la mia vita. Amo quello che sono. Ho successo, sono invidiato da tutti. Ho una vita praticamente sui binari giusti.
Eppure mi uccido. Voi con le vostre teste bacate ovviamente non ci arrivate al perché
Potrei lasciarvi questo dubbio, ma allora questa lettera non avrebbe proprio senso. Voglio dirvi il motivo
Io vi odio. Amo quello che voi mi avete fatto diventare. Voi mi avete costretto ad essere così. Avete ucciso la mia creatività per farmi diventare un futuro famosissimo ricco uomo, ed io vi ringrazio per questo. E per questo muoio.
Solo per farvi soffrire.
Vi levo tutti i miei futuri successi, tutta la fatica costatavi crescermi per rendermi uno specchio della vita che avreste voluto voi, tutte le sicure gioie che avrei portato.
Vi levo la creta dalle mani, così lascerò il vostro lavoro incompiuto.
Mi immagino già la delusione sui vostri volti. E poi tutte le spiegazioni che troverete per giustificare agli altri la mia morte. Le scuse per coprire la vergogna che sono
stato in questo atto finale. Se tutti gli altri sapessero cosa sono, un suicida, un fallito, uno che con la vita ha perso una partita fondamentale, non vi considererebbero più per le vostre perfette partite di bridge al circolo.
Mi uccido per farvi provare vergogna e frustrazione. Muoio solo per voi. Non è colpa vostra, però. Voglio solo farvi un torto, e quindi mi ammazzo.
Ecco cosa sono stato: soldi, tempo e fatica buttati.
Ed invece dovrete farmi passare come il figlio modello, come quello che ero prima di ciò che voi definirete davanti a tutti come ‘tragico incidente’. Rimarrò nelle vecchie memorie delle vecchie persone come un ragazzo perfetto, un povero sfortunato morto per caso. E voi due invece mi odierete, nel segreto del vostro consumato rapporto malato, e non potrete dire a nessuno che razza di bastardo stupido e debole e maledetto e inutile sono stato in realtà.
Vi condanno a questa vita, di adorazione pubblica di una persona odiata in privato. Spero che vi piaccia.
Dal canto mio me ne vado felice; grazie a voi ho vissuto bene, quanto basta per far calare il sipario sulle mie ormai stanche dita che scrivono questa lettera.

Napoli, 4 Dicembre 2006
Lettera Firmata

Lorenzo Barolo

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