Nello specchio del dolore
io mi guardo ogni mattina,
inadatto al volo
e senza neanche un’aspirina.
Con le lame nella testa
che non riesco ad estirpare
ho dormito sotto i ponti,
annegando in fondo al mare.
Il mare che separa
quel che ho da ciò che bramo,
tu mi parli di un percorso,
ma io non so come mi chiamo.
E urlerei più forte,
ma il fiato non dà voce
e sui miei bei ricordi,
eiaculo precoce
un liquido infetto
che spruzzo addosso
a voi che lo aspettate,
come cani con l’osso
che gelosi custodiscono
miseri pensieri,
ringhiando a chi gli toglie
le chiavi dei misteri
che scoprono correndo
su di una spiaggia vuota,
sperando che poi passi
quest’ennesima rota.
Lontano dal rimpianto
esiste un angolo di mare
in cui pescherò soltanto
se avrò voglia di pescare
con qualcuno accanto
di cui ci si potrà fidare,
intonerò il mio canto
a una vita da buttare.
Spero sia ancora presto,
già sembra tardi ormai
e annegando nella melma
non ti chiedo “come stai?”
tu che mi hai dato torto
quando non lo capivo,
ed ora che son morto
mi credi ancora vivo.
partire è un pò morire
ed io sono morto sempre,
appoggiando la mia testa
sul tuo bianco ventre
ora che a malincuore,
non so dove seppellire
la carcassa del mio cuore
che smette di soffrire
Dalla bara ti saluto
mio perduto, breve, sogno
che troppo spesso mi ricorda
di quanto amore avrei bisogno
Sono sempre un clown
e, avendo finito l’aspirina,
sconfiggo un altro down
con litri di ketamina.
Vabbè, sono perduto,
la vita va così,
stretta in un imbuto
in cui si versa pipì.
La puzza che circonda
Quel che chiami percorso,
amplifica il bruciore
provocato dal rimorso.
Non saluto più nessuno,
permettetemi di andare,
disperdermi nel tempo
come cenere nel mare.
Ricorda che col tempo
ogni interesse sfuma,
dai un calcio al cuore
per spedirlo sulla luna.






