L’occhio vuole la sua parte… A tavola?!

settembre 15, 2009 in Società da Andrea Rufo

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McDonald'sStupito da quello che ho letto su Burger Lab, articolo apparso su Wired di settembre (pagina 049) sono stato ispirato e ho voluto scrivere le mie riflessioni su questo argomento. Ma non come altri hanno scritto per esaltare o per discreditare fast food o multinazionali, ma per approfondire la questione estetica che l’articolo ha così ben trattato.

Stiamo parlando dell’entrata in scena, questo 16 settembre, di un nuovo tipo di panino McDonald’s denominato Il Mac.

Cominciamo a pensare una cosa: quelli del McDonald’s non sono scemi e neanche nati ieri, quindi, a costo di pagare qualche miliarducolo in più non si lascia nulla al caso. E cominciamo proprio dal nome: Il Mac, a parte per qualche fanatico di computer come me, è il nome stesso della catena di ristoranti e la cosa mi fa riflettere subito. Nelle pizzerie, la pizza col nome del locale è la specialità della casa, quella che non ha nessun altro, quella dalla ricetta segreta; nei ristoranti è il piatto della casa, quello speciale con l’ingrediente che tutti cercano ma che nessuno carpisce. Insomma, il fiore all’occhiello del locale.

Penso che gli addetti all’immagine e alla pubblicità del McD’s non lo abbiano scelto a caso e, per il resto, quello che scopro me lo conferma.

Un vero e proprio laboratorio si cela dietro le porte di queste cucine che… preparano dei semplici panini? No! Studiano scientificamente e minuziosamente un vero concentrato di estetica, gusto e “convenienza”.

Esiste un laboratorio, lo European Food Studio McDonald’s a Monaco, dal quale parte tutto e un team di persone e di cuochi preparano il prototipo. Si passa per vari organi di consulto e di studio per poi andare al collaudo. Interessante considerare che viene coinvolto un City Radar che si occupa di monitorare e quindi informare sui trend gastronomici degli ultimi tempi, il che influisce sulla creazione del panino.

Ma vi pare la procedura… la ricetta per preparare un panino?

Una procedura del genere è assai più ingegneristica che gastronomica. Si parte da una fase di progetto, prettamente teorica dove si raccolgono informazioni che derivano in parte da uno staff tecnico che indica materie e composizioni e in parte da uno staff marketing che indica immagini e tendenze per un migliore look del prodotto. A questo punto, steso un progetto, creato un prototipo si passa alla sperimentazione che, in questo caso, significa fare provare il prodotto a un ristretto cerchio di clienti e ricevere feedback da questi: bhe, per quanto semplici possano essere avranno una enorme influenza sulle modifiche da apportare al prototipo che va verso l’essere un prodotto definitivo da creare e lanciare in larga scala.

Questo processo per Il Mac è durato 730 giorni, ha coinvolto 14 progettisti, ha ricevuto 1400 test e ora è prodotto in 58 milioni di pezzi.

Ora, fregandocene un attimo di pane, insalata, pomodoro, formaggio e carne, passiamo alla parte veramente interessate che riguarda questo panino (se ormai così possiamo chiamarlo): l’aspetto!

Ogni singolo panino viene controllato in maniera molto scrupolosa dal punto di vista cromatico. Immagino che per controllare qualche milione di pezzi non ci sia un cinese (instancabili e grandi lavoratori) che si impegna 18 ore al giorno controllando a mano i panini ma che siano sofisticate macchine su una catena di produzione che, attraverso telecamere, foto e comparazioni, confrontano tutte le parti del panino con determinati e precisi pantoni (che sono dei campioni di colore a volte molto particolari e dettagliati). Il pezzo che non corrisponde agli standard cromatici impostati non è approvato. Si dice che questo controllo non sia puramente e meramente estetico, per quanto un pomodoro bello rosso sia sempre più invitante di uno dal colore un po’ più spento (come ci ha ben insegnato la TV) ma che un colore chiaro e ben calibrato sia simbolo «di qualità e corretta lavorazione»!

Periodicamente c’è la verifica anche della forma e delle dimensioni del panino (bun) che, attraverso una maschera (detta dima) viene mantenuto in certi standard di peso, larghezza, altezza, spessore e diametro. E questo credo che si spieghi facile visto che spesso ci si lamenta delle pizze non troppo tonde o del piatto riempito tutto da una parte. Un panino preciso conterrà in maniera precisa tutti gli ingredienti e quindi l’aspetto generale ne guadagna: non trabocca nulla e niente viene nascosto da troppa mollica.

Come si creano manuali di uso per programmi, per parti grafiche e per macchine anche il panino riceve il suo Product File dove sono riportate nel dettaglio tutte le informazioni di peso, dimensioni, quantità e altre cose che il prodotto deve avere. Un tale studio ovviamente non deve essere dimenticato e un prodotto che deve essere distribuito su così larga scala deve avere delle caratteristiche ben definite che, quindi, devono essere conosciute e rispettate in ogni punto produzione e vendita.

Tale processo indica la grande attenzione che la grande azienda ha nei confronti dell’aspetto e della prima impressione che il suo prodotto ha sul consumatore. Aggiungiamo ovviamente che queste qualità estetiche poi devono essere supportare da qualità intrinseche del prodotto che deve soddisfare l’esigenza del cliente: il panino sarà pure bello e preciso ma ovviamente deve essere anche buono da mangiare!

Ed ora, dopo tutto questo parlare di panini, mi è venuto un certo languorino… prendo carta e penna e mi progetto uno spuntino!

L’immagine che vedete in cover ritrae dei panini denominati Angus (dal sito ufficiale) e non rappresentano il panino Il Mac di cui si parla. L’articolo originale è su www.orangedropdesign.com

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