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Outsider Comic – Le Ostilità Elettive

di - 20 maggio 2010

Per un po’ l’hai pensato.

Specialmente quando ti ha offerto un caffè e mezzo pacchetto di Loacker alla nocciola. Hai decisamente pensato che, d’un tratto, il tuo capo ti volesse bene. O, se non altro, hai immaginato che ti vedesse come un essere umano non del tutto privo di una dimensione individual-spirituale. Per qualche giorno non ti sei più sentita una semplice propaggine del suo corpo, un utensile meccanico o un ritrovato di intelligenza artificiale, fredda e priva di anima.

Ebbene, lo hai pensato. Hai persino pensato che, forse, anche tu stessi imparando ad accettarla per quella che era, con i suoi difetti e i suoi difetti. Hai pensato che, forse, poteva non risultare poi così sgradevole a tutti e cinque i sensi contemporaneamente e che si fosse creato quell’equilibrio perfetto che consente ai rapporti, anche a quelli mediocri, di durare negli anni.

Tant’è, avevi persino smesso di scrivere male del tuo capo. O, per lo meno, ti eri placata, arginata, contenuta, come un affluente del Po’ in piena durante la primavera più piovosa a memoria d’uomo. Eravate arrivate persino alle confidenze personali, alla condivisione dei ricordi liceali, al perché andava male in matematica e tu avresti voluto dirle che non avevi alcuna difficoltà a credere che lei andasse male in matematica, che non ce la può fare. Però eri in quel mood di over-tolleranza e la buttavi sul cameratismo, che sì, che anche tu andavi male in matematica (anche se a te piace pensare che andavi male in quanto imprigionata nel ruolo di prodigio umanistico e sregolatezza).

Sta di fatto che, un bel giorno, in una data indefinita  nella memoria confusa di queste ultime due settimane, tutto si è alterato. La vostra relazione è entrata in un periodo di crisi come, strano a dirsi, non ne aveva attraversati mai. Un tunnel di insofferenza e reciproca antipatia, nato più o meno spontaneamente, così come succede alle muffe negli anfratti umidi e ai funghi nei boschi. Sarà forse dipeso dal fatto che è stato anche il vostro anniversario e non ti ha nemmeno fatto un fiore, una cenetta romantica, un buono-caramelle, chessò. Sì, insomma, un piccolo premio, qualcosa tipo “Grazie di esistere, mia schiava prediletta, ti sono grata per non avermi mai tradita in questo lungo anno di convivenza, per non aver nemmeno mai fatto un colloquio altrove, per aver inviato un numero risibile di curricula”.

Niente. Dopo soli 365 giorni, siete già alla crisi del settimo anno. E sai benissimo che le cose possono anche peggiorare alquanto.

È successo che è arrivato del nuovo lavoro, che si è aggiunto al vecchio lavoro. E’ successo che doveva essere un progetto tuo ma, in realtà, non c’è nulla che sia tuo, nemmeno l’anima che è stata venduta a un’asta giudiziaria per pochi spiccioli. E’ successo che, in maniera sempre più evidente, se qualcosa va bene il merito è del capo e se va male è colpa tua, e ogni volta che ti lamenti dell’assurdità di questo meccanismo con chicchéssia, chicchéssia assume un’espressione del tipo “Welcome Baby”.

Un’assillante litania di “Marlene devi fare questo”, “Marlene mi fai un favore”, “Marlene segnati questo”, “Marlene ricordami di”, “Marlene puoi aiutare mio cugino Aladino a sfregare la lampada?”, “Marlene scusa ma quello starnuto che ti avevo chiesto di fare 2 settimane fa, prima che un asteroide entrasse nell’atmosfera terrestre e precipitasse sulla cuccia del tuo gatto, l’hai fatto? Marlene però dai uffa, lo sai che devi starnutire! Stacci dietro agli starnuti, diamine!”. E tu vivi costantemente immersa in un uso del tutto CRIMINOSO di locuzioni quali “Siamo d’accordo che…” (d’accordo un cazzo, ma quando mai) – “Qui stiamo per imparare” (mi piacerebbe tanto) – “Faccio questo mestiere da 10 anni” (e ancora non hai imparato?) – “Sembra che ti offendi quando ti correggo” (non mi offendono le correzioni, mi offende essere corretta da una persona per cui la lingua italiana si esaurisce nel costrutto “se+indicativo”).

Allora tu, esattamente come succede in tutte le relazioni, ti ripeti nella mente “Non rispondere, non parlare, non ti muovere, non fare smorfie, se puoi smetti anche di respirare” che noi, laureati in esseddiccì, sappiamo bene quanto conti la comunicazione non verbale. Non per niente, è che qualche tempo fa, a seguito di qualche sua profonda assurdità hai fatto un gesto, una smorfia, non sai nemmeno cosa, ma ciò che conta è che il boss se n’è accorto e, con quella classica voce stridula-frignante che le viene ogni volta che qualcosa le va storto ti ha detto: “Marlene è inutile che fai così, bisogna fare in questo modo, mi fai passare per cretina!”. Ecco. E’ sagace, il capo, quando vuole. Ma, al di là di questo, come saggiamente suggerisce la Metà di Melinda “Non si fa, far sentire le persone sceme, tantomeno i capi”.

C’ha ragione, la Metà di Melinda. Non è salutare. Allora hai deciso di non rispondere più, di sopportare tutto e di limitarti, nel tempo libero, a sviluppare fantasie estremiste, come una specie di World Trade Center sulla scrivania del capo con un aeroplanino telecomandato, oppure, dato che è terrorizzata dai tuoni, di registrarne il rumore al prossimo temporale e di usarli come suoneria del tuo cellulare. Hai deciso di sopportare quando presenta ai clienti i tuoi progetti, aprendo il discorso con il più professionale degli incipit “Cioè, allora, praticamente”.  Hai deciso di sopportare persino ciò che proprio ti fa impazzire: quando dice “Vieni qui vicino a me, lo facciamo insieme” o, peggio ancora, quando viene e si piazza affianco a te, obbligandoti per 2 ore ad annusare il suo pestilenziale fiato, mentre la tua epidermide assume lentamente un colorito verdognolo e lei pensa che tu ti stia innervosendo, tipo Hulk, e invece vorresti rassicurarla: “Ma no, è il tuo alito” e solamente la puzzola della pubblicità delleVigorsol Air Action potrebbe salvarti, scoreggiandole in faccia. A quel punto, però, è già piantata al tuo fianco, pura anfetamina per il tuo sistema nervoso, come se lei fosse la tua maestra di sostegno, o tu la sua, come quelle maestre che alle scuole elementari obbligano i bambini discoli a spostarsi con il banco affianco alla cattedra, tra l’ilarità dei compagni. Siccome lei percepisce con ogni cellula del suo organismo vegetale che non la tolleri, si rende ancora più intollerabile. Improvvisamente, dopo un anno in cui sei stata una VIP (Very Important Powerpointist), dopo averti chiesto se avessi fatto un corso di ppt ed essersi sperticata in elogi vari ed eventuali sulle tue presentazioni con mezza agenzia, ebbene sei diventata un’inetta. Essa, il boss, implacabile, tossendo ogni 25 secondi, corregge qualunque tua frase con argomentazioni tipo “No, non mi piace” + broncio, oppure “Scusa eh ma così non ha molto senso…ha un senso ma non ha senso” e tu sei lì che desideri chiamare il Telefono Stagista e denunciare le violenze psicologiche che subisci. Poi pensi ai call center e ti calmi e poi pensi a quella segretaria di cui hai letto sul Corriere, che ha drogato il capo e ha inscenato uno stupro: un’eroina contemporanea.

Grazie a dio, i coniugi Barrett sono stati 10 giorni a Milano, placando i tuoi istinti terroristici, donando serenità alla tua esistenza e comprandoti le ciliegie, ma un assaggio, ha detto tuo padre, che costano 13 € al kg, mica pizza e fichi. Però erano buone.

I coniugi Barrett sono stati 10 giorni a Milano, aiutandoti a focalizzare i tuoi obiettivi e le tue priorità, accompagnandoti all’Ikea e al Dechatlon, perché sì, i giornali sono pieni di pubblicità di costumi (cara Calzedonia, noi tutte ti odiamo! Sappilo! Basta Gisele, dacci una testimonial chiatta, cazzo!) e questa società basata sull’immagine, anche quest’anno, puntuale come un esattore, ti sta mettendo l’ansia bikini. Quindi hai rimosso una delle tue scuse principali, importante cavallo di battaglia per non iscriverti in palestra: non ho le robe. Adesso, invece, hai le scarpe, i pantaloni, le felpe e le t-shirt. Un quarto del tuo stipendio investito nel leggendario progetto sport.

E poi, più importante di tutto, la scelta, la decisione, per la prima volta reale: cercare un nuovo lavoro. Crescere. Cambiare. Almeno provarci.

È il momento giusto, o forse è solo la primavera. In ogni caso, meglio approfittarne.

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  1. non vedevo l’ora che fuggissi dal capo cerebroleso, dai comunicati rimpolpati e, soprattutto, dal perfido powerpoint :)

  2. Come sempre leggerti è un piacere e sorbole sì, se hai voglia di cambiare, provaci provaci provaci che poi i rimpianti non li vuole sentire nessuno (tantomeno la diretta interessata che poi saresti tu chiaramente)!.

    Come sempre leggerti mette in modo quel processo che ancora non so spiegare e che si divide tra il riso e l’amaro, tra la rassegnazione e l’istinto terroristico, tra il sentirsi giovani ma avere la consapevolezza che si è potenzialmente senza futuro, l’ossimoro vivificato e onnipresente.

    Come sempre leggerti fa pensare. E a me viene in mente che siamo al punto in cui crediamo che la vita che si ha davanti non possa esser vissuta se non tappandosi il naso e, soprattutto, sapendo che i nostri genitori possono aiutare noi, oggi e sacrifici inclusi, ma che noi non potremo mai aiutare i nostri figli, se mai ne faremo peraltro. Noi non potemo e sarà già tanto se potremo aiutare noi stessi. Pensiero triste questo lo so.

    Ti adoro, ma questo già lo sai.
    Se non ci credi ci faccio una cover tanto per essere precisi e renderlo sufficientemente noto. :)

  3. ringraziamo i coniugi Barrett….non oso immaginare quale atto terroristico sarebbe venuto fuori dalla tua penna…..pardon….tastiera! ;) ;) ;)

  4. …la puzzola…aahahaahahahahah…:-) :-) :-)

    …ma quando Salvatores sfanculerà Ammaniti e girerà un film tratto da una tua sceneggiatura??

  5. Di post belli ne hai scritti, ma questo penso sia in assoluto uno dei più belli ed esilaranti! Non ho smesso di ridere! :D :D:D E’ sempre un bell’appuntamento leggerti, cara Marlene! :)

  6. Ma se cambi, poi, che scrivi?

  7. Se cambia smette di scrivere della sua prigionia e scrive della sua vita libera da outisider, che non è che poi sia tanto meno avventurosa, credemi! ;)

    In bocca al lupo Marlene!

  8. Marlene! Wow.. crescere, cambiare, almeno provarci. Se lo dici tu, ci crediamo un pò di più.
    Brava bravissima!
    Quando vieni a trovarci a roma??

  9. Bell’articolo!!!Quando immaginavi il world trade center sulla testa del tuo capo mi hai ricordato molto Ally Mcbeal e le sue visioni!!!Tragicomica, come sempre!Brava!

  10. Cambiare lavoro ha senso, ma non ha senso :D

    Il precariato è come la morte…
    …e tu sei come Woody Allen, quando afferma:

    “Sono fortemente contrario alla morte…”

  11. @liz: per ora non sono ancora fuggita…ma ho iniziato l’invio di curricula…e, ti dirò, già questo fa sentire un po’ meglio…e prima o poi, presto o tardi, sooner or later, qualcosa capiterà

    @simo: che dirti cara? cogli sempre alla perfezione gli stati d’animo che cerco di esprimere…caporedattrice, più assidua lettrice, ci scambiamo cover di reciproca stima e ammirazione? :D

    @marco: notari…quale saggezza nelle sue parole! se non ci fossero stati i coniugi barrett non so quali sconfinati orizzonti terroristici avrebbe potuto sfiorare la mia tastiera! un bacio!!

    @Mr S: ahahah se mai lo facesse, regalerei una piscina a tutti (oggi ho voglia di piscina, sì)…la puzzola ce l’ho nel cassetto della scrivania, ogni tanto la prendo e le schiaccio la pancia per farle rilasciare i suoi benefici gas…tipo Oust “non elimina gli odori, copre il fiato del tuo capo”

    @Giuseppe: è sempre un piacere trovarti! ;)

    @Anonimo: giusta osservazione…se cambiassi continuerei a scrivere come faccio da quando giocavo con i Polly Pocket. Tornerei a scrivere di altro. E scriverei di tutto ciò di cui non ho ancora scritto.

    @Sylvie: crepi il lupo! Oggi ti mando il mio num. fisso! baci

    @lina: verrò Lina! Non so nemmeno io quando (d’altra parte andiamo incontro all’estate…oddio oddio caldo)…però mi farebbe davvero piacere venire a trovarvi!

    @Laura: è vero! gli svarioni di Ally erano bellissimi! Grazie cara!

    @Piolzam: essere come Woody Allen a me sembra una cosa figa :D e, del resto, come dargli torto! :)

    Alla prossima!
    MB

  12. Martina D Andrea ( 27 maggio 2010 alle 13:18)

    Brava per la tua straordinaria capacità di raccontare l’intimo e il sociale con una scrittura, ormai, cifra inconfondibile per i tuoi appassionati lettori. Leggerti mi dato grinta: nonostante tutto può esserci un nuovo inizio!
    Per me vale il motto “una Marlene al giorno toglie il medico di torno”! ;)

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