Verdi per tutti – La carica degli ottantacinque
agosto 30, 2009 in Associazioni, Musica da Matthieu Mantanus
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Ho deciso finalmente di parlarvi dei miei amici della Verdi per tutti. Perché, secondo me, sono un piccolo “miracolo” di luce in un’arte troppo spesso vessata dal fattore economico, una musica che ha fretta e fame. Questa piccola pillola realizzata da Ilaria Santi descrive, a mio avviso, molto bene questa realtà più unica che rara, almeno in Italia.
Vive attraverso di loro un’oasi di musicalità che ha fatto innamorare tutti i professionisti che hanno avuto modo di conoscerli, dalle spalle della Verdi al pianista Simone Pedroni, che ha voluto condividere con loro un concerto a gennaio scorso. L’orchestra sinfonica amatoriale “La Verdi per tutti”, formazione amatoriale della Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, si riunisce una volta alla settimana nell’Auditorium di Largo Mahler per provare… per il piacere di farlo! Da queste prove, per altro molto intense e a volte non prive di sofferenza, usciamo tutti un po` ubriachi di musica, pieni di forza (malgrado l’ora tarda) e di desiderio di ricominciare.
Nel 2006, alla loro nascita, i componenti dell’orchestra erano solo una quarantina. Oggi abbiamo ottantacinque iscritti! Ottantacinque persone che lavorano in mille settori diversi, dall’avvocato al giudice, dallo studente al professore, e poi liutai, ricercatori, assicuratori, tecnici, insegnanti… Dai 17 ai 65 anni, e di ben otto nazionalità diverse: tutti radunati intorno alla musica. Se negli altri paesi occidentali le orchestre amatoriali sono la regola, in Italia sono un’eccezione. E la Verdi per tutti è l’unica orchestra amatoriale di dimensioni tanto notevoli.
Il bisogno fondamentale di fare musica, non solo ascoltarla, viene infatti in Italia troppo spesso disatteso: si lascia la cultura musicale rinsecchirsi, si abbandona la spinta che per secoli ha permesso a questa nostra arte di progredire: l’amatorialità. Senza l’amatorialità, nessun Mozart, nessun Haydn, nessun Beethoven. Senza gli amatori, Chopin non avrebbe scritto Valzer, Bach non avrebbe composto il clavicembalo ben temperato. Gli amatori, e il loro stretto rapporto con i professionisti, sono la giustificazione sociale della Musica (con la M maiuscola). Sono il motore umano ed economico della creazione, perché la musica, contrariamente alle altre arti, non vive senza chi la esegue. Una composizione è un po’ come una rosa del deserto: esiste sempre, ma si apre e si svela solo quando viene suonata, come la rosa si apre quando sente l’acqua: una partitura ha bisogno di un tramite umano per rivelarsi, e io non posso che augurarmi che nascano in Italia tante, tantissime realtà orchestrali amatoriali come la nostra per moltiplicare gli occhi in grado di leggere, le anime in grado d’intendere e le dita in grado di diffondere la nostra straordinaria cultura.
Matthieu Mantanus
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mamma mia!che bello!grazie per aver postato una così bella testimonianza del talento dei giovani della nostra generazione!grande!!
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E’ vero purtroppo in Italia i musicisti come pure altri talentuosi che con passione scrivono, compongono, creano sono fuori dalla notorietà. non riescono a contaminare le coscienze, non si riesce a far appassionare e contagiare il grande pubblico.
Davvero un progetto ambizioso. Sembri essere un tipo tosto e raggiungerai gli obiettivi.
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Ho sempre pensato che la Musica viva nelle persone che la ascoltano, la suonano, si emozionano con Lei. E’ l’elemento umano che la rende “viva” e, se questo è vero per tutte le forme di arte, dalla pittura alla poesia, dalla scultura al teatro, è infinitamente più forte per la musica.
La musica senza un musicista è mero spartito, silente pagina di note.
Lo strumento musicale, senza le dita, l’archetto o il fiato di chi lo suona, senza le ore e gli anni dedicati ad apprenderne i segreti, è muto.
Inoltre la musica senza chi la ascolta riduce il suo potenziale emotivo, un’orchestra che suona regala emozioni a chi ne ascolta il concerto e non sono emozioni riproducibili leggendo uno spartito o guardano uno strumento immobile.
Trovo che l’iniziativa di una orchestra amatoriale sia entusiasmante, ed è paradossale che in Italia, patria di molti grandi geni di questo genere musicale, non sia largamente diffusa.
Ciò non toglie che questo progetto lancia un messaggio davvero forte che avvicina un po’ tutti al mondo della musica. Quindi grazie a chi lo sta realizzando e soprattutto grazie per aver condiviso su ItakaPress il grande talento che lo caratterizza.
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“I sogni sono desideri” e cosa c’è di meglio se diventano anche realtà??? Complimenti per la tua determinazione e per il “sacro” fuoco della musica che dentro ti arde! ad maiora!
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Una bellissima iniziativa, grazie per la pubblicazione!
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Più lo guardo più mi piace l’iniziativa, la trovo fantastica. A quando un concerto anche a Roma?
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Passione…questo si che è uno strabiliante collante…
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